Forum Biblico Ebraico

ANNO 2009 - Aprile-Maggio-Giugno

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isabella
view post Posted on 3/6/2009, 16:14




DA IL FOGLIO MERCOLEDI' 3 GIUGNO 2009


ANDREA'S VERSION

Ci chiediamo: perché? Avevamo osservato con piacere il suo rapporto con Bettino Craxi, visto con favore la sua discesa in campo, seguito con estrema apprensione la campagna elettorale del 1994 e con vera passione quella del 1996, cui segui la traversata di un deserto che sentimmo in qualche modo di attraversare anche noi. E allora ci chiediamo: perché? Prendemmo le sue parti su tutto. Sulla P2, la questione Ariosto, sulle tangenti alla Guardia di Finanza, il calciatore Lentini, Medusa cinematografica, i terreni di Macherio (benedetti terreni), i falsi in bilancio, la mafia, le stragi, su tutto. E per la terza volta ci siamo domandati: perché? Senza parlare del conflitto d'interesse, o delle leggi ad personam, dei rapporti con la stampa, o di leggi Gasparri, riforme della Costituzione e attacchi alla magistratura. Ponte di Messina compreso. Occasioni che sempre, sempre, ci hanno visti schierati con lui come un sol uomo. Sicché per la quarta volta, leggendo le migliaia di interviste sui gelati e le pizze, Duccio Trombadori e io ci siamo interrogati sul perché fossimo rimasti, noi due, gli unici italiani mai invitati a Villa Certosa. Che dice, Cavaliere? Ci paghiamo un volo di linea?

PREGHIERA

DI CAMILLO LANGONE

Anche l'ultimo libro di Enrico Brizzi aumenta il dispiacere di non abitare nella Circoscrizione sud.
Durante il pellegrinaggio a piedi descritto in "La Via di Gerusalemme" (Ediciclo) lo scrittore bolognese ha scoperto "paesi e frazioni linde e bene ordinate. Al telegiornale non fanno che parlare di emergenza rifiuti in Campania, e invece sembra di esere in Svizzera. In effetti molti qui giurano che non siamo in Campania bensì nel Sannio, roccaforte politica di Mastella. Se mai la regione Sannio venisse istituita, sarebbe forse la meno inquinata d'Italia: con il Regio Tratturo che la traversa da un capo all'altro, si trasformerebbe senza troppa fatica nel nuovo paradiso degli escursionisti nel centro-sud". Ah, perché non sono io coi miei pastori? Verserei 1'Aglianico, taglierei un pezzo di formaggio di anfora, e voterei Clemente...


INNAMORATO FISSO

DI MAURIZIO MILANI

Elenco di animali che hanno un antenato e altri che purtroppo non l'hanno: - Cane; orso; pappagallo indiano; jena; tartaruga; altro.
Senza antenato:
- Pecora Dolly; pesce gatto; pesce normale.
Oggetti con antenato:
- Temperamatite; albero di prugne; albero normale.
Oggetti senza antenato:
- Carta; cartone; vetro; borotalco confezione 200 grammi.
Oggetti che non siamo riusciti a sapere se l'hanno o no:
- Frutti di bosco; vaniglia; portavivande in ferro; piatti d'argento.


DA IL CORRIERE DELLA SERA MERCOLEDI' 3 GIUGNO 2009

NOTIZIE

in 2 minuti

Primo Piano

Obama e la Palestina

Barack Obama è deciso a fare pressioni su Israele affinché accetti l'idea di uno stato palestinese, anche nell'inte resse di Israele stesso. Il presidente Usa ha spiegato che nel discorso che pronuncerà giovedì al Cairo, in Egitto, intende sottolineare che democrazia e libertà sono principi universali che i Paesi musulmani possono fare propri. Ma gli Usa non devono imporli.

Air Franca, trovati i rottami
Un sedile di aereo, un giubbotto di salvataggio, pezzi metallici e macchie di carburante avvistati nell'oceano Atlan tico 650 chilometri a nordest dall'isola brasiliana di Fernando da Noronhs nella zona la profondità è tra i 4 e 5 mila metri. Sono i resti dell'Airbus Air France di cui si sono perse le trac ce lunedì. Tra le ipotesi, un forte sbalzo di quota provocato dalle correnti a getto.

Esteri
Smith verso le dimissioni

Lo scandalo britannico dei rimborso spese gonfiati ha fatto cadere la testa più importante: il ministro degli Interni; Jacqui Smith, si appresta a rassegnare le dimissioni. Lo riferisce la rete Skynews di Rupert Murdoch. La portavoce del ministro, il cui marito chiese il rimborso dell'affitto di due film pornografici, non ha né confer mato né smentito la notizia.

Cronache
Il giallo della Valtellina

I carabinieri di Sondrio hanno fermato Simone Rossi, 28 anni, imprenditore del settore marmi di Ardenno (Sondrio). Nella cava di proprietà della sua famiglia sono stati trovati i resti di Donald Sacchetto, scomparso il 16 maggio. L'imprenditore tradito da una telefonata alla fidanzata.

Expo, nuove liti
I nemici politici di sempre, Silvio Berlusconi, Romano Prodi e Massimo D'Alema, siederanno insieme nel comitato d'onore dell'Expo milanese. Il tentativo è quello di risuscitare lo spirito bipartisan che ha portato al successo del attaccala candidatura di Milano. Ma il sindaco Moratti attacca il presidente della Provincia, Penati e riparte la polemica.

I bancari anticrisi
La Fondazione Santa Maria del Soccorso di Genova ha arruolato un gruppo di ex bancari che aiutano le famiglie in crisi a pianificare e a salvare il bilancio famigliare.

Economia
Ue, balza la disoccupazione

Nei 16 Stati della zona euro il tasso di disoccupazione ha toccato in aprile il 9,2% per cento, in netta crescita dall'8,9% di marzo, primato negativo di un intero decennio. Per trovare un tasso così alto, bisogna infatti risalire indietro nel tempo fino al settembre 1999.

Cultura
Al via la Biennale di Venezia

Via alla 53a edizione della rassegna veneziana, con il suo mix di arte, gossip e scandali. E a Punta della Dogana viene scoperta la statua di Charles Ray, un fanciullo con una rana, che stupisce la città: "Un inno alla curiosità umana".

Spettacoli
Domingo a Verona

Il 19 giugno il tenore Placido Domingo si esibirà all'Arena di Verona nella Carmen di Bizet. E parlando con il Corriere lancia la sua provocazione: nell'anfiteatro veronese sarebbe meglio mettere dei microfoni, in estate "è più facile cantare e suonare solo di notte, quando la pietra si raffredda".

Sport
Kaka al Real

La trattativa pare ormai chiusa, anche se mancano conferme ufficiali: Kakà lascerà il Milan per il Real Madrid


DA IL SOLE 24 ORE MERCOLEDI' 3 GIUGNO 2009


LETTERE

RISPONDE SALVATORE CARUBBA

Scuola libera nella Ue
Inprossimità delle elezioni europee ci corre l'obbligo di ricordare una risoluzione dell'europarlamento approvata nel1984, concernente la libertà di scelta tra scuola statale eparitaria, rimasta lettera morta inltalia, epurtroppo ignorata da gran parte dell'opinione pubblica nazionale. Il prossimo Parlamento europeo se, come si spera, sarà composto nella quota italiana da numerosi deputati sensibili allapredetta risoluzione auspicante la parità scolastica, potrà fare pressione, in quanto legittimato dal suffragio universale, affinchè anche il nostro Parlamento si adegui all'introduzione della libertà di scelta della scuola da parte delle famiglie per un motivo di omogeneità con l'Europa più qualificata eprogredita, e anche dipura giustizia.
Bruno Mardegan
Milano

Si protesta tanto (e giustamente) perché gli elettori, privati della preferenza, devono trangugiare i rappresentanti designati dai partiti, senza alcuna possibilità di scelta: alle elezioni europee, la scelta sarebbe possibile, solo che i candidati si sforzassero di spiegarci perché sono così ansiosi di andare al Parlamento europeo.Invece ci ammanniscono slogan generici e faccioni sorsorridenti, quasi che gli elettori fossero motivati da istinti lombrosiani. Figurarsi se si avventurino su un tema quale la parità scolastica, nonostante che esso abbia a che fare con temi come la qualità dell'istruzione e la libertà di scelta del cittadino. Per la verità,in Italia, qualcuno sensibile al tema c'è: speriamo faccia scuola anche in Europa. E, soprattutto, che la parità scolastica venga perseguita con modalità che aprano davvero alla concorrenza, e quindi stimolino all'eccellenza. Il guaio dell'istruzione, di-cevaEinaudi, non è che se ne occupi lo stato, ma che esso pretenda il monopolio. ?

Il codice fiscate
L'insofferenza verso il codice fiscale manifestata dal signor Spinelli sul Sole 24 Ore del 29 maggio lascerebbe supporre che sia candidato a sottoporsi all'esame di maturità, ma che abbia scordato, in precedenza, di procurarsi, come tutti i cittadini rispettosi delle leggi di questo stato, il codice fiscale. E disponibile il signor Spinelli a fornire il proprio nome e cognome, data e luogo di nascita, per iscriversi alla partecipazione all'esame di maturità?La risposta è scontata, altrimenti come si farebbe a dire che uno sconosciuto ha conseguito la maturità? Ora non sarà sfuggito al signor Spinelli che il codice fiscale altro non è che la codificazione deidati personali sopra indicati che vengono richiesti da uno stato "Orwelliano", ma il tentativo, peraltro riuscitb, di rendere più efficiente la gestione delle
pratiche amministrative.
Gianpiero Barbero email

Gli infallibili autovelox
La Guardia di finanza ha sequestrato un certo quantitativo di autovelox irregolari che pare non fossero conformi alle specifiche tecnico amministrative. Una serie di considerazioni sono d'obbligo e riguardano tutti quei giudici di pace che in questi anni si sono trovati a discutere ricorsi contro multe fatte con questi autovelox. E, nonostante in sede di giudizio ingegneri esperti di metrologia avessero messo in dubbio l'affidabilità di quelle misurazioni attraverso considerazioni tecniche basate su rigorosi fondamenti tecnico scientifici, ai multati è stato dato torto perché era sufficiente che qualche vigile scrivesse che lo strumento era perfettamente funzionante. Ora ci aspettiamo che qualcuno intervenga. Poco importa che il ministero li abbia omologati, anche il ministero della Sanità dà il via libera a farmaci che si scopre aposteriori essere dannosi. Suggerirei,per esempio, che ogni associazione di consumatori riceva uno di questi strumenti per analizzarlo come si deve.
lettera firmata email



DA LA STAMPA MERCOLEDI' 3 GIUGNO 2009


BUONGIORNO
MASSIMO GRAMELLINI--------------------------Sogno o sondaggio

Il futuro lo hanno ucciso in tanti, ma di una cosa sono sicuro: tutti gli assassini avevano un sondaggio in mano. Manager, giornalisti, politici: da anni nessuno osa assumere un'iniziativa senza l'avallo del più ingannevole rivelatore della volontà popolare. Secondo l'ultima di queste trappole, commissionata dal quotidiano Usa Today, la maggioranza degli americani è contraria alla chiusura del carcere di Guantanamo. Immagino che, opportunamente titillata, risulterebbe favorevole anche al taglio delle mani per i ladri. Ma dove sta scritto che la spinta emotiva del numero debba guidare le scelte di una nazione o di un'impresa? Il popolo dei sondaggi è il popolo del qualunquismo, perché è chiamato a dare, in un istante, risposte semplici a realtà complesse. Il sondaggio ha paura del futuro, quindi è lo strumento ideale per questa dittatura dell'eterno presente in cui ci troviamo impastoiati, con una classe dirigente debole e piaciona che non ha capacità di visione né coraggio di innovare e trova nelle opinioni conservatrici del pubblico un alibi alla propria ignavia. Il sondaggio rappresenta la negazione della democrazia: le elezioni servono per delegare ad altri il potere di assumere decisioni informate, ma il sondaggio ritira la delega e la restituisce a chi non ha tempo e strumenti per esercitarla. «Le riforme vanno realizzate un attimo prima che i cittadini si accorgano della loro necessità», diceva Cavour, che se avesse consultato i sondaggi non avrebbe certo fatto l'Italia, né tante altre cose che gli sono venute anche meglio.





.LA STELLA GIALLA DELLA BUONA POLITICA

Elena Loewenthal

La politica non è generosa, quasi per definìzìone. Le righe che Marco Pannella ha affidato a queste pagine, qualche giorno fa, mettono invece in gioco quel potenziale di dialogo che rende la politica qualcosa dì diverso. Di raro, in un certo senso. Nel difendere l'apposizione della stella gialla, Pannella dìaloga con la storia, ' prima ancora che con il suo interlocutore. Dì solito, invece, la politica ha la memoria corta: calcata com'è nell'attualità, considera il' passato - vicino o lontano che sia - un bagaglio inutile. Sfrondata del suo sovraccarico di presente, la stella gialla che Pannella evoca con le sue parole scritte torna a essere quello che era e che è condannata a restare: un monìto, certo. Non uno strumento di propaganda elettorale, bensì l'incursione della storia nel nostro presente.
Ma, come diceva Primo-Levi, il «male già fatto» non redime da quello ancora da fare. Non siamo più ìmmunì dal male, adesso. Anzi. Per questo la stella non può che restare un monito muto. Incapace di comunicare null'altro che lo sgomento e la paura e il silenzio della morte che portava con sé. Il 1938 che Pannella richiama è lontano, ìrraggìungìbìle, se non per chi l'ha attraversato e se lo ricorda. Questo presente globalizzato può portare in sé tutte le apocalissi del mondo, ma non sarà mai la stella gialla a gridarlo, perché è rimasta laggiù, nel '38. Le armi della politica possono, e debbono, rinunciare a quel simbolo.
Soprattutto nel caso dì un'identità politica come quella radicale, che a differenza di tutte le altre è sempre stata e continua ad essere generosa. Perché nel Dna dei radicali c'è il saper dichiarare e agire per gli altri, senza diventare «altri»: la vocazione a intraprendere campagne e battaglie per conto di chi non lo fa, e non può farlo. Dalla bioetìca ai diritti civili, alle battaglie internazionali che agli altri non interessano perché non ci sono interessi in gioco, i radicali hanno sempre fatto della politica qualcosa di transitivo. Senza mai diventare qualcosa di diverso da ciò che sono, senza immedesimarsi nell'altro da sé per cui si combatte, hanno reso la politica non una conquista - di voti o dell'altro che sia - ma una militanza altruistica, virtuosamente «per conto terzi».
I radicali, insomma, continuano a fare politica generosa da decenni, come dimostrano quasi tutti i traguardi di civiltà che il nostro Paese è in grado di declinare a testa alta. Per questo l' «assunzìone» della stella gialla incollata al petto fa un torto prima di tutto a quell'identità politica radicale ben viva e così capace di combattere per gli altri senza camaleontìsmì, senza comode ìmmedesìmazìonì, senza ipocrisie.
elena.loewenthal@mailbox.lastampa.it


Lettere e Commenti


DECALOGO DELL'UOMO PUBBLICO

CARLO FEDERICO GROSSO

Di questi tempi sono di moda le «dieci domande». Ieri, Festa della Repubblica, e quindi delle pubbliche istituzioni, riflettendo sulla classe politica, un po' sul serio, un po' per gioco, mi sono domandato: quali potrebbero essere le dieci qualità morali che un uomo politico deve ancora oggi possedere, nonostante i grandi mutamenti del costume e del modo di pensare, affinché nei suoi confronti si possa dire: bravo, hai senso dello Stato. Sei pertanto, almeno sotto questo profilo, adatto a governare." ,
Nel procedere a questo piccolo decalogo delle pubbliche virtù, non c'è che l'imbarazzo della scelta. Al primo posto metterei il rigore nella gestione del pubblico denaro. Che di un uomo politico mai si possa dire, o anche soltanto pensare: sei un corrotto, hai peculato, concusso, abusato dei pubblici poteri. Lo afferma tuttora il codice penale, ipotizzando, quantomeno in linea di principio, pene rigorose in caso di violazione delle norme.

In seconda posizione collocherei il rispetto delle regole. Un uomo di Stato non può infrangere le leggi o cercare di aggirarle. Può proporre modifiche legislative, mutare la Costituzione nelle parti in cui essa è modificabile, cambiare, entro confini ragionevoli, i rapporti fra i poteri dello Stato. Nel perseguire i suoi obiettivi politici, egli deve tuttavia osservare rìgorosamente, sempre, i principi costituzionali dello Stato di diritto.
Egli deve pertanto, innanzitutto, salvaguardare la divisione dei poteri: le prerogative sovrane del Parlamento, l'autonomia dell'ordine giudiziario, l'incisività e il prestigio degli organi di garanzia (Corte Costituzionale, Consiglio superiore della magistratura) ai quali è, rispettìvamente, affidato il controllo sulla legittimità costituzionale delle leggi e la tutela dell'indipendenza dalla magistratura. Preservare, in altre parole, il sistema di pesi e contrappesi.

In ulteriore posizione collocherei lo stile di vita. Penso che, se non viola la legge, ciascuno di noi, nella sfera privata, sia libero di praticare vizi o virtù come gli pare. Un uomo pubblico deve tuttavia, quantomeno, apparire rigoroso: non deve dare scandalo, ostentare potere, esibire privilegi. Come uomo di Stato, egli deve essere, piuttosto, modello di equilibrio, saggezza, sobrietà, moderazione.

L'uomo politico che ha senso delle istituzioni non dovrebbe, d'altro canto, mai temere il controllo popolare: dato che ciò che lo concerne ha, pressoché sempre, un interesse pubblico, mai dovrebbe, dunque, cercare di nascondere le sue condotte, bloccare la pubblicazione di notizie, limitare la libertà dei giornalisti di dire e raccontare. Gli dovrebbe essere sufficiente il rispetto del diritto, sacrosanto, a non essere diffamato attraverso la pubblicazione di notizie false.

L'uomo di governo dovrebbe, soprattutto, operare, sempre e soltanto, nell'interesse della gente. Si parla, in questa prospettiva, di bene pubblico, di interesse collettivo, l'unico che nella gestione della «res pubblica» si dovrebbe perseguire. Si tratta, ovviamente, del profilo più importante, della sintesi di tutte le altre possibili virtù. In questa prospettiva, lo ha ribadito ieri l'altro il Presidente della Repubblica, la classe politica dovrebbe farsi carico, tutta insieme, dell'indispensabile ammodernamento dello Stato, per rendere le istituzioni pubbliche più snelle, efficienti, pronte nel rispondere, con i servizi, alle esigenze della gente.

Vi sono, poi, innumerevoli altri requisiti: ad esempio, l'uomo pubblico dovrebbe mostrare rispetto per le idee degli avversari, essere sempre educato e controllato nei dibattiti, non dovrebbe mentire a chi lo interroga su fatti pubblici o su fatti privati di pubblico interesse dovrebbe rimuovere le situazioni di conflitto, per evitare che anche un solo cittadino sospetti che egli possa perseguire interessi privati nella gestione del potere.
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Il decalogo potrebbe d'altronde continuare.

Quanti di questi elementari pubblici doveri si riflettono peraltro sempre nel modo di fare quotidiano di ministri, sottosegretari, onorevoli di maggioranza e opposizione, presidenti regionali, sindaci e quant'altro? Lasciamo da parte il profilo dei comportamenti personali, e badiamo, piuttosto, ai programmi di legislatura: l'auspicio è che nessuna legge futura cancelli i principi cardine delle garanzie individuali e collettive, ribalti i poteri dello Stato, indebolisca il controllo sulla legalità dei comportamenti; nessuna legge crei sacche di mancata trasparenza, favorisca odiose impunità, circoscriva la libertà di stampa.

Nessuno, infine, tagli le radici sulle quali si è fondata, fino ad ora, la Repubblica italiana




DA LA REPUBBLICA MERCOLEDI' 3 GIUGNO 2009


OBAMA E LA GUERRA TRA RICCHI E POVERI

DI PIERO OTTONE

Ha ragione Iean Daniel quando afferma (nell'articolo pubblicato tempo fa su queste colonne) che la teoria di Samuel Huntington sullo scontro delle civiltà indirizzò l'America di George Bush su una strada pericolosa: quella delle crociate, delle guerre di religione. Ma la teoria di Hungtington, oltre che politicamente nociva, è anche concettualmente sbagliata. Per una ragione molto semplice: uno scontro di civiltà presuppone l'esistenza di due o più civiltà, vive e bellicose. Nel mondo contemporaneo è invece viva e vegeta, seppur decadente, una civiltà sola: quella dell'Occidente, rappresentata dall'America del Nord e dall'Europa nord-occidentale, quella che va dalla Scandinavia alla Spagna. (Ci siamo anche noi, un po'periferici ... ) Le altre civiltà sono morte, sono spente. E' vero: altri popoli, altri continenti hanno dato vita nel corso dei secoli e deì millenni a civiltà grandiose, sublimi come la nostra, dalla cinese alla musulmana: ma quelle sono ormai estinte (un giorno anche la nostra si spegnerà). Sopravvivono solo le tracce delle opere che esse crearono, dalle piramidi al Taj Mahal.
Per capire quel che succede nel mondo contemporaneo, per capire le tensioni e gli antagonismi che infieriscono intorno a noi, mi sembra credibile un'altra interpretazione: è in corso lo scontro fra ricchi e poveri. Col termine dei ricchi definiarno gli Occidentali: la cui ricchezza è il frutto delle invenzioni, della tecnica, del sistema economico, dello spirito imprenditoriale, delle iniziative e della weltanschauung, insomma della civiltà occidentale, che è la nostra. Di fronte all'Occidénte c'è quella parte dell'umanità che definiamo, sommariamente, il il Terzo Mondo. Semplificando, dunque, ricchi e poveri. Che questa sia la vera contrapposizione è dimostrato dalla politica che i popoli del Terzo Mondo hanno seguito negli ultimi decenni.
Vediamo il caso della Cina.
In un primo tempo è sembrato che i cinesi, nel segno del comunismo, volessero convertire l'umanità all'ideologia di Marx: tutti comunisti, come loro. E guerra a chi comunista non era. Ma ecco che, a un certo momento, i cinesi hanno cambiato idea. Invece di convertire l'umanità a Marx, hanno deciso di seguire un 'altra strada: imitare l'Occidente, adottare la nostra tecnica e il nostro modo di vita, nella speranza (e sono sulla strada buona), di imitare la nostra "way of life", di raggiungere il nostro tenore di vita. E il Comunismo come merce di esportazione se lo sono dimenticato. Questo dimostra che la loro non era una guerra ideologica: era l'inseguimerito dei popoli ricchi, prima per una certa strada, comunismo contro capitalismo, poi per una strada diversa, l' imitazione.
Sono convinto che lo stesso discorso valga per l'Islam.
Certi popoli di fede musulmana, talebani in testa, hanno deciso di combattere l'Occidente nel nome di Maometto. Per convertirci alla loro fede? Non credo: a loro importa poco se andiamo nelle cattedrali a pregare il nostro Dio, invece che nelle moschee a pregare Aìlah. Altri popoli musulmani, per esempio la Turchia, hanno deciso di inseguire e di imitare gli occidentali: di occidentalizzarsi, come i cinesi, come gli indiani. L'obiettivo è pur sempre lo stesso: raggiungere il nostro tenore di vita, la nostra "way of life". E' possibile ed è augurabile che tutti i popoli islamici seguano l'esempio della Turchia: la globalità sarà allora completa, la pace universale sarà assicurata.
Barack Obama, a quanto sembra, lo ha capito.
Gloria a lui, e a chi la pensa come lui.



DA IL RESTO DEL CARLINO MERCOLEDI' 3 GIUGNO 2009

Buongiorno, Italia!

. LA LETTERA DI SANI

CARO MINISTRO

ALTERO MATTEOLI


DOPO i semafori taroccati e gli autovelox clonati per sfòrnare uno tsunami di contravvenzioni si è toccato il fondo. Non sarà facile restituire credibilità al rapporto tra cittadino e istituzioni. Con coraggio le. chiediamo una moratoria su questi congegni diabolici, almeno fino a quando non siano riscritte
regole certe, rispettate da tutti. E' un nostro diritto sentirci cittadini e non sudditi. Nessuno crede più alla bella favoletta della sicurezza, sulla quale, fra l'altro, i Comuni. sarebbero tenuti per legge a investire il 30/% dei proventi delle multe. Chi controlla che ciò realmente accada? Se si è arrivati a questo punto è . soprattutto per le lacune del Codice della Strada, su cui ora, per fortuna, si. sta mettendo mano. Il Codice non prevede un tempo minimo di accensione del giallo: se questo tempo fosse indicato, diciamo dai 6 agli 8 secondi, e se il giallo, dalla luce fissa passasse a quella lampeggiante negli ultimi secondi utili per attraversare, ne guadagnerebbe davvero la sicurezza. La verità è che il Codice non ha saputo intercettare il cambiamento, l'avanzata della tecnologia e l'escalation delle aziende private che girano l'Italia offrendo ai Comuni la gallina delle uova d'oro col sistema "tutto incluso", cioè gestendo la vita - intera della contravvenzione. Si arriva a questa distorsione attraverso trattative private, o con appalti su cui aleggiano sovente sospetti di cartelli e turbative d'asta. L'ultima azienda finita nel mirino della magistratura ha una capofila off shore e un sistema di scatole cinesi che, secondo gli inquirenti, si avvale di centinaia di società. Lavora con 1500 Comuni italiani. Anche la sede nel paradiso fiscale è per la sicurezza? Lei si è già pronunciato contro i contratti a percentuale, eppure non risulterebbero del tutto debellati. Chi controlla? Per troppi anni le Prefetture hanno "dormito" e da quando la materia è arrivata ai Giudici di Pace si sono moltiplicati in maniera esponenziale i ricorsi degli automobilisti.
Anche il fatto che i Giudici di Pace siano pagati a sentenza lascia ombre sul campo.
Che la polizia municipale abbia ancora oggi 150 giorni (cinque mesi!) di tempo per la notifica poteva avere un senso (forse) prima dell'introduzione dei computer, oggi no. Bastano pochi secondi per una ricerca al Pra.
Lorenzo SANI, inviato del QN



DA L'UNITA' MERCOLEDI' 3 GIUGNO 2009



IL CORAGGIO DI MOSTRARE GLI ERRORI

SANITA' TRASPARENTE

Laura Benedetto
Direttore sanitario



Non sarebbe giusto se glì ospedali pubblicassero trimestralmente i loro risultati clinici e gestionali, come accade altrove? I pazienti e i contribuenti sarebbero in grado di fare riflessioni e confronti interessanti. Si potrebbe scegliere l'ospedale in cui curarsi anche sulla base delle performance cliniche ed economiche delle singole strutture e specialità. I loro siti web dovrebbero pubblicare, al riguardo, dati affidabili, omogenei e certificati, relativi ai casi trattati, ai successi clinici, agli errori, alle denuncie ricevute per sinistri, agli indennizzi versati annualmente ai pazienti, etc. Disponendo di tali indicatori clinici e gestionali, i cittadini orienterebbero in modo più consapevole le proprie scelte. Sarebbe un passo avanti consistente rispetto a scelte fondate ancora sul passaparola tra amici e parenti.

Sarebbe utile giungere a questo traguardo ma, per ora, così non è! Si preferisce, culturalmente, rinunciare alla trasparenza nella gestione della sanità. Questo approccio ha portato alla crisi del sistema assicurativo in sanità. Pochi sanno che numerose strutture sanitarie pubbliche incontrano difficoltà ad assicurarsi. Le compagnie stanno aumentando, in modo insostenibile, i premi assicurativi anche per evitare di farsi carico di livelli di rischio che non sono noti neanche al management sanitario. Le compagnie tendono a evitare di assicurare gli ospedali senza una politica affidabile ed efficace di prevenzione dei propri rischi.

La tutela del paziente coincide con la trasparenza e la prevenzione degli errori. Non è una soluzione manageriale continuare a trasferire ogni rischio della propria struttura sanitaria al-mercato assicurativo. Il notevole aumento dei premi ne è la risposta del mercato. Solo poche Regioni hanno adottato linee guida in tema di "risk management in sanità", troppe quelle ancora ben lontane dal porsi il problema. Va preso atto di come il rischio, l'errore, la loro prevenzione, siano sovente concetti alieni alla cultura professionale di molti operatori sanitari. Occorre mutare profondamente l'approccio psicologico e culturale verso l'errore, l'evento avverso, il rischio. Si tratta di occasioni per conoscere le cause che li possono provocare, per aumentare la consapevolezza e la sensibilità a prevenire la loro manifestazione ulteriore, per migliorare l'appagamento dei bisogni clinici del paziente e per elevare l'immagine professionale sia della struttura, sia dei professionisti che vi lavorano. Rendere pubblici glì errori, i sinistri, gli indennizzi, insieme alle analisi delle loro cause ed alle azioni intraprese per evitame il reiterarsi, dovrebbe diventare parte normale del costume professionale della sanità del nostro Paese. .
Direttore amministrativo Ospedale di Sassuolo



DA IL RIFORMISTA MERCOLEDI' 3 GIUGNO 2009


SMS

PENSIERINO
Bisogna seguire quello che di-cono le persone sagge. Ma non seguire come si comportano le persone sagge.
Dall'amica della notte

SLOGAN
Daniela Santanchè dichiara: "Veronica da molto tempo ha al fianco un suo compagno. Si chiama Alberto Orlandi, ha 47 anni, è capo del servizio di sicurezza di Villa Macherio e con lui condivide progetti, interessi e vacanze. Il presidente lo sa, ma ha tentato di tutto per tenere ugualmente in piedi la famiglia". Suggerisco a Franceschini un nuovo slogan: "Perché affidare il Governo a un cornuto ricattabile?".
G. DONNINI

PREZZO/1
Pago volentieri di più il giornale ma risparmiatemi in futuro due pagine intere di gossip come quelle di ieri!
Non firmato

PREZZO/2
Che botta e che delusione leggere da ieri il Rifo a 1 curo e 50. Non me lo posso e non me lo voglio permettere, le idee hanno già difficoltà a girare, in Italia siamo ultimi nella lettura dei giornali e voi aumentate del 50% il costo. Sembriamo tutti matti, ma da oggi veramente vi devo salutare. Amici addio.
Non firmato

PREZZO/3
50 centesimi in più al giorno per leggere Pansa, Cazzola, Josi. Beh, è davvero un po' tanto.
Non firmato

MULTIETNICO
Ha ragione la Carfagna quando afferma che in Parlamento si trova di tutto. Da un attento esame troviamo: il perverso, il degenerato, il drogato, il condannato, il vagabondo, il senza mestiere, il mestatore e tante altre specie di degenerati.
Gianvito Caldararo

PERIODICI
Qualcuno dica a La Russa che IL Riformista non è Topolino.
Non firmato

COINCIDENZE
Coloro che rimproverano a Berlusconi l'uso dei voli di Stato, sono gli stessi che si indignano per le riunioni a Palazzo Grazioli?
Roberto

RIFORME
Nani e ballerine possono divertire, meglio diffidare dei maghi. Per le riforme conviene ascoltare Draghi.
Lichene

VOTO
Ho davvero piacere a dirvi che ho scelto cosa votare alle europee. Voterò, e spero vi possa interessare anche per le vostre scelte, chi è più europeista e divergente: voterò i radicali. La lista Bonino-Pannella Cappato.
Marco

NUCLEARE
Secondo Ermete Realacci, esponente ambientalista del Pd, nessun leader occidentale minaccerebbe di costruire una centrale nucleare usando l'esercito. L'esercito no, ma l'uranio sì.
Marcello Buttazzo




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3 GIUGNO

Nasce nel Kentucky Jefferson Davls, ideologo del nazionalismo confederato americano, presidente degli Stati Confederati d'America nel 1861 (3/6/1808)




IDEOLOGI POLITICI DEL XX SECOLO

CORNELIO ZELEA CODREANU

(Jassy/Moldavia. 13/9/1899.Jlava, 30/11/1938)

Ideologo, fondatore e "Capitano" della "Guardia di Ferro" nel 1927, che con fede ardente e spirito di sacrificio, lottò per la resurrezione della Romània. Deputato al Parlamento dal 1931, fu assassinato in carcere con 13 suoi "camrazi" dal re Carlo 11.

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REGULAE JURIS

Una striscia di regole del diritto………

per chi il latino l’ha studiato e lo sta studiando e per chi non l’ha studiato c’è la traduzione

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Est justus possessor et petitor qui liberalitatem accepit. ULP. l. 7 § 3 D. de Publiciana 6, 2.
Quegli a cui è donato, è possessore legale (e se il donante ricusa la consegna della cosa donata può venire impedito mediante la condictio ex lege: 35, § ulL. C. dedonation.).

Etiam per interpositam personam donatio consummari potest. PAU. l. 4 D. de donat. 39, 5.
Anche col mezzo di interposta persona si può compiere perfettamente una donazione.

In aedibus alienis habitare gratis donatio videtur. POMP. l. 9 pr. D. de donat. 39, 5.
Abitare nelle case di altri gratuitamente sembra una donazione.

Irritam facere donationem perfectam nemini licet. l. 3 de usucap. pro donato.
A nessuno è lecito annullare una donazione validamente fatta.
Mente captus donare non potest. MoD. 1. 23 § 1 D. de donai. 39, 5.
Il pazzo non può far donazioni.

Mortis causa donatio est, quae propter mortis fit suspicionern. § 1 de donat. 2, 7.
La donazione a causa di morte è quella che si fa con sospetto di imminente pericolo di morte.
Mortis causa donationes comparantur legatis. ULP. 1. 1 § 1 D. si quid in fraud. 38, 5.
Le donazioni per causa di morte sono equiparate ai legati.

Mortis causa donationes infirmantur per aes alienum. PAU. l. 65 § l. D. ad leg. Falc. 35, 2.
Le donazioni per il caso di morte sono distrutte se esistono debiti.

Nec ignorans nec invitus quisquam donat. l. 10 C. de donat.
Nessuno dona inscientemente nè, a suo malgrado.

Edited by isabella - 4/6/2009, 00:47
 
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isabella
view post Posted on 4/6/2009, 13:01




DA IL FOGLIO GIOVEDI' 4 GIUGNO 2009


ANDREA'S VERSION

"Una donna sulla quarantina ricorre, quasi sempre da sola, in diversi sbarchi e imbarchi. Trattata con particolare riguardo dal personale di scalo e dall'entourage del presidente del Consiglio. In una sequenza scattata da Zappadu nella primavera del 2008, la si vede mentre sale sull'aereo di stato. Una bella donna, bruna, sempre in tailleur. E' tardo pomeriggio quando accede all'aereo e poi riesce per accendersi una sigaretta, protetta dalla calotta in plastica della scala. Dopo oltre mezz'ora - lei ha già preso posto sul velivolo - in pista si materializza il corteo di auto di Berlusconi e.della sua delegazione. In altre foto c'è sempre lei, stavolta mentre sbarca dall'elicottero atterrato nell'eliporto privato di Villa Certosa. Chi è quella bella donna, bruna, sempre in tailleur?", si chiedono a Repubblica. Bah! Per quanto abbiamo orecchiato noi, la Finocchiaro.

PREGHIERA

DI CAMILLO LANGONE

Enrico Brizzi, perdonami. Ieri ho abusato del tuo nuovo libro, l'ho ridotto a strumento per la mia campagna elettorale mastelliana. Oggi porrò rimedio, mostrando il valore non contingente de "La Via di Gerusalemme. In cammino da Roma alla città tre volte santa". Per l'occasione userò una virtù da me poco frequentata, la carità, e quindi non insisterò sull'insufficiente conoscenza del Vangelo che ti fa ignorare la sostanziale sinonimia fra "cristiano" e "cattolico". Piuttosto indicherò all'amico lettore la francescana humilitate che ti ha spinto a pubblicare il diario di pellegrinaggio (960 chilometri percorsi a piedi) con una casa editrice di Portogruaro, la Ediciclo, e a firmarlo a quattro mani col tua compagno di strada, quando avresti potuto benissimo scriverlo da solo e pubblicarlo a Milano. Segnalerò l'autodefinizione di "viaggiatore sacro", l'evocazione della provvidenza, la croce di Gerusalemme cucita sullo zaino, il neoconservatorismo appena truccato di ironia: "Fra la strada vecchia e quella nuova, l'uomo che conosce i proverbi non ha mai dubbi, specialmente se vuole evitare i viadotti a quattro corsie". Elogerò l'attenzione per te consueta, ma unica nella letteratura italiana odierna, ai nomi dei luoghi. Farò notare che scrivi sempre "Levante" anziché "Medio Oriente" (se l'Estremo Oriente è il Giappone il Medio non può essere che l'India, altrimenti il Vicino sarebbe il Molise). E che risolvi un'arcinota, annosa questione con un colpo da maestro di onomastica: "Il nostro viaggio non ci ha condotto in Israele o in Palestina, ma in Terrasanta".



INNAMORATO FISSO

DI MAURIZIO MILANI

Ma cosa significa "depurarsi. come un cane"? Depurarsi come un cane non significa niente, a meno che non intendiamo quando alcuni cani come il mio prendono le bustine di integratori alimentari, solo quelle per un giorno. Perché lo fanno? Forse per far lavorare le ditte che producono tali bustine e a volte il padrone del cane medesimo lavora lì.
Comunque non penso. Le cause sono più profonde e vanno ricercate nella perdita di ruolo che il cane ha verso altri animali che lo hanno sostituito nelle nostre case. Vedi pappagalli, cocorite, criceti, furetti, pesci; tartarughe e scimmie marine. Parliamo adesso di un altro argomento.


DA IL CORRIERE DELLA SERA GIOVEDI' 4 GIUGNO 2009

NOTIZIE
IN DUE MINUTI

Primo piano
Bin Laden, minacce a Obama
Il presidente Usa Barack Obama comincia il viaggio in Arabia con l'atteso discorso al mondo islamico in programma oggi al Cairo e arrivano le minacce di Osama Bin Laden attraverso un messaggio audio diffuso dalla tv satellitare Al Jazeera: "E' come Bush, disprezza l'Islam. Getta semi d'odio". Per gli esperti di antiterrorismo "si tratta di una vecchia registrazione sulla situazione in Pakistan".

Rifiuti in Campania, 15 arresti
Rifiuti in Campania: emesse 15 ordinanze di custodia cautelare per le eco-balle fuorilegge, tutte ai domiciliare. Tra gli arrestati un solo politico, il presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile (centrosinistra, vinse nel 2008). L'inchiesta riguarda le presunte irregolarità nei collaudi di cinque impianti della Campania.

Inchiesta sui voli di Stato
Gli atti dell'inchiesta sui voli di Stato saranno trasmessi al tribunale dei ministri. E' il passo formale per l'apertura del fascicolo sulla vicenda, un passo che comporta l'iscrizione del premier Silvio Berlusconi nel registro degli indagati per abuso d'ufficio. L'iscrizione, spiegano negli uffici giudiziari romani, "è un atto dovuto".

Focus
Infrastrutture e investimenti

Sedici miliardi di euro: è questa la cifra del "tesoretto" di investimenti privati destinati alle infrastrutture che risulta bloccato dalla burocrazia. La stima è dell'associazione "Italiadecide" che ha elaborato il primo Rapporto intermedio sulle infrastrutture in Italia.

Esteri
Cina, silenzio su Tienanmen

Vent'anni dopo, la Cina impone il silenzio su Tienanmen. Blindata dalla polizia la piazza di Pechino dove venne organizzata la storica protesta. Vacanze coatte per i dissidenti, oscurata Internet. Ma gli Stati Uniti chiedono: pubblicate i nomi delle vittime.

Cronache
Boss depresso, niente carcere

Boss depresso, lascia il carcere. Forti polemiche dopo la decisione del tribunale di Catania di mettere agli arresti domiciliari un capoclan mafioso, Giacomo Nuccio Ieni, detenuto in regime di 41 bis, ossia carcere duro, a Parma. Gasparri, Pdl: "Una vergogna, minata la credihilità delle istituzioni".

Economia
Crolla il Pil della zona euro

In picchiata il Pii, prodotto interno lordo, di Eurolandia. Secondo Eurostat, l'Ufficio europeo di statistica, è stato registrato un crollo del 2,5% nei primi tre mesi dell'anno rispetto al 2008. Si tratta del calo più marcato dalla nascita della "zona euro". Il dato peggiore riguarda la Germania (-3,8%), poi Austria, Olanda e Italia (-2,4%).

Cultura
I leader e le regole del gioco

Lo stile dei leader e le regole del gioco che rendono liberi gli individui. Angelo Panebianco affronta nel libro "L'automa e lo spirito" un tema classico del pensiero moderno. L'analisi di Maurizio Ferrera.
Spettacoli
Il ritorno di Terminator

E Christian Baie il protagonista di "Terminator Salvation", nuovo episodio della saga creata da James Cameron, visto da Paolo Mereghetti. Apparizione speciale di Arnold Schwarzenegger, interprete dei primi film e oggi governatore della California.
Sport
Real: dopo Kakà, Ronaldo

Sempre più vicino il passaggio di Kakà al Real Madrid. E ora i "galacticos" di Fiorentino Perez puntano su un altro asso, Cristiano Ronaldo. Intanto anche Ibrahimovic sembra prossimo all'addio all'Inter, destinazione Barcellona.


CRONACHE
L'esame
Maturita' torna il tabellone con i voti
L'anno scorso c'era solo la scritta positivo negativo. E il verdetto si conosceva in segreteria
Il giudizio finale sara' esposto in pubblico. La Gelmini: chiarezza e rigore.
MILANO - Si torna a tremare. A sentire il cuore che batte mentre il dito scorre il tabellone gli occhi si chiudono per un istante, prima di soffermarsi sul numero fatidico. A cercare il proprio voto allungando il collo, spingendosi tra la ressa per capire com'è andata. Maturità, si parte. Con una novità: quest'anno il punteggio finale sarà pubblico. Visibile a tutti. Come una volta. Niente più privacy, ma un ri torno al passato. "E' alla scuola della chiarezza e del rigore", dice il ministro Mariastella Gelmini.
L'ordinanza ministeriale numero 40 (il titolo: "istruzioni per lo svolgimento degli esami di Stato"), dice così: "L'esito dell'esame con l'indicazione del punteggio finale conseguito, inclusa la menzione della lode, è pubblicato, per tutti i candidati, nell'albo di istituto sede della commissione, con la sola indicazione della dizione "esito negativo" nel caso di mancato superamento dell'esame stesso". Ricapitolando: dal sessanta fino al cento con lode, tutti i voti saranno resi pubblici e affissi nell'atrio di ogni scuola. Non era così lo scorso anno, quando, per disposizione dell'ex ministro Giuseppe Fioroni, al termine della prova - fatta eccezione per gli studenti con lode - ci si limitava a indicare "esito positivo" per i promossi, "esito negativo" per i bocciati. Per conoscere il punteggio di ogni candidato, bisognava andare in segreteria.
Fu una scelta a tutela della privacy: "Da parte nostra ha sempre sostenuto l'ex vice-ministro del centrosinistra, Mariangela Bastico fu accolta la richiesta delle associazioni dei disabili che si sentivano discriminate dai tabelloni. I ragazzi con handicap gravi non ricevevano un diploma, ma un attestato di competenza, senza punteggio. Erano riconoscibili". Questione di "sensibilità", dissero allora. Ma in questo modo, puntualizzano i presidi, "si privavano tutti gli altri studenti (su mezzo milione di maturandi, i disabili sono circa 6 mila, ndr.) di un'emozione impagabile e di un vero momento di passaggio".
Se il 2008 è stato l'anno dei voti "oscurati", ora si cambia. È stato il ministro Mariastella Gelmini a insistere sulle nuove regole: "Finisce l'epoca di un certo pedagogismo buonista che vuole tutelare a tutti i costi il ragazzo laddove non ce n'è bisogno, visto che è maggiorenne e perfettamente in grado di assumersi la responsabilità del proprio rendimento".
Avanti tutta. Con un'ordinanza dettagliatissima. E con la consulenza del Garante della privacy che non ha mai nascosto il suo parere sul tema: "Da diversi anni - precisa Francesco Pizzetti - insistiamo sul fatto che nessuna norma di protezione dei dati impedisce la pubblicazione dei voti". Anzi: "Personalmente - continua Pizzetti - ho sempre ritenuto opportuno rendere pubblico il punteggio finale. E questo ai fini della trasparenza dell'operato dei docenti, del controllo sull'esame da parte dell'opinione pubblica, di un incentivo per i ragazzi e di un riconoscimento degli sforzi da loro fatti. Siamo contenti che il ministero dell'Istruzione sia tornato ad adottare certe misure".
Sentenza definitiva: i voti di maturità non sono dati sensibili. I più sollevati sono i presidi, che ripensano "con angoscia" alla scorsa estate: "Le segreterie erano prese d'assalto da ragazzi e mamme. Fu un delirio". E comunque, come spiega Maria Letizia Terrinoni, a capo del liceo Tasso di Roma, "questo proteggere i giovani ad ogni costo sa un po' di paranoico". La pensa così anche Carlo Pedretti, preside del liceo classico Panini di Milano: "Sono d'accordo con i cambiamenti voluti dal ministro Gelmini, ma sarebbe meglio che certe decisioni fossero prese a settembre, non in corso d'anno". Il collega Rosario Salamone del Visconti di Roma: "Sono convinto che anche nella scuola debba tornare un forte senso dello Stato. Il fatto di rendere pubblici i voti va in questa direzione". Il più scettico è Alberto De Vico dell'Umberto di Napoli: "Ma i problemi sono altri, l'urgenza non è certo questa".
Favorevoli (la maggior parte) e contrari. E la tensione che sale in vista della prima prova, il 25 giugno. Quanto ai candidati disabili, il ministero dell'istruzione non smette di tutelarli: "Il riferimento alle prove differenziate sarà indicato solo nell'attestazione e non nei tabelloni affissi all'albo dell'istituto".
Annachiara Sacchi
IL PRESIDE
Cancellata una stupida ipocrisia"
"Quella adottata l'anno scorso era una stupida forma di ipocrisia. Si voleva evitare il confronto con gli altri, ci si illudeva che tutti gli studenti fossero uguali e avessero lo stesso rendimento". Michele D'Elia, preside del liceo scientifico Vittorio Veneto di Mila fu uno dei primi dirigenti l'anno scorso, a contestare 1'"oscuramento" del punteggio di maturità. Ora, con le nuove regoli introdotte dal ministero esulta: "Bene, ma non è altro che l'inizio". E Spiega: "Se vogliono far le cose seriamente e hanno il coraggio di proseguire su questa strada, allora pubblicheremo anche i voti negativi". Il capo di istituto si riferisce soprattutto ai tabelloni fine anno delle classi prime, seconde, terze e quarte, dove le insufficienze sono e restano, criptate: "Un quattro è un quattro - dice - che senso ha nasconderlo? I ragazzi sono i primi a voler sapere quanto hanno meritato".

GLI STUDENTI
"Ma così non si tutela la privacy"
"Noi siamo dell'idea che il voto abbia a che fare con dimensione privata". Tito Russo, coordinatore nazionale dell'Unione de Studenti (Uds), l'associazione nazionale che con i suoi 30 mila iscritti è presente in 130 città italiane, non è per nulla convinto che le novità introdotte dai ministro Mariastella Gelmini siano "a favore dei ragazzi". E dice: "Non capiamo in che direzioni vada l'ordinanza che regola il nuovo esame di Stato". Meglio l'anno scorso, quando il punteggio di maturità era criptato e "solo il diplomato poteva conoscerlo". Parere negativo, insomma. Ma il giudizio di Tito Russo è ancora più severo quando si parla di altri aspetti dell'organizzazione scolastica: "Ci sono tanti temi che andrebbero affrontati e avrebbero bisogno di interventi tempestivi da parte della istituzioni. Le circolari si facciano sulle cose serie non sui voti púbblici o criptati". (a. sac.)


DA IL SOLE 24 ORE GIOVEDI' 4 GIUGNO 2009



LETTERE


RISPONDE SALVATORE CARUBBA

Chi seleziona i dirigenti pubblici
Come dipendente pubblico qualificato e abituato a fare quotidianamente il proprio dovere non posso che condividere le finalità di riforma del pubblico impiego perseguite dal ministro Renato Brunetta Ma il punto debole resta la selezione dei dirigenti. Invero, come testimoniano recenti articoli apparsi sulla stampa nazionale, la dirigenza pubblica sembra espressione, più che di competenze tecniche superiori alla media e di carriere ineccepibili, di saldi legami con il potere sindacale e politico. Orbene, in un sistema che sembra avere definitivamente bandito il pubblico concorso in nome dell'incarico ad personam, la persistenza di questi fortissimi legami tra il dirigente e la formazione (oltre allaprassi mai scemata delle italiche "raccomandazioni"),pregiudica all'origine l'imparzialità del dirigente nell'assegnazione di quella retribuzione di risultato che, nel progetto di riforma, inciderà notevolmente non solo sul trattamento economico definitivo ma anche sulla carriera del personale. Se non si cambia sul serio il sistema di reclutamento dei dirigenti pubblici (magari rimettendo a un'istituzione indipendente la valutazione dei loro curricula vitae), la riforma corre il rischio di incrementare oltre ogni misura il servilismo e la ruffianeria
Fabrizio Cerioni email

"Norme e principi sono chiari: le responsabilità dei politici e quelle dei dirigenti sono diverse e distinte. I primi dovrebbero indicare gli indirizzi; i professionisti dovrebbero eseguirli e garantirne il risultato. Se le regole sono chiare (e sensate) l'applicazione non è sempre conseguente: i politici si dimenticano di dare gli indirizzi; i dirigenti non sono valutati sul raggiungimento dei risultati. I primi, spesso, si lamentano che i secondi "remino contro", pretendono di avere interlocutori fidati e ricorrono ampiamente allo spoils system. E così ci va, di mezzo l'efficienza dell'amministrazione, la professionalità dei dipendenti pubblici e, ovviamente, il cittadino. Per la verità, il ministro Brunetta ha dichiarato di voler affrontare anche questo aspetto, sul quale forse troverà qualche resistenza anche dai suoi colleghi politici.

Scuola, tagli formativi
Alla scuola media di Pecetto si sono iscritti per il prossimo anno 55 ragazzi. Ciò avrebbe consentito la creazione di tre classi prime. L'Ufficio preposto ha invece assegnato alla nostra scuola due classi con soli 50 alunni, suggerendo al capo di Istituto di rifiutare l'iscrizione degli alunni in esubero. Due sole prime significano ore di docenza in meno e meno insegnanti. Di conseguenza - in base a quanto stabilito dall'Ufficio scolastico - se le cose rimarranno tali, spariranno dall'offerta formativa attività che da sempre caratterizzano la nostra scuola: come laboratori di teatro, di informatica e di educazione artistica; l'attività di piscina; il corso di patentino e così via. Avevamo da tempo la sensazione che la scuola pubblica stesse andando alla deriva, ma non avremmo mai immaginato che in breve tempo la nostra piccola realtà ne sarebbe stata sconvolta in modo così profondo.
Insegnanti e genitori della Scuola media Pecetto (TO)

Il monito di Draghi
Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi ha affermato in modo chiaro e inequivocabile che senza riforme strutturali non ci sarà alcuna ripresa. Si rischia di passare dalla recessione alla stagnazione. Il governo fa finta di non sentire e si continua a ripetere che la cura per la crisi è l'ottimismo. Siamo ormai a un livello intollerabile di negazione della crisi economica che assume aspetti grotteschi e indica l'immobilismo del governo come cronico.
Lettera firmata

IL PROCURATORE DI VERONA AGGREDITO

Tolleranza zero assoluto

Sarebbe bello se i giovani capissero che bisogna usare le parole e non la violenza per manifestare le proprie opinioni". Parole di buon senso che diventano testimonianza civile se a pronunciarle è il procuratore capo di Verona, Mario Giulio Schinaia, a poche ore da un'aggressione di male parole, spintoni e bottigliate. L'amore per la legalità, il ri
spetto delle regole democratiche, il senso delle istituzioni - dallo sfregio dell'Ara Pacis ai rapimenti lampo dei manager - non sono valori contenuti in un gene, dipendono soltanto dall'educazione e dalla qualità dei maestri. Così, se in famiglia tutto ciò che non si comprende è da buttare, se a scuola la differenza è solo ostacolo, se nei bar l'immigrato è un "negro", se in tv il grido più acuto vince, è difficile che ai ragazzi possa venire in mente di "usare le parole, non la violenza" . Aggredire un magistrato è un gesto di enorme gravità, perché colpisce la funzione e non l'uomo; ma è anche un segno di grande povertà, a cominciare dal lessico monco di ragazzi cui nessuno ha regalato parole come tolleranza, rispetto, curiosità, ascolto, complessità. E molte altre.



DA LA REPUBBLICA GIOVEDI' 4 GIUGNO 2009


DIMISSIONI A LONDRA, SMORFIE A ROMA
Gent. mo Dott. Augias, evito il tormentone Cavaliere / minorenni. Vorrei solo far notare che i quotidiani hanno dato notizia delle dimissioni del ministro dell'Interno del Regno Unito perché il marito ha visto un "video-porno" acquistato con il " denaro pubblico". Lo scandalo non sta nel fatto che abbia guardato materiale "immorale" (non siamo più, bontànostra, nella Victorian Age), ma semplicemente perché il ministro (la ministra) ha messo "impropriamente" in nota spese circa 10 sterline di denaro pubblico. Posso far notare la differenza con l'Italia dove si utilizzano aerei di Stato che portano a spasso il menestrello Apicella nonché ballerine di flamenco, quali con slip quali senza, comprese minorenni e quant'altro? Mentre il presidente del Consiglio alla parata del 2 giugno fa le boccacce e le pernacchie mettendo in ridicolo il saluto militare. Se passa pure questa tornata elettorale con "successo" dovremo seriamente pensare nel prossimo futuro a parate a Via dei Fori Imperiali come succursale del Carnevale di Viareggio.
Maurizio Dickmann maurizio.dickmann@virgilio.it

Ieri ho memorizzato due immagini tra quelle comparse sui giornali. Il presidente Obama che scende la scaletta dell'elicottero e rispónde militarmente al saluto del marine che lo accoglie. L'espressione dei due visi è quasi identica. Sanno che quel veloce gesto di saluto reciproco è un piccolo rito e con serietà lo osservano. Poi ci sono le foto del presidente del Consiglio alla parata mentre fa le boccacce e ghigna beffardo con la mano messa malamente di traverso sulla fronte. Una parodia di saluto militare come avrebbe potuto farla il comico d'un vecchio varietà. Chissà chi gli passava davanti in quel momento: la bandiera d'un corpo, un plotone di soldati, un ufficiale con la mano alla visiera in piedi sulla jeep, rigido nel saluto d'ordinaza. A quel saluto, a quella bandiera, il capo del Governo rispondeva con la sua buffonata. C'è tutto l'uomo in quel gesto, l'uomo che ambirebbe a diventare capo dello Stato. C'è il suo disprezzo per le istituzioni, per la Costituzione che probabilmente non ha mai letto per intero, l'uomo che dichiara 'legittimi' i voli di Stato che gli portano in casale ragazze solo perché la norma è stata riscritta ad hoc da qualche compiacente ciambellano. Mi sento personalmente umiliato nel vedere quegli aerei messi a disposizione di una compagnia di giro. Non solo perché quegli aerei li paghiamo noi, anche perché sulla fusoliera c'è scritto 'Repubblica Italiana'. Quella Repubblica ci comprende tutti e nessuno dovrebbe farci vergognare di esserne cittadini.


DA IL RESTO DEL CARLINO GIOVEDI' 4 GIUGNO 2009

Buongiorno, Italia!

LA LETTERA D1 CECCHI

ALTRO CHE GUANTANAMO, QUESTA E' GUANTANAMERA

IN UN PAESE dove i terroristi sono più ascoltati dei familiari delle vittime e che riempie di lettere d'amore i pluriomicidi in carcere, ieri è arrivato l'ennesimo segno dei tempi. Un boss mafioso costretto al 41 bis, rimandato all'affetto dei cari perché depresso. "C'è qualcosa di più importante della logica, ed è l'immaginazione", sosteneva Hitchock che pure non conosceva i giudici di Catania. Tant'è. La cosa che appare ancor più paradossale è stata però la reazione dei legali del boss. "In Italia si corre il rischio dí una Guantamano" hanno tuonato costoro di frònte al legittimo sdegno sollevatosi alla notizia. Probabilmente si son confusi per attinenza.
L'Italia giuridica di questi tempi non pare luogo da Guantanamo, piuttosto il Paese caracollante "Guantanamera", che culla le sue scelleratezze al ritmo indolente di una ballata caraibica. Destinato alla farsa più che alla tragedia. Un Paese che si chiede se ci sarà mai un fondo al grottesco toccando il quale si possa ripartire. Che si guarda attorno e si dà una risposta sconfortante.


DA L'UNITA' GIOVEDI' 4 GIUGNO 2009


IL PESO DELLA CELEBRITA'

LA PARABOLA DI SUSAN

QUANDO IL SUCCESSO TI FA FINIRE IN OSPEDALE



Per la 48enne Boyle la fiaba si conclude qui: diventata improvvisamente una star grazie al reality "Britain's got Talent" è stata colta da un "crollo emotivo" dopo la sconfitta in finale. Tournèe saltata e ricovero in clinica. E nel pase si scatena la polemica sul peso della fama

JHONATHAN BROWN
LONDRA

Il futuro di Susan Boyle era già segnato. Avendo partecipato sabato scorso alla finalissima di "Britain's Got Talent", la prossima settimana si sarebbe esibita insieme ai suoi avversari in cerca di fortuna alla Indoor Arena di Birmingham, prima tappa di una tournée di 18 concerti in tutto il Paese
Aveva la prenotazione su un volo diretto nella Repubblica Ceca per registrare un album di canzoni con l'Orchestra Sinfonica Nazionale prima di fare ritorno in Gran Bre-tagna per concordare gli ultimi dettagli di un contratto record sotto lo sguardo attento dell'impresario Simon Cowell, un accordo in virtù del quale avrebbe dovuto guadagnare diversi milioni negli Stati Uniti.
Ma domenica sera, mentre i produttori dello show che le aveva garantito la fama internazionale meno di otto settimane pri-ma brindavano per gli indici di ascolto e cercavano di mettere al centro
della scena i vincitori a sorpresa, i ballerini del gruppo Diversity di Essex, tutti i piani sono saltati drammaticamente in aria.
La polizia è stata chiamata da un albergo del centro di Londra ta da un albergo del centro di Londra in quanto la signorina Boyle, che soffre di problemi dell'apprendimento per carenza di ossigeno durante la nascita, si stava "comportando in modo strano". Il personale dell'albergo riferiva che Susan Boyle si era messa a correre all'impazzata per i corridoi dell'albergo insultando i responsabili dello show. Milioni di persone avevano cominciato a preoccuparsi del suo equilibrio mentale dopo che i giornali avevano parlato di un alterco a base di strilli e urla avvenuto in un parcheggio la settimana precedente e molti altri erano rimasti allibiti per il suo strano comportamento nei minuti finali dello show. Quando gli agenti di polizia sono arrivati hanno trovato alcuni medici che cercavano di prestare soccorso ad una donna completamente a pezzi. Esausta e sconvolta dall'intensità delle recenti esperienze, la quarantottenne zitella ha accettato di farsi portare in ambulanza in una clinica situata nel quartiere periferico di Southgate. Lì è stata ricoverata nella clinica privata di Priory dove dovrà riposare e sottoporsi ad alcune terapie per riprendersi da quello che è stato definito un vero e proprio collasso nervoso.
Quando si è diffusa la notizia del suo malore sono giunti messaggi di incoraggiamento dal primo ministro Gordon Brown e dalla cantante pop Lily Allen.
L'agente pubblicitario Max Clifford ha cercato di rassicurare i fan dicendo che si stava facendo tutto il possibile per aiutarla e curarla. Il membro della giuria di "Britain's Got Talent", Piers Morgan, che aveva sostenuto l'improbabile star durante la sua scalata alla popolarità, ha cercato di chiarire cosa stava accadendo. "Nessuno ha mai dovuto fare fronte in maniera così improvvisa a tanta attenzione come Susan. Nessuno avrebbe potuto prevederlo. E' stata una follia collettiva, è passata dall'anonimato al ruolo di donna più scaricata dalla rete in tutta la storia recente", ha detto alla GMTV.
Nessuno avrebbe potuto prevedere l'isteria che avrebbe circondato questa volontaria della parrocchia dai capelli crespi prima che una giuria ammutolita per la sorpresa e un pubblico inizialmente ostile la inducessero nell'aprile scorso ad abbandonare la sua vita tranquilla in compagnia della gattina Pebbles nella casa dei suoi genitori defunti a Blackburn, West Lothian. Ma lo stridore tra il suo aspetto e il timbro esotico della sua voce era tale che non si poteva resistere alla suggestione. Le sue immagini sono state scaricate oltre 100 milioni di volte, è stata ospite del Larry King Show e dello show di Oprah Winfrey e in patria si è scavato per fare luce su tutti i particolari di una vita fino a quel momento insignificante.
Ci vorranno settimane, forse mesi prima che Susan Boyle si rimetta in misura sufficiente da mettere a frutto le opportunità che il destino le ha offerto e che fino a pochi giorni fa sembravano una sembravano una semplice formalità.C'è chi si è chiesto se riuscirà mai a tornare sotto le luci'della ribalta.
Amici e familiari si sono detti profondamente dispiaciuti per gli ultimi sviluppi. Suo fratello, Gerry Boyle, ha cercato di minimizzare il collasso nervoso di domenica dicendo che la sorella aveva avuto una semplice "crisi di ansia". Ha detto che Susan era "esausta, stanca e che aveva nostalgia di casa", ma ha ribadito che questo era l'inizio e non la fine della sua carriera internazionale di cantante. "Non le interessa il denaro, le interessa lavorare con i suoi idoli e sono certo che Cowell troverà parecchie persone disposte a collaborare con lei", ha detto il fratello. Il suo ex maestro di canto Fred O'Neil ha definito quanto le è successo una "tragedia" e ha aggiunto: "mi auguro che tutta la fama che le è caduta addosso le porti almeno un po' di felicità".

Andy Abraham, giunto secondo nella seconda serie di X-Factor, ha detto che le pressioni sui concorrenti di questo genere di programmi televisivi possono essere a volte insopportabili. "Tutto ha a che fare con lo show. Specialmente se non sei abituato a quel genere di ambiente dove tutti sono pronti ad esaltarti o a demolirti", ha detto Abraham. "Qualcuno avrebbe dovuto prendere da parte Susan Boyle e avrebbe dovuto dirle `questa è la situazione - ufficialmente sei un fenomeno. Vogliamo proteggerti e fare in modo che tu esca da questa storia senza perdere l'equilibrio mentale'".
Abraham ha detto che spesso i cantanti si sentivano come su un nastro trasportatore ansiosi di capitalizzare l'occasione per raggiungere il successo. "Susan Boyle ha una bellissima voce ma è stata montata al punto che la cosa ha finito per ritorcersi contro di lei", ha detto.

Ma i produttori di "Britain's Got Talent" hanno ribadito che avevano fatto tutto quello che dovevano nei confronti di Susan Boyle e che la stavano aiutando in ogni modo possibile. Una portavoce ha detto che ai concorrenti prima del programma è stato chiesto di rivelare qualunque preesistente problema di salute.
Ma il programma ha sollevato altre preoccupazioni. La madre di Hollie Steel è stata costretta a difendere la sua decisione di consentire alla figlia di 10 anni di partecipare alla finale di sabato dopo che la bambina era scoppiata in lacrime durante la semifinale. Nina Stell, 37 anni di Huncoat, Accrington, ha detto: "per lei non era un problema apparire dinanzi ad una folla o in televisione. Voleva solo cantare bene la sua canzone".

L'Authority per le Telecomunicazioni ha fatto sapere che, pur avendo ricevuto molte lamentele, non aveva intenzione di avviare una inchiesta. Secondo coloro che difendono i diritti dei malati di mente, tutti debbono avere la possibilità di partecipare. Marjorie Wallace, direttrice esecutiva dell'organizzazione per la salute mentale Sane, ha detto: "la posta in palio in programmi come "Britain's Got Talent" può rappresentare una sfida per chiunque. Qualcuno per far fronte alla sfida può avere bisogno di più aiuto, ma non si può prevedere in che modo la gente reagisce alla delusione e quindi non possiamo impedire alla gente di partecipare".



DA LA STAMPA GIOVEDI' 4 GIUGNO 2009

Buongiorno

MASSIMO GRAMELLINI ---------------PER CHI VOTA LA PROVINCIA

Il ministro Brunetta ha promesso che le Province, enti inutili per antonomasia e perciò immortali, scompariranno dopo le elezioni per trasformarsi in organi consultivi, composti dai sindaci delle città. Non dubitiamo della buona fede di Brunetta. Ma poiché ci fidiamo pochissimo di quella dei suoi colleghi, vorremmo venirgli incontro con l'unica arma a nostra disposizione: il voto. Non è assurdo eleggere un carrozzone che il governo stesso intende spazzar via un attimo dopo? Meglio portarsi avanti col programma: la riforma da tutti agognata può essere realizzata dai cittadini nelle urne. Basterebbe non ritirare la scheda gialla delle elezioni provinciali. Se l'astensionismo sfondasse il muro del 50%, il segnale di ripulsa sarebbe così forte che persino le orecchie otturate della politica sarebbero costrette ad ascoltarlo. Non al punto da procedere al disboscamento di volontà propria, ma abbastanza per non opporsi al forcing dei brunettiani.
Il voto di domenica sarà un test indicativo. Non per la politica. Per noi. Per capire se siamo ancora e sempre l'Italia lagnosa e addormentata che contesta la Casta e chiede favori alla Casta, che s'indigna per lo spreco rappresentato dalle Province e si mette mollemente in fila per votare le Province, che scrive ai giornali per lamentarsi dei troppi articoli dedicati a Noemi e sui giornali divora soprattutto gli articoli dedicati a'Noemi. Qualche milione di schede gialle gettate nel cestino sarebbe un segnale di coerenza che mi restituirebbe un po' di ottimismo sulla schiena dritta degli italiani. Temo che lunedì mi verrà la sciatalgia.

LA CRISI OSCURA L'EUROPA

Siamo dunque giunti alla vigilia delle elezioni europee dopo una delle più deprimenti campagne elettorali che la storia del nostro Paese ricordi. E, oltretutto, non siamo i soli.
Anche a risalire fino al lontano 1979, quando si tennero le prime elezioni per un Parlamento europeo, che pure non aveva allora alcun potere reale e che fu eletto entusiasticamente con una percentuale di voti mai eguagliata nei trent'anni successivi.
In questa nostra ultima campagna elettorale si è parlato di tutto e del contrario di tutto, anzi forse più del contrario che del tutto.
Ma la parola Europa si è sentita poco: anche quando i candidati sono scesi sul terreno dei fatti e dei programmi hanno parlato soprattutto di problemi di carattere interno - sicurezza, immigrazione, riforme costituzionali, interventi diretti dello Stato a sostegno di imprese - su cui il Parlamento da eleggere avrebbe solo poca diretta influenza.
Come il presidente Napolitano ha fatto osservare, d Europa si è dibattuto poco.
E non si è fatto uno sforzo per spiegare come e quanto le delibere del Parlamento di Strasburgo incidano invece sulla vita quotidiana dei cittadini.
Eppure si può dire approssimativamente che più della metà della legislazione nazionale risente oggi di decisioni pre se in ambito europeo. Come mai allora tanta indifferenza non solo nei singoli elettori ma anche nelle organizzazioni sindacali, nelle associazioni di categoria come in quelle dei consumatori? Va detto che la comunicazione sui problemi europei sul piano nazionale è stata spesso più di tipo generico/retorico che rivolta all'attualità. Quella proveniente da Bruxelles, poi, soprattutto in questi ultimi tempi, con una presidenza della Commissione fiacca e una presidenza del Consiglio europeo a dir poco fredda, non ha certo aiutato. Il risultato è che i sondaggi sembrano indicare che su 380 milioni di elettori in tutta Europa, meno del 40 per cento andrà effettivamente alle urne.
II fatto è che se noi abbiamo i nostri "mali gli altri non sono da meno. È evidene ehe la crisi economica in atto, la preocupazione che alla fase dei dissesti bancari segua una fase di disoccupazione crespente e di perdita di potere d'acquisto delle famiglie a reddito basso, prevale in questo momento sull'obiettivo di una maggiore coesione e integrazione europea, che richiede invece coraggio e ottimismo. In Inghilterra, il dibattito elettorale, che in Italia è stato monopolizzato da scandali e pettegolezzi, è stato ugualmente influenzato da scandali di diversa natura, come quello dei rimborsi-spese dei parlamentari, meno piccanti forse ma non meno inquietanti.
In Francia, anche esponenti di antica fede europea come Bayrou hanno condotto una campagna elettorale di ordine domestico sul filo del pro o contro Sarkozy. Ed'è significativo che lo stesso ministro degli Esteri Kouchner abbia dichiarato - e la stampa anglosassone si è affrettata a sottolinearlo - che non sa bene per chi votare. In Germania si è pensato soprattutto to alle elezioni nazionali del prossimo autunno e, negli ultimi tempi, alla Opel.
A parlare forte di Europa sono stati invece soprattutto coloro che la respingono: i conservatori radicali in Gran Bretagna, gli estremisti di destra in Olanda e in Francia, tutti coloro che guardano all'immigrazione, per non parlare di ulteriore allargamento, come a una incombente minaccia.
Non c'è dubbio: l'ombra che passa sull'Europa ha la sua origine anche nella congiuntura economica, che fa sì che ognuno pensi soprattutto a sé, al suo villaggio, al suo borsellino. Ma mancano spiriti che guardino lontano e che sappiano sfidare i tempi: la nostra generazione sembra -fatta di uccelli notturni che hanno paura di annunciare il giorno.Quando verranno animi più arditi e spiriti visionari?



L'EDITORIALE DEI LETTORI

CAMMINATE E IL MONDO CAMBIERA'

E' un rimedio al traffico e ai divieti di sosta sferza i sensi intorpiditì, riaccende emozioni Un modo antico e nuovo d'intendere l' esistenza
Mauro Luglio

Siamo ormai nel pieno della bella stagione, i raggi del sole intiepidiscono o riscaldano l'aria. Un rimedio contro i di vieti di sosta, il traffico, gli ingorghi, i giri a vuoto in cerca di un parcheggio? Camminare: solo a pronunciarla, è già parola distensiva, parisillaba, risuona in altre che hanno lo stesso pregio di acquietare la mente e di esprimere gioia, gusto per la vita. Accompagna il respiro.
Camminare ci fa godere dì più del tempo rubato agli affari (camminare come "sosta deambulante" distensiva), ci restituisce alla nostra corporeità (camminare come palestra naturale e gratuita). Sferza i sensi intorpiditi dalla vita sedentaria, illuminata dal neon, priva di odori che non siano asfissianti (camminare come esperienza emotiva e sentimento di esistere).
Rinunciare ai mezzi quadrupedi di carattere meccanico, che tendono ad atrofizzare le gambe che hanno sorretto e condotto nelle parti più impervie del pianeta l'intera umanità, per millenni.
Ogni passo può mutare l'evidenza del selciato in una fluida corrente di incontri, imbattendosi per caso in nuovi sguardi, attese d'amore e d'amicizia, spiando i volti alle finestre alzando lo sguardo.
Chi sceglie oggi di camminare piuttosto che ricorrere ad altri mezzi di trasporto forse non sa di porsi nella traccia di una tradizione religiosa, di un antico modo di intendere e interpretare l'esistenza e il rapporto con il divino.
Camminando si avverte Ghe il respiro cambia, i muscoli riprendono vita, si impara a notare ciò che lungo lo stesso tragitto, percorso in altro modo, non si riusciva a cogliere, alzando gli occhi al cielo per inseguirvi un aereo o le nuvole in movimento, rasentando i muri, attraversando un giardino.
Camminare non è correre, non è competere, non è gareggiare, ma assecondare un bisogno di rallentamento, di pacatezza, di riduzione di ogni frenesia.
49 anni Monfalcone



DA IL RIFORMISTA GIOVEDI' 4 GIUGNO 2009


I DARDI DI NARDI

Sfatiamo un luogo comune. Non tutta la stampa estera è contro Berlusconi. La Padania, ad esempio, lo difende.


SMS MAIL


Rossella dice che il pink-tank non fa per lui

Caro direttore, leggo sul Riformista di oggi, 3 giugno 2009, che il sottoscritto farebbe parte di un presunto "pink-tank" che gestisce Noemi contro "Repubblica". Il tuo bel giornale scrive che "sarebbe lo stesso Rossella a confidare ad un suo amico di essere stato reclutato nell'unità di crisi". Si tratta di notizie non vere. Non faccio parte di nessun "pink-tank". E debbo dirti che non entrerei mai in un °pink-tank" o addirittura in un "think-tank" che avesse me come membro.
Nella nota vicenda di Noemi ho difeso il premier pubblicamente in televisione e sui giornali. Sono amico di Silvio Berlusconi e ne sono orgoglioso. Come lo sono quei milioni di italiani, il 72 per cento secondo i sondaggi, che lo stimano e hanno fiducia in lui. Ti saluto cordialmente e mi auguro che in futuro i tuoi redattori, invece di affidarsi al
le confidenze di qualche malintenzionato, mi telefonassero direttamente. E facile trovarmi sempre.
Grazie dal tuo
Carlo Rossella

IL FILONE NASCE
COL PREMIER

Caro Polito, lunedì sapremo quanto il Cavaliere sarà stato in grado di gestire l'ultimo tem-pestoso scorcio di vita politica. Molto è stato detto dell'oppor-tunità o meno di seguire, so-prattutto per l'opposizione, l'onda anomala di Casoria. E tuttavia opportuno ricordare che quel filone lo ha inaugurato proprio Berlusconi con le bat-tute su Cacciari e con la famosa serata dei Telegatti. Se uno appicca il fuoco per puro diletto, poi non si può lamentare a reti unificate se divampa l'incendio anche in casa sua.
LUCA MANGONI

ASTENSIONE OPPURE SINISTRA E LIBERTÀ
Caro direttore, siamo ormai alle porte delle elezioni europee e immagino che molti elettori di sinistra, come il sottoscritto, siano in uno stato di forte imbarazzo di fronte al voto; in questo senso non stupirà la scelta di chi diserterà l'urna elettorale lì dove i gruppi dirigenti hanno costruito in questi anni un'urna funeraria. Per quello che mi riguarda vi è però ancora un richiamo filosofico che mi induce a non disertare il voto e che suona nei seguenti termini kantiani: "Fai quel che devi, accada quel che può" è infatti, a mio avviso, il dovere degli elettori di non contribuire all'estinzione della sinistra italiana in relazione alla quale, lo ripetiamo, i dirigenti hanno fatto tutto il possibile; accadrà poi quello che può. Sennonché, di fronte al richiamo del suddetto dovere, si ha il diritto di trascurare ogni appello dell'ultimo minuto al cosiddetto voto utile e di cercare di meditare quale sia la scelta che a ognuno sembri più sensata. Una volta superato lo scoglio dell'astensionismo si presenta infatti il problema della frammentazione: continuare col Pd? Rompere ogni indugio rispetto a Di Pietro? Rimanere saldi nelle certezze della falce e martello? O provare -con Sinistra e libertà? Per quello che mi riguarda proverò a seguire coerente-mente il percorso che ho ritenuto più valido dopo lo scioglimento del Pci. Non ebbi esitazione, a quei tempi, sul fatto che la costituzione di una sinistra socialdemocratica di stampo europeo fosse l'itinerario su cui incamminarsi e perciò guardai con favore alla nascita del Pds. Cercherò di districarmi dalla ennesima matassa di questo voto nello stesso senso: il Pd ha fatto di tutto per essere tutto e in termini socialdemocratici sembra essere niente; l'Italia dei Valori sembra ancora distinguersi per contraddizione rispetto all'avversario; Diliberto e Ferrero continuano nella loro "lunga marcia" che scartai già al tempo di Garavini; sembra quindi che l'unico progetto che possa tenere fede all'ipotesi socialdemocratica senza cedere a destra o a sinistra sia quello proposto da Sinistra e libertà. Purtroppo, dopo quasi vent'anni, siamo ancora nel segno del progetto e, per giunta, nelle dimensioni ridotte della sopravvivenza: farò quel che devo, accada quel che può.
p, GIUSEPPE CAPPELLO


SMS


LETTORE
Raccolgo l'appello di Antonio Polito: io, elettore di destra, continuerò ad acquistare il Riformista al nuovo prezzo di 1 euro e 50 centesimi: La foliazione aveva raggiunto, qualche tempo fa, le 32 pagine per poi ripiegare fino alle attuali 24. Premesso che la qualità non si compra a pagi-ne, ma sono i contenuti apre-valere, io continuerò ad essere un vostro lettore finché sarò convinto di acquistare qualità.
G. Donnini

SANTANCHÉ
La vicenda Berlusconi-Lario diviene sempre più sconcer-tante e squallida. Come se non bastasse interviene la Santanché e trascina la storia sul piano del tradimento di Veronica nei confronti di Silvio. La complessa situazione si tinge di autentico gossip, mettendo in grave difficoltà di immagine lo stesso Berlu-sconi.
Gianvito Caldararo

DONNE
Casini è severissimo: ritiene che nel Governo e nel Parla-mento le donne non siano in-cisive. Fortunatamente, in Europa, avremo fulgidi esempi di uomini straordinariamente intraprendenti: Emanuele Filiberto, il principe ballerino, e Carlo Casini del Movimento per la vita, arcigno difensore dei valori veri. Marcello Buttazzo

TIMES
Pensavo di non votare. Ma dopo il Times voterò per Ber-lusconi e disdetterò Sky.
Pino j




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4 GIUGNO
Muore a Teheran l'Ayatollah KHOMEINI capo spirituale degli sciiti e fondatore nell'aprile del 1979 della prima Repubblica islamica del mondo (4/6/1989)



IDEOLOGI POLITICI DEL XX SECOLO

JOSÈ ANTONIO PRIMO DE RIVERA

(Madrid, 14/4/1903 - Alicante, 20/11/1936)

Ideologo del Falangismo e fondatore del giornale "El Fascio" e della "Falange Spagnola" (1933), il movimento nazionalista rivoluzionario che difese la Tradizione per il progresso liberando la Spagna dal comunismo. Fu fucilato dai miliziani "rossi".


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REGULAE JURIS

Una striscia di regole del diritto………

per chi il latino l’ha studiato e lo sta studiando e per chi non l’ha studiato c’è la traduzione

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Non donat, qui necessariis oneribus succurrit. ULP. l. 21 pr. D. de donat. inter vir. et ux. 24, 1.
Non dona chi soddisfa ad obblighi necessari.

Non videtur perfecta donatio mortis causa facta, antequam mors insequatur. ULP. l. 32 D. de mortis causa donat. 39, 6.
Non si considera perfetta una donazione per ii caso di morte, prima che sia seguita la morte.
Perfetta donatio condjtiones postea non capit. l. 4. C. de donat. 4, 55.
Una donazione già consumata non ammette condizioni posteriori.

Pro donato is usucapit, cui donationis causa res tradita est. PAU. l. 1 pr. D. pro donato 41, 6.
Per donazione acquista mediante usucapione colui al quale per causa di donazione la cosa fu consegnata.

Qui mortis causa donavit, ipse ex poenitentia condictionem vel utilem actionem habet. l. 30 ULP. l. 21 ad Ed.
Colui che donò a causa di morte, e se n'è pentito, ha l'azione ripetitoria, o l'azione utile reale.

Edited by isabella - 4/6/2009, 19:38
 
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DA IL FOGLIO VENERDI' 5 GIUGNO 2009


ANDREA'S VERSION

Intelligenti, prudenti, equilibrate, insomma, sobrie dichiarazioni di destra alla vigilia del voto. Le europee saranno per il Partito democratico come Fort Apache (Francesco Nucara). Si prospetta un day after per la sinistra, che sarà ridotta a forza appenninica (Giulio Tremonti). Sarà una vittoria schiacciante, gli italiani stanno con Berlusconi oggi più di ieri (Paolo Bonaiuti). Sopra il 40 per cento mi taglio la barba (Ignazio La Russa). La base tradizionale della sinistra ormai ha scelto Berlusconi (Daniele Capezzone). Preparino gli scatoloni del trasloco, finiranno nel magazzino delle scope (Antonio Leone). Il Partito della libertà spazzerà via la sinistra (Franco Frattini). Questo è scontato, la sinistra ne uscirà con le ossa rotte (Raffaele Lauro). La campagna di stampa della sinistra è stata una vergognosa calunnia. Certo se l'Amor nostro fosse stato frocio, i mino-renni se li sarebbe ritrovati a portata di mano nel partito. Ciò nonostante la vittoria sarà splendente. (Andrea Marcenaro)


PREGHIERA

DI CAMILLO LANGONE

Aiutiamo Natalia Aspesi, è un'opera di misericordia.
La signora del giornalismo di costume è in grossa difficoltà a causa della Biennale: non ne sa nulla e quel sadico del direttore di Repubblica la obbliga a scriverne. E non trafiletti invisibili bensì pagine intere che tutti leggono, scuotendo la testa. Ieri ha definito gli artisti del Padiglione Italia "in massima parte ignoti, tranne Sandro Chia". Non credo sia un caso cho da una lista di nomi importanti abbia estrapolato solo un vecchio transavanguardista, reduce degli Ottanta. Ho l'impressione che negli ultimi vent'anni la Aspesi sia rimasta chiusa in casa a preparare le sue famose torte di mele. Forse controllava la temperatura del forno quando Aron Demetz e Luca Pignatelli esponevano in tutta Europa, e Gian Marco Montesano e Nicola Verlato in tutto il mondo. Un'artista presente nel Padiglione (Elisa Sighicelli) fa addirittura parte della scuderia di Gagosian. Per evitare alla signora altre figure barbine qualcuno le spieghi chi è costui, che cosa rappresenta nel mercato internazionale dell'arte. Ma con garbo, mi raccomando.

INNAMORATO FISSO

DI MAURIZIO MILANI

Oggi sono stato chiesto in sposo da una puericultrice di 19 anni. Si è diplomata ieri. Lo stesso giorno in cui sono diventato nonno via Internet. Forse mi ha chiesto in sposo perché sono puericultore anch'io?



DAL CORRIERE DELLA SERA VENERDI' 5 GIUGNO 2009


NOTIZIE IN
2 MINUTI


Primo piano

Obama all'Islam: basta odio

Discorso storico di Obama all'Università del Cairo: ci sia un nuovo inizio tra gli Usa e l'Islam, basta odio, ci vuole rispetto reciproco. li presidente ha anche sottolineato che "è assurdo e odioso negare la Shoah" e ha proposto "due Stati per Israele e Palestina".

Voli di Stato, scontro politico
Voli di Stato: la procura di Roma è intenzionata ad accertarel'identità degli ospiti del premier (iscritto nel registro degli indagati). Verrà anche verificata l'esistenza di autorizzazione dei piani di volo e da chi fu dato il via libera. Berlusconi: l'indagine sarà subito archiviata. Franceschini: più che un reato è un problema di serietà e di moralità della politica.

Esteri
Partito il voto europeo
In Olanda avanza la destra

E' partita ieri, in Olanda e Gran Bretagna, la maratona elettorale europea: votano in 375 milion per 736 rappresentanti al Parlamento: Oggi è il turno di Irlanda e Repubblica Ceca. Secondo gli exit poll in Olanda la formazione di estrema destra (Pvv), xenofoba, anti-islamica e anti-europeista guidata da Geert Wilders è al secondo posto con quasi il 16% dei consensi (4 seggi). Primo il partito di governo (Il Cda) con il 20% e 5 eletti.

Cronache
Milano, arrestati 5 maghrebini
"per attentati al metriò"

Milano, arrestati cinque estremisti islamici dai carabinieri del Ros. Secondo l'accusa, si tratta di un gruppo di maghrebini, con collegamenti internazionali, che nel 2006 voleva compiere attentati nella metropolitana milanese ("è la città del premier") e nella basilica di S. Petronio a Bologna.

"L'Airbus andava piano"
Si infittisce il mistero dell'Airbus 330 dell'Aîr Frane precipitato in volo da Rio a Parigi. Secondo "Le Monde" l'aereo volava a una velocità inadeguata e una concatenazione di eventi avrebbe condotto alla disintegrazione. Per il ministro della Difesa brasiliano, invece, l'esplosione è
improbabile, ma un pilota ha detto di aver visto "un lampo bianco".

Economia
Costo del denaro immutato

La Banca centrale europea ha deciso di non modificare il costo del denaro: la decisione è stata di lasciarlo all'1%. Peggiorano le previsioni degli economisti di Francoforte: in Eurozona il Pil nel 2009 perderà tra il 5,1% e il 4,1% e l'inflazione si prevede che sarà negativa fino a fine 2009.

Cultura
Leggi razziali e docenti ebrei

La doppia vergogna delle leggi razziali fasciste. Due studiose, in un saggio, hanno ricostruito le colpe dei professori universitari favoriti dal fascismo , ai danni dei docenti e studiosi ebrei espulsi (in tutto almeno 1175)e íl disinteresse dello Stato democratico, che conservò il Osti) agli usurpatori.

Spettacoli
Morto David Carradine

È morto l'attore David Carradine, 72 anni. Il protagonista di "Kill Bill" di Tarantino (e divenuto famoso negli anni '70 per la serie tv di Kung Fu) è stato trovato impiccato, seminudo, in una camera d'albergo a Bangkok (Thailandia) dove si trovava per girare un film.

Sport
Il Milan verso Eto'o

Nuove proteste dei tifosi milanisti contro la cessione di Kakà al Real Madrid. Per tenere calma la piazza Berlusconi ieri ha promesso: "Il Milan deve cercare una punta vera, stiamo sondando il mercato". Gli indizi portano al campione d'Europa Samuel Eto'o, il camerunense ventottenne del Barcellona, legato al club catalano fino al3o giugno del 2010, divenuto ora un obiettivo possibile,



DA LA STAMPA VENERDI' 5 GIUGNO 2009


Buongiorno

MASSIMO GRAMELLINI---------------------Fogna su fogna

Cosa spinge sessanta albergatori di un'isola incantata a svuotare le fogne direttamente in mare, davanti a una delle spiagge più belle, ammorbando la natura che dà loro lavoro e benessere? Nel gesto atroce e autolesionista degli inquinatori di Ischia si ritrova una sintesi dei tre fattori che rappresentano la fotografia della crisi morale italiana. Il primo è l'ignoranza: si usa il mare da pattumiera come se fosse il pozzo dell'oblio e le onde avessero il potere di dissolvere l'immondizia o di trascinarla in un altrove che non ci riguarda e di cui non saremo noi a pagare le conseguenze. Il secondo fattore è l'idea che ciò che appartiene a tutti in realtà non appartenga a nessuno. L'Italia è il Paese dove i cessi privati sono splendenti come musei e i musei pubblici sporchi come cessi. Lo Stato non siamo mai noi, ma Loro, un'entità astratta e tendenzialmente nemica che ha il volto della politica e il solo scopo di portarci via i soldi attraverso multe e tasse.
Il terzo fattore, a mio avviso il più grave, è la morte del futuro. Ne parlo spesso, forse per esorcizzarla. Ma in quei sessanta albergatori che per risparmiare il costo di uno smaltimento corretto dei rifiuti accettano il rischio dí inquinare i luoghi nei quali vivono e sulla cui bellezza campano, vedo la mentalità diffusa di chi considera domattina l'ultimo orizzonte immaginabile della propria vita. E pur di far quadrare i conti della settimana è disposto a pregiudicare quelli dei figli e dei nipoti.

LUCA INDEMINI
TORINO
Una settimana
di sfide e show acrobatici


Nel gennaio 1909 alle porte di Torino, sul campo di Venaria Reale, Mario Faccioli, figlio del progettista del velivolo, effettuò il primo volo italiano. Cento anni dopo Torino ospita i World Air Games, l'Olimpiade dell'aria organizzate dalla Federazione Aeronautica Internazionale.
Come la manifestazione a cinque cerchi, la competizione internazionale dedicata agli sport dell'aria si svolge ogni quattro anni. Dopo la prima edizione del 1997 in Turchia e quella spagnola del 2001, nel 2005 la Fai interruppe le selezioni del paese ospitante, per problemi organizzativi. I World Air Games tornano a decollare per la terza edizione del 2009 e Torino ottiene l'investitura, superando altri quattro candidati: Australia, Regno Unito, Russia e Danimarca. Al risultato hanno contribuito il grande successo dei Giochi Olimpici invernali del 2006 e le credenziali della centenaria tradizione aeronautica italiana.
Saranno più di trecento gli sportivi di dieci specialità aeronautiche che giungeranno nel capoluogo piemontese da tutto il mondo per contendersi venticinque titoli di "Campione dei Giochi Mondiali dell'Aria", dal volo a vela al paracadutismo, dalle acrobazie aeree agli ultraleggeri, ai deltaplani. Da domani a domenica 14, sede principale dell'evento sarà l'aeroporto Torino-Aeritalia di Collegno, dove verrà allestito l'Air Village, a cui si aggiungono i cieli di Mondovì, invasi dalle mongolfiere, e le alture che circondano i laghi di Avigliana, da cui spiccheranno il volo deltaplani e parapendio.


L'altra Olimpiade che si gioca in cielo

Torino ospita gli spettacolari World Air Games


Dall'aeromodellismo allo slalom di elicotteri
Nel capoluogo altro punto nevralgico sarà il Palaruffini, dove sarà accolto l'aeromodellismo indoor, con competizioni serali. L'inaugurazione di domani sarà ospitata a partire dalle 19 in piazza San Carlo e offrirà una panoramica su quelli che saranno gli ingredienti di questa settimana di gare spettacolari.
Nel cielo sopra Torino si dipingeranno le mirabolanti evoluzioni della squadra di paracadutismo acrobatico Red Bull Sky Dive Team e i migliori venti paracadutisti di precisione italiani si lanceranno portando a terra le quaranta bandiere delle nazioni partecipanti.
Da domenica si entra nel vivo della competizione, tra le coreografie musicate dei piloti acrobatici, lo slalom parallelo degli elicotteri e le gare di velocità tra deltaplani a pelo d'acqua, sul lago Grande di Avigliana. Grande attesa per la gara di volo a vela, una vera e propria regata dell'aria tra alianti, che potrà essere seguita sui maxischermi allestiti all'aeroporto di Collegno.
Accanto alle competizioni agonistiche, ci sarà spazio per le spettacolari cerimonie e per un ricco calendario di manifestazioni culturali incentrate sul volo, dalla mostra "Prova a volare" alle Officine Grandi Riparazioni, alla rassegna cinematografica "Gli avventurieri dell'Aria" ospitata dal cinema Massimo.
Inoltre in piazza Cln verranno realizzati, sotto gli occhi dei passanti, due aerei ultraleggeri, che voleranno domenica 14 giugno durante 1'Air Show conclusivo, all'aeroporto Torino-Aeritalia di Collegno.
Il Gran Galà di chiusura prenderà il via alle 14 e tra evoluzioni e acrobazie regalerà un momento particolarmente emozionante: uno stormo di oche in formazione attraverserà il cielo sulla scia di una "mamma" davvero speciale, un deltaplano a motore,



Quarant'anni tra le nuvole


L'uomo che salì sulla prima mongolfiera negli Anni 60: "Ho visto tutto il mondo"


Dev'essere ben antica la nostalgia del volo: forse è scritta da qualche parte nel nostro Dna, da quando qualche antenato rettile ha visto spuntare le piume ed è volato sopra le foreste primigenie. A Giovanni "John" Aimo di Mondovì - da quarant'anni a spasso fra le nuvole su una mongolfiera - la passione è nata da bambino.
Costruiva aeromodelli di balsa e modellini con l'elastico, leggeva riviste specializzate e fantasticava intorno ai piloti della seconda guerra mondiale: "A Mondovì - racconta - ce ne era uno che aveva guidato un aerosilurante S79 Savoia Marchetti, suonava l'organo in chiesa e mi raccontava le sue avventure di guerra. Si chiamava Brocchieri", e scandisce il nome come i piloti che parlano alla radio, con il codice Nato: "Brocchièri: Bravo-Romeo-Oscar-Charlie-Charlie-Hotel-India-Eoo-Romeo-In-dia. Mi raccontava di manovre pazzesche per avvicinarsi a pelo d'acqua alle navi nemiche, con un siluro da novecento chili sotto la pancia. Mentre' parlava gli venivano le lacrime agli occhi".
Mi commuovo anch'io, conosco la storia - bellissima, tragica - di un pilota italiano catturato in Africa e portato in India dagli inglesi, ai piedi dell'Himalaya, che raccontava di come uscisse dalle nuvole assorto nella musica del suo aereo, ascoltando il rumore dello scirocco sulle ali, il rombo dei giunti cardanici, il controcanto dei pensieri.
Un'avventura finita male; mitragliato in Egitto, Pow (Prisoner of War), per cinque anni in un campo di prigionia. Sarà destino: "L'aeroclub di Mondovì - dice Aimo - sorge proprio dove c'era il vecchio aeroporto della scuola di caccia della Regia Aeronautica. A due passi da noi ci sono le fondamenta delle villette. Dagli aerei di tela, legno e tubi
di acciaio passato a voli più silenziosi, lenti, angelici. Alla fine degli Anni Sessanta ha preso il brevetto all'aeroclub di Cuneo Levaldigi, dieci anni dopo è stato prescelto dal presidente Gustavo Gallo Orsi: "Voleva - dice - che il Club avesse tutte le specialità, comprese le mongolfiere, così ne importò una da Bristol, in Inghilterra, era la prima mongolfiera mai arrivata in Italia, immatricolata a Cuneo: nome Islzo - India-Sierra-Lima-ZuluOscar - acronimo di Saluzzo: c'era un aereo dedicato a Mondovì, un altro a Ceva, Saluzzo mancava..."..
"John" va a scuola da un pilota-fotografo della Reuters che si chiama Tom Sage ("Sierra-Alfa-Golf-Eco"), il soprannome se lo guadagna sul campo. Un campo immenso, coperto di neve: il primo volo nel gennaio 1980 parte da Levaldigi, atterraggio in un campo vicino a Savigliano, località guarda un po' i nomi - "Apparizione".
Così lo racconta: "C'era un metro di neve, è arrivato un contadino sbalordito che ci ha aiutati a portare via la cesta, poi quando ha visto che c'era anche il pallone, che pesa un quintale, se l'è svignata. Abbiamo fatto una faticaccia, pensavo: non fa per me".
Invece ci prende gusto, partecipa a raduni e vince gare in Italia, in Europa. È "un pesce con le ali - direbbe Ivano Fossati - volato via dal mare ad annusare le stelle": sa come dirigere il pallone, sale e scende sulle correnti giuste. Trasvola mezzo mondo, atterra "in giro per i campi": "Ho visto le riserve indiane - ricorda - l'Australia, il Giappone, ho volato su Mosca, sono arrivato sullo stadio di Vilnius nel 1992, con una bandiera lituana. Era la prima volta che la vedevano dalla fine del regime comunista: c'erano trentamila persone che piangevano".
Con la sua Mongolfiera "Iaimo" ("India-Alfa-India-Mike-Oscar") sa staccarsi da terra e alzarsi in volo, andare trasportato dal vento. Manda lettere "al di sopra della pioggia", piene di silenzi, di lentezza, di prospettive irraggiungibili a noi di sotto: "Il meglio - dice - è il volo aerostatico, con il pallone a gas: pieno di idrogeno o elio, non c'è nemmeno il rumore del bruciatore come nella mongolfiera. Silenzio assoluto".
Un volare ancor più filosofico: non bisogna avere fretta ma sfruttare quello che il vento ti offre, andare ai suoi ritmi: a volte si va a uno-due nodi, sei-sette chilometri all'ora. "Per noi è già tanto, anche se ad altri parrà di star fermi, ora che si va sempre di corsa".
È' come andare in barca a vela: si guarda il paesaggio, si pensa, si studiano le correnti, si vedono dettagli di solito invisibili e si capiscono cose che in condizioni normali non si capirebbero. Perché le cose essenziali, diceva il pilota di guerra Saint Exupéry, sono invisibili agli occhi e la fortuna può anche essere atterrare su un campo innevato conia fosse un pianeta deserto, con un bambino, una pianta di rose e poco altro.

Per gli appassionati

Ticket da sei euro

Offerte per gli hotel

Biglietti e prezzi'

?rli I biglietti per assistere alle gare (acrobazia, aeromodellismo, paracadutismo, volo a vela, elicotteri, ultraleggeri, expermental) e al'Air Show di domenica 14, all'Aeroporto Tarino-Aeritalia di Collegno (accesso da viale-Certosa), hanno un prezzo che varia da 6 a 22 euro.

Su Internet
" Li si può acquistare on line su www.torinolympicpark.org e www. ticketone.it, oltre che nei i punti vendita Ticket <>ne e Fnac, e presso la biglietteria del Palasport Olimpico, in corso Sebastopoli 123, dal martedì al sabato (orario 11-19).

Al Palaruffini
I biglietti per I'Aeromodellismo indoor che si terrà al Palaruffíni di Torino, in viale Burdîn 10, sarranno in vendita nei glorni di gara presso la biglietteria dell!impianto, dalle 16,30 alle 20,30.

Manifestazioni gratuite
" Le competizioni `di Avigliana, in corso Laghi 284 (deltaplano e parapendio), e di Mondovì al Parco Aetostatico) di corso Francia 18 (mongolfiere) sono a ingresso libero.

I pernottamenti
Gli hotel convenzionati con la manifestazione si trovano su www. booking.wag2009.com. Per informazioni www.wag2009.com.


DA LA REPUBBLICA VENERDI' 5 GIUGNO 2009


R2 CULTURA


DAI "MITI D'OGGI" DI BARTHES ALL'ULTIMO LIBRO DI MAFFESOLI

Edmondo Berselli

Mezzo secolo fa, con il leggendario "Miti d'oggi" , Roland
Barthes condusse una sofisticata operazione critica, sostenuta da una deliberata intenzione ideologica. Barthes voleva estrapolare il mito dalla sua continuità culturale e antropologica, isolarlo dal flusso della quotidianità, rivelarne integralmente la falsa coscienza, "demistificarlo".
Per Michel Maffesoli, docente di scienze umane alla Sorbona e uno dei più noti interpreti della condizione postmoderna, oggi il progetto ermeneutico appare radicalmente diverso. Nel suo libro "Icone d'oggi", appena pubblicato da Sellerio nella versione di Roberta Ferrara e con una prefazione di Gianni Puglisi (il graficamente deplorevole sottotitolo è ricalcato dall'originale francese, "Le nostre idolatrie postmoderne", pagg. 240, euro 13), Maffesoli chiarisce subito qual è il suo programma intellettuale. Antico o moderno che sia, classico o postmoderno, il mito è uno "scintillamento". Illumina "bene o male il cammino, individuale o collettivo, di cui è fatta l'esistenza umana". In sostanza: "Il mito è un ossimoro: è l'oscura chiarezza che funge da fanale".
Ma va detto che Maffesoli usa in termini strumentali l'espressione "mito". La sua parola chiave è "icona", cioè un elemento che si sottrae a ogni cornice sistematica, e potenzialmente a ogni struttura complessiva. L'icona è l'elemento indiziario di un contesto tutto relativistico. E nel relativismo totale di Maffesoli può ricadere qualsiasi icona, qualsiasi "cameo" post-moderno. L'estetica della barba di tre giorni come camuffamento senile-puerile del cinquantenne alla ricerca del controllo totale della sua fisicità; come pure l'euforia mondana e "gauche caviar" di coloro che sono passati dal colletto maoista alle cene del Rotary.
Da questo punto di vista, se c'è un continuum culturale che possa catalogare le innumerevoli icone possibili di questa nostra epoca, non può essere che il barocco. Solo che il nostro siglo de oro è "sangue, sperma e sudore (...), componenti non trascurabili del collante sociale". Nella società contemporanea, dove vige un'estetica "mostruosa in senso stretto", poiché "mostra la nostra natura umana senza abolire nessun elemento", non è possibile prescindere dagli "umori" sociali.
L'ambiguità dell'espressione "umori" è evidente. Gli umori sociali possono appartenere all'ipersessualizzazione della gestualità erotica, ma anche alla "carnevalizzazione" del mondo, alla contaminazione dei comportamenti edonistici fra le classi sociali, a tutto ciò che in questo momento fa del Brasile, luogo del meticciato, "il crogiolo in cui si elabora un immaginario postmoderno", fra riti esoterici, danze iniziatiche, culti paradossali che accomunano l'affluente borghesia bianca e il popolo meticcio delle favelas.
Perché se Barthes si faceva un punto d'onore nel désacralizzare il mito, le icone di Maffesoli non hanno remore nel risacralizzare alla svelta ciò che era perfettamente secolarizzato, a cominciare da Che Guervara, o meglio dalla sua immagine con il basco e il sigaro, "un santo laico, un angelo rivoluzionario, una figura simbolica della ribellione".
L'esito di processi simili tende sempre al dionisiaco, cioè a insiemi prerazionali. Oggi Dioniso comprende il nomadismo delle classi intellettuali come la felicità mondana dell'happy hour, l'ammirazione per la bestia umana, l'Orco, lo yeti, il rugbista postumano o preumano Chabal, le ossessioni sessuali di Michel Houellebecq, le ribellioni in blouson noir di Johnny Hallyday che "ci ricorda che il valore delle vacanze è vicino alla vacanza dei valori".
Maffesoli dà sempre l'impressione di muoversi fra estremi davvero frammentari. Da un lato la sintesi di Charles Péguy secondo cui "tutto comincia come mistica e finisce come politica"; dall'altro il possibilismo che conduce alla convinzione "aperta" per cui "l'anomia di oggi è il canone di doma-ni". Dopo di che, nell'anomia-canone, ci sta dentro ogni icona, dal puer aeternus Harry Potter all'icona "ambigua" Zinedine Zidane, fino a tutti i colossali romanzi di iniziazione postculturale che si sono fissati anche nei format cinematografici globali (per l'appunto "Harry Potter", "Il Signore degli Anelli" e naturalmente "Il codice da Vinci").
Alla fine, proprio sull'immagine di Zidane, "col suo sguardo mite e la sua sfrenatezza bestiale", scatta il meccanismo che riporta l'icona "a quella che Montaigne chiamava la nostra precaria eppure solida umanità". Dal mito, all'icona, al relativismo, all'umanità come canone possibile: è un lungo periplo, ma non privo in fondo di un suo ottimismo.

INTERVISTA AL FILOSOFO FRSNCESE

Michel Maffesoli

"La cultura è dominata dalle emozioni"

FABIO GAMBARO
PARIGI
Olire a "Icone d'oggi" negli ultimi mesi anche, altri saggi del filosofo sono stati tradotti in italiano. Tra cui "La trasfigurazione del politico" (Bevivino Editore, pagg. 176, euro 20), dove teorizza che "l'epoca del razionalismo sta finendo". Per Maffesoli, infatti, il razionalismo e l'individualismo, dopo aver svolto un ruolo rivoluzionario in conflitto con il pensiero precedente, "sono diventati il nuovo conformismo, il pensiero istituzionale non più in sintonia con una realtà dominata dalle emozioni". Si tratta di una trasformazione radicale che gli intellettuali non sarebbero capaci di pensare, perché "prigionieri della cultura della modernità, figlia dell'illuminismo, del cogito ergo sum cartesiano".
La nuova realtà è davanti ai nostri occhi: "E' la nuova cultura dei sentimenti caratterizzata dalla dimensione emozionale, dall'istintività animale, dall'importanza delle tribù e dal bisogno di sentirsi sempre in contatto con gli altri". In questo contesto, le modalità tradizionali della politica, fatte di riflessioni e progetti, appaiono superate, come dimostrano gli appuntamenti elettorali "dominati dalle emozioni, dalle imrhagini e dai simboli". Il che però, a detta di Maffesoli, non significa la fine della politica, continueremo a porci la domanda "come convivere con agli altri all'interno della polis?". Occorre tornare alle origini, rinunciando ai sogni totalizzanti proiettati in un futuro troppo lontano: "Oggi il tempo delle grandi ideologie è finito e l'idea del futuro è in crisi. La gente vuole vivere nel presente. La politica deve mettere in gioco sentimenti e affetti, invece della sola ragione. Per questo, parlo di trasfigurazione del politico".




DA IL SOLE 24 ORE VENERDI' 5 GIUGNO 2009


LETTERE


RISPONDE SALVATORE CARRUBBA

Kakà, il bilancio val bene un gioiello

Quello che impressiona più favorevolmente di Kakà è la sua faccia da bravo ragazzo. Piace anche la sua spiritualità e il suo ringraziare l'Altissimo dopo ogni gol. Alcuni mesi fa disse che non voleva andare a Manchester, che i soldi non gli interessavano. Ora si fa avanti il Real Madrid e l'affare pare sia stato concluso in un baleno a colpi di milioni. L'ottavo comandamento vieta di dire falsa testimonianza, il Dio al quale è così tanto affezionato non sarà molto felice di vedere un suo discepolo così pio caduto in tentazione tanto facilmente
inseguendo il vile denaro.
Sandro Lone email


E ora riescono pure a fare scappare i calciatori. Quell'eldorado del mondo del pallone che da sempre è stata l'Italia non ha più l'appeal di pochi anni fa. Lo afferma Kakà in persona, questo mondo è diventato improvvisamente noioso, gli stadi sono vecchi e, dulcis in fundo, troppo fisco. Quando tutto sarà stato demolito, quando gli unici rimasti a lavorare (e a pagare le . imposte) in Italia saranno i dipendenti pubbiici; quando queste imposte costituiranno una mera partita di giro, trattenute dallo Stato sugli stipendi erogati e usate per pagare gli stessi stipendi, il collasso sarà completo.
Mario Moreggi emaìl


Se guadagnare tanto fosse di per sé un peccato, l'anima di Kakà rischierebbe grosso già a Milano. E si potrebbe allora pensare che, peccato per peccato, il devoto attaccante stia riflettendo in queste ore sul Lutero del "si peccas, pecca fortiter". Oppure, che manager meno sensibili ai richiami della fede stiano facendo a loro volta i propri conti, per verificare se il proprio bilancio valga bene un Kakà .

Democrazia fragile
A poche ore dalle elezionmi constato con rammarico il depauperamento del civile confronto fra le opposte fazioni. Ciò è indice di un paese incivile e che nulla ha a che fare con la democrazia. Questa stupenda parola mi riporta indietro di 50 anni quando un amico di famiglia statunitense venne in Italia a portare lavoro. Aveva un rammarico che esprimeva dicendo: «I vostri genitori non hanno ancora capito, a 15 anni di distanza dalla Liberazione, il vero significato di quelle importantissime parole», e con le lacrime agli occhi ricordava i suoi compagni d'armi morti per farei quei due regali. A 64 anni dalla Liberazione l'amico statunitense, se fosse ancora vivo, direbbe le stesse cose visto le faide in atto e il clima da tregenda che i rissosi inconcludenti politici ci fanno vivere.
Mauro Piscozzi email

Guai digitali
Mi riferisco alla lettera «Digitale a singhiozzo», pubblicata sul Sole 24 Ore del 2 giugno. Una premessa: non avendo l'autore precisato la località di residenza, non ci sarà possibile essere troppo precisi nella risposta. In linea generale, possiamo però definire due tipologie di problema. Se il lettore si trova in una zona dove si è già compiuto il passaggio di RaiDue e Retequattro al digitale, è possibile che la scomporsa dei canali "altri" della Rai sia dovuta allo spostamento delle frequenze degli stessi in seguito all'accensione dei nuovi segnali digitali. In questo caso il problema potrebbe risolversi con
una semplice risintonizzazione del decoder. Se non fosse sufficiente, potrebbe essere necessario orientare diversamente l'antenna, operazione che un tecnico può fare dietro modesta richiesta economica. Se, al contrario, il lettore si trova in una zona dove il passaggio di RaiDue e Retequattro al digitale non è stato ancora effettuato, si tratta di un' assenza temporanea: quando lo spegnimento dei due canali analogici sarà effettuato, tutto tornerà alla normalità sempre con una risintonizzazione del decoder.
Tullio Camiglieri Responsabile Comunicazione DGTV



DA L'UNITA' VENERDI' 5 GIUGNO 2009



Sotto il velo c'è una testa per comandare



"Le figlie di Shahrazad" Anna Vanzan racconta l'evoluzione del pensiero femminile iraniano: una finestra aperta sulla vita delle donne persiane tra le timide riforme dello scià, le restrizioni di Khomeini e le riaperture di Khatami

Elena Doni
Roma
Un libro dopo l'altro con in più qualche buon film n libro dopo l'altro con in più qualche buon film – procede la scoperta del Vecchio Mondo, in particolare di quello islamico. E sgomenta la nostra ignoranza di un contesto culturale ricchissimo sul quale, fino a ora, abbiamo chiuso gli occhi. Né è mai stato possibile aprirli sulla metà femminile di quel mondo: che invece ha avuto scrittrici di rilievo, con il valore aggiunto di farci comprende l'evoluzione di un paese che spesso ci è apparso incomprensibile.

A farci conoscere la straordinaria e antica vitalità della produzione let - , teraria delle donne iraniane è oggi Anna Vanzan, studiosa dell'università di Milano e della Iulm, con “Figlie diShahrazad” (Mondadori, pagg. 210, euro 18). Nome non casuale quello di Shahrazad: la mitica eroina delle Mille e una notte "aveva letto, libri, annali e leggende, imparato a memoria le opere dei poeti e studiato la filosofia e le scienze». Furono dunque intelligenza, cultura e fantasia a permetterle di sopravvivere notte dopo notte, salvando così anche centinaia di giovani donne dalla crudeltà del sultano.

La domanda di scolarizzazione è stata infatti la principale rivendicazione delle femministe iraniane del Novecento, attraverso giornali e riviste ma anche organizzando loro stesse corsi di alfabetizzazione. Oggi il numero delle studentesse universitarie iraniane supera quello dei maschi e i testi letterari scritti da donne sono più numerosi di quelli degli uomini. Il libro della Vanzan è una porta spalancata su un mondo che fino dal XIV secolo ha avuto letterate al tempo stesso anche donne di potere Padeshak Kharun governatrice di una regione, orgogliosamente dichiarava ”sotto il mio velo ho una testa adatta al comando

IL PENSIERO FEMMINILE
Più interessante per noi è l'evoluzione del pensiero femminile iraniano negli ultimi 40 anni: le donne iraniane parteciparono con entusiasmo ai moti contro lo scià, che aveva concesso il voto alle donne ma aveva anche abolito un gran numero di associazioni femminili indipendenti; aveva varato un diritto di famiglia più attento alle donne (un uomo non poteva prendere una seconda moglie senza il consenso della prima) ma conservava poi intatti molti privilegi maschili. Molte donne aderirono così in un primo momento alla rivoluzione islamica per poi sentirsene tradite: Khomeini reinstaurò la poligamia, escluse le donne alla carriera di giudice, proibì l'uso dei contraccettivi. Con l'avvento al potere di Khatami, prima ministro della Cultura e poi presidente della Repubblica islamica, i lacci del regime si allentarono.
,Negli anni '90 l'Iran si è trovato con una popolazione giovanissima, desiderosa di vivere come i coetanei occidentali, con ragazze altamente scolarizzata, e "che pretende lavoro e riconoscimento dalla società. Nonostante l'alternarsi di relativa libertà e restrizioni la presenza delle donne sulla scena pubblica è oggi incontestabile: «È una nuova generazione che
non rimane segregata in casa e cambia le regole col proprio comporta- . mento», dice Anna Vanzan.
Tra gli strumenti di sopravvivenza c'è il «femminismo islamico», Ora diffuso in tutti i paesi musulmani ma nato in Iran proprio all'inizio degli
" anni novanta. Consiste nell'affermare che il Corano contiene principi di equità dì genere e di giustizia sociale permettendo alle donne di reclamare diritti senza uscire dalla cornice islamica. Da percorsi ideologici diversi è nata una straordinaria produzione femminile letteraria, ma anche teatrale e cinematografica, che non si può non ammirare.
Di questa vitalità, dal ribollire di iniziative delle figlie di Shahrazad che appunto vinse la sua battaglia con l'intelligenza e la cultura - traccia un panorama Anna Vanzan. Includendo, tra l'altro, lodi per chi, come Marjane Satrapi autrice del fumetto (o graphic novel) Persepolis, percorre strade totalmente nuove .

RACHELE GONELLI

La telecamera della Cnn sfìora la ragazza solo un attimo.
E' un comizio per le presidenzialì del 12 giugno, lo stadio di Teheran è gremito. Ci sono slogan, cartelli, tutti i volti sono giovani da una parte il settore maschile - magliette aderenti e jeans - dall'altro le donne velate. Lei sorregge uno striscione sugli spalti e quando il cameraman fa la sua carrellata, proprio in quel mentre con l'altra mano lei si slaccia il penultimo bottone del rupush, la vestìna in cui deve girare intabarrata per disposizioni delle autorita religiose. Per capire che si tratta di un gesto non banale, anzi molto provocatorio anche sessualmente, un gesto negligente ma intenzionale bisogna avere letto il libro di Sara YaÌda da pochi giorni arrivato nelle librerie per Pìemme. .
Il titolo è “Il paese delle stelle nascoste” ma in francese, la lingua madre per l'autrice, trapiantata a Parigi dall'età di otto anni ma pur sempre iraniana di nascita, era un più eloquente:" Regard Persan", sguardo persiano.
Perché ci vogliono degli occhi persiani l» per leggere, e descrivere la realtà dell'Iran di oggi.
'
OCCHI DA GIORNALISTE
Notare quella vestìna sbottonata sui fianchi e tutto ciò che il regime degli ayatollah nega. Tutto ciò che la gente nasconde, ostentando in pubblico un conformismo di facciata e, dice Sara, infilarsi nelle maglie della rete per vivere, sognare l'America o avere un rapporto prematrimoniale, organizzare una festa con un dj, bere alcool, vedere in Dvd gli ultimi film proibiti compreso magari quello presentato a Cannes con la sceneggiatura di Roxana Saberi, la giornalista iraniano-amencana arrestata come spia ed estradata negli Stati Uniti' pochi giorni fa .. Un film Che racconta giovani iraniani che cercano di mettere su una rock band e finiscono in galera. An.che Sara Yalda è una giornalista come Saberi. Negli ultimi 5 anni ha lavorato per “Le Figaro”. Ad un certo punto ha deciso di tornare nella terra di suo padre, l'Iran dove non metteva piede da 20 anni. Per ritrovare sè stessa, gli odori e i luoghi della sua infanzia. Ma deve anche capire, «parlare ad un assente», spiega lei. Una lettera persiana scritta ai noi lettori occidentali di oggi. Scritta per sfatare clichè e ricostruire la complessità algebrica - nel senso che mette insieme cose dìsomogenee, mele con pere - di un luogo che in Occidente viene ridotto a un comune denominatore.
Dentro “il Paese delle Stelle Nascoste c'è dunque il “demi monde” dello scià Reza Pahlavi a quello di oggi dove le iraniane «d'oltremare» vanno a farsi la liposuzione perchè va di gran moda a Teheran e costa meno. Non è l'Iran graffiato come un murales di Persepolis, con la Rivoluzione khomeinista, i comunisti, l'esilio, la resistenza. È piuttosto sciropposo - una parola che ricorre -, vischioso e dal retrogusto persistente. Che non sai se è una purga .


La storia

Dal passato una chiave per capire l'oggi

Il 12 giugno 46 milioni di iraniani saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo presidente della Repubblica islamica, o forse per riconfermare Ahmadinejad. Una delle novità di queste elezioni è che per la prima volta nella storia della Repubblica islamica, una donna è scesa in campo accanto al marito per difendere i diritti delle iraniane. Così spiega Farian Sabahi, docente alle Università di Torino e Roma, autrice di <storia dell'Iran» (Bruno Mondadori). Aggiornato fino al 3Omo anniversario della rivoluzione, il libro - corredato da schede di approfondimento, cronologia, glossario e bibliografia ragionata - ripercorre le vicende più significative della storia e dell'attualità



DA IL RESTO DEL CARLINO VENERDI' 5 GIUGNO 2009



Buongiorno Italia

IL COMMENTO DI CONSARINO

IL GIRO DI VlTE PORTA I PRIMI FRUTTI

LASCIAMO stare per un attimo la malignità sulla data scelta per annunciare l'operazione, proprio in prossimità delle elezioni; lasciamo stare anche l'emozione suscitata da quelle fotografie che ritraggono i guerriglieri palestinesi incappucciati, mentre seguono il discorso all'Islam del presidente Obama, incollati al televisore come milioni di arabi di ogni età e condizione hannò fatto.
Se riusciamo a liberarci da queste due sensazioni, la prima fastidiosa, la seconda portatrice di speranza (forse mal-riposta, ma è meglio di niente in tempi - difficili come questi) non possiamo non concentrarcl sul fatto che, con mezzi legittimi di indagine e in questo caso con i carabinieri del Ros, all'interno di una normale dialettica processuale, si è riusciti a portare a termine un'operazione che ha come punto terminale, una cellula di terroristi altamente politicizzati, teorizzatori di attentati che avrebbero visto l'Italia non più base logistica di cellule dormienti, ma teatro di sangue e rappresaglia. Che in democrazia non possa esistere una «zona grigia» neppure per i reati ptù gravi come quelli di terrorismo lo ha sottolineato ieri il procuratore aggiunto Armando Spataro. I dati delle condanne nei tribunali italiani gli danno ragione: in pochi anni si è passati da molte assoluzioni ad un'alta percentuale di condanne, decisamente al di sopra della media di altri Paesi dove le garanzie in questi casi sono molto meno rispettate. E le inchieste preventive come questa, rappresentano comunque un deterrente


Barbara Consarino caporedattore del Giorno




DA IL RIFORMISTA VENERDI' 5 Giugno 2009


SMS


PANSA/1
Come sempre eccellente arti-colo. Ho constatato con im-menso piacere la riapparsa di Giampaolo Pansa in tv. Con-tinuare a non interloquire in tv con giornalisti/scrittori come Pansa sarebbe stato scan-daloso. L'ho sentito anch'io con la Gruber e la Mafai. È vero che sono donne toste, ma è gente immersa nella solita e noiosa retorica. La Gruber tende sempre al furbismo e questo, insieme alle labbra è il suo tallone d'Achille. La Mafai, ascoltandola, sembra che abbia vinto la Seconda guerra mondiale. Giampaolo Pansa è sempre un gigante che sa prevedere le domande che gli fanno le suddette ed è simpaticissimo perché glielo dice. Fortissimo quando ha fatto a loro la "domandina" a cui le suddette non hanno risposto. Ottimo Giampaolo noi capiamo anche i silenzi.
da www.ilriformista .it.

PANSA/2
Dario e Mauro al ruscello. Contro Silvio la protervia argomentativi del lupo, ma la debolezza oggettiva dell'agnello. Vede bene Pansa.
Pino J

OMISSIONI
Il Tg2 ha omesso notizie pesanti: l'utilizzo degli aerei blu per trasportare veline e povere donne in cerca disperata di successo, le nuove schiave.
Non firmato

CASI
Il divieto di inseminazione artificiale per consentire la maternità alla signora di Vigevano il cui marito è affetto da tumore al cervello costituisce uno degli atti più vergognosi giuridicamente, disumani e immorali eticamente. Il Riformista lo gridi più forte che può!
Mario Carzana

CANDIDATA
Sonia Alfano è sicuramente una donna di grande carisma ed onestà che ha dedicato buona parte della sua vita all'impegno antimafia, ma come traspira da alcune sue vecchie frasi si direbbe un leader in cerca di seguaci. Un leader indipendente forse, si-curamente di destra, e proba-bilmente autoritario: inizia a brillare politicamente partendo dai grillini e finisce per usarli come trampolino di lancio e lasciarli a terra... nelle interviste non parla mai del suo passato nei meetup di Grillo. Personalmente la vedo come un' ottima persona ma non ho grande simpatia per i capetti.
Riccardo

SANTANCHÉ
La Repubblica non potendo smentire le dichiarazioni di Daniela Santanché sulla muta di Macherio, le rivolge l'accusa di averlo fatto per interesse.
G. Donnini





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5 giugno
Nasce a Cambridge John Maynard KEYNES, ideologo del capitalismo finanziario, autore nel 1936 di 'Teoria generale dell'occupazione, interesse e moneta" (5/6/1883)


IDEOLOGI POLITICI DEL XX SECOLO


ERNESTO "CHE" GUEVARA

(Rosario,16/6/1928- Quebrada del Yuro, 9/10/1967)

Ideologo della rivoluzione comuni- sta contro il regime di Batista nel 1959 a Cuba che venne ucciso per il suo ideale, divenendo poi il simbolo del rivoluzionarismo indomito per la sinistra politica giovanile. Autore di vari scritti rivoluzionari




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REGULAE JURIS

Una striscia di regole del diritto………

per chi il latino l’ha studiato e lo sta studiando e per chi non l’ha studiato c’è la traduzione

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Dos (vide et. Impensae - Nuptiae - Sponsalia) :
[ Per dote s'intende quella facoltà che dalla moglie, o da un terzo per lei, viene consegnata od assicurata al marito per alleggerire il dispendio inerente alla società coniugale].


Dos ipsius filiae proprium patrimonium est. ULP. l. § 5 D. de minor. 4, 4.
La dote è un patrimonio proprio della figlia.

Dos sine matrimonio esse non potest ULP. l. 3 D. de jure dot. 23, 3.
Non può esservi dote senza matrimonio.

Dotem numeratio, non scriptura dotalis instrumenti facit. l. 1 C. de dote caut. 5, 15.
La dote viene costituita dalla numerazione effettiva del denaro. e non dall'erezione dell'istrumento dotale.

Dotis causa perpetua est. PAU. l. 1 D. de jura dot. 23, 3.
La causa della dote è perpetua.

Dotium causa semper et ubique praecipua est. P0MP. L. 1 D. solut. matrim. dos. 24, 3.
In ogni tempo e luogo la causa delle doti è privilegiata (in confronto a tutti gli altri creditori del marito, sopra i beni di questo).

Ibi dos esse debet, ubi onera matrimonii sunt. PAU. l. 56 § I D. de jure dot. 23, 3.
Dov'è la dote, ivi sono i pesi del matrimonio.

In ambiguis pro dotibus respondere melius est. PAU. l. 70 de jure dot. 23, 3. - l. 85 de R. J.
Ne' casi dubbi è meglio rispondere a favore delle doti.

Edited by isabella - 6/6/2009, 10:13
 
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DA IL FOGLIO SABATO 6 GIUGNO 2009



ANDREA'S VERSION


Silenzio, oggi. Stiamo tra noi e noi, lontani dalla propaganda, ora si vota. L'Europa, il nostro destino. Il rapporto nostro con la vicina Francia, con quella Spagna che considerammo nulla fino a trent'anni fa, mentre invece è molto. Le questioni aperte con la Germania che avvertimmo lontana, laddove è solamente a un passo. E che passo. Silenzio, riflettiamo infine seriamente. L'Est che entra, l'Ovest che si allontana, la difesa comune che sarebbe necessaria, l'immigrazione che da una parte è preziosa, e porta nuova umanità, mentre dall'altra parte non sappiamo come prenderla. Dante con Goethe, Rousseau con Franceschini, Shakespeare e Camilleri. L'Europa dei popoli e quella dei burocrati. Noi e loro, quelli almeno che ci sono più vicini. Una battaglia di idee durata secoli, oppure di egoismi, di viltà, e destinata a durare. Roba forte. Riflettiamo, allontanandoci un minuto dal can-can. Nel momento in cui Obama, il nostro più prezioso alleato, apre alla rispettabile cultura del burqa, riflettiamo da soli, noi italiani, ma da soli, davvero, in quanto europei, almeno per ventiquattr'ore, sul rapporto tra Casoria e ........

PREGHIERA

DI CAMILLO LANGONE

Simona Baldanzi, trentenne scrittrice mugellana, apre col suo racconto l'antologia "Padre" (Elliot edizioni) ed è tutta una nostalgia: per le case del popolo, per l'Unità venduta porta a porta dal militante in bicicletta, per le feste rionali a base di lampredotto, per la caccia intesa come tradizione famigliare, misura dell'uomo e tavola imbandita, per "il migliaccio, col sangue del maiale, che l'Europa ci ha tolto"... Mi dispiace sentirla così triste, come se il suo mondo fosse morto. Vorrei dirle chè non è affatto vero, che quel calore, quell'autonomia, quel radicamento,' quella sovranità dell'uomo nel bosco, che secondo lei è comunista e per me jungeriana, sulla scheda elettorale hanno soltanto cambiato simbolo. Il sanguinaccio, solo Zaia glielo potrà restituire.


INNAMORATO FISSO

DI MAURIZIO MILANI

Ci sono due uomini al mondo in grado di far crescere l'unghia con il pensiero. Uno si esibisce come fenomeno da circo. L'altro no, fa il suo lavoro normale e ogni tanto fa di
vertire gli amici senza chiedere compenso. Entrambi fanno crescere l'unghia a vista.



DA IL CORRIERE DELLA SERA SABATO 6 GIUGNO 2009


NOTIZIE
IN 2 MINUTI

Primo piano
Brown dopo il voto: non lascio

"Porterò a termine il mio lavoro, non me ne vado". Così il premier britannico Gordon Brown replica alle richieste di dimissioni dopo lo scandalo dei rimborsi facili e dopo "i dolorosi risultati per i laburisti" al voto. Al via intanto il rimpasto del governo.

Oggi e domani seggi aperti
Oggi e domani si vota per le Europee e le amministrative. Oggi seggi aperti dalle 15 alle 22, domani dalle 7 alle 22. Ultime polemiche elettorali. Il premier invoca la privacy e annuncia querele dopo la pubblicazione online del giornale spagnolo El País delle foto di Villa Certosa.

Focus
La crisi cambia i consumi

La spesa si fa di preferenza nei discount e con più oculatezza, guardando sconti e promozioni. La crisi cambia le abitudini di consumo. E, secondo il rapporto della Banca d'Italia, non in tutti i settori del commercio c'è una contrazione nella domanda. Così risultano calare gli acquisti in beni durevoli (-7,3%) e per gli alimentari (-2,3%), mentre gli italiani comprano più mortadella, carne di pollo, tacchino e prosciutto e meno roast-beef.

Esteri
Obama, visita a Buchenwald

Nel corso del viaggio in Medio Oriente e in Europa, il presidente americano Barack Obama, dopo il discorso al Cairo, ha fatto tappa in Germania, a Dresda, e al lager di Buchenwald, 56 mila vittime, accompagnato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dallo scrittore e premio Nobel, Elie Wiiesel.

Cronache
I resti non sono dell'airbus

Tutto da rifare nell'inchiesta per il jet del1'Air FranCe che si è inabissato nell'Atlantico con 228 persone a bordo. L'aviazione brasiliana sostiene che i resti individuati nell'oceano non appartengono all'aereo e sono probabilmente i pezzi di una nave. Confermato invece che la tra-gedia si è consumata mentre era in corso una violenta tempesta e che l'aereo procedeva a velocità troppo bassa.

Economia
"Opel, partita non è chiusa"

"La partita per Opel, tecnicamente, non è chiusa". Dopo le dichiarazioni dei ministri Scajola e Tremonti, arriva la conferma dell'amministratore delegato della Ffiat Sergio Marchionne: "L'interesse rimane, ma non dipende soltanto da noi. Su Chrysler stiamo ancora lavorando. Il governo italiano? Si è comportato bene". Frenata invece sulle attività sudamericane di Gm.

Cultura
Pericoli, inventare l'infinito

Inventare l'infinito, cercare l'anima delle cose: dal colle di Leopardi alle prospettive nella natura. L'idea d'arte di Tullio Pericoli, pittore e disegnatore, attraverso un dialogo sul rapporto tra letteratura e tecnica dell'immagine così come si esprime in una mostra e due volumi illustrati. Ne fa un'analisi Claudio Magris.
Roma, In scena bambola nuda
La forza visionaria e iconoclasta della compagnia spagnola Pura dels Baus, in cartellone anche nella nuova stagione della Scala, al servizio di un'opera surreale, "Le Grand Macabre" di Ligeti, diretta da Zoltan Pesko: la scena è occupata dall'enorme scultura di una donna-bambola svestita E' l'evento in programma all'Opera di Roma il 18 giugno.

Sport
Ibra al Barcellona: l'Inter dice sì

L'accordo c'è: Ibrahimovic al Barcellona, a completare con la sua classe la squadra che ha vinto la Champions League. Dopo l'incontro tra Moratti e Laporta, manca solo da sciogliere il nodo del prezzo. Intanto la Juventus ha scelto l'allenatore: è Ciro Ferrara, che ha ottenuto un contratto di due anni. E Zenga lascia il Catania per il Palermo: è già polemica.



DA IL SOLE 24 ORE SABATO 6 GIUGNO 2009


LETTERE


Risponde Salvatore Carrubba

La legge della rete
Berlusconi e i suoi sferrano il colpo definitivo alla libertà della rete internet.Il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza eCagli altri provvedimenti scellerati, con un emendamento del senatore GianpìeroD'Alia (Udc), è stato introdotto f articoloso-bis, `Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet". Anche se il senatore D'Alianon fa parte della maggioranza questo la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della "Casta ". In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive unblogdovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, iprovider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all'estero.
Paolo Tranchina e-mail

Contìnuo a non comprendere cosa c'entri Berlusconi con un'iniziativa dell'opposizione. Co-munque, mi pare di aver capito che la Camera dovrebbe fare giustizia dell'emendamento che ad-dossa ai provider compiti e responsabilità che non sono loro propri. Tranquillizzati su questo punto, mettiamoci d'accordo: ireati (compreso diffamazione e istigazione) restano tali dovunque siano commessi. Internet e lablogosferanon possono essere conside-rati terra di nessuno, al di fuori dellalegge: altrimenti, diventerebbero strumento esclusivo di finanzieri d'assalto, mafiosi, camorristi e terroristi. Naturalmente, ove reati ci siano, è giusto che se ne occupino la magistratura e le forze dell'ordine, e non í provider. Infine: perché nessuno si mobilita contro i casi (non ci sono solo la Cina elaBirmania) nei quali internet è veramente repressa, filtrata e censurata e gli internauti sbattuti in galera sul serio? ?

Il pensiero di Ciampi
Trovo eccellente l'iniziativa del Sole 24 Ore di dare spazio alle autorevoli voci di economisti, e di altri eminenti uomini di cultura, al fine di penetrare le difficili tematiche connesse alle cause della crisi. Dell'intervento dell'ex presidente dellaRepubblica Carlo Azeglio Ciampi mi ha f olgorato perpertinenza, efficacia e finezza di osservazione, quanto ha riportato del pensiero di Guido Carli e quanto vi ha aggiunto del suo. Ciampi, con estrema umiltà, confessa di non avere ricette da consigliare. Infatti più esplicitamente sembrerebbe confidare solo sulfilo dell'Europa per uscire dal labirinto.
FernandoSantantonio e-mail

Obama, che esempio
Parole di Obama all'Università del Cairo: "Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te". America, paese più potente del mondo. Sul piano morale.
Luciano Bissegna Romano d'Ezzelino (Vi)

Lezioni sul Pil
Secondo molti economisti, una della lezioni della crisi è che i risparmiatori devono imparare a difendersi da soli epertanto occorre elevare la cultura finanziaria del paese. L'educazione dovrebbe cominciare dalla tv, dove quotidianamente i mezzibusti ci "spiegano" cheilPil è "la ricchezza prodotta"mentre invecesi tratta di grandezze diverse, numericamente e concettualmente. Se si pensa che per i non addetti ai lavori il f lusso di beni e servizi" sia un concetto astruso, sipotrebbe chiarire che il Pil è uguale, o corrisponde, al reddito complessivo, fornendo così un'informazione corretta e comprensibile.
Giorgio Vergili

Il dovere di votare
Andare a votare non è solo un dovere ma l'occasione di partecipare a una realtà allargata che almeno nella sommatoria degli effetti dovrebbe preparare un orizzonte diverso per il Paese.
L'inf 'influenza dell Europa si fa sempre più sentire: oltre i nostri confini molti problemi che attanagliano la nostra realtà vengono superati, e almeno da questo punto di vista la globalizzazione può coadiuvare la crescita delle nazioni.
Bruno Russo Napoli




DA LA REPUBBLICA SABATO 6 GIUGNO 2009


R2 LA STORIA

PARIGI VAL BENE UN BUDDA, E' BOOM DI NUOVI FEDELI

DOMANI LA CAPITALE CONSEGNERA' AL DALAI LAMA LA CITTADINANZA ONORARIA.E ORA SI SCOPRE CHE NELLA LAICA FRANCIA E' DIVENTATA LA TERZA RELIGIONE
ANAIS GINORI

Nel paese di Voltaire, dove un cittadino su tre si dichiara ateo, avanza una religione "che religione non è", come ama ripetere il Dalai Lama. I francesi che si sentono "vicini" o "simpatizzano" per gli antichi insegnamenti del "dharma sono quasi cinque milioni secondo un sondaggio pubblicato dal Figaro che ieri titolava: "Il buddismo è diventato francese". Dopo quella cattolica e musulmana, la fede buddista è diventata la terza religione con oltre 600mila praticanti e 250 scuole e monasteri. "Un movimento sempre più dinamico" spiega lo storico Frédéric Lenoir, che ha condotto uno studio sociologico per capire il profilo tipo di chi si "converte" all'antica filosofia orientale: molti dei nuovi adepti vengono dalle professioni mediche e scientifiche, "confermando che il buddismo è anche una pratica per il benessere psicofisico" dice Lenoir. Un'altra caratteristica è l'età. "Non ci si avvicina al buddismo da giovani. Piuttosto con la ma
turità e dopo aver provato una grande sofferenza o essere entrati in contatto con un evento doloroso".
Senza il Dalai Lama, le predicazioni di Siddharta probabilmente non avrebbero conosciuto lo stesso successo in Occidente. "Oceano di Saggezza", come viene chiamato dai tibetani, è una figura carismatica, "icona pop" e terzo leader più popolare al mondo dopo Barack Obama e Angela Merkel. A livello religioso, rappresenta soltanto una delle tante scuole e correnti di questa fede. Il leader tibetano arriverà oggi a Parigi per ricevere la cittadinanza d'onore dal sindaco Bertrand Delanoe con la solita coda di polemiche. La Cina ha comunicato la sua "ferma opposizione" a questa onorificenza e non è previsto nessuno incontro con rappresentanti del governo.
In Francia, uno dei portavoce del buddismo più famoso è Matthieu Ricard, definito "uomo più felice del mondo", dopo test neurologici effettuati da un'università americana. Con ì suoi libri venduti in tutto il mondo, accredita l'idea che tutti possano aggiungere la pace dei sensi grazie all'arte della meditazione.
Eppure, il Dalai Lama tende a
scoraggiare il proselitismo."Non si può cambiare religione come sì cambia una pettinatura - dice il premio Nobel perla pace - E'meglio che ognuno segua la propria fede tradizionale.
Conosco dice, degli occidentali che hanno abbracciato il buddismo e adesso hanno una gran confusione in testa, peggio di prima". Il buddismo piace anche perchè è più pragmatico che dogmatico, con rituali molto flessibili."Sei sicuro dinon essere buddista domanda il lama Norbu Khyent in libro appena pubblicato da Feltrínelli. Molti di noi, è la tesi, pos-ono applicare inconsapevolmente i quattro "sigilli" della verità buddista.
- "La Francia è un caso a parte" commenta Claudio Cardelli, presidente dell'associazione Italia-Tibet. Nel nostro paese la fase dì espansione del buddismo sembra essersi fermata dopo il boom degli anni Novanta. L'Unione buddisti conta 60mila adepti anche se i frequentatori saltuari di lezioni, ritiri, workshop sono molti di più e ogni volta che il Dalai Lama viene richiama le folle. Due anni fa, le sue lezioni sulla "Via della Pace" avevano riempito il Palasharp di Milano. Il nostro paese ha invece una lunga tradizione di orientalistica e di studio del buddismo. Il grande studioso ed esploratore, Giuseppe Tucci, diceva spesso: "Diffido di queste mode di guru del giorno d'oggi, diffido e se qualcuno viene da me a chiedere consiglio, io gli dico che è inutile il pellegrinaggio in India, che tanto vale andare nei nostri luoghi di ascetismo, sul monte La Verna di San Francesco, dai trappisti".
Nell'Istituto Lama TzongKhapa di Pomaia, vicino Pisa, il primo che ha aperto in Italia nel 1977, i visitatori continuano ad essere centinaia ogni mese. "Abbiamo sempre tutte le stanze piene e molti dei nostri incontri sono già tutti esauriti" dice il monaco Raffaele Longo. L'unico problema riguarda il "gompa". La sala meditazione del centro è stata completamente distrutta da un incendio il 27 dicembre scorso. Ma nel centro le tante attività, riunioni, e preghiere procedono comunque. "Vogliamo costruire un gompa ancora più bello e per questo stiamo raccogliendo fondi" racconta Longo che sta ricevendo aiuti anche dall'estero. Si sono fatte avanti personalità come il cantante Franco Battiato o lo scrittore Alejandro Jodorowsky. Uno dei maestri dell'istituto, il lama Zopa Rinpoche, ha scritto un messaggio sul significato dell'incidente. "Penso che ciò che è successo all'Istituto è un segno d'auspicio, è il segno che avete superato tutti i problemi con questo fuoco rovente". Alcuni oggetti si sono miracolosamente salvati: statuine di Budda e testi sacri. I monaci del centro li hanno ritrovati tra le ceneri, intatti.


DA LA STAMPA SABATO 6 GIUGNO 2009



LA STORIA

Carlo Grande

IL MISTERO DELLE NUVOLE SENZA NOME

Immense e minacciose svaniscono senza scaricare la LempebIa
I meteorologi non sanno dire come si formano e perché

Chi le ha viste dice che sono immense, cupe, irreali, formano grandi onde che sembrano sfiorare i tetti delle case per scaricare sull'umanità chissà quale tempesta. Nuvole che sembrano un burrascoso mare capovolto, che incombe sulle teste dei pochi che finora hanno avuto la ventura di vederle comparire: gli abitanti di alcune cittadine inglesi (da Snowdonia alle Scottish Highlands), ma anchepersone che abitano villaggi all'altra estremità del mondo, nella lontanissima Nuova Zelanda. Qualcuno, racconta il "Daily Mai", le ha segnalate anche sul Mare Artico, vicino alle coste della Groenlandia.
Erano cinquant'anni che a una nuvola non si dava un no-me nuovo. Le nubi fantasma sono state battezzate in fretta e furiadalla Roy l Meteorological Society, che le ha chiamate "asperatus", dal latino "tempestoso", "ruvido", "ac-cidentato". Ma un nome rico-nosciuto dall'intera comunità scientifica non ce l'hanno an-cora, perché gli studiosi non sanno spiegarsele: nessuno sa come si formino e perché; l'unica cosa sicura è. quello che si vede nel cielo: curve ca-otiche, turbolente, michelan-giolesche, come le volute 4e1-l'olio e dell'aceto quando si mescolano.
ogni volta sembra che stiano per scatenare il finimondo, poi si disperdono'e tutto finisce nella calma. Dobbiamo preoccuparci? La credibilità della vicenda resta ancora da dimostrare, il fenomeno fa pensare ad esempio alle scie chimiche che inquietano i cittadini di tutto il mondo.
Tra i meteorologi non mancano gli scettici a oltranza: le "asperatus" potrebbero essere un fenomeno ingigantito dal fatto che oggi tutti hanno una macchina fotografica digitale e un sito web su cui mettere in circolazione le informazioni. Magari, ipotizzano, erano state già osservate in passato, ma semplicemente nessuno le aveva ancora immortalate.
"Abbiamo cercato di identificarle e classificare tutte le im magini delle nubi che abbiamo ripreso - spiega Gavin Pretor
Pinney, fondatore della Cloud Appreciation Society - ma sem
bra che queste non rientrino in nessuna categoria e, quindi, comincio a pensare che si tratti di un tipo davvero unico di nubi".
Alcuni esperti chiederanno dunque all'Organizzazione Mondiale Meteorologica delle Nazioni Unite di Ginevra di considerare la possibilità di inserire queste nuove, strane nuvole, nell'International Cloud Atlas, come è in uso tra i mete-orologi di tutto il mondo. Vero è, segnalano altri studiosi, che in zone montuose le forme delle nuvole sono sempre così varie da rendere possibile, in particolari condizioni anche di luminosità, il verificarsi di morfologie molto spettacolari. Di più non si può dire, per il momento.
O forse sì, ma si entra nella dimensione (altrettanto degna, ma non scientifica) della "nimbologia fantastica e relativa", quale appare ad esempio nelle cinquanta freschissime e meravigliose pagine di nubi, nebbie, caligini e foschie scritte nel "Nuvolario" di Fosco Maraini, viaggiatore e orientalista.
Con un sorriso quasi Zen, Maraini fece una sua personale e originalissima catalogazione di nuvole: parlò di "Graffi"
e "Ragnatele", ovvero di nubi "che si formano nelle giornate serene e rimangono immobili, altissime, quasi un soffitto del cielo. Non si sa bene da dove vengano e dove vadano, né, francamente, a cosa servano". Descrisse anche le "Matrone", "nubi che prendono consistenza nelle aure ben nutrite e un po' fiacche del meriggio, forse troppo cariche di spole, di profumi agresti, di leni dolcezze carnali".
"Tutto merita di essere visto con un sorriso sulle labbra, - concludeva Maraini - per ristabilire l'equilibrio fra le cose". Il padre della scrittrice Dacia Maraini, grande alpinista, era convinto che "il più serio, scrupoloso e fecondo apporto alla scienza sia un temperato dileggio". Come avviene nell'opera "Le nuvole" di Aristofane. Il suo era un invito a guardare le cose perenni, che stanno oltre l'attualità.
Nella World Meteorological Organization (www.wmo. ch) esiste in ogni caso una commissione che si occupa di nubi: vedremo come si pronunceranno, se veramente nelle "asperatus" c'è qualcosa di nuovo.


DA L'UNITA' SABATO 6 GIUGNO 2009

FOGLIETTONE

FEDERICA FANTOZZI

Nella tenuta di Yasnaya Polyana i pomi della Val di Non amati dallo scrittore devastati dalle gelate. Il pronipote chiede aiuto al Trentino che si mobilitas per il ripopolamento.

IL LUNGO VIAGGIO DELLE MELE DI TOLSTOY

Se è vero Che la via per conquistare il cuore di un uomo passa per il suo stomaco, può ben darsi che la via per un accordo economico-commerciale tra regioni passi attraverso un cesto di mele. Qualcuna in più, per essere esatti: sono 500 le giovani piante di melo che dalla Provincia autonoma di Trento hanno volato fino al governatorato russó di Tula. Con un nobile scopo: ripopolare la tenuta di Yasnaya Polyana fondata da Lev Nikolaevic Tolstoj, poi dichiarata patrimonio storico dell'umanità e considerata simbolo di pace e di armonia tra l'uomo e l'ambiente.
Tutto comincia nel 1903. Quando l'autore di Guerra e pace e Anna Karenina, dopo aver fondato un movimento ecologico ante litteram, acquista un giardino di 40 ettari dove piantare personalmente 8500 alberi di cui 7900 di melo. Sarà il buen retiro del romanziere, che vi trascorse gli ultimi anni di vita dedicandosi alle attività contadine, ed è ora lì sepolto. Le sue ricerche di mercato lo spingono a scegliere per il frutteto i Pomi della Val Di Non, patria trentina di frutti "croccanti e aromatici": sono`resistenti al freddo e ricchi delle vitamine necessarie a tenere lontane malattie come scorbuto e pellagra. Nel 1928 il monumentale parco a 160 chilometri da Mosca diventa patrimonio dell'umanità: aperto al pubblico insieme alla casa museo di Tolstoj, attira 300mila visitatori annui.-
Nel 2006, l'Sos.ll direttore di Yasnaya Polyana nonché pronipote dello scrittore, Vladimir Jlic Tolstoj, 47enne moscovita di professione giornalista, viene invitato come relatore a un convegno a Trento sulla biodiversità. Arriva in Sud Tirolo anche con uno scopo preciso: chiedere aiuto. Dopo oltre un secolo di onorata carriera, la maggioranza delle piante è morta. Le gelate hanno devastato il meleto. Non più golden dalla polpa pastosa, rosse dolciastre, verdi renette acidule. Solo arbusti spogli e rami sterili. Tolstoj Junior espone il problema al circolo Arci e al presidente della Provincia Lorenzo Dellai: il giardino va ripopolato, subito. Russia e Italia hanno già fatto un pezzo di strada insieme, èvenuto il tempo di rendere stabile la collaborazione.
Il progetto parte, con l'aiuto della Coldiretti. L'istituto agrario di San Michele fornisce consulenza: le mele scelte a suo tempo da Tolstoj erano di varietà "austroungarica", adesso la selezione è più ampia. Si cercano sponsor e finanziatori interessati all'export versò Tula. Si organizza un convegno sul tema: "Lev Tolstoj, il meleto di Yasnaya Polyana e la riscóperta dei suoi rapporti con il Trentino".
Un mesetto fa Dellai è andato a Tula. A firmare l'accordo di cooperazione commerciale ma anche culturale con il governatore della provincia russa, Dmitrievitch Dudka. E a zappare il suolo dove piantare due piccoli meli inaugurali (agli altri 498 penseranno gli abitanti del governatorato) . "Abbiamo gettato il seme di un'amicizia che spero fruttuosa - è stato il bucolico commento di Dellai - Si conferma così che il mercato premia chi sa vendere meli e non soltanto mele...".




DA IL RESTO DEL CARLINO SABATO 6 GIUGNO 2009

L'editoriale

UN VOTO INTELLIGENTE

di PIERLUIGI VISCI

LA PARTECIPAZIONE al voto marca la qualità democratica di un Paese e dei suoi cittadini. Non è un dovere, è un diritto. In questo senso siamo inattaccabili: tra i popoli europei e di democrazia occidentale, siamo quelli che votano di più. Lo faremo anche questa volta. Si dirà: ma di Europa si è parlato poco o niente, non capiamo perchè e per cosa dobbiamo votare. Per mandare a Strasburgo una settantina di signori, molti dei quali politici logorati o da consolare con pensionamenti dorati, che si segnaleranno per le assenze in cambio di lauti stipendi e benefit. Forse.
Evitiamo le ipocrisie: di Europa si è parlato poco nei 27 Paesi dell'Unione che oggi e domani (Olanda e Gran Bretagna con un paio di giorni d'anticipo) voteranno come noi. Dappertutto hanno dominato i temi di politica interna (la crisi del governo di Gordon Brown non poteva essere ignorata dai cittadini di Sua Maestà) e non può essere diversamente per un voto che è comunque politico. E che da noi rappresenta un test popolare di verifica per Silvio Berlusconi, a un anno di distanza dalla schiacciante vittoria del centrodestra dopo il disastroso biennio prodiano. Un test sui risultati del governo pur in presenza della gravissima crisi economica mondiale e della recente tragedia dell'Abruzzo, passando attraverso la grintosa soluzione dell'emergenza rifiuti di Napoli e della Campania. Berlusconi lo definisce un referendum sulla sua leadership: prende un rischio, sicuro che il viaggio dì nozze con gli italiani continua. Nonostante un gossip, spesso volgare ed eccessivo, trasformato da privato in politico. Un test per il Pdl, passato da cartello elettorale a partito. E per i rapporti con la Lega, alleati sì fedeli, ma fermamente impegnati al sorpasso nelle regioni padane. Sarà un test per ìl Pd, che dopo la sconfitta elettorale del 2008 è precipitato in una crisi profonda. Con lotte intestine, con l'acuirsi di una crisi di valori tra le due anime - gli ex Ds e l'ex Margherita - del nuovo partito, con un crollo di leadership drammaticamente evidenziato dall'uscita di scena di Walter Veltroni dopo la debacle sarda e la surroga commissariale di Dario Franceschini. Un segretario che, al momento, non assicura alcun futuro. I banchi di prova più significativi saranno i rinnovi comunali a Bologna e Firenze, "feudi rossi", dove la vittoria al primo turno non è assolutamente scontata. Non può non essere un voto politico per l'Udc di Pier Ferdinando Casini, che lotta disperatamente per un centro che in un sistema bipolare diventa anacronistico. Per un Di Pietro che ha raccolto il testimone della defunta (in Parlamento) sinistra radicale e che fa più concorrenza al Pd che all'"odiato" Cavaliere. E per tutta quella galassia di partiti di sinistra e di destra che tentano di risorgere col proporzionale.
C'è quanto basta per votare. Meglio se con intelligenza.




DA IL RIFORMISTA SABATO 6 GIUGNO 2009



SMS MAIL


TURARSI IL NASO DALLA DC AL PD
Caro direttore, una volta ci si turava il naso votando per la De, adesso per il Pd. Non so se ridere o piangere, oppure se piangere dal ridere.
FRANCO MESSERI

TURARSI IL NASO E L'INTELLETTO
Caro direttore, lei scrive: "E non aveva altro perché da troppo tempo il centrosinistra italiano non ha la forza, l'intelletto e il coraggio di riscrivere totalmente i suoi codici di interpretazione dell'Italia moderna". Analizziamo: non è che "non ha", attualmente, non può. Fin-ché le oligarchie politiche/eco-nomiche, culturali/sindacali, amministrative/finanziarie, cre-deranno di poter conservare il loro potere basandolo sullo scontro, continuo, aspro, vio-lento e socialmente perverso, delle rispettive truppe, la situa-zione resterà bloccata. L'unica speranza non può essere l'ana-grafe.
MORENO LUPI

IO NON MI TAPPO IL NASO
Non mi tappo il naso, una signi-ficativa batosta forse sarà la cura necessaria alle lotte interne e all'arroganza di convincere l'e-lettorato che basta una malde-stra donzella di 18 anni per mantenere lo status senza una briciola di proposta politica. Franceschini si tiri da parte e la-sci ai seri e preparati uomini del Pd il futuro che verrà, con la speranza che non sia, nostro malgrado, troppo tardi.
VENANZIO NATTA

CHI SI TAPPA IL NASO SUL PREMIER
Credo non sia mai avvenuto che la stampa internazionale (tedesca, francese, americana, spagnola) abbiano criticato in modo tanto convincente il presi-dente del consiglio italiano sotto il duplice profilo della pochezza morale della sua condotta e della sua incapacità politica e tecnica di guidare il Paese. Ciò riflette l'antico giudizio, più che giustificato, che l'attuale primo ministro non è adatto a guidare il Paese. Come è possibile pretendere che un'opposizione in Italiaprescinda da questo giudizio? E questo il pensiero E questo il pensiero del Riformista? Non si dovrebbe invece continuare a diffondere l'idea che l'attuale primo ministro deve cambiare modo di comportarsi se vuole decentemente rappresentare l'Italia?
Lucio Izzo

IL NASO RIFORMISTA
Caro direttore, condivido il suo invito, ma a queste condizioni. Abbiamo smesso di avere un popolo al nostro fianco e alle nostre spalle da condurre. La Lega e Forza Italia/Pdl operano con un forte tasso di ideologia (leggasi idee forti e sogni da realizzare), e il voto o ha questa connotazione, o altrimenti la rincorsa al rifonnismo inteso come pratica giorno per giorno e senza grandi obiettivi, continuerà ad ucciderci.
GIROLAMO ARCIUOLO

IO FORSE VOTO MA A OCCHI APERTI
Caro direttore, le confesso che ero impreparato al "turiamoci il naso". Se il Pd era nato con l'obiettivo di rappresentare oltre il terzo dell'elettorato e oggi si trova a chiedere ancora il voto utile significa che una buona fetta di donne e uomini ha deciso da tempo di non respirare quell'aria "malmostosa". Ha senso oggi chiudere gli occhi, foss'anche per mancanza di alternative? I dirigenti del Pd non saranno in grado di capire né una sconfitta né una vittoria, come non sono stati in grado di decidere quale dose di sinistra moderna andava iniettata nel nuovo partito. Rimarranno circondati da Repubblica, Cgil, Chiesa e SuperCav, con l'aggravante di un probabile arretramento progressista europeo. Non mi turo il naso, tengo gli occhi aperti e non mi illudo: il blocco sociale che sostiene Berlusconi, pur con evidenti crepe, è ancora disposto a sostenerlo. Al momento mi riservo la Libertà di votare a Sinistra, poi se qualcuno da lunedì saprà rimboccarsi utilmente le maniche ne sarò fe-lice: è grottesco sentire il premier dire che i dati del governatore Draghi non sono veri.
LUCA MANGONI

IO NON VOTO PERCHÉ NON POSSO
Non posso votare Berlusconi perché è mille miglia lontano dai miei valori ideali e politici, dalla mia cultura e dal mio senso del diritto e dello Stato. Non posso votare il Partito democra-tico che non mi dà alcun affida-mento per un sano riformismo laico e liberale. Non posso votare Casini perché la sua rincorsa clericale non è neppure degna della tradizione della balena bianca. Non posso votare Di Pietro perché detesto il giusti-zialismo, il populismo e la de-magogia. Non posso votare la Lega perché non ho nulla a che fare con il localismo e I'etnofo-bia. Non posso votare le destre che mi sono congenialmente estranee. Non posso votare "Si-nistra e libertà" e i Comunisti perché avverso le tendenze che hanno impedito la nascita di una sinistra riformatrice in Italia. Non posso votare i pannelliani perché il culto della personalità e il vittimismo sono la caricatura del radicalismo laico e liberale. E non mi posso neppure turare il naso, come aveva detto Salvemini nel 1953 ancor prima di Montanelli, perché ho un gran raffreddore, e resterei soffocato. Quindi mi asterrò. Conosco il disvalore dell'astensione. Ma la mia non è un'indicazione politica: è solo la fedeltà alla mia coscienza.
t.e. MASSIMO TEODORI



SMS


PENSIERINO
Gli specchi servono a riflet-terci o a nasconderci?
Dall'amica della notte

PANSA/1
Carissimo direttore ho trovato il leader del centrosini-stra... Giampaolo Pansa.
Bruno Lucca

PANSA/2
Questa campagna elettorale mi ha nauseata! I1 mio digestivo è sempre Pansa. Grazie di esistere,
Marzari

FOTO
Ho visto le foto di Berlusconi nella sua villa. C'è pure uno col mitra, sembra la festa di uno spacciatore sudamericano. Sono una donna che ha sempre votato a destra e sono una cattolica vera, ma oggi sono indignata, offesa e certamente non voterò per quest'uomo.
da www.ilriformista.it


PDL
Credetemi: anch'io 45enne che nella Prima Repubblica leggeva Montanelli e votava Partito Liberale, voterò la mia parte Pdl turandomi oltre che il naso altre recondite parti del corpo. Non era certo questo il centrodestra liberale, laico, riformatore che ho sperato agli albori della seconda Repubblica (la s minuscola non è un errore).
Massimo Tavecchio

SOBRIETÀ
La condotta pubblica e pri-vata di un Primo Ministro è testimonianza di valori ed esempio per i cittadini. Non si tratta di moralismo. Io, e immagino tanti altri, cerchiamo con fatica di educare la prole al valore del sa-crificio e del merito. Lottare contro le tv commerciali che propinano modelli deca-denti passi pure, ma quando il paladino del disvalore di-viene l'uomo cui abbiamo affidato le redini del Paese che cosa racconto io ai miei figli? Questo è uno scoglio insuperabile con cui alle ur-ne dovrò fare i conti. E mol-ti amici di centrodestra la pensano come me. Vedremo se si riuscirà a richiamare la nostra classe dirigente ad un comportamento più sobrio.
Marianna

SOLLAZZI
Ma avete visto le foto del Cavalier Casoria (in arte Berlusconi) nella sua villa? Noi siamo in crisi nera e lui si sollazza con veline atterrate con voli di Stato pagate dai nostri soldi.
Precario

PD/I
Se avete a cuore le sorti del Pd vi dovete augurare che le-elezioni europee riducano il partito sotto la soglia del 20%. Solo una sconfitta elettorale di queste dimen-sioni può consentire la pos-sibilità di ripartire con un gruppo dirigente completa-mente nuovo e con una linea politica decente! Se invece Franceschini prende il 25% ce lo teniamo sicuro per altri 4 anni.
Giampaolo

PD/2
Voterò Partito democratico, ho deciso. Questo governo e questo premier sono inde-centi.
Mauro P.

MILLS
Lei dice "Il Pd si è lanciato su Noemi perchè non aveva altro". Peccato che invece aveva la condanna di Mills che ha intascato soldi da Berlusconi per dire falsa te-stimonianza. Tutti i giornali si affannano a parlare di Noemi per dare buone pos-sibilità di difesa a Berlusco-ni. Perchè non insistono sul risultato di quel processo 'che inchioderebbe il pre-mier?
D'Alfonso

RADICALI
Non ho bisogno di turarmi il naso. Anzi, desidero liberar-lo. Voterò per i Radicali. Sa-ranno presenti (non assen-teisti) e si batteranno per quello in cui credono, a co-minciare dai diritti umani. Una batosta al Pd potrà for-se servire a costringerlo a quel radicale cambiamento di cui necessita e di cui scri-vono Polito, Mambo e Pan-sa.
Lichene

AMBIENTALISTA
Niente o quasi dovrebbe riguardarci quanto la salvaguardia del pianeta e la tutela dell'ambiente.
Claudio







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6 GIUGNO
Nasce a Lubecca Thomas MANN, ideologo della "Rivoluzione conservatrice" tedesca nelle sue "Considerazioni di un impolitico" (6/6/1875)



IDEOLOGI POLITICI DEL XX SECOLO


MARTIN LUTHER KING


(Atlanw, 15/1/1929 - Memphis, 4/4/1968)
Ideologo e leader, dal 1955, del movimento per la conquista dei diritti civili dei neri d'America. Guidò le rivolte pacifiche e le marcie di preghiera su Washington. Nel 1964 fu insignito del premio Nobel per la pace. Assassinato da un fanatico.





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REGULAE JURIS

Una striscia di regole del diritto………

per chi il latino l’ha studiato e lo sta studiando e per chi non l’ha studiato c’è la traduzione

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Mater pro filia dotem dare non cogitur nisi ex magna et probabili causa, vel lege specialiter expressa. l. 14 C. de jure dot. 5, 12.
La madre non può essere obbligata a dar la dote per la figlia se non per forti e legittimi motivi, o per legge speciale.

Necessariae impensae dotem minuunt. ULP. l. 5 pr. D. de impensis, 25, 9.
Le spese necessarie diminuiscono la dote.

Nisi matrimonii oneribus serviat, dos nulla est. TRPH. l. 76 D. de jure dot. 23, 3.
Se la dote non serve ai pesi del patrimonio è nulla.

Nulla lege prohibitum est, universa bona in dotem marito foeminaln dare. l 4, C. de jure dot.
Non vi è legge che vieti di poter la donna portare al marito tutti i suoi beni.

Profectitia dos est, quae a patre vel parente profecta est de bonis vel facto eius. ULP. l. 5, ib.
Dote profettizia, è quella derivata dal padre o da altro ascendente, dai beni o dal fatto di questi. (Avventizia, è quella costituita dalla moglie o da un terzo senza riguardo al padre).

Res quae ex dotali pecunia comparatae sunt, dotales videntur. l. 54 de jure dot.
Si considerano dotali le cose che furono comperate con denaro dotale. (Nel senso che alla moglie compete l'Azione Utile sussidiaria per la rivendicazione delle medesime).

Scimus, favore dotium antiquos juris conditores severitatem legis saepius mollire. l. ult. C. ad senatus Con. Vellej. - PAU. l. 85 de R. J.
E' noto che a favore delle doti gli antichi giuristi spesso han temperata la severità della legge.

Ubicunque matrimonii nomen non est, nec dos est,. ULP. l. 3 D. de jure dot. 23, 3.
Dove non è il nome di matrimonio, non v'è dote

Edited by isabella - 6/6/2009, 23:27
 
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DA IL SOLE 24 ORE DOMENICA 7 GIUGNO 2009


LETTERE

RISPONDE SALVATORE CARRUBBA


Valutare, che stress
Mi riferisco alla lettera "Chi seleziona' i dirigenti pubblici", pubblicata sul Sole 24 Ore del 4 giugno. Il ministro Renato Brunetta ha ben chiaro che per guarire il corpo malato della pubblica amministrazione bisogna partire dalla testa. Proprio per questo punta a valorizzare e responsabilizzare la dirigenza. Come? Introducendo finalmente metodi seri di valutazione dei risultati.
E da lì che potrebbe innescarsi un circuito virtuoso.
Marcello Clarich

Che un esperto come Marcello Clarich confermi la serietà degli sforzi del ministro Brunetta è confortante per tutti. E importante creare consenso intorno all'obiettivo di valutare i dirigenti (ma anche gli altri funzionari pubblici, come insegnanti, giudici e magistrati): qualche giorno fa, il presidente di una Regione italiana mi confessava dí non essere riuscito a far approvare una legge regionale che avrebbe innovato sull'abitudine di distribuire "a pioggia" la parte variabile del salario dei dirigenti, per premiare invece chi avesse fatto meglio. Lo spauracchio di valutare ed essere valutati aveva saldato l'opposizione dei dirigenti stessi, dei sindacati e, guarda guarda, della classe politica locale (senza distinzione di parte). Del resto, che valutare, ossia premiare il merito e sfuggire all'appiattimento, in Italia sia difficile è confermato dalla lettera che segue.

Docenti umiliati
Tempo di scrutìni! La valutazione degli alunni e in particolare la valutazione finale, espressa mediante un voto o un giudizio, è una delle funzioni più importanti che gli insegnanti sono chiamati a svolgere. E' il frutto del lavoro di osservazione, controllo e verifica svolto dal docente durante tutto l'anno scolastico. Pertanto la valutazione finale degli alunni è una delle espressioni più significative della
professionalità di un docente. Purtroppo in molte scuole succede che gli insegnanti, per uniformarsi alla deleteria prassi buonista della promozione concessa a tutti o quasi, o più semplicemente perché sottoposti a pressioni più o meno esplicite da parte dei dirigenti scolastici, in sede di scrutinio finale modifichino verso l'alto, più o meno "spontaneamente", la loro proposta di voto finale. Si tratta di un comportamento che svilisce la professionalità di un docente, che in questo modo rinnega il risultato del suo lavoro di un intero anno!
Vincenzo Puglia e-mail

Rifiuti a Palermo
Vivo a Palermo da quasi vent'anni e non avevo idea che il fenomeno dell'evasione della Tarsu fosse così grave, e non sapevo nemmeno dell'uso improprio dei fondi. Quello che sapevo è che il servizio di igiene e di raccolta rifiuti funziona a Palermo con evidenti differenze da quartiere a quartiere. Non intendo il fatto ovvio che i quartieri periferici possano essere meno curati rispetto al centro, mi riferisco piuttosto all'anomalia di questa città in cui la ricca borghesia non vive nel centro storico. Il risultato di questa anomalia è che via Notarbartolo (condominii anni 70 costruiti grazie alle concessioni edilizie dell'era Ciancimino) è pulitissima, mentre le vie più centrali vengono spazzate una volta a settimana quando va bene.
Vito Chiaramonte Palermo

Italia multicolore
A chi tocca decidere se l'Italia debba essere o meno una società multiculturale? Sono ventenni e trentenni che devono fare l'Italia del futuro.
La generazione dei giovani italiani per costumi, gusti e comportamenti è già multiculturale.
Lettera firmata



LA MANO VSIBILE


Ricetta pensioni?

Spaghetti in salsa cilena


Gli ultimi botti di campagna elettorale, in Italia come nel resto d'Europa, hanno svariato sugli argomenti più vari. Grandi assenti, purtroppo, sono risultati i temi più importanti per il futuro dell'Europa, tra i quali quello del sistema pensionistico, ormai indilazionabile visto il progressivo invecchiamento della popolazione.
In Italia, mentre il governatore Draghi aveva nella sua Relazione annuale lanciato l'allarme sul tema della sostenibilità dell'attuale struttura, il governo, per bocca di Berlusconi e Tremonti, ha dichiarato che l'odierna configurazione va bene così com'è, nonostante I'Ocse calcoli che le passività future siano pari al 200% del Pil, la spesa pensionistica si aggiri sul 15% del Pile la Commissione Ue preveda che nel nostro paese tra pochi decenni per ogni lavoratore ci sarà un pensionato. Eppure, la via della riforma ci sarebbe e lo ha ricordato qualche giorno fa in Italia Josè Pinera, l'inventore della riforma pensionistica cilena da tutti invidiata.
Nel 1981, infatti, la previdenza del paese sudamericano fu completamente privatizzata e, a 28 anni di distanza, rimane il più grande successo mondiale in fatto di pensioni.
Ogni lavoratore dipendente cileno ebbe la possibilità di uscire dalla previdenza pubblica e di versare il 10% dei propri salari in conti pensionistici privati amministrati da società in concorrenza tra loro, conosciute come Administradora de Fondos de Pénsiones, poste sotto una supervisione governativa che ha imposto una politica d'investimenti prudente. Raggiunta l'età pensionabile, il lavoratore poteva scegliere se ritirare i soldi, farsi dare una rendita oppure continuare a lavorare e accumulare risparmi. Lo schema contemplava anche una quota per un'assicurazione sulla vita e una per gli infortuni, nonché l'intervento dello stato per chi non riusciva a raggiungere una pensione minima (e tale intervento costa solo l'l% del Pil). Ad oggi, più del 95% dei lavoratori cileni hanno optato per il sistema privato al posto di quello pubblico (e chi rimane sono solo ì dipendenti anziani che non hanno cambiato all'inizio). Il Cile si è trasformato: è diventato il paese più prospero dell'America Latina con ritmi' di crescita medi del 4-5% annui negli ultimi 25 anni; il tasso medio di rendimento dei risparmi investiti nei fondi pensionistici privati è stato in 28 anni del 9% in più dell'inflazione e tale percentuale comprende i ribassi dovuti alla crisi dei mercati azionari del 2007-2009. Otto milioni di Cileni sono iscritti aì Fondos e custodiscono gelosamente i loro "libretita" di risparmio. Altri 2,7 milioni dì cittadini hanno optato per l'assistenza santaria privata al posto di quella pubblica; il governo ha potuto contare su un costante surplus dì bilancio e la borsa di Santiago è l'unica del globo che rispetto a un anno fa abbia guadagnato, dopo che negli ultimi 20 anni era cresciuta del l.800% (!)
Decine di governi, soprattutto in America Latina, Asia ed Europa Centrale (da ultima, l'anno scorso, la Romania) hanno cominciato ad imitare l'esempio cileno, ivi compresa la prudente e socialdemocratica Svezia, che dal '98 permette di versare il 2,5% del salario in fondi simili a quelli cileni con grande soddisfazione dei beneficiari, tanto che si sta ora pensando dì portare tale limite al 3,5 per cento. Che sindacalisti e politici continuino a nascondere la testa nella sabbia non risolverà i problemi: d'altronde, gli struzzi non sono noti per essere i pennuti più intelligenti del creato.


DA DOMENICA

Il SOLE 24 ORE



Le virtù dell'uncino invisible


I pirati dei secoli scorsi applicavano la teoria economica di Adam Smith: per garantire il successo delle loro imprese si erano dati una governance fatta di regole certe e condivise
di Giorgio Barba Navaretti

I comandanti delle 20mila navi che ogni anno 'solcano il golfo di Aden scrutano l'orizzonte con l'ansia di essere attaccati da un manipolo di pirati somali. Ma come riconoscerli? I corsari moderni non usano più la mitica Jolly Roger, la bandiera nera con teschio e ossa incrociate bianche, un simbolo ben noto agli equipaggi dei bastimenti mercantili che incrociavano gli oceani nei secoli scorsi. Forse meglio, penserete. A parte qualche episodio cruento, quasi tutti gli ostaggi dei pirati somali sono sopravvissuti. Solo morte e distruzione, invece, poteva seguire all'avvistamento del teschio bianco in campo nero...
Errore! La Jolly Roger lasciava una via di scampo. Significava, arrendetevi, mollate il bottino e non vi sarà torto un capello. Già, ma come credere a quelle ciurme di spietati bugiardi? Invece, avreste potuto fidarvi, perché le azioni dei pirati erano guidate dalla mano invisibile dell'uomo economico di Adam Smith, anzi, dall'uncino invisibile. Così si intitola il bel libro di Peter Leeson (The Invisible Hook. The Hidden Economics of Pirates, Princeton UniversityPress) che analizza i fondamenti economici dell'apogeo dell'epoca piratesca, a cavallo tra il Seicento e Settecento e secondo il quale molte delle azioni e delle prassi dei corsari sono riconducibili al comportamento razionale che ancora oggi governa (almeno in parte) i mercati.
Perché fidarsi della Jolly Roger dunque? Perché ai pirati non conveniva far troppi danni. Una resistenza degli abbordati, per quanto debole, poteva comunque danneggiare le navi, causare perdite negli uomini e rovinare il bottino: costi inutili. La Jolly Roger mandava un messaggio chiaro e induceva gli arrembati a non far resistenza. È' l'esempio di quello che la teoria economica moderna chiama signal-ling, un segnale che riduce l'asimmetria informativa nelle transazioni tra due controparti.
Per essere credibile il segnale della Jolly Roger doveva fondarsi su una solida reputazione. Come riuscivano quelle bande di anarchici a essere disciplinate nel nome dell'uncino invisibile? Possibile che a nessuno tra loro venisse voglia di far fuori qualche vittima? In realtà quelle bande erano regolate da una governance che farebbe invidia alla più sofisticata corporation.
Ogni spedizione aveva una Costituzione interna, approvata all'unanimità da tutto l'equipaggio, che definiva norme di comportamento, sanzioni e regole per come dividersi il bottino. E la minaccia era credibile: i predati che si ribellavano non avevano scampo.
E noto che fin dai tempi dei primi bucanieri la navigazione corsara era governata da regole precise, spesso democratiche: il capitano era eletto a maggioranza. Ma non è chiaro come mai queste comunità si fossero date simili codici. Secondo Leeson la ragione era economica, l'invisibile uncino.
In una società che vive clandestina, al di fuori della sovranità di uno Stato e delle sue istituzioni, un sistema di regole è necessario per perseguire l'interesse comune del massimo profitto. L'elezione democratica del capitano impediva che questi abusasse del suo equipaggio. L'antitesi di quanto avveniva sulle navi mercantili, che avevano un padrone e dove un comandante autocratico, protetto dalle leggi e dai tribunali dello Stato, aveva potere totale sui suoi uomini. Al di fuori dello Stato, la cupidigia dei capitani poteva essere contenuta solo dai checks and balances di un sistema elettorale.
Limitati i poteri del comandante, cosa garantiva che la ciurma non si ribellasse e che ognuno lavorasse in modo cooperativo all'obiettivo finale? Intanto la distribuzione relativamente egualitaria del bottino (il comandante aveva in genere due o tre parti in più di quelle che toccavano al semplice marinaio), il divieto del gioco e di portare a bordo donne o ragazzi riducevano le occasioni di litigio. Inoltre il comportamento deviante era sanzionato in modo piuttosto brutale: il taglio del naso e delle orecchie', la pena capitale o il 'marooning' ossia l'abbandono su un'isola deserta con un po' d'acqua e una pistola con due colpi in canna: vedi Jack Sparrow in Pirati dei Caraibi. E ancora regole precise per evitare esternalità indesiderate sui compagni: vietato fumare sotto coperta; vietati gli schiamazzi da ubriachi dopo una certa ora. Codici da cantone svizzero!
Infine, era prevista la costituzione di un "bene pubblico" da cui un membro della ciurma veniva escluso in caso di comportamento deviante: una cassa comune, finanziata dai proventi del bottino, che permetteva di indennizzare i marinai feriti, una sorta di assicurazione sull'invalidità, che riduceva anche la tentazione di defezionare e sottrarsi ai rischi di un arrembaggio.
Il fatto sorprendente è che questo sistema di regole emerse a poco a poco con la consuetudine delle spedizioni corsare, già con i primi bucanieri all'inizio del 1600 e non fu imposto da una qualche autorità superiore. Diventare corsari era infatti una scelta con ragionevoli fondamenti economici. Seguire la vita clandestina significava avere la possibilità di guadagnare molto di più che nella marina mercantile, lavorando in condizioni migliori. Se lo stipendio medio di un marinàio a cavallo tra il '600 e il '700 variava tra 15 e 33 sterline all'anno, una buona stagione da corsaro poteva rendere oltre mille sterline.
Per questo motivo in quell'epoca nei Caraibi la popolazione dei pirati contava oltre duemila persone, tra il l0 e il 20 percento di tutti gli addetti della Royal Navy.
I codici dei pirati, insomma, stabilivano regole chiare che permettevano di cooptare nuovi adepti in iniziative che assomigliavano alle moderne cooperative, in antitesi all'autarchia dei "capitani padroni" dei regolari bastimenti mercantili. Naturalmente, l'uncino non aveva per oggetto la lecita compravendita di beni ma il furto. Tuttavia questi atti erano governati da regole dettate da motivi economici e coerenti con il comportamento razionale degli individui. La storia dei pirati ci ricorda che qualunque attività criminale organizzata, dalla mafia, fino al terrorismo può essere debellata solo minandone i fondamenti e le motivazioni economiche che ne giustificano l'esistenza. I pirati del golfo di Aden hanno semplicemente scelto il modo migliore per sopravvivere in un angolo del mondo con un clima infame, uno Stato inesistente, sconquassato da guerre tra bande e dove l'oro del commercio mondiale scorre quotidianamente sotto i loro occhi.
Quali codici governino le loro azioni non è chiaro. Ma certamente per gestire decine di navi, centinaia di ostaggi- che devono rimanere vivi e in buona salute - e negoziare riscatti milionari avranno regole di condotta complesse e coerenti con la natura economica della loro attività. Sarebbe interessante studiare se sono le stesse messe a punto dai loro antenati quattro secoli fa.


UNA TESTA UN VOTO
NIENTE DONNE E GIOCHI D'AZZARDO


Codice delle navi del Capitano
Bartholomev Roberts che comandava una squadra di 4 navi con 508 uomini, circa nel 1720.


I Ogni uomo ha un voto per decidere
gli affari correnti, uguale diritto alle
provviste a euipuò attingere a
piacere ameno che la scarsità renda
necessario per il beneficio di tutti un
razionamento

II Ogni uomo, se froda la compagnia
per un valore di almeno un dollaro in
metalli, gioielli o moneta, sarà punito
con il marooning

III A nessuna persona è permesso il
gioco delle carte o dei dadi

1V La luce delle candele deve essere
spenta alle otto di sera

V Le pistole e i fucili devono essere
puliti e pronti per il servizio

VI Donne e ragazzi non sono
ammessi a bordo. Un uomo trovato a
sedurre gli uni o le altre o che li
portasse in mare travestiti verrà
condannato a morte

VII Abbandonare la nave in battaglia
è punito con la morte o il marooning

VIII Ogni disputa tra gli uomini può
essere risolta a riva per mezzo della
spada o della pistola

IX Se in servizio un uomo dovesse
essere ferito o perdere una parte del
corpo avrà diritto a ottocento dollari
dalla cassa comune e per ferite minori,
in proporzione

X Il capitano e il suo secondo
riceveranno due quote del premio. Gli
altri ufficiali una e mezzo o una e un
quarto. Tutti gli altri uomini una.

XII I musicisti si possono riposare il
sabato, ma in nessuno degli altri
giorni e notti a meno che non venga
loro eccezionalmente concesso



FOGLI DI STAMPA


Lunga vita al volantino!


Di Michela Catto
L e prime carte stampate con i caratteri mobili non furono quelle della famosa Bibbia delle 42 linee o mazarina, con il suo imponente testo disposto a due colonne su 1.286 grandi pagine in folio. Era un lavoro troppo complicato: 300 i caratteri necessari per l'impressione, 6 le presse utilizzate e 20 gli stampatori al lavoro. La prima carta stampata fu quasi certamente un foglio volante destinato a passare tra le mani di quasi tutti coloro che sapevano leggere e anche degli illetterati attraverso il passa parola. Il primo foglio volante di sicura datazione è la lettera di indulgenza concessa da papa Nicolò V al re di Cipro per coloro che avessero offerte per la lotta contro i Turchi, e risale 'al 25 ottobre 1454.
Un testo di grande rilevanza storica di cui esistono due distinte redazioni - di trenta e trentuno righe di stampa - impresse, non a caso, rispettivamente con il carattere della Bibbia delle 42 1inee e della Bibbia delle 36 linee. Aspetto che mette in luce l'originario rapporto tra la stampa delle grandi opere e di questi fogli di informazione immediata, propagandistica, giornalistica, burocratica o di servizio.
Questi piccoli o grandi fogli hanno talvolta cambiato la storia. Si pensi solo alle 95 tesi di Lutero del 31 ottobre 1517, o alla “Déclaration des droits de l'homme et du citoyen” del 26 agosto 1789. Più in piccolo si pensi alle grida, ai bandi, alle gazzette, alle proibizioni affisse alle porte dei luoghi, con forza di obbligare ognuno «come o se gli fosse intimato, et presentato' personalmente», per proibire le cose più svariate, come ordini sopra “biastemme” e giochi, o bandi affinché non si tirino melangoli, o rape, et ove, schizzi d'acqua, non si vadi ali' ortaccìo, né con meretrici la notte per Roma con arme o bolle contro “la simonia, la biastemma, la sodomia, il concubinato, il passeggiar per le chiese,etche ipoveri, etgli altri mendicanti non vi siano admessi mentre si celebrano i divini officii”.
A questa tipologia editoriale è dedicato il nuovo libro' di Ugo Rozzo che sin dal titolo - o
“La strage ignorata. Ifogli volanti a stampa nell'Italia dei secoli XV e XVI” - denuncia la scarsa importanza conferita a questo tipo di documentazione e lancia quello che egli definisce un vero manifesto per la ricerca e lo.studio sistematico dei fogli volanti italiani. La stampa di questi fogli - di diversa tiratura e grandezza - interessò tutti i tipografi, anche quelli passati alla storia per le prestigiose edizioni di classici della letteratura, come il veneziano Aldo Manuzio. Essi si riferiscono a contenuti diversi che è utile in parte elencare per mettere in luce -I'estrema diffusione e la rilevanza storica di questo materiale: lettere di indulgenza, documenti ecclesiastici ufficiali, moduli religiosi, preghiere, fogli illustrati popolari, calendari liturgici, talismani, testi profetici e apocalittici, cataloghi editoriali, documenti medico-scientifici, rivelazioni astronomiche e astrologiche, documenti storico-politici, amministrativi o economici, fogli musicali, o elenchi di carattere censorio (tutti ampiamente riprodotti per il valore tipografico e per permettere al lettore di verificare le affermazioni dell'autore). È' un materiale in grado di dare informazioni insostituibili su tutti gli aspetti della società del tempo e dei suoi protagonisti

Ugo Rozzo, «La strage ignorata. I fogli volanti a stampa nell'Italia dei secoli XV e XVI)), Forum, Udine, pagg. 248,



JUDAICA


Rapita, non convertita

di Giulio Busi

i1 caso è presto detto. Alle cinque del pomeriggio di una domenica d'aprile, gli sbirri "colle pistole ingrillate alla mano" irrompono nella casa del ghetto. Prendono Anna così com'è, con "l'abbito di cucina" e la trascinano fuori. I famigliari sono impietriti. Solo il padre cerca di reagire, ma con un'arma puntata al petto c'è poco da scherzare.
La carrozza vola al rione Monti e i portoni della Pia Casa già si chiudono dietro la nuova "ospite". Un rapimento bello e buono, ma si sa che, per difendere la vera fede, non si guardava allora tanto per il sottile. E il 1749 e su Roma pesa ancora la cappa della Controriforma.
Il delitto di Anna era di una specie piuttosto particolare. Probabilmente la ragazza aveva la colpa di essere carina, o per lo meno così era apparsa a un certo Sabbato Coenne, un ragazzotto del ghetto, che si era invaghito di lei. Uno squattrinato però, e un poco di buono che, per averla, montò l'intrigo. Andò dalle autorità ecclesiastiche e disse di volersi far cristiano. In dote alla nuova religione portava non solo la sua anima, che non doveva valere granché, ma anche quella della promessa sposa, Anna, appunto.
A quel tempo la Chiesa favoriva questo tipo di oblazioni. I neofiti potevano trascinare i loro congiunti, e soprattutto le mògli e i figli, nella giostra dell'abiura. Ma poiché anche nella Roma papalina si conservava una parvenza di legalità, le vittime venivano prima portate alla casa dei catecumeni per essere interrogate. L'esame doveva durare tredici giorni, ma si estendeva talvolta fino a quaranta. Una, quarantena, insomma, da cui i poveretti tornavano, se tornava
no, morti di paura.
Della sua peripezia di ordinaria violenza l'ebrea romana Anna del Monte ha lasciato addirittura un diario. O meglio, a consegnare la narrazione ai posteri è stato suo fratello, di nome Tranquillo, un personaggio in vista della comunità giudaica alla fine del Settecento. Sulla storicità dell'evento non c'è alcun dubbio.
Non è chiaro però quanto Tranquillo del Monte ci abbia messo di suo, limando e riscrivendo, dopo la morte di Anna, vuoi
per gusto letterario, vuoi per desiderio d'imbastire una storia esemplare.
Nel prologo si racconta come il manoscritto autografo, andato smarrito, sia riapparso quasi per miracolo nelle mani di un robivecchi e sia stato poi messo in bella grafia, forse per prepararne la stampa. Lo spirito rivoluzionario lambiva anche Roma, e Tranquillo pensò probabilmente di cogliere la buona occasione. Di lì a poco, però, la Restaurazione avrebbe fatto dimenticare anche il diario del rapi mento. A pubblicare il testo fu, negli anni Ottanta, Giuseppe Sermoneta, in una edizioncina divenuta introvabile. Marina Caffiero riprende ora questo documento unico nel suo genere, e lo inserisce nella vicenda piuttosto ingloriosa della propaganda conversionistica cattolica del secolo XVIII. Allora gli ebrei dell'Urbe, stretti in un angolo dal potere temporale pontificio, resistettero come poterono. Con coraggio ma anche, almeno a giudicare da quanto racconta Anna, con una buona dose di ironia. Le pagine più belle sono quel le in cui la giovane ebrea descrive i maldestri tentativi fatti per convincerla ad abiurare: "E doppo tre ore e più di predica se ne andarono in Malora".
"Ruuhare le anime. Diario di Anna del Monte ebrea romana" a cura di Marinna caffiero, Viella, Roma paggg. 188 Euro 22,00



DA IL CORRIERE DELLA SERA DOMENICA 7 GIUGNO 2009


Notizie
in 2 minuti

Primo piano

Voto: affluenza in calo
Voto per le Europee e le Amministrative: seggi aperti fino alle 22. Ieri affluenza in calo per le Europee: intorno al 17,8 per cento, quasi 3 punti in meno rispetto al voto del 2004.

Voli e sicurezza del premier:
il caso al Copasir

Il Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza)-accerterà la correttezza nell'uso dei voli di Stato e l'adeguatezza della protezione del premier. L'iniziativa dopo che i parlamentari Pdl nel Copasir hanno posto la questione: se invece dell'obiettivo di un fotografo si fosse trovato nel mirino di un fucile a cannocchiale?

Marcegaglia: ricreazione finita
si torni ai problemi veri

"Adesso, che è finita questa campagna elettorale, è finita anche la ricreazione e vogliamo che la politica torni ad occuparsi dei problemi veri". Lo ha detto la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.

Focus
Povere biblioteche nazionali.

Gli stanziamenti dello Stato per le Biblioteche nazionali centrali di Roma e Firenze sono un ventesimo di quelli per la Bibliothèque nationale (BnF) di Parigi: per la sola gestione, 4,5 milioni l'anno i contro i 100 francesi.

Esteri
Obama: monito sul nucleare
a Iran e Corea del Nord
Il presidente Obama in Normandia parla di nucleare: le attività della Corea del Nord sono state "estremamente provocatorie" e un Iran dotato dell'arma atomica sarebbe "estremamente pericoloso".

Scontri in difesa della foresta:
decine di morti in Perù
Sfociati nel sangue in Perù gli scontri tra indigeni che difendono la foresta amazzonica e la polizia. Almeno 33 le vittime. Sarebbero stati uccisi anche l0 poliziotti sequestrati dagli indios.

Cronache
Airbus, recuperati i primi corpi
Recuperati cadaveri nell'Atlantico vicino al luogo in cui si pensa si sia inabissato 1'Airbus dell'Air France, scomparso una settimana fa.

Economia
Luce e gas in calo: le famiglie
risparmieranno 107 euro

Ribassi in arrivo per le bollette di luce. e gas: dal primo luglio le tariffe del metano dovrebbero calare del 9,5% e quelle elettriche del 2,1. Lo prevede Nomisma Energia che stima per il trimestre luglio-settembre un dsparuno annuo per le famiglie di circa 107 euro.

Cultura
Giordano: vincere lo Strega cambia la vita

Lo scrittore Paolo Giordano racconta e si racconta: così è cambiata la mia vita dopo la vittoria allo Strega. Un manuale di sopravvivenza, una confessione più personale che letteraria.

Spettacoli
Lirica, Woody Allen regista:
M'ispiro al cinema italiano

Woody per esordire nella regia lirica ha scelto l'unico Puccini comico, il Gianni Schicchi. Dice: "E' il "mio" Puccini. Riletto pensando alla commedia all'italiana di Germi e di De Sica".

Sport
Gp di Turchia: Vettel in pole

Ferrari sesta e'settima
Sebastian Vettel su Red Bull in pole nel Gp di Turchia, davanti alla Brawn Gp di Button. In terza fila la Ferrari di Raikkonen, con il sesto tempo, davanti a Massa. Gara oggi alle 14.

Italia-Irlanda dei Nord 3-0
Gli azzurri hanno battuto per 3-0 l'Irlanda del Nord in amichevole a Pisa.



ELZEVIRO


BENNY LEVY,

L' ANTI - NICHILISTA



di BERNARD-HENRI LÉVY

I suoi scritti postumi su Lévinas

Un Socrate ebreo che mette a nudo la propria parola

Come parlare di Dio dopo Nietzsche? Come parlarne, due secolì dopo la Critica kantia-
na, filosoficamente? Logos o Talmud? Linguaggio greco o ebraìcor E se la pratica della filosofia fosse, prima di tutto; un'arte del palinsesto? 'Cosa pensare, in tal caso, della scrittura sepolta che i filosofi degni di questo nome instancabilmente correggono? Cos'è un debito? Perché la gratitudine, nell'ordine' del pensiero, vale più della fedeltà? ' Cosa deve Lévìnas a Sartre? E Sartre a Lévinas? Come mai toccò a un certo Pierre Vietor, che ancora non era ridiventato' Benny Lévy, farsi , agente di collegamento fra i due?
Cos'è un maestro? Cosa ispira di più, in un pensiero, il concatenamento delle sue ragioni o il suo soffio? Se la risposta è, come sembra, il soffio, come non concludere che le grandi dottrine sono sempre letteralmente ansimanti? Che la lettura è anche respirazione?una buona lettura è dunque o una questione di soffio o, al contrario, di asfissia? Che si ha torto, nella storia delle opere, di tenere a mente soltanto ciò che è compiuto, i testi riusciti, le piste seguite fino in fondo e che sfociano in concetti ben formati? Infatti, sono almeno altrettanto interessanti, ricchi di senso e di posterità, gli abbozzi, gli appunti abbandonati, gli umili tremolii dei testi, le strozzature, gli scarti che il pensiero allontana da sé per avanzare.
Che ne è del volto: il visibile dei tratti o una traccia che svanisce? Cosa voleva dire, Lévìnas, quando confidava a Derrida: me ne infischio dell'etica, m'interessa soltanto la santità? E quando confidava a uno dei suoi discepoli: tutta la filosofia del mondo può riassumersi nella sola e unica proposizione della “Repubblica”, quella in cui Platone stabilisce che il Bene è al di là dell'Essere? Sono queste, fra molte altre, alcune delle domande che attraversano Lévinas: “Dieu et la philosophie” (Verdier , un libro postumo di Benny Lévy che - come altri testi che seguiranno e che la vedova Léo Lévy sta sistemando con una precisione nella pietà che suscita ammirazione - è nato dal seminario che tenne a Gerusalemme negli ultimi anni della sua troppo breve vita.
La stampa quasi non ne parla, ed è un peccato. Poiché le 470 pagine del libro non sono soltanto la migliore introduzione al luminoso pensiero di colui - Lévinas - che fu il nostro maestro comune, ma anche un'opera di filosofia vivente firmata Benny Lévy, un nome di cui ancora non si è misurato il peso specifico che ha avuto nel secolo. Parlo naturalmente del XX secolo. Il secolo di 'ferro e di sangue, l'età delle tenebre che ha visto spegnersi, di volta in volta e insieme, i lumi della Ragione, la fede nella Filosofia e la fiducia in una Storia che dovrebbe dare senso alle nostre vite.
Quella di Benny Lévy è un'opera rara, essenzialmente orale, dove un Socrate ebreo mette a nudo la propria vivida parola strofìnandola con quella della compagnia di discepoli che lo scortarono nella sua ultima avventura. E dove nell'ardore di questa interlocuzione, lungo le ventitré sedute di una purificazione dell'intelligenza e dello spirito, nell'ardore di una scalata verso l'essenziale e verso l'Unico, il cui solo veicolo era l' «accanimento nelle parole”, affila, arrota, martella la lama delle proprie risposte a quello che non chiamava nichilismo, ma gli assomigliava singolarmente.
Superare il nìchìlìsmo? Scongiurarne l'impasse? Liberarsene? Tentare di comprendere quali siano i mezzi (teorici, pratici) di cui disponiamo quando decidiamo di non rassegnarci ai pensieri deboli, pietosamente moralizzanti, minimi, che pretendono di portare un rimedio alla devastazione? I miei lettori cominciano a saperlo: ai miei occhì.questo è più che mai l'unico compito che sia valido per il pensiero. Ebbene, oggi li informo che avranno difficoltà a trovare, nel mezzo di questo cammino, nella foresta oscura che è l'ignoranza contemporanea e dove, come dice il Poeta, la retta via sembra perduta, miglior guida e miglior conforto dei libri occultati di Benny Lévy

Traduzione di Daniela Maggioni



DA LA REPUBBLICA DOMENICA 7 GIUGNO 2009



Tana di burocrati o crogiolo del futuro del Vecchio continente?

Siamo andati a vedere come funziona Il Parlamento dl Strasburgo che stiamo per eleggere



Conta e conterà sempre di più. Anche se offuscato dalla potenza mediatica di governi e Commissione europea, l'Europarlamento incide sul futuro dei cittadini del Vecchio continente, mezzo miliardo di persone. E' qui, tra le aule di Strasburgo e di Bruxelles - le due sedi dell'unica assemblea multinazionale del mondo - che ogni giorno si incontrano e scontrano partiti, lobby, interessi politici ed industriali delle diverse nazioni. E chi prenderà più voti a livello continentale tra socialisti e cristiano-democratici, le due principali famiglie politiche dell'Unione, avrà in mano le chiavi di questa sterminata attività legislativa che passa dai mercati finanziari alla protezione dei consumatori, dalla tutela del lavoro alle libertà civili. Contando sulle alleanze coni gruppi minor - a destra e sinistra - influenzerà la politica europea spaccata tra diverse visioni del mondo e dell'Unione. Peccato che il grande pubblico non lo sappia. Colpa dei partiti che confinano la campagna elettorale a sfide e polemiche interne. Il grande cruccio di chi viene eletto a Strasburgo è sempre lo stesso: la visibilità.
Molti parlamentari, anche dal nome altisonante, scompaiono dai radar dell'informazione. Stritolati dalla morsa.
Da un lato l'ingombrante ruolo dei governi, che decidono le materie su cui l'Europa deve legiferare (Consiglio Ue); dall'altro la Commissione, che su mandato delle capitali sforna le proposte normative che conquistano le pagine dei giornali. Ma dal momento della gloria mediatica a quello dell'approvazione definitiva di una direttiva Ue, trascorrono diversi mesi di negoziati consumati nelle aule del Parlamento europeo, che ha il potere di respingere, emendare o approvare i progetti legislativi.
Passaggi determinanti che spesso passano inosservati. Nell'ultima legislatura, ad esempio, su molte leggi passate al vaglio dell'Europarlamento (in totale 404) sono andati in scena scontri titanici. Come nel caso di Reach, il regolamento sui prodotti chimici, delle direttive ambientali (la nuova Kyoto), o delle indagini sui voli Cia. In pochi lo sanno, ma questi dossier sono stati gestiti da parlamentari italiani, protagonisti assoluti sul palcoscenico europeo.
Gli eurodeputati rappresentano 183 partiti politici raggruppati in sette gruppi: cristiano democratici, socialisti, liberali, verdi, comunisti, destra ed euroscettici. Saranno loro ad incidere sul nostro futuro, sin dai primi giorni del la prossima legislatura, quando avverrà la nomina del nuovo presidente della Commissione europea. In pole position per la riconferma il portoghese José Manuel Barroso, conservato
miro del Partito popolare europeo (lo stesso di Berlusconi, Merkel e Sarkozy). Lo sceglieranno i governi, ma sarà Strasburgo a promuoverlo o bocciarlo. E l'esito di questo voto è subordinato alla vittoria elettorale del Ppe. Ma se a trionfare saranno i socialisti, a Bruxelles potrebbe arrivare un riformista.
La posta in palio è altissima: basti pensare alle critiche che hanno colpito la Commissione Barroso per la gestione dei mesi che hanno preceduto la crisi economica (liberismo eccessivo) e per la sistematica sottomissione alle grandi capitali, piegate agli interessi di breve termine della politica (una Commissione forte può dettare, e non subire, l'agenda politica continentale).
Insomma, con la vittoria alle europee si mettono le mani su un'istituzione protagonista di una costante presa di potere iniziata nel 1958. Allora i parlamentari erano 142, venivano nominati direttamente dai governi e avevano un ruolo consultivo. Poi l'Europa si è progressivamente allargata, i deputati sono aumentati fino alla vera rivoluzione: le prime elezioni a suffragio universale dell'eurocamera di trent'anni fa (1979).
Da allora i suoi poteri sono cresciuti. Oggi i parlamentari Ue sono 736, di cui 72 italiani, e su quasi tutte le materie - eccezioni di rilievo agricoltura e politica estera - negoziano alla pari con governi e Commissione. A dicembre, poi, dovrebbe entrare in vigore il nuovo Trattato di Lisbona, erede della defunta Costituzione europea, che estenderà il potere decisionale di Strasburgo ad agricoltura, pesca, immigrazione, spazio e sport, andando a coprire tutte lev oci di spesa dell'Unione europea.


DA IL RIFORMISTA DOMENICA 7 GIUGNO 2009


PREMIO POLENA

Questa settimana il "Premio Polena" per l'articolo più interessante va a Fiamma Nirénstein con "Il vero ostacolo: il mondo musulmano non è quello che il presidente Usa dipinge" pubblicato sul Giornale di venerdì 5 giugno 2009.
Scrive Fiamma Nirenstein che sarebbe bello vivere nel mondo disegnato da Obama al Cairo: un mondo senza conflitti tra islam e cristianesimo, e con un tratto comune fondamentale tra le due civiltà, rappresentato dalla tutela dei diritti umani. Purtroppo però non è così. Prima di tutto, sostiene la Nirenstein, la storia dei diritti umani è saldamente ancorata all'Europa e agli Usa, non certo a uno o più paesi
orientali. In secondo luogo la storia delle due culture è sempre stata conflittuale, e mentre le nostre masse lo hanno dimenticato quelle islamiche ne fanno invece la bandiera di ogni giorno. E anzi la strategia dei terroristi è proprio quella di tenere vivo lo scontro, con lo scopo fondamentale di emarginare l'islam moderato.
Obama sbaglia a negare l'esistenza dello scontro; sarebbe invece più opportuno offrire aiuto concreto ai paesi arabi moderati Conclude Fiamma Nirenstein: solo la battaglia dei moderati contro gli estremisti potrebbe confederare l'islam in un sogno di pace.
II testo completo dell'articolo è disponibile su www.ilriformista.it e su www.polena.net


SMS


VOLI DI STATO/1
Un aereo di Stato non si nega a nessuno, nemmeno a Giuliana Sgrena. Paga Pantalone.
Watson

Voli di stato/2
Voli di stato abusati. Accusati e accustori, così fan tutti. Puritani.
Non firmato

VOTO LAICO
Vota radicale perché è l'unico voto laico, libertario e socialista per affermare i diritti umani e sociali.
Bruno

COSTUMI
Pais che vai, usanza che trovi.
Claudio

FOTOGRAFI
Chissà perché Zappaddu passa per un eroe mentre Fabrizio Corona viene considerato un farabutto. Eppure i due fanno le stesse cose.
Roberto

TEODORI
Ho letto la mail di Massimo Teodori: scrive che si asterrà. Non mi sembra una gran notizia. Me ne farò comnunque una ragione. Perché non si fa un partito come se fosse un abito su misura?
G. Donnini

FASTIDIOSO
Scusi, curatore della pagina mail-sms del Riformista, ma i miei sms sanno fastidio?
Spk

SCOOP?
El Pais pubblica le foto di Villa Certosa. Nessuna novità, solo il Cav. e molte topolanek.
Potemkin

PERDITE
A Franceschini per assorbire le perdite servono i Pampers, altro che Noemi.
Bellavista

ASSULTANATI?
Gli elettori di Lega e Pdl sono degli assultanati?.
Kaka

GATE CAMPANI
Casoria-Gate, il pelo nell'uovo. Benevento-Gate, la trave nell'occhio. Ipocriti.
Non firmato

CASTE
Il nostro Paese è un insieme di caste. Sono le tante caste che con i ricatti elettorali impediscono il rinnovamento della nostra Italia. Tutte queste caste si reggono su privilegi assurdi e anacronistici. Bisogna finirla una volta per sempre.
Gianvito Caldararo

SEPARAZIONI
Alzato all'alba, partito per Rimini in treno, letto il "caro" Riformista. Per me è una settimana storica, ho divorziato da mia moglie in tribunale, ora mi separo dal Pd nell'urna... ci vediamo dopo Franceschini.
Giuliano Novelli

CONSENSO
Irrilevante chi vince, nessunc avrà mai la forza di rinunciare al consenso per fare quelle cose necessarie eobbligatorie utili al progresso della Nazione. Fateci caso, tutti i leaders e relativi sottopancia parlano sempre di progressc dello Stato, mai di quello del: Nazione. Per loro, è il potere dello Stato che conta non 1a guida della Nazione.
Nikita




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7 GIUGNO
Muore a Laon Jean BODIN, ideologo della
moderna monarchia assoluta, autore nel 1576 de "I sei libri della repubblica" (7/6/1596)


IDEOLOGI POLITICI DEL XX SECOLO


GIORGIO ALMIRANTE

(Salsomaggiore, 27/611914 - Roma. 22/5/1988)

Redattore di "Dottrina Fascista" fino al 1945. Fondatore e segretario (dal 1969 al 1987) della Destra Nazionale politica ("Movimento Sociale Italiano"). Promosse l'elaborazione di un nuovo sistema politico conciliatore col titalitarismo e la democrazia.




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REGULAE JURIS

Una striscia di regole del diritto………

per chi il latino l’ha studiato e lo sta studiando e per chi non l’ha studiato c’è la traduzione

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Profectitia dos est, quae a patre vel parente profecta est de bonis vel facto eius. ULP. l. 5, ib.
Dote profettizia, è quella derivata dal padre o da altro ascendente, dai beni o dal fatto di questi. (Avventizia, è quella costituita dalla moglie o da un terzo senza riguardo al padre).

Res quae ex dotali pecunia comparatae sunt, dotales videntur. l. 54 de jure dot.
Si considerano dotali le cose che furono comperate con denaro dotale. (Nel senso che alla moglie compete l'Azione Utile sussidiaria per la rivendicazione delle medesime).

Scimus, favore dotium antiquos juris conditores severitatem legis saepius mollire. l. ult. C. ad senatus Con. Vellej. - PAU. l. 85 de R. J.
E'noto che a favore delle doti gli antichi giuristi spesso han temperata la severità della legge.

Ubicunque matrimonii nomen non est, nec dos est,. ULP. l. 3 D. de jure dot. 23, 3.
Dove non è il nome di matrimonio, non v'è dote.
Dubium, vide Ambiguum.

Edited by isabella - 7/6/2009, 21:24
 
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DA IL FOGLIO LUNEDI' 8 GIUGNO 2009


Gli italiani battono la cristi con feste Nutella & champagne

RICCHI 1 Secondo la classifica di Forbes, le star più pagate e potenti del mondo sono Angelina Jolie, Oprah Winfrey, Beyonce e Madonna. Sia Winfrey (275 milioni di dollari guadagnati negli ultimi 12 mesi) che Madonna (100 milioni) hanno incassato più della Jolie (27 milioni di dollari in un anno). La moglie di Brad Pitt, però, è stata la più paparazzata, la più richiesta e la più cuccata su internet. Quinto posto in classifica per il golfista Tiger Woods, seguono Bruce Springsteen, Steven Spielberg, Jennifer Aniston, Brad Pitt e Kobe Bryant. Tom Cruise, negli ultimi anni sempre ai primi posti, è scivolato in 20esima posizione. Tra gli sportivi ci sono i due milanisti David Beckham (28esimo) e Ronaldinho (55esimo); tra i nuovi arrivati Alec Baldwin, Meryl Streep, Toby Keith e il presidente Usa Barack Obama (49esimo). Dalla classifica sono usciti Justin Timberlake, Jennifer Lopez, Johnny Depp e Tyra Banks. Nella Celebrity 100 Power List non ci sono italiani (ElmarBurchia, Corriere.it 4/6).

RICCHI 2 Per pagare tutti gli stipendi di Trigoria, nella prossima stagione l'A.S. Roma sborserà almeno 77,097 milioni di euro. Il compenso di Rosella Sensi è di 1,1 milioni di euro, quello della sorella Silvia di 250mila. Il direttore tecnico Bruno Conti e il dirigente sportivo Daniele Pradè guadagnano in totale 650mila euro. L'allenatore Luciano Spalletti incassa 3,6 milioni, lo staff tecnico (sei persone) 1,8 milioni. Gli ingaggi più ricchi della squadra sono: Francesco Totti, 10 milioni di euro; Daniele De Rossi, 7,6 milioni; Philippe Mexes, 4,8 milioni; Julio Baptista, 4,5 milioni; Juan, 4,5 milioni; Mirko Vucinic, 4 milioni; Alberto Aquilani, 3,9 milioni; Simone Perrotta, 3 milioni; Vincenza Montella, 2,7 milioni; Jeremy Menez, 2,3 milioni; Matteo Brighi, 1,4 milioni; Simone Loria, 1,2 milioni; Marco Motta, 1,1 milion (Alessandro Angeloni, Il Messaggero 216).

RICCHI 3 Britney Spears ha speso 350mila dollari per rimettersi in forma. La cantante americana si è sottoposta a un nuovo intervento al seno e a diverse sessioni d peeling, ha fatto iniezioni sparse di botox, ha iniziato un trattamento contro la cellulite e ha seguito il regime nutrizionale studiato per lei dal suo trainer (un professionista da 6.000 dollari al mese) (Liberonews.it 5/6).

RICCHI 4 Silvio Berlusconi ha speso 2,2 milioni di euro per revisionare la Jorning Glory, la barca a vela da 48 metri comprata nel 1999 da Rupert Murdoch (Ettore Livini, la Repubblica M)

POVERI 1 Secondo uno studio del centro ricerche Nielsen, in Italia nel 2008 sono aumentati i consumi consolatori. Il 60% dei connazionali fa la spesa al discount con la lista in mano per non rischiare di comprare cose non strettamente necessarie. I prodotti più acquistati sono farina, latte, uova, mortadella, pollo e tacchino. Il 34% dei consumatori prepara torte, pasta, pane a casa. Anche le feste per comunioni, battesimi, cresime e compleanni si organizzano soprattutto tra le mura domestiche: la vendita delle candeline ha registrato aumenti a doppia cifra, quella della Nutella è salita del 5,5%. Tengono bene solo champagne, paste e oli pregiati (Rita Querzé, Corriere della Sera 6/6).

POVERI 2 In poco più di due anni la vendita di prodotti a marchio della grande distribuzione è aumentata del 18%, passando dal 12,6% del 2006 al 14,9% del marzo 2009. Le vendite dei beni di marca sono scese dal 58,7% al 56,2% (A. Jacchia, A. Puato, Corriereconomia 116).



DA IL CORRIERE DELLA SERA LUNEDI' 8 GIUGNO 2009


Notizie

in 2 minuti


Primo Piano

Avanzano Lega e Idv

I primi risultati provvisori degli scrutini per il Parlamento europeo vedono in testa il Popolo della libertà (poco più del 31%), seguito dal Partito democratico (poco oltre il 29). Al terzo posto la Lega nord (11) davanti all'Idv di Di Pietro (7,7) e all'Unione di centro.

Ue, votanti al minimo storico
L'affluenza alle urne in Italia si attesta al 67 rispetto al 72,8 delle europee 2004. A livello europeo è stata del 43,24%, il minimo storico anche rispetto al 44,4% della media dei votanti calcolata tra il 2004 e il 2007.
Sardegna e Abruzzo: astenuti
In Italia le più alte punte di astensionismo si sono registrate in Sardegna (17%) e in Abruzzo per le elezioni europee. In questa regione ha votato il 25,76% (30,67% nel 2004). La provincia dell'Aquila, colpita dal terremoto del 6 aprile, è quella con la minore percentuale di votanti: 15,67% (33,11% nel 2004). A L'Aquila ben 3 su 4 cittadini non hanno votato.

Sinistra europea ko
Prima sconfitta in cinque anni per il premier socialista Josè Luis Rodriguez Zapatero; nuovo trionfo per i gollisti di Nicolas Sarkozy, mentre in Germania la Cdu della cancelliera Merkel si conferma la prima formazione, ma perde 6,3 punti rispetto al 2004; i socialdemocratici della Spd registrano un nuovo minimo storico.

Esteri
Padre Mario con gli indios

Padre Mario Bartolini, 70 anni, di Ascoli Piceno, della congregazione dei passionisti, da 30 anni nella selva amazzonica, si batte contro la deforestazione delle multinazionali. Il religioso è a fianco degli indios che si oppongono ai decreti di sfruttamento dell'Amazzonia e che sono sfociati nel massacro di due giorni fa. 11 religioso ora dice di rischiare l'espulsione dal Perù.

Cronache
Aereo: recuperati 17 corpi

Sono 17 i corpi recuperati dei passeggeri del volo Air France Rio-Parigi precipitato nell'Atlantico una settimana fa. Trovati pezzi di un ala e del resto del velivolo e centinaia di oggetti. Nella zona del ritrovamento (640 chilometri a nord-est dell'arcipelago di Fernando de Noronha, sulla costa settentrionale del Brasile) si trovano 5 navi brasiliane e una fregata francese.

Difende una ragazza, ucciso
Massimo Ferraresi, 34 anni, operaio, è stato ucciso con una coltellata mentre cercava di difendere una ragazza che, vittima di ripetute aggressioni da parte del suo compagno, si era rifugiata in un bar. L'accoltellatore, David Bisella, 42 anni, di Castelmassa (Rovigo), è stato arrestato. E' accaduto a Ferrara.

Cultura
I "debiti" del mito greco

Il mito greco è debitore dell'Egitto, il cristianesimo del mito greco: nel mondo delle religioni e delle credenze, che coinvolgono masse sterminate di persone, nulla è totalmente nuovo. Lo scrive Luciano Canfora, commentando il I volume del "Mito greco", appena uscito per Meridiani Mondadori.

Spettacoli
Ghostbusters 3: videogame

Sarà distribuito a metà giugno in tutto il mondo il terzo capitolo sugli acchiappafantasmi. L'autore è lo stesso del primo film prodotto 25 anni fa, Dan Aykroyd, "ma questo Ghostbusters - dice Aykroyd - non sarà un film, ma un videogioco. Non ho trovato a Hollywood un produttore disposto a girare il film".

Sport
F1, Button anche in Turchia
Gp Turchia, trionfa la Brawn di Jenson Button: per l'inglese è la sesta vittoria stagionale. A Istanbul precede le due Red Bull-Renault dell'australiano Mark i Webber e del tedesco Sebastian Vettel" Quarto Trulli (Toyota). Sesto posto per la prima e unica Ferrari finita a punti, quella di Massa. Raikkonen nono.



Pubbiico&Privato di Francesco Alberoni


Le doti dei bravi manager (non tutti superpagati)

Negli ultimi tempi l'immagine del manager è peggiorata. Tutto è cominciato con la crisi finanziaria americana quando si è saputo che i dirigenti delle grandi banche che hanno portato alla rovina i loro clienti avevano stipendi da milioni di dollari e nel fallimento si erano assegnati buonuscite incredibili. Esemplare il caso della Lehman Bróthers, ma più grave quello della Aig che aveva ricevuto finanziamenti dallo Stato che i suoi manager hanno utilizzato per concedersi premi favolosi. Ma anche in Europa e in Italia si è visto che, durante la crisi, di solito le retribuzioni e i premi dei top manager delle grandi imprese non sono stati toccati mentre gli altri lavoratori, insegnanti, impiegati, operai, artigiani, precari che già guadagnavano poco, si sono im-poveriti o hanno perso il lavoro. Di qui una impressione di ingiustizia: i grandi manager sono sopravvalutati e non pagano per gli errori che hanno fatto.
A poco a poco, la stampa e le chiacchiere hanno esteso questa immagine di profittatori strapagati a tutti i manager, anche a quelli che non operano nella finanza, che guadagnano poco e che hanno sempre agito bene.
Mi sembra giusto ricordare al pubblico che bisogna distinguere fra la minoranza di top manager che guadagnano milioni di euro all'anno e la stragrande maggioranza dei manager che invece hanno retribuzioni modeste. Lo stipendio lordo medio dei dirigenti italiani si aggira sui 120.000 euro all'anno che, tolte le tasse, significa la metà. Inoltre essi sono stati falcidiati, più di altre categorie, dalla disoccupazione.
Ho lavorato con moltissimi dirigenti di imprese pubbliche e private in tutti i settori e mi sono reso conto che il loro mestiere è veramente difficile e impegnativo. Ti occupa la mente tutto il tempo, anche quando torni a casa la sera. Sei responsabile giorno per giorno del successo o dell'insuccesso del tuo settore o del tuo prodotto. Devi identificare e risolvere tutti i problemi: dalla ricerca, alla produzione, alla distribuzione, al profitto. Devi cercare di prevedere e fronteggiare le mosse della concorrenza, le variazioni del mercato e perfino evenienze fortuite come una nevicata. E devi essere un leader, saper motivare i tuoi dipendenti, convincerli, guidarli, formarli.
Sono qualità che richiedono intelli-genza, sensibilità, obiettività, rigore. Trovare un bravo manager è perciò forse la cosa più difficile e importante per il successo di una impresa.



DA IL SOLE 24 ORE LUNEDI' 8 GIUGNO 2009


L'istituto Marignoni di Milano, Tra la paura delle prove e i fidanzamenti "misti"
La maturità non si gioca sulla lingua
Macché integrazione, il "Il nostro problema più grande è l'esame di maturità!". I ragazzi dell'ultimo anno dell'istituto professionale per i servizi commerciali e turistici "Daniele Marignoni-Marco Polo" di Milano sono alle prese con la ripetizione del programma di italiano. Dopo cinque anni passati gomito a gomito sui banchi di scuola, stanno per lasciare il "nido". "L'esperienza in questo istituto multietnico gli sarà utile anche in futuro - afferma la preside Concetta Graziano -, loro rappresentano la nuova Italia". Lo dice sorridendo, e poi aggiunge: "Sa, tra queste mura sono nate moltissime storie d'amore "miste"".
La cosa non stupisce, se si pensa che su quasi 700 iscritti ce ne sono 350 di origini straniere. "Bisogna distinguere i nuovi arrivati da quelli che sono in Italia da molti anni o che spesso sono addirittura nati qui - sottolinea -. Le seconde generazioni hanno meno problemi, mentre chi arriva in Italia adesso deve affrontare il problema della lingua".
Per loro - e per i loro genitori - la scuola organizza nell'orario serale i corsi di italiano. "Soprattutto per i cinesi - spiega la preside - l'italiano è un problema. In casa parlano solo la loro lingua e le ore di lezione in cui sono "costretti" ad allenarsi con l'italiano sono troppo poche". Eppure l'anno scorso al "Marignoni" due ragazze cinesi si sono diplomate con 100 e 97 e adesso studiano economia all'università.
"Se hanno il permesso di soggiorno? Non lo so, non gliel'ho chiesto, e non ho intenzione di farlo - risponde la preside Graziano -. L'unico monitoraggio sui documenti dei ragazzi viene fatto quando si organizzano le gite scolastiche, solo in quel caso mi accorgo che a qualcuno manca o è scaduto
il documento".
Proprio in questi giorni molti studenti del "Marignoni" si stanno organizzando per le learning week: in 75 partiranno per Marina di Massa e in 25 andranno all'isola d'Elba. I corridoi del vecchio edificio in via Melzi D'Eril sono quasi deserti. Restano solo i professori alle prese con gli scrutini. "La valutazione non è centrata sulla lingua, cerchiamo di considerare il percorso degli studenti e il loro orientamento all'interno delle singole discipline". Non si sa ancora se ci saranno bocciati o se qualcuno non sarà ammesso all'esame. Nell'attesa, i ragazzi si torturano con il toto-tracce. Potrebbe uscire il tema su Obama, dice qualcuno. Un grande esempio di integrazione, e una speranza per loro.
Fr.Mi


DA LA STAMPA LUNEDI 8 GIUGNO 2009


LA STORIA

FABIO POZZO

GENOVA

Lo scrigno Una montagna di metallo prezioso che pesa diciassette tonnellate Valore: circa mezzo miliardo di euro
Il sacrario .Il governo di Zapatero sostiene che il relitto era "intangibile perché tomba di 250 concittadini

La guerra dei dobloni

La Spagna rivendica il tesoro di un galeone recuperato da una società americana
Un giudice della Florida le dà ragione: la nave era militare, quindi appartiene a Madrid


Se gli dirà bene José Luis Rodriguez Zapatero potrà mettersi in tasca 500 mila dobloni d'oro e d'argento. Non nella sua, naturalmente: il controvalore di questa fortuna, stimata in mezzo miliardo di euro, più o meno la metà di quanto stanziato quest'anno dal suo governo per gli incentivi al settore auto, andrà a rimpinguare le casse dello Stato spagnolo.
Un tesoro, nel vero senso della parola. Una montagna di metallo prezioso che pesa 17 tonnellate e che si contende il primato della maggior fortuna ritrovata in fondo all'Oceano con un altro forziere leggendario, quello scoperto nelle acque della Florida dall'antisegnano dei Rambo del mare moderni, quel Mel Fischer che nel 1985 ritrovò i resti del galeone spagnolo "Nuestra Senora de Atocha" naufragato nel 1622, e che si autostaccò - tanto valeva il bingo - un assegno da 400 milioni di dollari.
Anche in questo caso c'è di mezzo un relitto. Ma soprattutto, c'entra un giudice federale americano, Mark Pizzo, nativo di Tampa, dove esercita la sua attività. Il magistrato, infatti, l'altro giorno si è dichiarato "non competente" a decidere sulle sorti del tesoro, ma ha raccomandato la restituzione a Madrid in nome del principio della "immunità sovrana" della Spagna. Come sostiene Zapatero, trattandosi - il relitto - di una nave militare che batteva il vessillo spagnolo.
"Cigno nero"
Il galeone fu trovato nel marzo 2007 dalla Odyssey Marine Exploration, società di cacciatori di tesori con base in Florida. Nulla di romantico: Gregg Stemm, l'amministratore delegato è un ma-nager, e l'azienda è quotata al Nasdaq. Certo, il ramo d'attività è particolare: il ceo della Odyssey gestisce mezzi sofisticati, un esercito di uomini-rana e una lunga lista di consulenti storici che spulciano mappe, archivi, documenti ingialliti dal tempo.
Dunque, il relitto. I cacciatori americani l'hanno individuato in acque internazionali, a loro dire, libere da qualsivoglia giurisdizione; davanti alle coste del Portogallo, secondo Madrid, il cúi governo ha subito contestato la scoperta e rivendicato il tesoro. A insospettire c'è il fatto che i Rambo del mare non hanno voluto indicare il punto esatto. Nè il nome: hanno battezzato la nave "Cigno nero", dal simbolo inciso in uno dei dobloni recuperati.
Troppa segretezza. Il ministro della Cultura spagnolo è passato all'attacco, accusando i cacciatori di tesori d'appropriazione indebita di un ga-leone appartenuto alla Spagna: Gli americani hanno risposto picche, af-fermando di essere stati autorizzati dallo stesso governo alle operazioni di ricerca. Madrid ha replicato, soste-nendo che-il via libera è stato concesso per la caccia di un'altra nave, il "Sussex", unità della flotta reale inglese delle cui ricerche 1'Odyssey era stata incaricata dal governo di Londra. E ehe il galeone ritrovato è in realtà la fregata "Nuestra Senora de la Mercedes", affondata al largo delle coste portoghesi il 5 ottobre 1804 durante uno scontro con navi britanniche: trasportava - oltre a un mucchio d'oro e d'argento di proprietà della - Corona - 250 passeggeri e marinai.
Gli americani ("Pirati del 21 secolo", secondo Madrid) hanno trasferito i 500 mila dobloni in una località segreta negli Usa, proprio per anticipare póssibili azioni legali della Spagna. Che è ricorsa ai giudici. Il governo di Zapatero sostiene il principio dell'"immunità sovrana": la nave era militare, dunque di dominio dell'allora Corona, carico compreso. Una condizione che si conserverebbe anche dopo l'affondamento, sia in acque internazionali sia nelle acque territoriali di un altro Stato. E che troverebbe forza dal fatto che il relitto è "sacrario intangibile", trattandosi della tomba di 250 spagnoli. Odyssey s'oppone, sostenendo che se anche la nave fosse la "Nuestra Senora de la Mercédes", quest'ultima era in servizio commerciale e non militare.

Gli eredi
Un braccio di ferro, con l'ennesimo colpo di scena "Il magistrato di Tampa ha riconosciuto che il relitto e il suo carico appartengono alla Spagna - dice il ministro della Cultura, Angeles Gonzalez-Sinde - e ciò può costituire un precedente importante per altre future rivendicazioni". Perché nel frattempo gli spagnoli si sono fatti furbi: il ministero della Cultura ha affidato all'impresa Nerea Arquelogica Subacuatica, nata all'interno dell'Università di Malaga, il compito di "inventariare" i galeoni appartenuti alla Corona e affondati in tutto il mondo. Così da poter reclamare un tesoro che, secondo gli esperti, vale 116 miliardi di euro.
Il pronunciamento del giudice Pizzo è stato accolto con soddisfazione dagli eredi dell'ammiraglio Diego de Alvear y Ponce de Leon, ai cui ordini era la fregata. Secondo loro, Odyssey ha "derubato, oltraggiato e profanato la tomba dei nostri antenati". Gli stessi discendenti che, se verrà provato che il relitto è quello comandato dal loro avo, e verranno respinte le velleità di Zapatero, saranno indennizzati con parte del tesoro.


DA LA REPUBBLICA LUNEDI' 8 GIUGNO 2009


LUNEDÌ --------------EDMONDO BERSELLI


BASTA PSICANALISI NEL CONFESSIONALE

Avanti con il piano "salva sacramento": Papa Ratzinger vuole riportare la confessione al suo senso originario. Ha fatto capire che non deve sciogliersi in un rito liberatorio. Non può essere un surrogato della psicanalisi. Non ci si deve avvicinare a un confessionale con lo stesso animo con cui ci si accomoderebbe sul divanetto di un terapeuta. Se nella psicanalisi ciò che importa è sbrogliare transfert e proiezioni, individuando gli snodi edipici, le invidie del pene, i blocchi della fase sadico-anale, tutto ciò che impedisce lo sviluppo della personalità, il sacramento della confessione è molto più problematico e interessante perché va al cuore del problema. Altro che "complesso", qui ci troviamo di fronte al Peccato. E il peccato ha sempre riverberi eccitantissimi. Tanto per cominciare, il peccato non si descrive e non si analizza, ma si confessa, per l'appunto. La colpa è sempre dell'Io, non dell'Es. E poi, santo cielo: gli psicologi sono riusciti perfino a inventare la formula che se non si paga l'analista, l'analisi non riesce. Sono dolorosi misteri freudiani e junghiani. "Mentre la confessione, potrebbe aggiungere Ratzinger, almeno un vantaggio ce l'ha: che è gratis (et amore Dei, naturalmente).



DA L'UNITA' LUNEDI' 8 GIUGNO 2009

Concita De Gregorio

Diario

Filo rosso


Il prezzo della divisione

L'Europa vira a destra e non vota. Mai un'affluenza alle urne così bassa. In Italia meglio che altrove, tuttavia: sei su dieci. Poco più della metà degli italiani. E gli altri, l'altra metà? Basta, hanno esaurito il credito. Disamorati, disillusi, esausti. Stanchi di parole. Impoveriti e ingannati dall'illusione piccola così di poter vivere chiudendo le porte di casa, di guardare dentro e non più fuori, di pensare a campare e vadano tutti in malora tanto per me cosa cambia. La democrazia è un lusso, questo ci dice per prima cosa il voto di ieri. E' un bene prezioso che prospera dove non mancano pane, lavoro, sicurezza, casa. In assenza dei beni essenziali, in presenza di rabbia diffusa e di colossale stanchezza la democrazia diventa bene superfluo. Che se ne occupino gli altri, quelli che hanno tempo da perdere quegli stolti che ci credono ancora. Ecco il pericolo vero. Impoverire un paese, poi ingannarlo, poi piegarlo, poi ipnotizzarlo infine zittirlo fino a che non tace da solo. Fa silenzio, la metà del paese. È la prima sconfitta della politica.

La seconda lezione viene dall'altra metà, quelli che hanno votato. La cautela dei dati provvisori impone prudenza ma è chiaro che crescono nei due schieramenti i partiti della "rabbia sociale": il localismo xenofobo della Lega e il giustizialismo dell'Italia dei Valori. Due forme molto distinte e distanti di appello alle viscere dell'elettorato, agli umori facili da sollecitare e difficili, poi, da governare. Demagogia, populismo. Nel rispetto massimo di chi si riconosce nelle posizioni di Bossi e di Di Pietro - moltissimi italiani, moltissimi elettori di sinistra delusi dal resto dei partiti - si deve però osservare come il consenso raccolto dalle due ali "radicali" degli schieramenti sia un consenso di reazione e per così dire prepolitico, o meglio post-politico. Vedremo i flussi, ma è sensato pensare che molti degli elettori della Lega vengano dai delusi da Berlusconi e dagli orfani di Fini, sparito dalle schede, oltreché da una classe media e operaia spaventata dal fluttuare evanescente di quella che al Nord fu la sinistra. Gli elettori di Di Pietro sono certo antiberlusconiani in fuga dal compromesso, opposizione drastica non rappresentata dalla sinistra del confrontò (del compromesso) e non sempre, comunque, opposizione di sinistra in origine. La crescita di Lega e Idv parlano di un disagio nuovo in quel che resta del vecchio elettorato: un difetto di rappresentanza nelle case d'origine. La sinistra a sinistra del Pd paga il prezzo delle divisioni, un costo salatissimo e si spera ultimo pegno alla logica dei distinguo tra chi sia più puro. Divisi si perde.

Infine, le considerazioni principali: Berlusconi e Fini ballano sotto il 40, forse il 38, molto meno delle previsioni. Il Pd di Franceschini regge sopra il 26, assai più di quel che i profeti di sventura, dentro e fuori dal partito, si auguravano per calcoli meschini. È una bella speranza di crescita per un neonato dato per spacciato. Il cammino ora riparte da qui: verso quelli che se ne sono andati. Il Centro viaggia da solo. Quel che bisogna ritrovare a sinistra è l'unità. Poi ci sono i quattro su dieci che non hanno votato. La partita della democrazia si gioca a casa loro.



DA LA VOCE DI ROMAGNA LUNEDI' 8 GIUGNO 2009


Cronache Malatestiane

di Giuliano Bonizzato

QUANDO LA POLSTRADA FARA'

L'ALCOLIMETRO AI CICLISTI



Nella mia precedente Cronaca, parlando di Alfredo Oriani quale autore di un famoso testo dedicato all'elogio della bicicletta, simbolo di una riconquistata libertà, osservavo come, alla fine dell'ottocento, il velocipede fosse comunque soggetto a numerose restrizioni.
Il "velocipedista", infatti doveva munirsi di targa posteriore di riconoscimento, dare costantemente avviso del suo passaggio suonando il campanello e fermarsi, non soltanto "se un cavallo od altro animale al suo passaggio si adombrasse" ma anche alla semplice intimazione di un cocchiere!
Naturalmente, una volta uscito dalle mura cittadine, la libertà del ciclista, sulle strade polverose, ma prive di macchine, era pressoché sconfinata.
E oggi?
La prima cosa che salta agli occhi, è la continua strage di ciclisti perpetrata dalle auto. Purtuttavia la colpa non sta soltanto dalla parte dell'investitore. Il fatto è che il ciclista, essendo per sua natura (come Oriani insegna) uomo di libertà, tende, purtroppo, a farne un uso smodato.
Il Codice della Strada prescrive minuziosamente quelli che dovrebbero essere i suoi comportamenti. Vediamo il più importante. "I ciclisti, fuori dai centri abitati devono procedere su un'unica fila."
Quanti rispettano questa norma?
Quasi sempre (perfino stilla Marecchiese, la strada più ciclisticida della Romagna!) i gruppi procedono in doppia fila. Per fortuna, da noi, l'automobilista è spesso anche un cicloamatore, cosicché, avvicinandosi ai suoi simili che procedono affiancati, è portato a perdonarli, conoscendo benissimo, per diretta esperienza, il piacere che si prova, pedalando, a chiacchierare con un amico .
I ciclisti d'altro canto, si accorgono subito se l'automobilista alle loro spalle è un amante delle due ruote o, viceversa, un nemico giurato della bicicletta. Il primo, infatti, rallenterà notevolmente la sua andatura e (sapendo che i contravventori, in virtù della silenziosità del loro mezzo, hanno chiaramente percepito il suo sopraggiungere) attendenderà con pazienza il loro corretto allineamento per poi superarli con cautela. Il secondo, li stringerà, invece, da presso, assordandoli col clacson, per poi insultarli pesantemente al momento di un sorpasso spesso azzardato, ricambiato ovviamente con urla e sberleffi dal gruppo multicolore dei pedalatori.
Ma torniamo ai divieti. E' giunto purtroppo il momento di dare un grosso dispiacere ai miei compagni del gruppo sportivo "Endas Franco Benzi". Già. Perché stando a una recente giurisprudenza, l'art. 186 C.d.S. si applica anche ai velocipedi. Ciò in quanto tale norma, prevedendo venga punito "chiunque guida in stato d'ebbrezza" riguarderebbe anche colui che, in tale stato, conduca veicoli diversi dall'automobile, purchè regolamentati anch'essi dal Codice della Strada. Come, appunto, le biciclette.
Attenzione dunque, amici miei, ai posti di blocco che, prima o poi, verranno istituiti dalla Polstrada (che ben conosce i suoi polli) subito dopo i bar situati al culmine di certe salite... Non varrà, una volta fermati mentre state cantando in coro "Romagna mia", sostenere che grazie a qualche bicchierozzo di Sangiovese le curve in discesa si prendono meglio o che dopo pochi chilometri i fumi dell'alcol vengono eliminati assieme al sudore. Nell'immediatezza, se i bicchieri sono due e assunti a stomaco vuoto, l'alcolimetro darà certamente un risultato superiore ai fatidici 0,5 grammi per litro.* Col che il ciclista, oltre ad essere sottoposto a condanna penale, subirebbe anche la pena accessoria del ritiro della patente. Infatti, l'art. 186 C.d.S. prevede tale ulteriore sanzione senza nessun riferimento al tipo di veicolo condotto.
Se poi, complice la sete, qualche sconsiderato dovesse malauguratamente arrivare a scolarsi una bottiglia o quasi (con l'inevitabile rilevamento di un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l) subirebbe purtroppo anche la perdita dell' amato velocipede, destinato ad essere venduto all'asta. **
E questa sarebbe libertà?
Sento già Alfredo Oriani che si rivolta nella tomba!




Da IL RESTO DEL CARLINO LUNEDI' 8 GIUGNO 2009


Lei & lui in cucina

Il pesce ... in tutte le salse

L'alimento che mette d'accordo il gusto e la linea

di Gloria Ciabattoni

POVERO di calorie, ricco di elementi nutritivi, il pesce è ormai diventato un 'classico' sulle nostre tavole, specialmente d'estate. E' consigliato per un'alimentazione sana, infatti i suoi grassi favoriscono la diminuzione dei livelli di colesterolo nel sangue, eppoi è facilemente digeribile e adatto a qualsiasi tipo di età, dal primo anno di vita in poi.

Circa l'apporto calorico, il pesce si può suddividere in magro, che contiene fino al 3% di grassi (come orata, branzino e pesce azzurro) e grasso, quando contiene oltre al 10% di grassi, (come salmone e sgombro). Svariati sono ormai i pesci che arrivano sulle nostre tavole da ogni parte del mondo, ma ricordiamo che il Mediterraneo è ricco di varietà locali, saporite e spesso convenienti. Da ricordare poi che a seconda delle regioni il pesce può avere un nome differente, ad esempio la 'pezzogna' (della quale riportiamo un ricetta), che siJ pesca nel Tirreno, è detta anche 'occhione'. E il 'branzino', così chiamato nella zona dell' Adriatico ed in Liguria, è detto 'spigola' nelle zone meridionali. Conoscere il pesce aiuta a cucinarlo al meglio e a pagare il prezzo giusto. Così le triglie possono essere 'di sabbia', con muso arrotondato e colore rosato, oppure 'di scoglio' con muso appuntito e colore rosso giallo dorato, più pregiate. Anche lo scorfano può avere differenti aspetti: di colore, bruno (scorfano nero); o rosso-arancione (scorfano rosso) o ancora macchiettato (scorfanotto), che è il meno pregiato mentre dai bongustai il più apprezzato è lo scorfano rosso.


SAPORI DI MARE


TRIGLIE ALLA LIVORNESE


Ingredienti per 4 persone: 1 cipolla, 2 spicchi d'aglio, alloro, timo, 1 kg di pomodori maturi, 1,5 kg di triglie di scoglio,farina, 1 mazzetto-di prezzemolo, peperoncino piccante, olio extravergine di oliva, sale, pepe:

PREPARAZIONE: per la salsa preparate un trito di cipolla, aglio, alloro e timo.
Sbollentate i pomodori e pelateli. Rosolate il trito in olio e aggiungete i pomodori a pezzi. Fate cuocere per 15 minuti. Squamate le triglie: eliminate,le viscere, sciacquatele, asciugatele e passatele nella farina più volte. In un tegame fate insaporire leggermente un filo d'olio e uno spicchio d'aglio.
Aggiungete le triglie e doratele da entrambi i lati. Trasferitele alla padella della salsa, non sovrapponendole. Cuocetele per dieci minuti. Servite con la loro salsa e cospargete con del prezzemolo fresco tritato e un pizzico di peperoncino.




FUSILLI ALLO SCORFANO


Ingredienti per 4 persone: 280 g di fusilli freschi di Gragnano, 200 g di filetti di scorfano, origano fresco, olio extravergine di oliva, sale, pepe, 1 kg di teste e carcasse di scorfano, 30 g di cipolla, 5 spicchi di aglio, 1/2 peperoncino fresco, 150 ml di vino bianco, 350 g di pomodori ramati, 350 g di pomodorini, 500 g di passata di pomodoro.

PREPARAZIONE: tostate i resti di pesce in olio al forno a 200 ·C. Rosolate in olio cipolla, aglio e peperoncino. Aggiungete il pesce e bagnate con il vino. Aggiungete pomdori, pomodorini, passata e bollite per 20 min, filtrate. Lessate i fusilli. Condite i filetti di scorfano con sale e pepe e fateli saltare in padella con poco olio, quindi aggiungete il fondo. Scolate la pasta e mantecatela nella salsa con olio e origano.


ANGUILLA GRIGLIATA CON POMODORINI

Ingredienti per 4 persone: 2 anguille da ca. 1,5 kg l'una, sale, pepe. Per i pomodorini: 8 pomodorini ciliegia, 1· spicchio di aglio, rosmarino, olio extravergine di oliva, sale, pepe. Alloro per decorare.

PREPARAZIONE: pulite le anguille aprendole a libro ed eliminando testa, coda, interiora e lisca. Tagliatele in tranci e pepate. Grigliatele sul barbecue, posandole prima sul lato della pelle, che dovrà abbrustolire, e poi giratele, salatele e terminate la cottura per altri 5 minuti circa. Per i pomodorini: lavate e tagliate la calotta dei pomodorini, svuotateli dei semi e dell'acqua di vegetazione, insaporiteli con sale, pepe e un trito di aglio e rosmarino. Richiudeteli con la calotta, ungeteli con dell'olio e grigliate per circa 10 min. .Impiattate. l'anguilla con i pomodorini e delle foglie di alloro.


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8 GIUGNO

Muore MAOMETTO, profeta e fondatore
dell'Islamismo autore del Corano, la Bibbia dei mussulmani (8/6/632)

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REGULAE JURIS

Una striscia di regole del diritto………

per chi il latino l’ha studiato e lo sta studiando e per chi non l’ha studiato c’è la traduzione

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Eloquentia :
Ut hominis decus est ingenium, sic ingenii lumen est eloquentia. Cic. de clar. orat. 45, 59.
Come l'ingegno è ornamento dell'uomo, così l'eloquenza è lume dell'ingegno.

Facilis ab eloquentia in omnes artes decursus est. SENECA. Controv. p. 133, ed. Bip.
Facilmente l'eloquenza può spaziare nel campo di tutte le arti.

Oratio cultus animi est. SEN. Ep. 115, 2.
L'eloquenza è bell'ornamento dell'animo.

Auditorum benevolentia crescit dicentium facultas.
PRISCIAN. 7, 34.
La forza di chi parla è in relazione alla benevolenza degli uditoRI

Edited by isabella - 9/6/2009, 00:05
 
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DA IL FOGLIO MARTEDI' 9 GIUGNO 2009



ANDREA'S VERSION

Nella Repubblica ceca, il partito conservatore dei Civici democratici ha vinto le elezioni europee, segnando la sconfitta dei socialdemocratici di Jiri Paroubek. E che ci frega a noi?, direte voi. Capisco. Il Partito dei Civici conservatori è d'altronde capeggiato da quello stesso Mirek Topolanek, ex premier, fotografato abusivamente e di nascosto a Villa Certosa mentre si trovava in vacanza con la famiglia. "Questo significa che siamo tornati", ha detto con orgoglio il medesimo Topolanek, commentando alla televisione del suo paese il risultato elettorale. Secondo gli analisti locali, il tanto grande quanto insperato successo è dovuto al fatto che gli avversari siano stati puniti dagli elettori per aver provocato, a marzo, la caduta del suo governo, mentre la Repubblica ceca si trovava in pieno semestre di presidenza dell'Unione europea. Com'è, come non è, resta il fatto che l'ospite ripreso a Villa Certosa col pistolino di fuori ha sbaragliato i socialdemocratici conquistando nove eletti e il 31 per cento. Attenzione, D'Avanzo: 31 per cento, non 31 centimetri.



PREGHIERA

DI CAMILLO LANGONE

San Tommaso d'Aquino, a te che hai classificalo i
peccati capitali volevo far sapere il risultato dei rispettivi partiti alle elezioni. Volano l'Invidia (8 per cento) e la Gola (10 per cento), cala la Superbia (26 per cento), tiene la Lussuria (35 per cento). L'Accidia consolida le proprie posizioni (6 per cento). Facendo il confronto con le precedenti consultazioni i peccati spirituali, "più gravi di quelli carnali" come dimostri nella Summa Theologiae, sono in flessione, costituendo il movente di solo un terzo dei cittadini italiani. Tomisticamente parlando le cose vanno dunque un po' meno male, il che, umanamente parlando, è un gran risultato.

INNAMORATO FISSO

DI MAURIZIO MILANI

La donna delinquentete alla sera appena apre la porta della stanza da un ceffone al moroso, anche se non ha fatto niente. I morosi in queste condizioni attualmente sono due uno a Piacenza e uno no.



DA IL CORRIERE DELLA SERA MARTEDI' 9 GIUGNO 2009


NOTIZIE
IN 2 MINUITI


Primo piano

Amministrative a Lega e Pdl
Elezioni provinciali: avanzata, soprattutto al Nord, del Pdl e Lega, che strappano le province di Cremona, Lecco, Lodi, Piacenza al centrosinistra. A Milano, Podestà e Penati vanno al ballottaggio. In Piemonte, Biella, Verbano-Cusio-Ossola e Novara del centrosinistra passano al centrodestra. Torino ed Alessandria al ballottaggio.

Berlusconi manca i 3 milioni.
Berlusconi ha ottenuto 2.706.791 mila voti, ma il suo obiettivo era raggiungere tre milioni di preferenze. Nella circonscrizione Sud svetta Barbara Matera, seconda dopo il premier. Notevole successo personale per David Sassoli (40O mila preferenze nella circoscrizione del Centro). Ritornano Ciriaco De Mita, 81 anni, (eletto con 1'Udc) e Clemente Mastella (Pdl). NeIl'Udc non ce la fa Emanuele Filiberto. Arriva invece a Strasburgo Magdi Cristiano Allam.

Esteri
Corea del Nord, reporter Usa condannate ai lavori forzati

In Corea del Nord, condannate due giornaliste americane a 12 anni di lavori forzati. L'accusa è di reato contro la nazione e l'attraversamento illegale della frontiera (avvenuto il 17 marzo). Stavano preparando un'inchiesta sui rifugiati nordcoreani in Cina. Obama si è dichiarato "profondamente preoccupato".

Cronache
Bimba di 4 anni muore cadendo da un albergo

Una bambina di 4 bambina è morta cadendo dalla finestra di un albergo a Palermo. La piccola si era persa giocando all'interno dell'hotel, aveva preso da sola l'ascensore, ha aperto una finestra ed è precipitata per 20 metri. La madre scesa in strada per cercarla ha visto la figlia morire.
I narcos sbarcano in Italia
Arrestato all'aeroporto della Malpensa, dalla Guardia di Finanza, il primo corriere di droga messicano in Italia. Veniva da Amsterdam e portava una valigia con 4 kg di cocaina. Sarebbe una pedina del piano, concordato con la 'ndrangheta, di conquista del mercato italiano da parte dei narcos.

Economia
Cassa integrazione in calo

A maggio il ricorso alla Cig ha registrato un incremento del 15,82%. Per l'Inps è l'aumento più basso da mesi a questa parte. In aprile c'era stato il boom di +27,8%. Da gennaio a maggio il rialzo è del 356,6%.

Cultura
Emilio Gadda e il fascismo

Emilio Gadda e il fascismo. Un saggio di Sergio Raffaelli chiarisce il rapporto tra l'ingegnere (impolitico) e l'Accademia d'Italia negli anni delle leggi razziali e della guerra. Da documenti inediti risulta che l'autore del "Pasticciaccio" non si staccò dal regime nel 1934, ma chiese aiuto e ottenne sussidi in denaro fino al 1942.

Spettacoli
De Sica drammatico

La svolta drammatica di Christian De Sica. Il re dei cinepanettoni, a 51 anni, e dopo oltre 50 pellicole di "evasione", per la prima volta interpreta un ruolo drammatico. Lo fa - racconta al "Corriere" - nel film "Il figlio più piccolo" di Pupi Avati, un regista che Christian non incontrava sul set dal 1976.

Sport
Kakà-Real: è fatta

Ricardo Kakà al Real Madrid, è cosa fatta. Il ventisettenne giocatore ha superato le visite mediche a cui si è sottoposto a Recife, in Brasile, sotto la supervisione di Juan Carlos Hernandez, capo del dipartimento medico del Real, e José Luiz Runco, medico della nazionale verdeoro. Al Milan andranno 68,5 milioni di euro, al calciatore 10 per cinque anni. Presentazione ufficiale a Madrid il 30 giugno.


DA LA REPUBBLICA MARTEDI' 9 GIUGNO 2009


Il ritorno del baratto

VERA SCHIAVAZZI

"Solo zona Testaccio, scambio conversazione in inglese, anche telefonica, con lavori di giardinaggio e piccola carpenteria". "Vuoi imparare lo yoga? Lo insegno gratis per tre mesi a chi potrà tenere il mio cane, un boxer femmina, nel mese di luglio". E perfino: "Monica cucina per te piatti già pronti in cambio di passaggi in auto al suo bambino, Lambrate". Un italiano su tre ha già scambiato gratis il proprio tempo, e soprattutto le proprie capacità, con qualcun altro, e uno su due vorrebbe farlo. Ma "informalmente", senza trafile né dichiarazioni ufficiali: nell'indagine, promossa proprio dall'osservatorio nazionale delle Banche del Tempo, c'è tutto il senso di un'esperienza che si diffonde a mano a mano che la crisi soffoca il mercato di tutto ciò che non è indispensabile. Come imparare a suonare la tromba o a ballare il tango, ma anche potare le rose sul terrazzo o provare il lusso di un cuoco che prepara per i propri amici prelibatezze delle quali non saremmo mai capaci. "Baratto" non è la parola giusta, e neppure le Banche del Tempo, un'invenzioneche pure è stata pionieristica, bastano a contenere il fenomeno.
Meglio parlare di scambi, o di "reti immateriali", come ben sanno i professionisti che lo fanno da tempo immemorabile: "Chi può - spiega infatti la sociologa Chiara Saraceno, che all'uso del tempo, soprattutto tra le mura domestiche, ha dedicato studi importanti - ha sempre curato gratis gli amici, che in cambio facevano per lui la dichiarazione dei redditi o una pratica legale. E tra gli stessi ceti era anche più facile, in passato, che si diffondessero altri scambi: le ripetizioni private e la custodia dei ragazzini, e perfino il dono dei vestiti usati, poi ribattezzato swap party. Ma, fino ad oggi, era difficile che l'usanza diventasse davvero popolare, perché crea un'obbligazione sociale e può avvenire solo tra chi sa, vuole e può ricambiare".
Ma la crisi, e i tagli ai bilanci familiari, che hanno cancellato tutto il "superfluo", dalla palestra alla discoteca, dalla trattoria alle ripetizioni di matematica per il figlio poco studioso, hanno cambiato le carte in tavola. E stimolato la creatività, ma anche la fuga dal denaro, di molti in sospettabili, a cominciare dalle madri (e dai padri) che hanno i figli a scuola insieme: non a caso la più innovativa e informale tra le banche del tempo debutterà al liceo di Bormio nel prossimo mese di settembre, sotto forma di "banca scolastica", la prima in Italia. "Il primo passo - spiega Daniela Calisi, professionista della comunicazione sociale che con altri amici e colleghi torinesi ha dato vita da cinque anni a "Manamanà", associazione che promuove un po' in tutto il Piemonte giornate "senza moneta" per svilupparel'attitudine allo scambio dei propri saperi - è quello di smettere di cercare di attribuireun valore monetario a ciòche si vuole cedere, o ottenere. Per questo non ci piace laparola "baratto": si barattano due oggetti che avremmo potuto vendere a un prezzo simile. Invece, per me, un'ora di musica può avere più valore di tre ore di pulizia, anche se il mercato non la pensa così". Paradossalmente, ricevere è piùdifficile che dare." La nostra prima azione nei quartieri e nei mercati rionali dove proponiamo lo scambio è proprio questa - racconta Calisi - Convincere le persone a accettare un dono e cambiarlo senza preoccuparsi della 'bellafigura' che faranno". L'obiettivo è quello di stimolare pratiche che trasformino la crisi in nuovi comportamenti, un po' come sta avvenendo per i gruppi d'acquisto, o per la nuova frugalità nei consumi. Mark Anspach è un antropologo californiano, ma italiano (e bolognese) d'adozione. Al libero scambio, al dono e alla reciprocità -la parola chiave dei nuovi fenomeni sociali che tentano di spodestare il denaro dal suo primato, almeno nella vita quotidiana - ha dedicato il suo libro più rilevante, "Abuonrendere", per Bollati Boringhieri. "Il fenomeno delle scambio libero, soprattutto di quello tra beni che è difficile misurare e che deve basarsi sulle relazioni personali, è la prova dell'incapacità dell'economia monetaria di risolvere da sola i suoi problemi - commenta ora - Nei momenti "normali", il mercato può produrre circoli vir tuosi anche tra persone che non si incontreranno mai, come l'insegnante di inglese che decide di lavorare due ore in più per potersi pagare, oltre al cibo e all'affitto, anche al trettante ore di lezioni di danza, chi gli verranno impartite da un maestro che a sua volta studia una lingua, straniera da qualcun altro. Ma quando arriva la crisi la reciprocità diventa negativa: io non compro da te quello che vorrei e che tu potresi darmi perché ho troppa paura di re stare senza denaro e di non poter più pagare le cose essenziali". Ecco allora che lo scambio può salvare anche l'autostima: "Meglio dare lezioni di inglese gratuite, magari incambio di ospitalità, che restare disoccupati per mancanza di clienti", chiarisce Anspach. Ma Chiara Saraceno avverte: "Da un lato occorre tempo prima che certi comportamenti si afferno, dall'altro lato chi svolge una professione non può farlo grtatuitamente oltre una certa misura. Lo scambio, dunque, non potrà sostituire completamente nessun mercato, ma affiancarlo in momenti economici e sociali particolari, affermandosi anche tra i ceti che fino ad oggi non erano coinvolti da questa abitudine".
In Francia, le Reti di scambio locale sono una realtà che ha sostituito, almeno in parte, le banche del tempo, e che a sua volta ha dato vita a una nuova creatura, i Rers (reti di scambio reciproco dei saperi). Il più trendy? Quello parigino nato nel XVIII, un quartiere popolare in piena metamorfosi: si chiama "Le Patchworkdes Savoirs"e mescola tra le sue parole chiave le ricette di cucina, le lezioni di linguaggio dei gesti, rollere computer, la musica e la consulenza fiscale, i giochi per bambini e il giardinaggio. Tutti quei beni che non si possono pagare un tanto al chilo, insomma, e per il costo dei quali quando eravamo più ricchi e più inconsapevoli- ci siamo così spesso lamentati. E il futuro premierà le reti più "leggere", fatte di rapporti di vicinato e di conoscenza personale, un altro fenomeno tipico dei periodi di recessione economica: in Gran Bretagna nascono le "Neighbourhood time bank", banche del tempo limitate al proprio quartiere, che regolano senza troppi vincoli, incentivandolo, ciò che era sempre avvenuto, comprese le cene di classe dove ognuno porta un piatto e nessuno sborsa denaro. I partecipanti sono già più di 8.000, ma intanto si sa che gli "scambi invisibili" sono molto più numerosi. I primi della lista? Gli studenti, come quelli delle scuole di Cervia che insegnano gratis come si porta una barca a vela, o l'Accademia di Estetica di Torino che regala massaggi e trattamenti relax alle signore che non possono o non vogliono più pagarli a caro prezzo. "Se provassimo a farci pagare - spiega Claudia, 18 anni e due di studi alle spalle - in questo momento nessuno verrebbe. Meglio farci conoscere, domani le stesse signore saranno delle vere clienti.

L'ECONOMIA DAL VOLTO UMANO CHE SPAZZA VIA GLI EGOISMI

FRANCO LA CECLA

Le troc, el trueco, the batter, il baratto, la parola risuona in molte lingue e ritorna nelle occasioni difficili dell'economia.
Ad esempio è tornata in auge dopo il crollo delle banche argentine, dove 1'assoluta "desconfianca" nei confronti della moneta ha fatto riscoprire alla gente il valore dello scam bio diretto di merci e servizi. La questione che è in ballo nel baratto è una forma "primitiva" di economia che implica però una coscienza abbastanza sviluppata dell'idea di "valore". Viziati com siamo da decenni di marxismo e post e - anti marxismo non abbiamo mai letto Karl Polanyi, genio ungherese dell'antropologia economica che insegnava negli anni 50 alla Columbia Unversity e che ha rivoluzionato il nostro modo di vedere l'economia. Questa è una funzione del sociale e dipende da esso, non il contrario. L'economia esiste per definire i legami che le persone intrattengono attraversó i beni tra di loro. La moneta stessa è una forma di baratto, più semplice perché risolve le questioni riguardanti la corrispondenza tra il valore di una cosa ed il valore di un'altra.
Molte economie hanno portato avanti per secoli la compresen
za del baratto e della moneta e spesso l'orzo o il grano o il sale venivano preferite alla moneta stessa perché implicavano un rapporto meno astratto tra il godimento della cosa ed un suo valore di scambio. Il baratto ricorda che sono le persone a decidere il valore di una cosa e questa decisione rimanda al "bargain", al contrattare tipico dei mercati all'aperto, dal souk alla palermitana Vucciria. Contrattare è inserire nella relazione economica il vis à vis del valore che le due parti attribuiscono alle stesse cose. C'è una pagina magnifica di Elias Canetti sul mercato di Marrakesh, dove lui descrive la delusione del venditore marocchino di fronte al cliente che non contratta. Perché l'economia è la costituzione di una relazione. Lo abbiamo dimenticato grazie alle dabbenaggine di gente come l'economista Milton Friedmann e alla dabbenaggine di chi dell' economia ha fatto una teologia, dai marxisti ai banchieri tremontiani.
La stupidità prima o poi si dichiara da sola, come ci insegna nel suo saggio fondamentale sulla "cretinaggine" uno storico dell'economia del calibro di Carlo Cipolla. Il cretino è colui che danneggia gli altri danneggiando sè stesso, sembra quasi la descrizione del meccanismo del sub-prime La gente si riappropria della dimensione umanistica dell'economia riscoprendo non solo il baratto, ma il dono, il prestito, il pegno tutte forme di relazione tra persone attraverso le cose. In un saggio che ha fatto storia, Marcel Maus: descrive le molteplici funzioni e forme che il dono può assumere in varie culture. Il dono "deve circolare" cioè è concepito per non restare chiuso in una relazione unidirezionale, ma per espandersI ben oltre, diventa il legame che gl oggetti passati da una mano all'altra intessono in una comunità. Tale era la funzione del dono tra gli indiani ricchissimi della British Columbia, o tra i Polinesiani. Il dono "legava" in una logica di reciprocità, era insomma un vero e proprio obbligo sociale. Ma l'economia di oggi dimentica che alla base del prestito bancario, alla base d molte forme di economia "sviluppate" giace quel rapporto di fiducia che si crea nel dono. La moneta stessa è una sottospecie di baratto una scorciatoia che serve a rendere più veloci gli scambi e più facil le transazioni. Ma è una invenzione dei naviganti che ad un certo punto, come i finanzieri di oggi, se ne approfittano. Ad esempio fino ai primi del 900 in tutta l'Africa Occidentale venivano usati i cauri, le cipree, le magnifiche conchiglie di venere, come moneta. Ed essa aveva un valore diverso paese per paese, fino a quando i mercanti navigatori indiani non ne portarono un quantitativo enorme dalle isole indiane facendo crollare il mercato inflazionare la moneta. E pochi ricordano che la parola carato riferìta alla purezza dell'oro deriva dal nome che hanno i semi del carrubo, chiamati appunto carati, che hanno la proprietà di avete sempre lo stesso peso e le stesse di mensioni. Quando una massaia oggi scambia la sua competenza in cucina con le lezioni di inglese pei i figli, quando la gente si "adopera' per inventare un trasporto collettivo al posto di aspettare autobus che non arrivano mai, quando crea una economia parallela del riciclo - dai vestiti agli elettrodomestici - non fa che rinverdire la natura umanistica dell'economia le sue vere ragioni, quello che Polanyi chiama il "link" tra la gente, il legame tra le persone. Gli economisti vogliono farci credere che la persona tipo è un individualista egoista ed arrogante, come se la gente normale non avesse bisogne di una rete di relazioni per sopravvivere e vivere. E Polanyi ci ha raccontato quanto il capitalismo sia una ideologia più che una realtà un volerci menare per il naso dimostrandoci che la natura umania è pura avarizia. Shylock sembra aver vinto, con lo scambio tra una libbra di carne umana ed un debito, ma proprio nella natura carnale dello scambio sta la trappola. L'Imperatore, cioè l'economia imperiale in cui viviamo diventa nudo ogni qualvolta una crisi ne svela l'impalcatura assolutamente gratuita e approssimativa. La società esiste prima dell'economia ce lo ricordano oggi non solo gli alter-mondialisti, ma gli scieriziat del M. A. U. S. S, del gruppo internazionale che significa Movimento Antiutilitarista nelle Scienze Sociali. Oggi gli stessi neomarxisi americani sono diventati anti-uti litaristi, lasciando soli, poverini gl ultimi relitti del pensiero liberal mercantile, l'unico convinto ancora del primato dell 'economia; sulle ragioni della gente.

LE BANCHE DEL TEMPO ATTIVE IN ITALIA

200 LE BANCHE DEL TEMPO ATTIVE IN ITALIA


120 le banche icritte al coordinamento nazionale con 10.217 iscritti,
160.428 ore scambiate nel 2008


22 banche a Roma con 8.478 iscritti

114.550 ore scambiate nel 2008

Il 60% degli iscritti è in pensione

14 le banche a Milano con 3500 iscritti
8.000 ore scambiate nel 2008


il 70% degli iscritti sono donne.

DA IL SOLE 24 ORE MARTEDII' 9 GIUGNO 2009


LETTERE


RISPONDE SALVATORE CARRUBBA

Labour nella tenaglia
Sull'Europa soffiano rinforzati venti di centro-destra: questo il dato "metereologico" emerso dalle elezioni europee. Nonostante nelle schede italiane fossero presenti ben due liste con il simbolo della falce e martello, vent'anni dopo il crollo del Muro di Berlino anche in Italia non si è voluto dar credito a tali partiti, dopo Io sconfortante risultato delle ultime politiche inseguito al quale è stata cancellata dal Parlamento l'anacronistica presenza di partiti ispirati all'ideologia comunista. Seguendo l'esempio francese, dove ilpartito comunista è al 2%, gli elettori hanno dimostrato di non rimpiangerei politici d'ispirazione sovietica. Le bandiere rosse potranno così sventolare solo aMaranello.
Lettera firmata

A rimpiangere í soviet sono rimasti in pochi: però che due partiti che si rifanno alla tradizione comunista superino i1 6% dei voti (più dei comunisti in Francia e poco meno dei Link in Germania) mi pare un dato su cui riflettere. Più che nelle sfumature sulle percentuali, credo che l'autentica difficoltà che emerge per il Pd consista nel trovarsi sempre più stretto nella tenaglia di questi elettori "puri e duri" da un lato e dei giustizialisti di pietrini dall'altro. Il voto europeo conferma quanto sia difficile, in tutt'Europa, essere sinistra democratica, nonostante una crisi economica che in altri tempi avrebbe dato fiato ai laburisti.E di pochi giorni fa l'osservazione di uno studioso francese, Pascal Perrineau, che dimostrava coi numeri quanto sia "sensibile nell'insieme della famiglia socialista europea la perdita massiccia dei ceti popolari". Il popolo va a destra; i nostalgici si consolano con falce e martello; e la sinistra democratica rischia ditrovarsi senza futuro.

Cari eurodeputati
Ieri "Le Figaro", uno dei maggiori quotidiani francesi, ha riproposto una denuncia già evidenziata da quasi tutta la stampa europea titolando: " I 72 eurodeputati 'fannulloni" di Strasburgo" - "I deputati italiani battono tutti i record nella capitale alsaziana sono i più pagati, i meno assidui e i più distratti". Nell'articolo si evidenziano i seguenti dati: i deputati italiani prendono 150mila euro annui oltre ad indennità per viaggi, segreteria, eccetera, contro gli 84mila annui dei tedeschi e i 63mila dei francesi; il tasso di presenza degli italiani arriva al 69% contro quelli dei francesi all'82%, dei belgi al 90per cento.
Paolo Barbera e-mail

Uniti contro la crisi
Quando c'è in corso una crisi, il paese dovrebbe chiamare a raccolta tutte le sue forze e tutti i suoi cittadini. Il governo, che ha le maggiori responsabilità, dovrebbe riunire e consultare tutte le forze del paese, non escluderne nessuna, dovrebbe cercare di unire per fare fronte meglio alle difficoltà esistenti, non dividere, come purtroppo sta avvenendo nei confronti dell'opposizione e di alcune organizzazioni sindacali..
Francesco Lena Cenate Sopra Bergamo (BG)

Tra Roma e Londra
Che ci siano differenze tra Italia e Gran Bretagna non vi sono grandi dubbi. Sono bastate le spese di un paio di noleggi di film porno addebitate al contribuente per far saltare la prima pedina in un effetto domino che sta facendo cadere tutte le altre e mette nei guai seri il governo di
Gordon Brown. Come mai in Italia queste cose non vengono fuori? I nostri ministri onorevoli non spendono? Magari spendono senza troppi problemi e infilano tutto in uno di quei calderoni che vengono comunemente chiamati indennizzi, siamo così abituati all'arraffo di Stato che una decina di euro di un paio di Dvd noleggiati a spese del contribuente non ci sconvolge per nulla. La contabilità in quegli ambienti è talmente approssimativa che scovare una spesa del genere potrebbe risultare una sfida persa in partenza.
Lettera firmata e-mail



DA LA STAMPA MARTEDI'9 GIUGNO 2009


Buongiorno

MASSIMO GRAMELLINI---------Dieci domande qualunque

1. Ma vi sembra normale che solo agli italiani non faccia effetto essere governati da chi condiziona il loro immaginario attraverso le televisioni?
2. Ma vi sembra normale che in tutte le interviste preelettorali la domanda più dura che gli hanno rivolto sia stata "ci dica"?
3. Ma vi sembra normale che i dirigenti del Pd siano tutti ex del Pci e della Democrazia cristiana?
4. Ma vi sembra normale che Clinton, Jospin, Schroeder, Blair e persino Gorbaciov facciano un altro lavoro da anni e loro invece insistano?
5. Ma vi sembra normale che Pdl e Pd abbiano perso milioni di voti e parlino solo di quelli persi dagli avversari?
6. Ma vi sembra normale che i verdi trionfino ovunque,
mentre qui, appena ne vedi uno in faccia, viene voglia di tifare per l'effetto-serra?
7. Ma vi sembra normale che chi detesta Berlusconi voti Di Pietro, che è come dire: detesto il Bagaglino quindi vado a vedere Bombolo?
8. Ma vi sembra normale che l'Italia cristiana sia rap-presentata in Europa da Magdi Cristiano Allam e Borghezio?
9. Ma vi sembra normale che tutti sputino addosso alla Casta e poi Mastella prenda ancora 112 mila voti di preferenza?
10. Ma vi sembro normale?
Ad almeno nove domande su dieci (compresa la numero 10) la mia risposta è no.


L'editoriale dei lettori


SIAMO TUTTI AL SUD DI QUALCOSA

L' infanzia in periferia. quando gli extracomunitari erano i calabresi e i veneti: una solidarietà e un calore che preoccupavano i quartieri alti

IVANO CREPALDI

Non paghi della vita in periferia, i miei genitori all'inizio degli anni `70 decisero di trasferirsi da Mirafiori Nord a Mirafiori Sud. Da Borgo Cina a un quartiere che gli architetti di oggi non esiterebbero a definire sperimentale, in realtà un novello ghetto per gli extracomunitari del tempo: i calabresi e i veneti. Lo spirito del tempo prevedeva una forte solidarietà tra le famiglie, che spaziava dalle anguriate non autorizzate ai giardinetti alle fantastiche invenzioni culinarie delle signore meridionali che risiedevano nello stabile in cui abitavo, rigorosamente offerte a titolo gratuito ogni qual volta se ne presentava l'occasione.
Insomma, sono cresciuto in un suk ante litteram, e solo alle soglie dell'adolescenza mi accorsi del peloso perbenismo di chi abitava nei quartieri del centro o fuori Torino, quando le madri dei miei compagni di classe delle superiori ti interrogavano terrorizzate sul quartiere in cui abitavi.
Fanno bene i nuovi abitanti delle periferie a cogliere il fiore tra il cemento dei palazzi. Occorre fare di necessità virtù. Personalmente, l'assenza di denaro, una costante in quel periodo, portò il sottoscritto a innamorarsi dell'opera lirica e del jazz, i cui dischi in vinile venivano venduti sotto i portici del centro a mille lire. Vedevo il Golem di Gustav Meyrink, letto in edizione economica, aggirarsi tra le oscure vie vicino al Duomo.
La periferia è un luogo dell'anima, e arrivare a quarantaquattro anni con una lieve nostalgia per le allegre ristrettezze di quegli anni rende semplicemente più ricchi. Agli adolescenti della Falchera e di Mirafiori rivolgo un grande augurio; quello di aver qualcosa da ricordare fra trent'anni, che non sia la quiete di uno scontato salotto di una casa alla Crocetta.
Quand'è la fine, si è sempre a Sud di qualcosa.
44 anni, impiegato, Torino



DA L'UNITA' MARTEDI' 9 MAGGIO 2009

CONCITA DE GREGORIO

Filo rosso

Il coraggio di cambiare

Non ci appassiona il gioco di chi dice ha perso l'altro dunque ho vinto io. Berlusconi crolla dunque Fini gioisce, il candidato di D'Alema va peggio di quello di Veltroni o viceversa, dunque ecco chi è più forte. Le elezioni non servono a calibrare strategie precongressuali né ad alimentare la gara alla leadership degli schieramenti. O meglio servono anche a questo ma solo di rimbalzo, eventualmente, in terza battuta e nelle segrete stanze. Prima e per tutto il resto del Paese, per le persone comuni che vanno a votare, le elezioni servono ad eleggere amministratori capaci, parlamentari degni di rappresentarci in Italia e in Europa, eventualmente di governare. Dovrebbe essere così ma è diventato sempre più difficile scegliere. È anche per questo, probabilmente, che in così tanti non vanno più a votare. È proprio per questo che la possibilità di esprimere preferenze, come accade alle europee, dice qualcosa di fondamentale sul rapporto fra base elettorale e classe politica. Osservate bene i risultati. A dispetto della formazione e della gerarchia delle liste - calibrate ancora secondo logiche di "peso politico interno" - in moltissimi casi gli elettori hanno premiato volti nuovi, persone venute dalla politica sul territorio, candidati incapaci di farsi portatori di decenni di diatribe personali e reciproci rancori. Debora Serracchiani ne è l'esempio più luminoso. Ha battuto in preferenze il presidente del Consiglio. Nel Pd ha superato il capolista Luigi Berlinguer, il potente segretario del Pd emiliano Caronna. Non è una ragazzina, è ùn avvocato di quasi quarant'anni. Ha una lunga militanza alle spalle, è stata scelta dalla base, ha vinto. L'Italia è piena di Debore. Simona Caselli ha superato il premier a Parma, Francesca Barracciu lo ha battuto in Sardegna, poi non eletta nonostante 116 mila preferenze. Francesca Balzani ha stravinto a Genova. L'Italia custodisce centinaia di persone che sono il Pd che l'elettorato vorrebbe ora che è chiaro bisognerà, la prossima volta, sceglierle con cura non nasconderle in fondo agli elenchi, non strapparne la notte i manifesti, crederci. In una bella intervista Antonio Di Pietro dice oggi a Claudia Fusani: "Noi siamo l'altra gamba del progetto". Parla al Pd. Parla alla sinistra. Anche a quella sinistra che alcuni chiamano radicale Il 6 per cento dell'elettorato ha scelto la sinistra a sinistra del Pd. Il cammino da fare ora è questo: ritrovare la trama comune. I1 risultato così incerto delle amministrative del resto parla chiaro. Persa rovinosamente Napoli, era prevedibile ma certo l'assenza di rinnovamento ha pesato. Perse le Marche e l'Umbria, non è stato fatto un buon lavoro sul territorio: le persone ci sono; basta dar loro spazio e fiducia. Restano salde le piazze storiche, la Toscana e l'Emilia sebbene il giovane Renzi, cattolico delta Margherita, abbia ottenuto un risultato inferiore a quello sperato. Bisogna aspettare i dati definitivi e poi leggere bene l'insegnamento che viene dal voto. C'è bisogno di coraggio, Franceschini ne ha avuto in questi primi difficili due mesi. Ne serve altro, soprattutto adesso. Bisogna cambiare, aprire e non chiudere, non avere paura di misurarsi, non difendersi in trincea Beriusconi ha già perso.



DA IL RIFORMISTA MARTEDI' 9 GIUGNO 2009


SMS MAIL


La sconfitta dei parolai

DEMOCRATICI ROMANI 10 PUNTI IN MENO
Incredibile ma vero, dopo un anno di governo Alemanno, invece di aumentare il 40% ottenuto alle elezioni politiche dello scorso anno, grazie alla litigiosità dei nostri leader, ci troviamo ad aver perso consenso. Il progetto Roma, ancora vivo in molti di noi, sembra un sogno lontano. La demotivazione e la solitudine che abbiamo affrontato in questi ultimi mesi nella Capitale, a causa del lavoro della Federazione romana, non è riuscita a far fronte alla pur volenterosa e capace politica del segretario nazionale. Chi erano quelli che non volevano Bettini? Dove sono? Forse porteranno in Europa un candidato in più, ma hanno fortemente penalizzato la democrazia e il riformismo nella città di Roma. Non credo che Goffredo avrebbe potuto cambiare le cose totalmente, ma rispettare chi sa condurre e coinvolgerlo nell'organizzazione politica sarebbe stata buona prassi da seguire. Comunque non cerco nemici, ma continuo invece a sostenere il progetto e i valori del Pd che, a Roma come in tante città d'Italia, ha pagato un prezzo troppo alto per chi ha permesso alle correnti e ai "vecchi" che contano, ancora una volta di dire la loro.
ILEANA ARGENTIN, deputata pd

LA VITTORIA
DEL CORPO A CORPO

Caro direttore, Silvio si è fermato a Casoria, Dario si accontenta perché arriva al 27 al contrario di tanti italiani, ma entrambi pagano dazio. Dopo aver disseminato per mesi il Paese di opposte paure, si ritrovano "il gatto e la volpe" in casa: la Lega da una parte e Idv dall'altra. L'Europa interessa a pochi, le fobie premiano i più duri e i socialisti affondano. Ci sarà un lungo supplemento di nottata per la sinistra, almeno finché non entrerà in sintonia con i fabbisogni di oggi. La stranezza è che nemmeno il trionfante Sarkozy, o i popolari spagnoli hanno la ricetta vincente, ma chi vota preferisce essere rassicurato e non rappresentato da debolezze e divisioni. Il colpo del ko non c'è stato, ma vince il corpo a corpo di Bossi e Di Pietro e a questo sport la sinistra non sa giocare. Continuerò a sentirmi più sicuro con D'Alema che con Calderoli: prendo atto che i più la pensano diversamente. Leadership e idee riformiste, sono i compiti per le vacanze; in autunno arriva l'ora delle scelte senza paracadute.
LUCA MANGONI

L'ATTEGGIAMENTO DEGLI SCONFITTI
C'era una volta in cui il dopo elezioni era caratterizzato da dichiarazioni dei vari leader che sfoggiavano sorrisoni e proclami di vittoria anche se i voti ottenuti erano inferiori alla tornata elettorale precedente. Il discorso del perdente tipo era che nonostante la sconfitta il risultato poteva ritenersi soddisfacente perché meno peggio del previsto. Ora è cambiato l'atteggiamento dei politici. Non ostentano proclami di vittoria, dichiarano apertamente che tutti gli altri hanno perso anche se si ritrovano in mano una maggioranza quasi assoluta che permetterebbe loro di governare senza alcun fastidio.
RENATA RANTELLA

UN RISULTATO
CHE PREOCCUPA

Gentile direttore, la conferma di una netta tendenza dell'elettorato europeo verso destra (con l'unica eccezione, mi pare, del successo del partito ecologista di Cohn-Bendit in Francia) e la vittoria, per quanto riguarda il voto in Italia di Lega e IdV, non sono risultati che guardo con entusia-smo, semmai con preoccupazione. Specie per l'Italia, ove vengono premiate formazioni populiste, con punte xenofobe, se non peggio (vedi Lega) e giustizialiste (vedi Di Pietro). Vita dura per chi si richiama a ideali e convincimenti liberali, democratici e riformatori. E per chi non intende il confronto politico come un'arena dove l'avversario è un nemico da abbattere, con quasi ogni mezzo. Mi conforto con i risultati delle elezioni in Libano.
MANLIO

LA MATEMATICA
DEL PREMIER

Caro direttore, per cercare di capire come stanno veramente le cose da una decina d'anni mi regolo in questo modo: di tutto ciò che sento dire dall'attuale premier o dai suoi portavoce penso che sia vero l'esatto contrario. A tale teoria mancava un riscontro oggettivo che ora però è in mio possesso. I1 9 maggio ai giornalisti il premier dichiarava di avere dalla sua oltre il 75% degli italiani. Finora, su 59.619.290 italiani, lo hanno votato 10.802.713, cioè il 18%, il cui contrario fa 82 che è oltre il 75. Mi accingo quindi a esprimere la seguente equazione che chiamerò "equazione di Martina sull'attuale realtà dei fatti": R=-dB, ove R è appunto la realtà dei fatti che è uguale all'opposto delle dichiarazioni del premier.
ROBERTO MARTINA

NON SEGATE
IL. RAMO DEL PD

Bravo Franceschini, così umile e tenace! Avanti così. Adesso i SoLoni del Pd lo lascino lavorare in pace e non seghino il ramo su cui tutto il partito poggia.
ANNA MARIA SCIBELLI

C'è POCO
DA RIDERE

Abbiamo perso 7 punti percentuali in un anno e siamo allegri? Certo qualcuno pensava che il calo sarebbe stato del 10/15%, ma è pur sempre un meno 7 e non è positivo. Se sommiamo l'ex Ulivo non arriviamo nemmeno al 44%. E con Di Pietro come la metteremo? Ci fa fare la campagna elèttorale contro Berlusconi e non a favore dei programmi e delle proposte.
UGO ANCORA

BISOGNA PENSARE A RISALIRE
È essenziale che il Pdl non abbia sfondato il muro del 40%, come preannunciato dai loro sondaggi. Tutte le liste di sinistra messe insieme superano il centrodestra e su questo bisognerà lavorare molto e seriamente. Ma è un buon punto da cui ripartire. Il congresso del Pd deve far emergere un partito che cominci a risalire e non, come in questo caso, si accontenti di limitare i danni

LAURA PISTILLO

DRAMMATICAMENTE EUROPEI
La vittoria spetta a Lega Idv e Udc, questo è indiscutibile quanto matematico. Il Pdl ha evidentemente fatto un piccolo passo indietro, ma non sono convinto che sia merito della campagna elettorale fatta dal Pd imperniata sui "vizi privati" del premier. Il Pd ha mantenuto un livello di sussistenza, pur avendo perso una percentuale di consensi lini pressionante rispetto alle scorse politiche. Il problema vero è se la sua classe dirigente, evitato il didisastro, avrà sufficiente intelligenza per tornare a occuparsi di poseria quanto propositiva. Il dato drammatico viene secondo me dalla percentuale di astensione a livello europeo, e dall'avanzamento indiscutibile della destra xenofoba. A dimo-strazione del fatto che sembra diffondersi un sentimento di insicurezza e timore, aiutato sicuramente dalla poderosa crisi economica nella quale ci troviamo, e di sfiducia nelle istituzioni che a questa crisi dovrebbero fare fronte. La sensazione è che si stia diffondendo la convinzione che sia meglio rinchiudersi a difendere il propio orticello, e che l'Europa difficilmente possa agire in tale senso.
MICHELE RUSCA

LA SCONFITTA
DELLE CHIACCHIERE

Come al solito, dopo le elezioni nessuno perde. Se guardiamo solamente i numeri, vediamo il tracollo del Pd, con un travaso di una parte dei voti a favore del-l'Idv, e con la conferma per l'en-nesima volta che l'estrema sinistra di opposizione non c'è più. Il Pdl, dopo l'ultimo mese di campagna elettorale, non avanza, e guadagna tantissimo la Lega del fare e non delle chiacchiere. Ecco, forse a vincere sono coloro che, al di là delle parole, propongono risposte. Quello che alla sinistra è mancato.
Marco Zago




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9 GIUGNO
Nasce a Aragua José Antonio PAEz, ideologo
9 del nazionalismo venezuelano; fu più volte
presidente della Repubblica (giugno 1790)


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REGULAE JURIS

Una striscia di regole del diritto………

per chi il latino l’ha studiato e lo sta studiando e per chi non l’ha studiato c’è la traduzione

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Emancipatio (vide et. Patria potestas - Tutor - Tutela)
[ Emancipazione è lo scioglimento del figlio dalla patria potestà, in modo che esso diventi sui juris. L'emancipazione segue per volontà del padre e col consenso del figlio, a meno che questo non sia ancora un infante, o un figlio adottivo. Ma il padre può venire costretto ad emancipare il figlio, se lo tratta in modo inumano, se accettò un legato lasciatogli a condizione ch'emancipi il figlio, e se il figlio arrogato giunto alla pubertà può provare che l'arrogazioue fu per lui dannosa ].

Filius familias emancipari invitus non cogitur. PAU. Sent. II, 25 § 5.
Il figlio di famiglia non si costringe ad essere emancipato contro sua volontà.

Filius emancipatus etiam sine consensu patris uxorem ducere potest. MOD. l. 25 de R. J. 23, 2.
Il figlio emancipato può prender moglie anche senza il consenso del padre.

Non nudo consensu patria liberi potestate, sed acta solemni, vel casu, liberantur. l. 3, C. de Emanc. Diocl. et Maxim.
I figli non escono dalla podestà paterna col nudo consenso del padre, ma mediante atto solenne, o per caso (p. e. la morte del padre).

Edited by isabella - 9/6/2009, 19:22
 
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isabella
view post Posted on 10/6/2009, 14:37




DA IL FOGLIO MERCOLEDI' 10 GIUGNO 2009



ANDREA 'S VERSION


Eppure è strano. E' strano e sorprendente sentir dire al direttore di Repubblica che`l'onda di destra si sta già richiudendo sopra il paese e che le sette terribili piaghe stanno arrivando, nonostante lui stesso e l'appuntato della buoncostume le avessero stoppate a Casoria. Suona strambo. Strambo e addirittura strampalato, appare Mauro mentre decanta i poteri di una destra che comunque impazza, conquista Napoli, si incunea nelle regioni rosse, fa strage di province, agguanta là, conquista qua, e rimane fortissima, insediata com'è nel territorio. E questo, ripeto, nonostante lui stesso e i titanici sforzi dell'appuntato D'Avanzo. E' un Mauro singolare e assai bizzarro, quello che così si infervora, disegna strategie, indica la strada per ogni partito, questa al Pd, quella a Di Pietro, quell'altra ai comunisti. Stupisce. Personalmente, l'ho incontrato per caso qualche giorno fa, ci siamo salutati, l'ho osservato bene e giuro, ma ve lo giuro, non presentava la minima crepa sulla testa.


PREGHIERA

DI CAMILLO LANGONE

Io non guardo la televisione, le rare volte che subodoro un programma interessante lo faccio guardare dalle mie amiche e poi mi faccio raccontare. Se invece mi serve sapere che cosa succede dietro le quinte telefono a Massimiliano Lenzi, che ci lavora, e chiedo lumi. Adesso Lenzi ha scritto un libro sul media infernale, "C'è posto per te" (Vallecchi), con una prefazione assai pertinente del diavolo Carlo Freccero. Con immagini dantesche e bell'accento toscano (anziché "tette" o"seni" scrive "bocce" e "puppe") il mio informatore spiega che per fare strada in quell'ambiente bisogna essere narcisisti, ambiziosi, elementari, malvagi, insomma dei mostri orrendi, più rettili carnivori che esseri umani (infatti la pelle di Daria Bignardi fatica a trattenere il velociraptor sottostante). E' un problema. Adesso non ho più il coraggio di chiedere alle amiche di guardare i programmi per conto mio, la visione potrebbe danneggiarle, magari sono incinte e rischiano di perdere il bambino, non me lo perdonerei mai.


INNAMORATO FISSO

DI MAURIZIO MILANI

Concordo pienamente con la Vodafone. E' brutto che il Foglio abbia parlato male di una così bella realtà aziendale. Per solidarietà con l'azienda già del gruppo Olivetti, da domani smetto di scrivere su questa rubrica. Speriamo mi assuma la Vodafone, o anche la Ford o la Bayer. Se ciò non avviene, entro un mese torno al Foglio, sempre che non sì siano offesi (al Foglio).
PS. Ormai non possiamo più parlare male di nessuno.
PS. Ieri l'ufficio stampa Vodafone si è risentito per l'articolo tramite lettera al direttore.



DA IL CORRIERE DELLA SERA MERCOLEDI' 10 GIUGNO 2009


NOTIZIE
in 2 minuti


Primo piano
Il premier contro il referendum
Silvio Berlusconi incontra Bossi, stringe un patto per i ballottaggi e annuncia: "Il sostegno al referendum non è opportuno. Prima la riforma delle Camere". Ma Gianfranco Fini si smarca: "Vado a votare convintamente, spero lo facciano anche gli italiani". I referendari: è un ricatto della Lega al premier.

"Fiducia" sulle intercettazioni
Il governo ha presentato alla presidenza della Camera un maxiemendamento al disegno di legge sulle intercettazioni e ha preannunciato l'intenzione di porvi la fiducia. Reagisce l'opposizione: un pugno in faccia agli italiani, il Parlamento viene espropriato.

Esteri
Da Guantanamo a New York

Il primo detenuto di Guantanamo è stato trasferito sul suolo statunitense dove verrà giudicato da un tribunale civile a New York. Si tratta del tanzaniano Ahmed Ghailani, affiliato ad Al Qaeda, accusato di aver organizzato gli attentati, nel 1998, contro le ambasciate Usa in Tanzania e Kenya (224 vittime).

La Shell paga per l'ecologista
La Sheli paga per evitare un processo a New York, ma si dice innocente: 14 anni dopo la morte dello scrittore ecologista nigeriano Ken Saro-Wiwa, il colosso petrolifero anglolandese versa 15,5 milioni di dollari per non finire alla sbarra. La compagnia era perseguita dal 1995 per complicità con il regime nella condanna a morte di 8 civili che si opponevano ai metodi di estrazione del petrolio. Tra le vittime Saro-Wiwa.

Cronache
Stroncato traffico di uomini

Smantellata dalla polizia di Venezia una rete curda di trafficanti di uomini. Migliaia i disperati curdo-iracheni che negli ultimi 3 anni sono stati trasportati nascosti nei camion ad Ancona e altre città italiane e dirottati anche verso altri Paesi europei. Arrestate 46 persone.

"Non promuovere col 6 rosso"
"È improprio promuovere con i1 6 rosso": lo chiarisce il ministero dell'Istruzione ai presidi delle medie. Nei giorni scorsi alcuni dirigenti scolastici avevano confessato che per aggirare la legge che impone l'obbligo del 6 in tutte le materie per passare l'anno avevano deciso di mettere in pagella un 6 scritto in rosso. Così si segnalava la carenza, ma non scattava la bocciatura.

Economia
"Fiat non molla la Chrysler"

La Fiat non ritirerà l'offerta per la Chrysler neppure dopo il 15 giugno, data entro la quale deve essere ufficializzato il contratto. -"Non l'abbandoneremo mai", dichiara Sergio Marchionne, dopo la decisione della Corte Suprema Usa di sospendere "fino a nuovo ordine" la vendita della casa automobilistica americana al Lingotto.

Cultura
Dorfles e la Biennale -

"Meno video, più opere plastiche. L'arte rinasce, ma la pittura non c'è. A Venezia domina la via concettuale". Così la sintesi di Gillo Dorfles del suo "cauto bilancio" della 53a edizione della Biennale di Venezia quale emerge al termine di un viaggio "culturale" in Laguna.

Spettacoli
I Vanzina e l'estate ai Caraibi

L'anno scorso fu "Un'estate al mare", quest'anno è "Un'estate ai Caraibi". Enrico e Carlo Vanzina colpiscono col secondo "cinecocomero". Sono 5 storie all'italiana che evitano la volgarità, non graffiano con la satira (compare un sosia di Berlusconi), ma divertono.

Sport
Kakà: via per colpa della crisi

Kaké spiega le ragioni del suo trasferimento al Real Madrid: "Volevo continuare a giocare nel Milan, ma la crisi economica ha colpito le società di calcio. Ho quindi parlato con i dirigenti e siamo giunti alla conclusione che la cosa migliore era la mia cessione. Il Milan non aveva mai passato una crisi così".


DA LA STAMPA MERCOLEDI' 10 GIUGNO 2009

Buongiorno

MASSIMO GRAMELLINI-------------Brunetta dei ricchi e poveri

? A volte basta davvero poco per essere felici. Ieri mi aggiravo negli scantinati del mio pessimismo, quando le agenzie di stampa hanno cominciato a crepitare le dichiarazioni rilasciate dal ministro Brunetta a un convegno di Confindustria: Leggerle- ed essere squassato da un'ondata di energie positive è stato tut-t'uno. Ma non potevo trattenere quel vento di gioia egoisticamente per me. Volevo condividerlo con chi ne aveva più bisogno. Così sono entrato in un super-mercato, brandendo il dispaccio brunettesco come una spada fiammeggiante. E davanti a una coda di im-piegati, casalinghe e pensionati ho iniziato la lettura del verbo ministeriale. "Per 30 milioni di lavoratori dipendenti e di pensionati, la crisi ha portato a un aumento del potere di acquisto...". Ho sentito un brusio, ma ho fatto finta di niente, consapevole che il bello do-veva ancora venire, ".. grazie all'incremento delle re-tribuzioni e alla diminuzione dell'inflazione...". Il brusio è salito di tono, tanto che ho dovuto alzare la voce. "Il risultato è che la povertà in Italia è diminuita". Sono rimasti zitti di colpo. "Avete sentito cosa dice il mi-nistro? Da quandó c'è la crisi siete diventati tutti più ricchi. E non ve n'eravate neanche accorti. Che stupidi a cadere nella trappola della propaganda disfattista. Per fortuna Brunetta vi ha aperto gli occhi". Li ho guardati. Impiegati, casalinghe, pensionati. Anche loro hanno guardato me.
A quel punto mi sono messo a correre.

INTERVISTA

FELICE CIMATTI

UNIVERSITA' DELLA CALABRIA

HANSJORG KUSTER

" Salvate gli alberi Sono lo specchio del nostro Io"
La Natura "naturale" è' solo un'illusione
E' nei boschi che si svela la nostra storia

Quanto è naturale la natura? Se naturale significa, come si pensa in modo frettoloso, estraneo all'attività umana, allora la natura non è naturale. E' la tesi controcorrente dì Hansjorg Kuster, che insegna Ecologia botanica all' Università di Hannover, in Germania, nel saggio "Storia dei boschi. Dalle origini a oggi".
L'animale umano è un essere come qualunque altro e in parte si adatta all'ambiente e in parte lo modifica. Il pensiero ambientalista sembra dimenticarlo: in questo senso si parla, in biologia, della coevoluzione di specie vivente e ambiente. Un caso esemplare è proprio quello dei boschi, in particolare quelli europei, che - dimostra Kuster - non avrebbero l'aspetto che hanno, se non fossero stati plasmati da una plurimillenaria azione umana.
Quando siamo in un bosco ci piace la sensazione di essere avvolti da una realtà incontaminata.

Al contrario, lei spiega come la Natura sia quasi sempre "di seconda mano". Perché?

"Pensiamo che la natura - e così í boschi - sia un'entità stabile e geograficamente definita. In realtà, dal punto di vista di uno scienziato, non è una "cosa". E' un principio, che cambia in continuazione le strutture che vorremmo vedere come immutabili".

In che senso i boschi europei sono tanto entità naturali quanto antropiche?

"Da millenni il paesaggio europeo è stato influenzato dall'attività umana. D'altra parte, il principio naturale è sempre presente, non solo nei boschi, ma anche nelle città e perfino nelle nostre case. Questo principio porta all'instabilità di tutto ciò che gli umani costruiscono, come dimostra il terremoto all'Aquila: le piante crescono, i boschi cambiano, animali umani e non umani nascono e passano. Anche le rocce vengono distrutte e nuovi strati di sedimenti si depositano. Questo si osserva non solo sui fondali marini, ma anche sui nostri tavoli, su cui si deposita la polvere. L'animale umano è parte della natura, perché è coinvolto nel cambiamento. Tuttavia non penso che sia d'aiuto sostenere che le azioni umane portano alla cultura, mentre gli altri processi rientrino nella natura. È complicato stabilire dove la cultura finisca e la natura cominci. Così possiamo sempre considerare i due aspetti: l'idea umana (e culturale) di piantare un bosco e i processi naturalì di crescita".

Lei cita l'esempio illuminante dei boschi "naturali" della Germania dì oggi.

"In Germania, già nella prima modernità, si capì che la loro scomparsa era stata una delle cause della fine delle culture classiche, come la Grecia e Roma. E, d'altra parte, nel Medioevo il legno era diventato un bene indispensabile e un valore (lo si vede in molte monete e ancora oggi in quella tedesca da un centesimo è raffigurata una foglia di quercia). Così dal XVIII secolo diventò necessario convincere la popolazione che i boschi dovevano essere protetti. Lo stesso principio della sostenibilità fu un'invenzione tedesca: l'idea è che in un bosco non può essere abbattuta una quantità di alberi superiore a quella che ricresce. Non fu facile convincere la gente e, quindi, si ricorse all'autorità di Tacito, secondo il quale le foreste rappresentavano una parte importante del mito fondativo della nazione germanica. Si aggiunse poi un ulteriore argomento: l'avanzata delle legioni romane era stata impedita dalle foreste e, quindi, se ce ne fossero state ancora, avrebbero impedito anche l'invasione delle armate napoleoniche, perché i francesi, come i romani, non erano abituati all'ambiente dei boschi".

Lei cita Tacito e la descrizione della Germania come "silvis horrida", una terra piena di foreste impenetrabili. Esisto no ancora foreste così?

"Mi chiederei piuttosto: sulla Terra esistono boschi che non siano stati influenzati dagli esseri umani? Posso pensare che foreste simili esistano ancora nella fascia tropicale o nelle regioni boreali. Ma è difficile dire che non siano state toccate: si possono trovare particelle chimiche, cioè tracce dell'attività umana, un po' dovunque. Allo stesso tempo si può sostenere che ogni bosco è naturale, perché gli alberi continuano a cambiare secondo ritmi naturali".

Quando decidiamo di lasciare un bosco al suo destino, possiamo sperare che torni alla condizione originaria? E dobbiamo augurarci che accada?

"Un bosco non tornerà mai all'aspetto che aveva prima dell'intervento umano. La composizione delle specie, il terreno, i minerali, la falda acquifera, e così via, sono cambiati in modo definitivo. Ma neanche un bosco naturale torna mai allo "stato" che aveva nel passato. Non avremo mai l'occasione di vedere "ancora" le foreste del Terziario o di 100 anni fa. Per questo non è una buona idea restaurare una "natura" del genere: si distruggerebbe la stessa biodiversità".

E la conservazione presenta molti paradossi: in alcuni casi anche i cerbiatti rappresentano un pericolo per i boschi! Quale natura, allora, si deve salvaguardare?

"Sarebbe meglio salvaguardare il paesaggio. E' un modo di agire migliore piuttosto che stabilire che c'è una "natura assoluta" da proteggere. Pensare al paesaggio come a un'entità pubblica è un'azione democratica, mentre la creazione della "natura" è una forma di tirannia".

È vero che la tradizione dell'albero di Natale è un effetto delle politiche agronomiche del XIX secolo?

"In parte sì. L'albero di Natale è una tradizione antica. Ma il crescere della popolazione nel XIX secolo creò un mercato per un numero maggiore di alberi sempreverdi. Divenne così necessario "produrli". Se nei boschi gestiti dall'uomo è opportuno fare opera di pulizia, favorendo quindi la crescita di quelli che restano, fu possibile vendere proprio i piccoli alberi come simboli natalizi. E' significativo che il Babbo Natale tedesco viva nel bosco, mentre in Inghilterra è un personaggio esotico che arriva dalle foreste del Nord su una slitta".

Se l'idea di una natura priva della presenza umana è un mito, non è un'ipocrisia la speranza di conciliare la conservazione delle foreste tropicali con lo sviluppo economico?

"Possiamo proteggere le foreste pluviali tropicali, se decidiamo di farlo. E importante proteggerle non tanto perché sono la "natura", ma perché sono paesaggi ricchi di una straordinaria biodiversità. E allora possiamo anche pensare a una loro migliore gestione, compatibile con le esigenze delle popolazioni indigene. È della massima importanza imparare da loro come "usarle", inventando nuovi modi che preservino le specie importanti per noi e non per la natura stessa".

CHI E' KUSTER BOTANICO:

RUOLO: E' PROFESSORE DI ECOLOGIA BOTANICA
ALL'UNIVERSITA' DI HANNOVER IN GERMANIA
IL LIBRO: "STORIA DEI BOSCHI. DALLE ORIGINI
A OGGI" - BOLLATI BORINGHIERI


REPORTAGE

Marco Evers


Le mie avventure sulla scogliera dei dinosauri"
E' in Inghilterra la più grande miniera di fossili
"Qui si concentrano 185 milioni di anni di drammi"


La "Jurassic Coast" sulla Manica
Quando scoppiano le tempeste e il mare aggredisce le ripide coste dell'Inghilterra meridionale, Chris Moore parte per la caccia. Aspetta la bassa marea, poi ispeziona le spiagge di Charmouth. E' un posto unico. Negli stessi punti dove i turisti si distendono al sole la risacca svela le carcasse fossilizzate di creature antichissime.
Queste apparizioni sono come viaggiatori del tempo provenienti da un mondo perduto. Sono i resti di lucertoloni
preistorici, pesci giganti e dinosauri. Molti tornano alla luce per la prima volta dopo 200 milioni di anni e il momento in cui Moore li trova equivale sia alla loro seconda morte che alla loro resurrezione. Lui ha l'occhio allenato e sa che i tempi sono sempre decisivi, perché quello che non riesce a recuperare è destinato a scomparire irrimediabilmente nell'oceano.
II suo è un lavoro difficile e pericoloso. Avventurarsi sulle scogliere significa sfidare la possibilità di improvvisi cedimenti e di veri e propri crolli, mentre la fanghiglia può diventare pericolosa come le sabbie mobili. Ma Moore, 49 anni, non ne ha mai abbastanza. "C'è sempre da trovare qualcosa di nuovo", dice. E quando non è a caccia di ossa, trascorre il tempo in laboratorio. Preparare ogni reperto - spiega - richiede "centinaia di ore". Molte delle sue scoperte sono esposte al Museo di Storia Naturale di Londra e anche in quelli di Tokyo e Toronto. E' stato lui il primo a scoprire tre tipi di pesci-dinosauro e uno di questi - il Leptonectes moorei - porta addirittura il suo nome.
Charmouth, il paese dove vive, è uno dei depositi di fossili più ricchi al mondo. E' anche considerato una delle culle della geologia e della paleontologia. E' qui che uno dei suoi predecessori, una ragazza di nome Mary Anning, si imbattè in alcuni fossili che circa 200 anni fa rivoluzionarono le conoscenze sulla storia della vita e incrinarono la narrazione biblica della creazione prima ancora che Charles Darwin aprisse la porta sul "mondo senza Dio" con la teoria dell'evoluzione. Se Dio è morto, i responsabili sono anche quegli animali intrappolati nella roccia.
Adesso questo tratto di costa tra 1'East Devon e il Dorset è diventato la "Jurassic Coast". E' stato anche inserito dall'Unesco nella lista dei luoghi da preservare, accanto alla Grande Barriera Corallina e al Grand Canyon. La zona è un libro aperto sulla storia della Terra e delle sue creature. Più di qualunque altro luogo al mondo questa striscia di 150 chilometri racchiude il Mesozoico - l'era del Triassico, del Giurassico e del Cretaceo - in tutto il suo splendore e orrore.
I primi sedimenti risalgono a 250 milioni di anni fa. Un'ondata di estinzioni si era appena verificata, generando le condizioni che permisero ai dinosauri di prosperare. Gli strati più recenti, invece, datano a 65 milioni di anni fa, quando i dinosauri scomparvero, lasciando spazio ai mammiferi. I drammi dell'evoluzione, così, si rivelano uno dopo l'altro, lungo 185 milioni di anni: come gli anelli degli alberi i diversi strati permettono di comporre una scena dettagliata, con l'ascesa e la caduta di specie potenti, la diffusione della vita in tante nicchie ecologiche, gli adattamenti ai cambiamenti climatici, le estinzioni di massa.
Oggi la "Jurassic Coast" è un luogo di spiagge, colline verdeggianti e paesi pittoreschi. Ma lungo milioni di anni questa regione è cambiata molte volte, da una landa desertica a un'area tropicale, fino ad assumere un paesaggio non molto diverso dai Caraibi attuali. E molti dei dinosauri che popolavano ciò che sarebbe diventata l'Inghilterra hanno lasciato tante tracce. Qui, infatti, si scoprono fossili da sempre, ma il loro significato è stato a lungo ignorato. Per secoli è stato inconcepibile che, prima dell'uomo, fossero esistiti mondi diversi dal nostro.
Solo nella prima metà del XIX secolo la geologia diventò una scienza "sovversiva" e gli studiosi si impegnarono a liberare il sapere dall'influenza di Mosè. E fu in un giorno del 1812 che Mary Anning cominciò la sua caccia ai fossili, come oggi fa Chris Moore, a Lyme Regis, non lontano da Charmouth. Lei aveva 12 anni. Il padre era morto da poco e lei, con il fratello e la madre, viveva di carità. Ma ciò che trovò quel giorno era unico: uno scheletro di 5 metri, appartenuto a una creatura che sembrava uscita da un altro mondo. Era l'inizio di una carriera che avrebbe fatto di Mary la "principessa della paleontologia". Intanto Chris Moore, che l'ammira moltissimo, non interrompe la sua caccia.
Copyright "Der Spiegel"

Riemerge un antenato del mostro di Loch Ness
L'ultimo ritrovamento di Chris Moore è un plesiosauro, che 200 milioni di anni fa popolava il Canale della Manica. Il dinosauro, una sorta di mostro di Loch Ness in versione marina, è considerato un esemplare rarissimo. E stato trovato a Monmouth Beach, vicino a Lyme Regis, nel Dorset. Il rettile misurava 4 metri di lunghezza, aveva 4 pinne, un collo lungo e denti affilati. Il "mostro", però, non era immune dagli attacchi di altri predatori: le ossa, infatti, mostrano i segni dei denti di un aggressore. "E venuto fuori in pezzettini spiega Moore - e tuttavia si può chiaramente vedere come appariva".

Dalle uova ai polmoni, i segreti dei giganti

"Ecco come i sauropodi diventarono macchine
perfette: le più grandi mai apparse sul Pianeta"

GABRIELE BECCARIA

Pesante come un paio di Tir e lungo come l'ala di un jet. Ma come faceva a sopravvivere al proprio sfrenato gigantismo?
La vita nell'era attuale - quella dominata dall'uomo e quindi soprannominata con un po' di rimorsi Antropocene - è un brulicare di nanetti. Noi di rado superiamo i 2 metri d'altezza e, capodogli e balene a parte, sulla terraferma non c'è niente di più massiccio di un elefante, che arriva a 4 metri di ossa e carne (e solo a volte supera le 5 tonnellate). I 35 metri e le 80 tonnellate dell'Argentinosaurus - la creatura più grande mai comparsa - incarnano quindi uno dei grandi enigmi della paleontologia. Almeno finora: il team internazionale guidato da un professore dell'Università tedesca di Bonn, Martin Sander, è convinto di aver messo insieme i pezzi del puzzle che 100 milioni di anni fa facevano vivere e prosperare il re dei dinosauri.

Primo interrogativo.
Perché acquisire dimensioni che ci appaiono tanto fuori scala? Una legge dell'evoluzione - nota come "regola di Cope" - stabilisce la soglia d'equilibrio tra maxi-dimensioni e mini-dimensioni intorno alle 10 tonnellate. Chi è grande è più forte e meno vulnerabile, ma allo stesso tempo genera meno discendenti e rischia di più di fronte a improvvisi cambiamenti ambientali. Secondo Christine Janis (Brown University, Rode Island), la famiglia dei sauropodi - tra cui l'Argentinosaurus - aveva beffato questo principio grazie a una soluzione perfetta

nella sua semplicità: non si risparmiava nella deposizione delle uova, anche 24 kg alla volta, e le abbandonava al loro destino, sicura che la maggior parte se la sarebbe comunque cavata. Figli e nipoti non mancavano mai.

Secondo interrogativo.
Come riuscivano a dilatarsi così tanto? Al contrario di altri "colleghi", come i celebri, (e molto sopravvalutati) Tirannosauri, le ossa dei sauropodi mostrano un metabolismo sorprendentemente veloce. Potevano crescere di almeno 2 tonnellate all'anno, un record che resta ancora oggi imbattuto.

Terzo interrogativo.
Come potevano "processare" abbastanza ossigeno per non soffocare? Matthew Wedel (Oklahoma Museum of Natural History) ha scoperto che possedevano polmoni simili a quelli degli uccelli contemporanei. Quando espiravano, l'aria veniva subito rimpiazzata da quella còntenuta nelle sacche d'aria disposte nel torso. Così i momenti morti venivano aboliti e l'organismo sfruttava al meglio la respirazione. E contemporaneamente le serie di "palloncini" disposti accanto alla colonna vertebrale alleggerivano il corpo, con una trovata che sa di hi-tech.

Quarto interrogativo.
Com'era possibile incamerare abbastanza energia da sorreggere quella massa spropositata? Come minimo si doveva ingoiare una tonnellata di vegetazione ogni 24 ore, eppure molti studiosi hanno messo in dubbio che bastasse. Adesso Jilrgen Hummell (Università di Bonn) ha simulato i processi di fermentazione di alcune piante note per le scarse qualità nutritive e ha scoperto che, se i tempi di digestione si allungano grazie all'azione di microbi specifici, anche un pasto apparentemente povero si trasforma in uno ad alto valore. E non solo. Con il loro collo smisurato i sauropodi spazzolavano vaste aree. di terreno senza muoversi, risparmiando così forze preziose.

Quinto interrogativo. Potrebbero ricomparire creature tanto enormi? Non è affatto impossibile, ma la Natura ha bisogno delle condizioni giuste, intrecciate con tempi necessariamente lunghi. Prima di tutto una non augurabile estinzione di massa (che probabilmente spazzerebbe via anche la nostra specie) e poi almeno 30-40 milioni di anni per "resettare" i propri modelli biologici e tornare al design dell'Argentinosaurus.
Essere immensi, quindi, è tutt'altro che illogico. Chi vuole provare l'emozione dell'incontro ravvicinato deve andare al Museo di Storia Naturale di Buenos Aires. Lì il Mostro aspetta una futura rivincita.



DA LA REPUBBLICA MERCOLEDI' 10 GIUGNO 2009


QUEI SALOTTI KITSCH DI UN DESPOTA SOLITARIO

Guido Rampoldi


SI DIREBBE che tenda beduina di un capo arabo sia piantata nell'immaginario europeo dal tempo in cui la pittura orientalista la caricò di penombre fiabesche. E se non fosse ancora lì, la "Cerimonia del the sotto la tenda beduina" non comparirebbe con tanta frequenza tra le attrattive offerte dalle agenzie turistiche che operano da Tangeri a Sharm el Sheikh. Ignoro se Gheddafi disponga di una tenda da viaggio, maquellain cui mi accolse, nella sua cam-pagna a venti chilometri da Tripoli, non vale la visita.
Racchiude un ambiente vasto come un salone e spoglio come un garage. Non ci sono broccati; bracieri, tappeti, turbanti, babucce, scimitarre, la minima concessione alla tradizione o al folklore. Un moquette scura copre la terra, lampade al neon fissate ai pali di sostegno sparano una luce cruda su dieci poltrone dalle gambe dorate, piuttosto kitsch. Ricordo anche un telefono e due termosifoni elettrici per riscaldare il padrone di casa (era inverno) che se ne stava intabarrato sotto un cappello di pecora con il paraorecchi calato. Nient'altro. Immagino che la tenda e il Gheddafi di villa Pamphili non saranno così dimessi. Ma quell'uomo infreddolito e quel vuoto desolato rendevano perfettamente l'idea di quanto solitario sia il potere assoluto e scabra la vita di un despota.

LETTERE COMMENTI & IDEE


LO STUDENTE CON LA MAGLIETTA DI FATIMA

Caro dott. Augias, un fatto triste per un ragazzo di 13 anni, in una scuola media di un'importante città della Sardegna. E' arrivato in classe indossando una T-shirt dono della nonna dal santuario di Fatima dove campeggiava appunto la scritta 'Fatima'. In piccolo, la Madonna coni tre pastorelli L'insegnante di Storia ha costretto il ragazzo a toglierla e - non potendo lasciarlo a petto nudo - ha chiesto ad un compagno di prestare una felpa. Alcuni compagni hanno riferito che la prof aveva inveito contro lo studente chiamandolo "bigotto" e aggiungendo che i "cristiani non sanno più pensare con la propria testa ma ripetono come pappagalli ciò che sentono da quel tedesco vestito in bianco". Il padre va dal Preside che chiama l'insegnante. Questi spiega che voleva "dare una lezione di educazione civica", che l'Italia è un paese laico che "l'errore è stato fatto da chi fa doni diseducativi per un ragazzo". Mentre continuavano a discutere, la provvidenza ("p" minuscola?) è venuta in aiuto: è passato un ragazzo della stessa classe con una T-shirt dove campeggiava un bimbo che mostrava il pugno chiuso dal quale fuoriusciva un solo dito: il medio. Nel retro una scritta irriferibile. Non si sta esagerando con la laicità di stato?
Lettera firmata sineddoke@jumpy.it

L'episodio, minimo, può essere considerato esemplare del grado di esasperazione del dibattito nel nostro paese e di una certa confusione nelle menti. Che l'insegnante abbia avuto torto è evidente e non vale la pena di parlarne. Per bilanciare, ricordo comunque che pochi giorni fa un altro insegnante è stato ammonito perché aveva chiesto ai suoi allievi se avrebbero preferito (o no) alla tradizionale 'ora di religione' insegnamenti analoghi; per esempio storia delle religioni. Se il primo comportamento è censurabile, il secondo è assolutamente legittimo; riprende per analogia l'indirizzo della legge che appunto prevede insegnamenti alternativi all'ora di religione. Allarghiamo però il discorso. La legge francese vieta nelle scuole simboli 'ostentatori' della propria fede, per esempio il velo per le ragazze musulmane così come la kippah per gli ebrei. Il presidente Obama nel suo recente discorso ha invece difeso l'uso di questi simboli identitari. Anche se la norma varata in Francia si basa sulla celebre legge del 1905 sulla laicità dello Stato, io credo che sia molto più 'laico' l'atteggiamento di Obama. La vera laicità correttamente intesa non è una fede, è solo un metodo, la sua essenza consiste nella tolleranza e rispetto degli altri. Il solo limite è quando l'ostentazione diventa aggressiva o provocatoria o tenta di imporre a tutti una stessa 'verità'.


DA L'UNITA' MERCOLEDI 10 GIUGNO 2009

FOGLIETTÓNE

Marina Mastroluca


La Shell ha evitato il processo ma pagherà oltre 15 milioni di danari per non vedere inchiodato il suo nome allo scrittore nigeriano Saro Wiwa, giustiziato perchè difendeva gli Ogoni gli Ogoni

E ALLA FINE LA POESIA VINSE SUL PETROLIO


Quindici milioni e mezzo di dollari per sfuggire ad un verdetto di colpevolezza che sentiva aleggiare nell'aria. La Shell pagherà, per non vedere inchiodato il suo nome a quello della prima multinazionale condannata per violazione dei diritti umani. Moneta sonante per cancellare le sue impronte dalla scena del crimine e poter dimenticare di aver aiutato il boia che ha stretto il cappio al collo di un poeta, colpevole di aver puntato il dito contro i signori del petrolio che uccidevano la sua terra: la terra degli Ogoni, un frammento del delta del Niger.
Ken Saro-Wiwa aveva avuto il torto di parlare ad alta voce, di dire quello che non avrebbe dovuto. Che la Shell rubava non solo ricchezza, ma la vita stessa degli Ogoni. Che gli oleodotti usurpavano la terra e si lasciavano dietro "correnti avvelenate", aria che brucia i polmoni dei bambini agonizzanti, campi sterili. Saro-Wiwa parlava dell'"agonia degli alberi", del "sognò di rompere le catene". E sapeva dire quello che la sua gente sapeva già e fino ad allora aveva sopportato.
Il delta del Niger, un punto sulla mappa dell'Africa. Oggi sappiamo che c'è perché di tanto in tanto gruppi armati sequestrano tecnici stranièri per incassare il riscatto, autorisarcendosi del danno subito in decenni di sfruttamento dalle multinazionali energetiche. Saro-Wiwa non aveva mitra, il suo Movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni aveva scelto la nonviolenza e aveva saputo farsi sentire anche oltre confine, in quell'Occidente così bravo a chiudere occhi e orecchie quando la vita in gioco è quella degli altri e il serbatoio vuoto è un incubo peggiore di qualsiasi inferno altrui.
Una voce scomoda. Impiccato come un delinquente comune il 10 novembre del `95, dopo 17 mesi di carcere in cui aveva subito torture e isolamento, senza mai aver visto un avvocato, senza il diritto di appellarsi, al giudice che lo condannava Saro-Wiwa aveva detto che non lui ma la Shell era sul banco degli imputati. "La Compagnia ha schivato questo processo, ma arriverà il suo momento. Non ho dubbi che più prima che poi dovrà rispondere del conflitto ambientale che ha intrapreso nel Delta. E anche il crimine della sporca guerra della Compagnia contro gli Ogoni sarà punito".
La sua profezia si è avverata a Manhattan, grazie all'Alien Tort Claim Act del 1789 che consente di ricorrere ad una Corte Usa per i diritti umani violati altrove. La profezia si è avverata, anche se la Shell che su un tavolo extra-giudiziale apre la borsa insiste a dire che le accuse a suo carico "erano false" e che solo l'umana comprensione l'ha spinta a risarcire la famiglia di Saro-Wiwa e - degli altri otto attivisti impiccati con lui. Certo una condanna nero su bianco avrebbe scolpito per sempre un principio di responsabilità, la necessità di misurarsi con la dura legge che lega causa ad effetto: gli abusi alle complicità con i regimi locali. Ma dopo 13 annidi battaglia legale si è deciso di mettere un punto. Cinque milioni di dollari andranno agli Ogoni. E resta il precedente. Le multinazionali sono avvertite.


DA IL SOLE 24 ORE MERCOLEDI' 10 GIUGNO 2009



I voti di chi non vota
Oltre l'astensionismo, che sfiducia in partenza moralmente il Parlamento europeo, come mai non si hanno dati sulle schede bianche e nulle in tutta Europa? Anche i media li nascondono?
Vincenzo Mannello

L'astensione,è stata davvero elevata e non è lontano il giorno in cui a livello continentale gli elettori saranno meno del 50 per cento. Ecco che allora le percentuali che sfoggiano i vincitori dovrebbero essere corrette al ribasso tenendo conto di tutti quelli rimasti a casa. Perché questi dati, e i relativi rimborsi elettorali non vengono calcolati in base al totale dei voti validi ma rispetto al numero degli aventi diritto?

In Italia, i voti nulli sono stati 1.103.519; le schede bianche, 990.689: un bel pacchetto di delusi, pari complessivamente al 6,38% del totale dei votanti. Gente che, se va a votare, evidentemente crede all'Europa, ma non si ritrova nell'offerta politica. Un fenomeno diverso dall'astensionismo, dunque, che pure, secondo un'analisi dell'Istituto Cattaneo, è aumentato del 3,9%; si è manifestato soprattutto in Sardegna e Sicilia; e ha colpito meno l'elettorato del centro-sinistra. Non trascuriamo comunque che, nonostante la partecipazione al voto sia caduta per la prima volta sotto il 70%, l'Italia batte di gran lunga la media europea, ferma al 43%, e fa incomparabilmente meglio dei partner di maggiore dimensione. È ancora un po' più europeista degli altri: per questo, si meriterebbe una classe politica che prenda un po' più sul serio l'Europa e non lasci gli elettori con la matita per aria .

La multa non si paga
Alla sede della polizia urbana di piazzale Accursio a Milano, città europea, l'ufficio cassa dove si pagano le multe automobilistiche, lunedì 8 giu~o era chiuso a causa delle operazioni di voto. Resta un mistero per il cittadino milanese quale nesso ci sia tra le operazioni di voto e la riscossione delle multe

Le foto di EL Pais
Mai come in questi tempi mi è venuta voglia di rispolverare il famoso detto secondo il quale chi si fa i fatti propri campa cent'anni. El Pais evidentemente è un quotidiano che non ha altro a cui pensare se non occuparsi delle signorine ospiti di villa Certosa: alcune donne in costume o in topless rappresentano uno scandalo internazionale in grado di far saltare un governo. Pare di essere tornati indietro agli anni 50 quando i poliziotti e i vigili urbani giravano nei centri storici italiani con il metro per misurare la lunghezze delle gonne indossate dalle turiste straniere, ' ed eventualmente multarle. Il topless e il nudo integrale non fanno più scandalo, si trovano comunemente su tutti gli arenili e nessuno ci fa neppure più caso, se queste visioni appaiono invece in un luogo privatissimo non aperto al pubblico e fuori dagli sguardi, dei bambini viene giù l'intero empireo. Se il giornalismo iberico perde tempo a inseguire queste cose invece di occuparsi di notizie serie; trasformando i loro quotidiani in qualcosa di molto simile a riviste come Novella 2000, vuoi proprio dire che è caduto molto in basso, oppure che in Spagna non accade mai nulla di rilevante e certi cronisti devono attaccarsi a quisquilie di questo tipo per riuscire a scrivere qualcosa. Carmela Carpendu:
Arborea (Or

Voli di Stato
Non è grave che su un volo di Stato viaggino degli accompagnatori del presidente del Consiglio (il consumo di carburante aumenta in modo marginale se aumenta il carico), È grave quando su un volo di stato viaggiano persone "senza" il presidente del Consiglio. .
Lettera firmata


DA IL RESTO DEL CARLINO MERCOLEDI' 10 GIUGNO 2009



COMMENTO VIRTUOSO

FRANCO CANGINI

IL BELLO della democrazia. A poche ore di distanza; nel giro dello stesso scrutinio, si può passare dalla caduta delle speranze (eccessive) riposte nel voto europeo, all'euforia per il trionfo (Inaspettato) nel voto amministratwo. Mai riposare sugli allori, mai arrendersi ai decreti di un destino avverso. Dalla medesima altalena, Berlusconi è sceso con il sorriso sulle labbra e il povero Franceschini con la vertigine di chi ha mancato la presa sulla realtà e non si raccapezza. Ma nessun risultato è scritto nel bronzo. C'è sempre un girone di ritorno, prima o poi.

I suoi conti, Berlusconi li ha fatti con Bossi a botta calda. Ne è uscito un compromesso, che non è la brutta parola che si crede. Esistono compromessi buoni e cattivi. Quello tra i due leader alleati è della prima specie perché ha dalla sua la forza della necessità. Dal momento che la stabilità del governo poggia sull'asse con Bossi è ,evidente che il premier non puo permettersi di segare il ramo che lo sostiene per inseguire, attraverso il referendum sulla legge elettorale, la chimera di un bipartitismo coatto. Altrettanto evidente che il patto di coalizione impegna la Lega a far propria la causa del Partito della Libertà, a cominciare dai ballottaggi che metteranno fine a questa tornata elettorale di scarsa posta (europarlamento, provincie ... ) e di grande peso.

LA SINISTRA lascia sul terreno di gioco la più gran parte del potere locale, insieme con la reputazione di buona amministrazione che l'ha lungamente accompagnata. Nonché circa 4 milioni e mezzo di voti. E peggio le sarebbe andata, se il Pdl non fosse ancora in rodaggio, preda di egoismi dissociativi che hanno alimentato l'astensionismo e frenato l'assalto alla cintura rossa dell'Italia centrale. Una macchina da mettere a punto. Mentre il Pd, ridotto al rango di Lega appenninica, è una macchina in panne davanti a un bivio. Uscirne dalla via regia, vorrebbe dire tornare a Veltroni e alla sua idea di un partito «a vocazione maggioritaria», da rifare dalle fondamenta per permettergli di competere con il centrodestra sul mercato elettorale.
E' la traversata del deserto fatta da tutte le vecchie sinistre europee capaci di rinnovarsi. Ma si preferirà tornare al manto di Arlecchino delle larghe alleanze, buone talvolta per vincere le elezioni e mai per governare. Strada facile per gruppi dirigenti sclerotici, negati al cambiamento. .



DA LA VOCE DI ROMAGNA MERCOLEDI' 10 GIUGNO 2009


TE LA DO' IO LA CRISI !


(c. z.) Anche quando l'eçonomìa è ferma, c'è chi si muove in avanti. E il marchio di abbigliamento Maliparmi, di Albignasego (Padova), fondato nel 1976 e che dal 2006 al 2008 ha visto aumentare il proprio fatturato di oltre il 10% annuo, e si prevede che i ricavi crescano da 23,7 milioni di quest'anno a 36 milioni nel 2011. Per ottenere questi risultati, Maliparmi ha puntato sulla qualità e sul passaparola, più che su una comunicazione aggressiva. I maggiori investimenti sono stati fatti nel retail e oggi l'azienda ha due negozi monomarca a gestione diretta a Milano e Bologna, oltre agli altri in partnership in Italia e all'estero (Marsiglia e Saragozza). Il rapporto diretto con la consumatrice è basilare e oltre a nuove aperture si sta pensando a corner nei multimarca in cui lavorano da anni. Insomma, alla qualità si abbina una strategia di marketing davvero eccellente. E i risultati si vedono.

SCANZONIERE

Nel mio paese, pochi anni fa, il Pei era al 70% Adesso
il Pd fa fatica ad arrivare al 35%

La Dc raggiungeva sì e no al 20%
Adesso il Pdl è quasi al 30%
Gli altri partiti avevano si è no al 10%
Adesso la Lega ha raggiunto il 17%
Se eri "sveglio" ti chiedevano di diventar comunista oppure il prete ti proponeva di fare il seminarista (molto prima, è chiaro, tutto il paese era fascista) Quel che ci riserverà il futuro lo si vedrà, ma 'sti paesi oggi hanno un po' più di libertà



DA IL RIFORMISTA MERCOLEDI' 10 GIUGNO 2009

MAMBO DI PEPPINO CALDAROLA

UN PO' DI POLITICA PLEASE....

" Finita una elezione, già se ne prepara un 'altra. In mezzo ci sarà un inverno durissimo per l'economia e per la parte più debole della popolazione. Nel Pd molti chiedono un 'alleanza più stretta con Di Pietro e si lanciano verso una ipotetica coalizione con tutti quelli che non sono dalla parte di Berlusconi. Ho l'impressione che bisogna rovesciare l'analisi. Oggi l'Italia ha bisogno di una politica che la faccia ripartire. Piaccia o no, questa politica si può fare solo dialogando con l'altra parte. L'idea che nei prossimi quattro anni si passi il tempo a smussare gli angoli, e che angoli!, in una interminabile trattativa con Di Pietro e De Magistris prepara la fuoriuscita della sinistra dall'ottica di governo. La sfida più difficile è trovare sulle questioni fondamentali un punto di accordo con chi oggi guida il Paese. AIle prossime politiche gli elettori premieranno" chi avrà saputo dare l'idea di aver preso il Paese per mano per tirarlo fuori dal casino. Non credo che questa operazione ambiziosa possa farla Franceschini. Solo un vero riformista può dare questa spinta al Pd. Franceschini assomma tutto il radicalismo prodiano e tutta la praticaccia tardo-democristiana. Non sempre ci sarà un 'intervista di Veronica Lario a dare una mano. Un nuovo leader dòvr(Ì avere la forza di apparire come l'uomo giusto contro la crisi. E quei quattro. milioni di voti che mancano e la dispersione delle liste radical ci dicono che la ferita più sanguinosa è a sinistra. Un po ' di politica, please.







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10 GIUGNO

Muore a Heidelberg Adolf von HARNACK, ideologo del protestantesimo liberale, autore nel 1900 de "L'essenza del Cristianesimo" (10/6/1930)



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REGULAE JURIS

Una striscia di regole del diritto………

per chi il latino l’ha studiato e lo sta studiando e per chi non l’ha studiato c’è la traduzione

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Emtio - Venditio (vide et. Alienatio - Contractus - Dominium - Fides bona - Mora - Possessio - Praescriptio - Pretium - Usucapio)

[ Col contratto di vendita (emtio-venditio) si promette di dare ad altri una cosa per una determinata somma di denaro. Ma nello stesso modo che non vi ha vendita se viene stipulato che la proprietà della cosa non passi nel compratore, così non ve n'ha pure se fu espressamente dichiarato che viene trasferita la proprietà : poichè ciò ripugna per modo alla nozione della vendita, che con tal clausola il contratto si dovrebbe riguardare per innominato. - 16 D XII, De condict. causa data, c. non secuta. - 25 § 1, 28 D. XVIII, I. - 11 § 2 D. XIX, 1. - 75 § 10 D. XLV, I De V. 0.].

Aliud est vendere, aliud venditioni consentire. ULP. R. 160 1. 76 ad Ed.
Altro è vendere, altro è consentire alla vendita

Auctoris dolus emtori non obiicitur. ULP. 1. 4 § 31 D. de doli mali excep. 44, 4.
Il dolo dell'autore non nuoce al compratore (di buona fede).

Conventio perficit emtionem. ULP. l. 2 D. de contrah. emt. 18, 1.
La convenzione fa perfetta la vendita.

Cum in corpore dissentiatur, apparet nullam esse emtionem. ULP. 1. 9, ibid.
Allorquando non siasi d'accordo sulla sostanza della cosa venduta, è chiaro che la compra è nulla.

Earum rerum, quas natura vel gentium ius vel mores civitatis commercio exuerunt, nulla venditio est. PAU. 1. 34 § 1, ibid.
Le cose che o per natura, o pel diritto delle genti, o pei costumi del paese son dichiarate fuori commercio, non possono essere oggetto di compra-vendita.

Emtio consensu peragitur. PAu. 1. 1 § 2, ibid.
La compera si eseguisce col consenso.

Emtio et venditio contrahitur, simul atque de pretio convenerit. pr. J. de emt. 3, 24.
Si contrae la compra e la vendita nell'atto in cui si è convenuto del prezzo.

Edited by isabella - 10/6/2009, 23:57
 
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DA IL FOGLIO GIOVEDI' 11 GIUGNO 2009



ANDREA 'S VERSION


Mi dicono che l'altro giorno, credo lunedì, l'appuntato
della buoncostume di Repubblica sia partito per Parigi. L'ondata di centrodestra in Europa, unita alla considerazione che non si possono redimere i costumi in un paese solo, aveva convinto il direttore che il posto migliore da cui sprovincializzare il giornale, da cui iniziare a cucirgli addosso un impegno più largo, un prestigio, diciamo così, continentale, non potesse essere che quello dove era stata esaltata quella maledetta "difference". Strano. Nella capitale dell'illuminismo e della luce, i giornali politici avevano lasciato al buio un caso clamoroso. Ne avevano, certo, accennato per un po', ma quando il ministro di destra della giustizia, Rachida Dati, aveva puntato i piedi, "sono affari miei", la questione su chi mai fosse il padre del bambino, vedi mai Sarkozy, era stata abbandonata ai giornali di gossip. Così, su due piedi. Per questo, il segugio che aveva saputo inchiodare la destra italiana sul bagnasciuga morale di Casoria, è stato mandato a Parigi. Per inchiodare alle sue bugie, e alla sua inammissibile mancanza di chiarezza, anche la destra francese. E' soltanto agli inzi, D'Avanzo, ma sta lavorando bene. Ha telefonato ieri al direttore che è già sulle tracce della crèpe.

PREGHIERA

DI CAMILLO LANGONE

Santa Bernardetta, qualcuno mi ha definito "Huysmans appenninico" e per capire che cosa intendesse mi sono andato a leggere, non lo avevo mai fatto, l'originale Huysmans pirenaico. In mezzo a "Le folle di Lourdes" (edizioni Medusa) ho trovato un fratello: lo stesso amore per i ceri fiammeggianti; la stessa idea che la bruttezza ecclesiastica sia, prima che bruttezza, sacrilegio. Ma soprattutto ho trovato te, particolari sulla tua vita che ignoravo. La madre superiora del convento dove ti eri ritirata voleva vederti meditare e tu replicasti: "Non sono capace di meditare, io". Siccome la Madonna è apparsa a te, e non alla madre superiora, ecco la prova che Dio considera la meditazione un prodotto religioso di seconda scelta, un surrogato, un ripiego per ex beatles sfiatati, cristiani scarseggianti di grazia e pieni di complicazioni, signore annoiate, buddisti.


DA IL CORRIERE DELLA SERA GIOVEDI' 11 GIUGNO 2009

NOTIZIE

IN 2 MINUTI

Primo Piano

Gheddafi in Italia

Prima visita in Italia di Muammar Gheddafi Il colonnello, accolto da Berlusconi, è sbarcato a Ciampino con appuntata sul petto l'immagine di un eroe della resistenza antitaliana. Secondo Berlusconi con questa visita "si chiude una pagina dolorosa". Gheddafi: "Sono qui perché avete chiesto scusa, Berlusconi coraggioso". Al leader libico la conferenza dei capigruppo ha negato l'aula del Senato per l'intervento preciso per oggi.

Fiat-Chrysler: accordo fatto
La Corte Suprema Usa ha dato il via libera alla vendita di Chrysler a un gruppo di investitori guidato da Fiat, che ha poi, con la Chrysler, ufficializzato la loro intesa: Sergio Marchionne amministratore delegato del gruppo, Robert Kidder designato presidente. A Piazza Affari Fiat ha guadagnato il 4,8% a 7;79 euro con quasi 3% del capitale scambiato.

Focus
L'anno nero dei fondi

E' stato l'anno nero anche per i fondi pensione. Ma il peggio sembrerebbe passato. Ne è convinto Antonio Finocchiaro, presidente della Covip, la Commissione che vigila sui fondi pensione, secondo il quale non occorrono grossi interventi o riforme strutturali, ma alcuni aggiustamenti. Il i8 giugno Finocchiaro tiene la relazione annuale sullo stato della previdenza complementare.

Politica
Intercettazioni, fiducia votata

Con la fiducia sul maxiemendamento - 325 favorevoli, 246, contrari, 2 astenuti - il governo ha sbloccato dopo un anno di impasse il disegno di legge Alfano che limita le intercettazioni telefoniche. Vietata la pubblicazione fino all'inizio dell'eventuale processo, carcere per i cronisti che svelino le conversazioni destinate alla distruzione perché ininfluenti ai fini delle indagini. Insorge l'opposizione. I magistrati: muore la giustizia.

Murdoch: nessun complotto
Il tycoon dell'editoria mondiale, l'australiano Rupert Murdoch risponde alle accuse su stampa internazionale e Noemi. "Nessun complotto o rappresaglia contro Berlusconi. Ci ha raddoppiato tasse e noi non abbiamo reagito. Le immagini imbarazzanti le ha mostrate El Pais".

Esteri
Londra paralizzata

City ferma, 5 milioni di pendolari bloccati. Londra appiedata e nel caos da ieri sera e per 48 ore in seguito allo sciopero della metropolitana. All'origine della protesta,íl mancato accordo su straordinari, questioni disciplinari e salvaguardia dei posti di lavoro. Leader dell'agitazione Bob Crow, comunista, segretario del sindacato dei trasporti, col busto di Lenin in ufficio, il cane di nome "Castro", popolarissimo fra i lavoratori.

Cultura
Ana: Memorie della prigione

La prima notte d'amore, a 41 annidi età, dopo 23 trascorsi nelle prigioni della Spagna di Franco. E' una pagina toccante quella che la racconta e viene pubblicata in anteprima dal Corriere. E' la notte imbarazzata, dolce e indimenticabile del poeta spagnolo Marcos Ana, 89 anni, arrestato per le sue idee politiche a 19 e di cui esce ora l'autobiografia "Ditemi com'è un albero. Memorie della prigione e della vita" (Crocetti editore).

Spettacoli
Happy Family di Salvatores

"Sarà una commedia a metà tra Cechov e un cinepanettone. Si riderà molto sulla famiglia": Gabriele Salvatores, 59 anni, presenta l'ultima sua fatica "Happy Family", le cui riprese cominciano lunedì a Milano. E parla anche di se stesso: "Vincere l'Oscar è stato un colpo di fortuna utilissimo, il cinema bilancia la mancanza di una mia famiglia".

Sport
Montepaschi travolge Armani

Montepaschi Siena parte alla grande: nella prima delle sette gare per la finale scudetto di basket ha strapazzato in casa, per 80 a 57






DA LA STAMPA GIOVEDI 11 GIUGNO 2009


BUONGIORNO


MASSIMO GRAMELLINI---------------POICHE' SONO COERENTI

Poiché Obama vuole fare la pace con l'Iran, ha appena dato ordine di radere al suolo Baghdad.
Poiché Bossi punta a ridurre il numero dei clandestini, ha appena comprato la Lampedusa Viaggi e spostato la sede della Lega a Tripoli.
Poiché Noemi Letizia sogna di sfondare nel mondo dello spettacolo, è appena stata a una festa di Rita Levi Montalcini.
Poiché Franceschini intende ringiovanire il partito democratico, ha appena nominato vicesegretari Andreotti e Forlani.
Poiché la Chiesa ha a cuore la sobrietà dei fedeli, ha appena affidato la responsabilità del catechismo a Briatore.
Poiché le banche vogliono limitare i rischi, hanno appena prestato 100 milioni di euro a Emilio Fede, a patto che li giochi tutti al Casino.
Poiché il Milan ha venduto Kakà per ragioni di bilancio, ha appena speso 150 trilioni di dollari per Pizza & Fichi, gemelli gol del Pizzighettone.
Poiché sono stufo marcio di prendere multe, ho appena parchèggiato l'auto in quarta fila.
Poiché il governo italiano ha proclamato la Tolleranza Zero contro i delinquenti, ha appena proibito le intercettazioni per i crimini comuni e tagliato del 40% gli straordinari dei poliziòtti a Roma.
(L'ultima, purtroppo, è vera.)


NOSTRI SOLDI QUOTIDIANI
Lietta Tornabuoni

Parliamo sempre di soldi e se ne parliamo, ovvio, è perché ci mancano,non ci bastano, non ne abbiamo, non sappiamo dove è a quale prezzo trovarne in prestito, Per via dei soldi(come capitava un tempo per la politica) si rompono amicizie, si spezzano legami famigliari, ci si perde di vista. dalla paura d'una richiesta di aiuto. Ma c'è di più: a parte la natura ossessiva dei discorsi, i soldi cambiano la mentalità.
Vedendo un film, possiamo essere portati a identificarci con i finanziatori: e certo, l'hanno fatto così per cercar di incassare cinque milioni di euro come l'anno scorso, guadagnarci meno sarebbe stato un guaio e si capisce che per dare certe garanzie il film dovrà essere scemo e volgare, si sa com'è la gente. Comprando mele e trovandole dure, acerbe e insipide, possiamo sentirci dalla parte del fruttivendolo: e certo, se le mettono in vendita mature rischiano di doverle buttare quasi marce, e quanto ci rimettono? Scegliendo: un libro necomprendiamo il costo grottescamente alto: e certo, se ne vendono pochi quindi li debbono far pagare di più Scompare la tradizionale ostilità verso il negoziante o il venditore: ne comprendiamo benissimo le esigenze, ne condividiamo le preoccupazioni e persino l'ingiusto sfruttamento della clientela. Come se fossimo, diciamo, tutti economisti, gli ultimi a cui pensiamo siamo noi stessi.
Una alterazione simile ha le sue ragioni e le sue origini, che stanno soprattutto nello stile di comunicazione dei media. Ogni televisione, radio, giornale quotidiano o settimanale si occupa dei problemi economici assumendo il punto di vista governativo e nazionale. Delle persone o delle famiglie parlano davvero in pochi, o spesso se ne parla in termini generici ("fascia debole, settore svantaggiato, comunità colpita") nei quali non ci si riconosce, nei discorsi elettorali, nell'oratoria politica che esclude ogni ascoltatore. Veniamo quasi costretti dallo stile governativo dei media che si prendono per presidenti a ignorare noi stessi, come se la nostra realtà non fosse autentica, urgente: e poi ci ritroviamo ad allineare in una breve fila gli ultimi euro rimasti nel borsellino.




DA LA REPUBBLICA GIOVEDI' 11 GIUGNO 2009


Da trent'anni padre Mario Bartolini vive in Amazzonia,dove dirige un' emittente che dà voce agli indigeni. Ora lotta contro la "legge della foresta". Che, dopo una rivolta, il governo peruviano ha deciso di bloccare

Radio-indios
l'ultima battaglia
del prete italiano


OMERO CIAI

Tutto comincia da La voz de Caynarachi, una piccola radio di Barranquita nella regione amazzonica di Yurimaguas, in Perù. Da quando l'ha fondata, ormai tanti anni fa, e la dirige, padre Mario Bartolini Palombi, ha avuto un sacco di guai. Ogni giorno la sue parole raggiungono le comunità indigene più sperdute, le uniscono e le difendono, ma quella sua voce, così amichevole e rassicurante per alcuni, lo ha fatto anche diventare una persona molto scomoda. Non solo per il governo di Lima anche per il potere locale. Quelli del municipio non lo sopportano. Sindaco, consiglieri, capo della polizia si sono messi insieme già tre anni fa per cacciarlo dalla sua parrocchia "E' un agitatore - dissero - che invece di appoggiare gli obiettivi di sviluppo sociale ed economico di questa provincia, ci denigra". Così il Comune lo dichiarò "persona non grata", e chiese al vescovo, monsignor Astigarra, di sostituirlo. Mentre una impresa multinazionale, il Grupo Romero, lo denunciò. Mosse fallite, perché Astigarra difese il suo parroco e, un anno dopo, al processo, Bartolini venne assolto.
"Gli obiettivi di sviluppo" erano gli stessi che hanno fatto 100, forse 150 morti, a Bagua nella rivolta della - settimana scorsa delle comunità indigene contro il decreto governativo che ha assegnato nuove terre al Grupo Romero, l'impresa locale che deforesta l'Amazzonia per produrre biodisel, ilcarburante verde. Quando la polizia è intervenuta per sgombe-rare la strada che porta alla zona data in concessione, gli indios hanno reagito e i poliziotti hanno sparato. Come sempre in queste regioni del mondo la maledizione è la proprietà della terra. Gli indios la abitano ma raramente la possiedono legalmente e i governi pretendono che sia dello Stato. Così accade che la vendano o la affittino "per lo sviluppo", che in questo caso vuoL dire piantagioni di soia e deportazione delle piccole comunità indigene.
Da trent'anni, padre Bartolini, un sacerdote passionista, nato ad Ascoli e parroco di Barranquita, si batte contro questa prospettiva e organizza gli indios per impedire che gli venga sottratta la terra sulla quale vivono. Dietro alla rivolta c'erano La voz de Caynarachi e questo settantenne asciutto e tenace che si rifiuta di abbandonare i più poveri e abbandonati tra i suoi fedeli. Ora subirà un altro processo e rischia l'espulsione dal paese. Cacciare Bartolini per municipio e multinazionale equivale a disinnescare le proteste, tagliarne la testa e la connessione con l'opinione pubblica internazionale. L'accusa contro il parrocco è "istigazione alla rivolta" ma padre Mario non si scompone: "Vivo qui da trent'anni e nessuno mi impedirà di difendere gli indios", ha detto prima di chiedere 5mila euro alla sua Congregazione per pagare un buon avvocato che lo difenda davanti ai giudici nel nuovo processo.
Rispetto ad altri paesi, come il Brasile dove negli ultimi anni, non senza polemiche, sono state attribuite terre agli indios dell'Amazzonia e create ampie riserve naturali di foresta, in Perù il riconoscimento dei diritti sulla proprietà della terra viene negato e il governo di Alan Garcia ha lanciato un vasto programma di sviluppo per attirare investimenti nelle aree più povere. Un obiettivo che si scontra con gli interessi e con i diritti delle comunità indigene che vengono deportate dalle aziende che ottengono le concessioni.
Nella regione del conflitto la situazione si è normalizzata anche se organizzazioni non governative denunciano nuove aggressioni alle piccole comunità della foresta e l'invio di nuovi contingenti di esercito e polizia. Uno dei leader della rivolta, Alberto Pizango, accusato di sedizione, si è rifugiato nell'ambasciata del Nicaragua e ha ottenuto asilo politico da Managua mentre li governo peruviano accusa quello boliviano, guidato da Evo Morales, di aver incitato e protetto i rivoltosi. A Lima si è dimesso un ministro, Carmen Villoso, e mentre la crisi assume - con le accuse alla Bolivia - una preoccupante dimensione extra nazionale, Alan Garcia spera di risolverla coinvolgendo le gerarchie della Chiesa cattolica. Yehude Simon, il primo ministro, ha incontrato l'arcivescovo di Lima, Cipriani, per chiedere la mediazione della Chiesa. Ieri, intanto, il parlamento peruviano ha sospeso per 90 giorni uno dei dieci decreti che favoriscono lo sfruttamento delle risorse naturali dell'Amazzonia.



DA IL SOLE 24 ORE GIOVEDI' 11 GIUGNO 2009


GHEDDAFI IN ITALIA
La volpe del deserto
e le libertà negate


Se un premier italiano si presentasse a Berlino con la foto della strage di Marzabotto, il presidente cinese a Tokyo con l'immagine delle donne stuprate a Nanchino dai giapponesi, un vietnamita a Washington con i ritratti degli ustionati dal napalm e un americano ad Hanoi con i volti dei piloti torturati in Vietnam, lo scandalo sarebbe enorme. La diplomazia può fiorire sulla lava dura del rancore dopo l'eruzione delle guerre se, e solo se, il garbo del dialogo sutura le ferite della memoria. Che il leader libico Gheddafi arrivi a Roma con sul petto l'immagine di un guerrigliero giustiziato dalla feroce, repressione del maresciallo Graziani può titillare le fole terzomondiste di qualche ultras, ma offende la nostra Repubblica, nata proprio dall'opposizione a quei gesti di violenza coloniale. E legittimo per l'Italia e la Libia dialogare e negoziare, ma senza dimenticare i decenni di repressione del dissenso interno, il sostegno al terrorismo offerto a lungo da Tripoli e senza concedere onori accademici negati perfino al Papa (e per fortuna è saltato il grottesco discorso al Senato!). Non è da Gheddafi che possono venire lezioni di libertà e giustizia, a nessuno.

DIRITTO ALLA DEDUCIBILITA
Irap, il rinvio
e il click day

I 'imposta regionale sulle attività produttive si è meritata un ravvedimento. Solo parziale, però. Decidendo di rimandare a settembre il momento d'avvio per le richieste di rimborso relative all'Irap, l'agenzia delle Entrate ha sicuramente mostrato sensibilità. E, del resto, apparivano più che giustificate le proteste dei professionisti che lamentavano i tempi strettissimi- una settimana - per preparare le domande relative a una norma in vigore dall'autunno scorso. Ma attivata per intero solo venerdì scorso.
C'è un profilo, tuttavia, che non convince ancora. La deducibilità parziale dell'Irap - in attesa che la Corte costituzionale si pronunci sul tema - è stata riconosciuta da una legge dello Stato. Come tale, è divenuto un diritto che spetta al contribuente. Legare l'esercizio concreto di questo diritto a un "click day", come si fa di solito per l'accesso alle agevolazioni, significa istituire una graduatoria dei richiedenti. L'Agenzia ritiene che i fondi siano sufficienti per tutti. Ma allora non si comprende perché servano un termine e una graduatoria.

DDL INTERCETTAZIONI
Libera stampa
in libera privacy


"Muore la giustizia penale", sostengono i magistrati; "muoiono la cronaca giudiziaria e il diritto dei cittadini di sapere", dicono giornalisti ed editori. Il disegno di legge sulle intercettazioni tocca un punto nevralgico in democrazia: l'efficacia dei poteri di controllo e giurisdizione e informazione ne escono indebolite. Le correzioni introdotte qua e là non hanno cambiato un provvedimento che sta tradendo l'intenzione dichiarata: tutelare la giusta privacy, soprattutto dei terzi estranei alle indagini. Ci sono stati, certo, eccessi, troppe orecchie indiscrete e interessate in ascolto, e anche noi giornalisti abbiamo le nostre colpe: troppe intercettazioni di natura privata sbattute in prima pagina, magari per colpire questo o quel nemico di parte. Ma l'eccesso non deve ora toccare il legislatore. La galera (addirittura!) per i cronisti e la responsabilità oggettiva per gli editori intaccano la libertà dì stampa. Così la maggioranza getta il bambino con l'acqua sporca. Per legiferare su questi temi serve la testa fredda non uno spirito di rivalsa mediocre.



DA IL RESTO DEL CARLINO GIOVEDI' 11 GIUGNO 2009


Gheddafi, show a Roma: "Ora siamo amici. Sono qui dopo le vostre scuse".
E sul petto del leader libico le foto dell'eroe anticolonialista


FACCIA TOSTA E AFFARI D'ORO


di FERNANDO MEZZETTI

MENO male che è una visita di riconciliazione. Sennò chissà che cosa avrebbe fatto Gheddafi. Roma si è debitamente stracciata le vesti accogliendolo con onori esagerati, e lui risponde sbattendo in faccia al presidente della Repubblica la foto del suo martire del 1931 appuntata sul petto, in perpetua colpevolizzazione dell'Italia di oggi per le azioni dell'Italia di ieri, in monito a un antifascista quale Napolitano per la repressione fascista della resistenza libica. Nessun leader di Paesi divenuti indipendenti dopo il colonialismo delle potenze europee - al quale l'Italia arrivò per ultima - ha covato come il colonnello tanti lunghi rancori verso l'antico colonizzatore. Per quasi tutti i leader di tanti Paesi usciti dal colonialismo, tutti di forte impronta nazionale, Francia e Inghilterra, che pure non avevano scherzato in durezza, sono sempre rimasti punti di riferimento, nel superamento dell'età coloniale. Gheddafi, no. Si direbbe che in un rapporto di odio-amore espresso sia in termini economici (investimento in Fiat anni Settanta, e ora in Unicredito solo a dirne alcuni) sia in termini futili (l'esperienza calcistica a Perugia di un suo rampollo), abbia coltivato sul piano politico passioni anti-italiane per rafforzare la sua legittimità.

E OGGI, alla mano tesa dall'Italia come nessun altro ha porto verso le ex colonie, risponde col brandire in modo accusatorio la foto del suo eroe e il suo anziano erede. Ribadisce risentimenti e rancori, imponendo anche il folklore beduino della tenda, già imposto a Parigi. Non solo chiusura di 'pagine dolorose' imponevano questa visita, ma anche la realpolitik: petrolio, investimenti, grandi opere da fare in Libia, cooperazione nei respingimenti di clandestini. Ma non era necessaria tanta pompa, fino al discorso oggi in Senato: sia perché Gheddafi non è un campione di diritti umani sia per la sua componente di terrorismo. La Libia ha infatti ammesso la responsabilità per l'esplosione sui cieli scozzesi nel 1988 di un aereo Pan Am, con 270 morti, e quella di un aereo Uta sul Chad nel 1989 con 171 morti. Ciò detto, suonano tuttavia ipocriti e solo antigovernativi gli sdegni del Pd, accodatosi a Di Pietro. Nel 1982 i partiti dai quali il Pd viene applaudirono alla Camera Yasser Arafat presentatosi sfoggiando la pistola alla cintura. Il colonnello, almeno, sfoggia solo foto, tenda, alamari e belle ragazze come guardie del corpo. Che magari Berlusconi gli invidia.


Da sempre un rapporto di amore e odio con gli italiani

di Giovanni Morandi

GHEDDAFI è un po' naif e va preso com'è. Una delle
prime volte che l'ho incontrato è stato nella hall dell'hotel El Kebir sul lungomare di Tripoli. Arrivò con la sua fiammante spider, color verde come la bandiera della Hjiamaijra, la Repubblica libica, da lui così chiamata. Una vettura disegnata da lui medesimo, come facilmente si sospetta
guardandola. Voleva mostrarsi sorridente e pacifico perché il presidente Reagan lo stava accusando di produrre armi chimiche e ostentando un sorriso rassicurante voleva smentire la diceria.

C'ERANO DECINE di giornalisti e cameramen e per fronteggiare l'impatto una sua guardia del corpo si mostrò troppo energica e poco conforme all'immagine mansueta che il colonnello voleva dare di sé. Fu così che lo zelante gorilla, di fronte alle telecamere, si beccò da lui uno schiaffone da rabbrividire. Con gli italiani ha sempre avuto un rapporto di odio e amore, e metodi spicci. Così per smentire i presunti arsenali chimici si convinse di portarmi con una delegazione di giornalisti a vedere la fabbrica di Rabta, indicata dagli americani come l'industria degli ordigni. Avemmo giusto il tempo di vedere dei capannoni industriali al buio, perché il viaggio avvenne di notte e senza sosta all'interno degli impianti, per cui fu un sopralluogo del piffero, in compenso dopo la visita, il colonnello seccato dai ficcanaso mi espulse dalla Libia con gli altri inviati. Fu un viaggio di ritorno in un clima goliardico tant'è che atterrati, vedendo che eravamo attesi come degli eroi, un collega, Vittorio dell'Uva, del Mattino, ci richiamò all'ordine, gridando: "Facimme `a faccia da espulsi!".

L'ULTIMA VOLTA che non l'ho visto è stato quando persi l'aereo per Tripoli e dovetti accontentarmi di un volo per Bengasi. L'imprevisto mi permise di scoprire una verità, che creò grandi imbarazzi internazionali. Il colonnello ringraziò Bettino Craxi di averlo avvertito tramite il leader maltese Don Mintoff dell'imminente bombardamento americano di Tripoli, segnalazione che gli permise di mettersi in salvo con la famiglia. Fu un'inconsapevole funzionaria dell'ambasciata italiana a darmi per telefono la notizia, che era stata censurata nelle traduzioni ufficiali fatte ai giornalisti che a Tripoli avevano partecipato all'incontro con Gheddafi, avvenuto come di consueto di notte sotto la tenda in un luogo sconosciuto del deserto. Io non avevo fatto in tempo a parteciparvi e feci lo scoop proprio grazie al fatto di aver perso l'aereo. Grazie aereo e grazie colonnello.


DA LA VOCE DI ROMAGNA GIOVEDI' 11 GIUGNO 2009

TE LA DO IO LA CRISI

(c. z.) Altra azienda che grazie al Me Pa, il mercato elettronico della Pubblica Amministrazione, è la Errebian di Pomezia (Roma). Impresa di medie dimensioni che vende prodotti per ufficio on-line, attraverso Me Pa sta superando la crisi, modificando l'organizzazione interna e trovando nuovi sbocchi commerciali. Si sono create 2 divisioni per le offerte commerciali: una interna per la gestione dei cataloghi, delle transazioni e per l'assistenza clienti; l'altra esterna con erogazione di formazione su utilizzo dello strumento, firme digitali e assistenza. Un investimento che ha fatto crescere le transazioni del 226% nel 2008 (quasi 3 milioni di Euro), con un aumento del 25% di nuovi clienti. Così, oggi l'offerta copre tutto il territorio nazionale, con notevoli riduzioni dei tempi del processo d'acquisto. Dove si vendevano prodotti, oggi si vendono informazioni. Anche così si supera la crisi..


SCANZONIERE

Beppe Grillo è un tipo simpatico
anche se adesso guadagna il companatico
facendo il Savonarola un po' psicopatico
"In parlamento ci sono delle zoccole"
grida con furia galvanizzando le sue combriccole
Come se la professione sempreviva
fosse della politica un'esclusiva
E ripete il solito ritornello "Siete vecchi"
non rimirando i propri dorati specchi
Ripensi al beffardo destino toccato a coloro
che vogliono raddrizzare il legno storto dell'uomo



DA L'UNITA' GIOVEDI' 11 GIUGNO 2009


DOSSIER BERLINGUER


La "qùestione morale"?
Una lezione di onestà


Dalla trasparenza nella politica all'austerità al governo mondiale: il leader del Pci vide i grandi temi di oggi e ha insegnato a navigare in mare aperto

Piero Frassino

In questi venticinque anni che ci separano dalla scomparsa tragica di Enrico Berlinguer, tutto in torno a noi è diverso dal mondo in cui il più amato Segretario del Pci visse la sua straordinaria stagione politica e umana. E, tuttavia, tornare a riflettere sull'azione e sul pensiero di uno dei dirigenti che più ha segnato la storia della sinistra e della democrazia italiana è tanto più utile perché il nostro tempo ci consegna temi su cui Berlinguer ebbe intuizioni preziose e precoci.
Quando il Segretario del Pci parlò di "austerità", nel nostro linguaggio non c'era ancora un'altra parola con la "a" accentata - "sosteniblità" - che è divenuta oggi di uso quotidiano. Era la metà degli anni 70, il tempo della prima grande crisi petrolifera, che spingeva i paesi produttori di petrolio a rivendicare un cambiamento delle ragioni di scambio e dei rapporti di mercato e dì investimento con i paesi industrializzati e consumatori.
I più guardarono in quel momento all'austerità berlingueriana con diffidenza, quasi fosse una forma di rifiuto della modernità. In realtà Berlinguer capì molto prima di altri che una concezione dello sviluppo come sola e ininterrotta produzione di beni e di merci è destinata a scontrarsi con i limiti invalicabili della natura e del destino umano. E che fondare lo sviluppo su basi sostenibili - demografiche, ambientali, sociali - è condizione perché la crescita sia capace di produrre benefici di cui possa godere una vasta umanità e senza pregiudicare le opportunità e il destino delle generazioni future.

"Governo mondiale" fu altra espressione originale che Berlinguer coniò, volendo sottolineare la consunzione del sistema bipolare e la necessità di un nuovo equilibrio politico del pianeta, non più governabile soltanto sulla base dei rapporti di scontro o competizione o confronto tra Urss e Stati Uniti. Anche quell'espressione poteva sembrare utopica, quando invece Berlinguer anticipava così un tema che oggi la crisi della globalizzazione ci pone in modo stringente: la necessità di una governance globale e di un multipolarismo responsabile a fronte di un mondo sempre più unico e inter-dipendente, che non può éssere retto dalle sole sovranità nazionali e dalle loro mutue relazioni. È ancora una delle affermazioni più note e forti di Berlinguer - la "democrazia come valore universale" - che torna oggi di prepotente attualità.
Se ieri quell'affermazione aveva il significato forte e esplicito di contestare il comunismo sovietico e il suo carattere oppressivo, oggi la "questione democratica" torna dì straordinaria attualità, in una società in cui i poteri del- le nazioni si svuotano, i cittadini sentono più incerti i loro diritti, la politica e le istituzioni appaiono deboli e inadeguate e, anzi, crescente è lo spostamento di poteri, decisioni, risorse da istituzioni legittimate dai cittadini - "democratiche" appunto - a luoghi e sedi extraistituzionali e si affermano concezioni populistiche e plebiscitarie della politica e delle leadership.

E, infine, come non vedere la straordinaria attualità dì una concezione della politica non scissa da principi etici e regole morali. Per aver evocato la "questione morale" Berlinguer fu spesso accusato di settarismo e moralismo. In realtà in quella espressione c'era non soltanto la consapevolezza del degrado a cui il tessuto politico e istituzionale era pericolosamente esposto, ma soprattutto la ferma convinzione che la credibilità della politica e di chi la rappresenta consiste nella trasparenza, nella onestà, nel rispetto dell'autonomia delle istituzioni, nell'osservanza delle leggi e nell'adozione di comportamenti che non violino essenziali principi etici e morali in cui i cittadini si riconoscono. Valori e concetti di cui possiamo ben apprezzare la necessità in un tempo in cui la politica italiana ci consegna ogni giorno immagini assai deprimenti.
Riflettere su Berlinguer, dunque, non per un'antistorica nostalgia, ma per avvalersi delle sue intuizioni e delle sue riflessioni in un tempo presente che, ancora una volta, chiede alla sinistra e ai riformisti di non aver timore - come non lo è per Berlinguer - di percorrere cammini inesplorati e di navigare in mare aperto.



DA IL RIFORMISTA GIOVEDI' 11 GIUGNO 2009


SMS MAIL


Pd, ammettere la sconfitta


TUTTI A CASA I DILETTANTI
Sono arcistufo di ascoltare in tv, politici tanto esperti nell'arrampicarsi sugli specchi quanto miseramente poco convincenti nel cercare di spiegare che, avendo perso meno di quanto previsto dai sondaggi, il Pd ha vinto. Mai come ora è reso attuale quel film grande capolavoro "Tutti a casa". Con questi dilettanti allo sbaraglio il Papi è in una botte di ferro: vincerà finché avrà voglia di competere.
SALVATORE PORTUSO

STRADA UNITARIA CERCASI
Credo che il Pd debba innanzitutto prendere una direzione precisa, scegliere una strada unitaria, compatta, credibile, in grado di avanzare proposte e avere una sua vera identità. L'ideale ulivista di prodiana memoria di riunire definitivamente ex democristiani ed ex comunisti non sta pagando, è fallito, dimostra come il doversi sforzare a trovare le concezioni politiche che accontentino tutte le sue diverse anime dia al Pd poca credibilità sulle questioni sociali, su quelle economiche e su quelle politiche. Il Partito Democratico deve quindi scegliere se lasciar vincere la "margheritocrazia" che al momento ne frena le ambizioni riformiste, sposando la linea dei teo-dem e cercando sempre più sintonia con l'Udc, o se affermare con forza la sua natura riformista e sinistroide, perdendo qualche pezzo anche a costo di diminuire inizialmente quel consenso elettorale che potrà poi essere recuperato con una maggior credibilità e con alleanze più facili e immediate con forze affini a questa visione ideologica. La seconda questione da affrontare è quella non meno importante del radicamento territoriale. Io scrivo dal catanese, nel mio comune ed in altri della provincia il Partito Democratico non ha sopportato ed appoggiato nessun candidato; in altri comuni ancora ha optato per alleanze eufemisticamente improbabili con Udc e/o Mpa: mi chiedo quale credibilità possa avere un partito che preferisce un sommario, frettoloso calcolo elettorale a un'azione seria e coerente alle sue aspirazioni.
CLAUDIO LITRICO

LE BATOSTE NON SONO FINITE
Purtroppo le batoste non sono ancora finite.Al prossimo referendum gli abili strateghi del Pd saranno gli unici a votare per il Sì e rimedieranno un'altra figuraccia. Il Berlusca si è sfilato e, loro son lì col cerino in mano.
DEXTER

BASTA SLOGAN IMITATE LA LEGA
Scioglietevi dal perseverare nella anacronistica dicotomia tra lavoro dipendente ed autonomo, si legiferi affinché il livello di contribuzione di autonomi e subordinati sia uguale (un 28% secco per tutti), si elimini dal nostro Paese la disputa, leziosa e sonnolenta, dei confini tra ciò che è autonomo e ciò che è dipendente, si lasci al libero arbitrio delle persone questa scelta, e si mandi a casa tutto l'apparato ispettivo, favorendo invece la creazione di vere agenzie statali del lavoro e sopprimendo tutte quelle interinali. Finchè la menerete con gli slogan, la Lega continuerà a vincere e l'italiano del nord stenterà sempre di più a capirvi, anche se vi porta nel suo cuore!
SILVIO RAINIS

AMMETTIAMO LA SCONFITTA
Primo: ammettere la sconfitta senza se e senza ma invece di guardare in casa d'altri. Secondo: mandare a casa i soliti noti e incapaci. Terzo: fare spazio a giovani emergenti che hanno già dimostrato di avere idee e di saper catalizzare voti. Ultimo: cercare un confronto civile con Berlusconi e non tentare le solite scorciatoie che sanno tanto di "muoia Sansone con tutti i filistei".
GAPA

CAMBIAMO SEGRETARIO
La prima cosa da fare per il Pd è mandare a casa Franceschini prima che sia troppo tardi. Trovare un nuovo segretario, che sappia fare politica, che parli di come risolvere i problemi con programmi seri, attuabili e non vada solo in televisione a parlare di Berlusconi, delle Veline, della moglie e dei figli di Berlusconi. A noi italiani interessa poco.
NINO

CERCHIAMO DA SOLI IL CONSENSO
Un grande partito deve avere l'ambizione di governare e per farlo non deve aggregarsi a questo o quel partitino ma cercare da solo il consenso della gente, perché è solo con il consenso della gente che si governa. Poi deve avere una guida non dettata dall'alto ma dal basso è per fare questo non basta fare primarie farsetta dove si presentano candidati già confezionati, tutti uguali e nello stesso tempo tutti diversi.
GIACOMO PIANA -

UN BEL BAGNO D'UMILTÀ
Credo che innanzitutto ci vorrebbe un bagno d'umiltà, e rendersi conto che siamo tutti degli esseri umani con pregi e difetti.
FILIPPO

L'ESPERIENZA È CONCLUSA
Che fare del Pd? 1) Dichiarare chiusa l'esperienza prendendo atto del fallimento di un progetto sbagliato all'origine in quanto l'Italia può essere governata solo dall'incontro fra i riformismi socialista, cattolico democratico, liberale, mentre nel Pd manca il riformismo socialista, vi è parzialmente quello cattolico democratico, vi è qualche accenno di quello liberale. 2) Lasciare che i comunisti si riaggreghino con i comunisti e requiem. 3) Condividere con Casini e Tabacci il progetto del partito della nazione o come si chiamerà, per costruire un partito veramente riformista.
ANTONIO

CLASSE DIRIGENTE DA AZZERARE
Cosa fare per il Pd: 1. Azzerare l'attuale classe dirigente. 2. Affidare il partito a persone capaci, che non siano ex Dc o ex Pci, e che abbiano la capacità di dare risposte concrete ai bisogni di una società che è in continuo cambiamento. 3. Cose da fare: nuove leggi a difesa della dignità delle classi più deboli, per abolire lobby professionali e privilegi di casta, una proposta di modifica costituzionale per diminuire il numero dei parlamentari e senatori con abbassamento di emolumenti e privilegi, nuove leggi a sostegno dei giovani per il primo inserimento nel mondo del lavoro, perequazione del sistema pensionistico con aumento delle pensioni da fame e abbassamento delle pensioni dei boiardi di stato, istruzione pubblica e sanità uguale per tutti, lotta alla mafia, regolamentare il conflitto di interessi.
ENZO

ALLEATI CON UDC E IDV
Per prima cosa, farei come la Lega, ascoltando le esigenze dei cittadini. Poi controllerei da vicino tutti i circoli del Pd, perché inizia lì il fuoco amico (Ds e Margherita non si sono ancora accorti d'essere il Pd). Un cambio generazionale andrebbe fatto, ma non necessariamente cancellando i big. Cercherei alleanze ma non in questa sinistra, che scompare anche dall'Europa, cercherei invece Casini prima che ripassi con Berlusconi, e magari anche Di Pietro, un altro che sfrutta gli scontenti e non dice niente di nuovo, ma ottiene consensi.
IMMA

SI TORNIALL'ULIVO
Ognuno riprenda la sua identità. Si torni all'Ulivo con una componente centrista, moderata e cattolica e una componente socialista, ambientalista, laica, riformista. Dentro il nuovo Ulivo si elabori fin da ora un programma credibile di governo, senza ambiguità: chi ci sta ci sta. Aperto all'associazionismo, ai movimenti, ai gruppi culturali, a quanti non si riconoscono in questa Italia dominata dal berlusconismo e dai suoi valori. Aperto anche a Ferrero e Diliberto se hanno metabolizzato le pesanti sconfitte subite. Diversamente stiano loro fuori ma non per editto. Non sarà un percorso facile né per la formazione centrista se riesce ad agganciare l'Udc e sarà capace di parlare ai moderati, rinnovandosi totalmente al suo interno. Né per la formazione socialista se riuscirà seriamente ad assorbire divisioni e frammentazioni, per diventare un partito moderno, senza falci e martello, senza dogmi anticlericali e ricette stataliste. Dateci la speranza di non morire belusconiani anche senza Berlusconi!
FRANCESCO BELFIORE

ESCLUDERE GLI INDAGATI
Un chiaro messaggio di cambiamento è mandare a casa gli indagati che sono nel Pd, non facendo sconti a nessuno.
FABRY

RICONQUISTARE L'ELETTORATO
Ci sono due condizioni per poter rendere vagamente fattibile un'alternativa: mettere insieme almeno quello che può stare in piedi (Pd, Idv, sinistra); fare politica (e non fare il ceto politico, che per lo più è lo stato di un Pd poco incline a rinnovare i suoi volti); parlando a quella parte di elettorato che altrimenti rimarrebbe a Pdl e Lega, in una situazione inerziale.
STEVE

BENE FRANCESCHINI E SERRACCHIANI
Per la prima volta il Pd che vorrei. Solo il segretario che parla! E quella è la linea del partito. Con idee, fatti proposte, e critiche al governo. Hanno solo offeso o sminuito Franceschini, perché non sapevano come rispondere alle sue proposte. Così dobbiamo continuare, qualunque sia il segretario (io mi auguro che resti Franceschini) ma accetto anche la democrazia della maggioranza nel partito. Facce nuove, giovani, come la Serracchiani. Non sarà mica la sola presente nel Pd?
DIEGO CURZI


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11 GIUGNO Muore a Vienna Clemente di METTERNICH, ideologo della Restaurazione antinapoleonica, autore (uscite postume nel 1884) di "Memorie" (11/6/1859)




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REGULAE JURIS

Una striscia di regole del diritto………

per chi il latino l’ha studiato e lo sta studiando e per chi non l’ha studiato c’è la traduzione

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Emtori etiam venditoris iura produsse non ambigitur. 1. 28 C. de evictionibus, 8, 45.
Non v'è dubbio che ogni diritto del venditore giova pure al compratore.

Emtori tempus venditoris ad usucapionem prodest. 1. 2 § 20 pro empt.
Il tempo del possesso del venditore giova al compratore per usucapione.
Finis custodiae, avehendi tempus. 1. 4 § 2 de contr. empt.
Il fine della custodia (della cosa che deve usare il venditore) è il tempo della consegna.

Fructus et partus futuri rette emuntur. POMP. 1. 8 D. de contrah. entt. 18, 1.
Si possono comperare regolarmente i frutti e i parti futuri.

Id tempus venditoris prodest emtori, quo, antequam venderet, possedit. PAU. 1. 14 pr. D. de usucap, 41, 3.
Al compratore è utile quel tempo del venditore in cui esercitò il possesso prima di vendere la cosa (e consegnarla).

Imaginaria venditio non est, pretio accedente. ULP. 1. 16 D. de R. J. 50, 17.
Non è immaginaria la vendita quando ne sia sborsato il prezzo.
In contrahenda venditione ambiguum pactum contra venditorem interpretandum est. PAu. l. 172 pr. D. de R. J. 50, 17.
Nel contratto di compravendita, il patto ambiguo si interpreta contro il venditore.

In emptis et venditis potius id quod actum, quam id quod dictum sit, sequendum est. 1. 5 § 1, de contrah. empt.
Nelle compre-vendite si deve tener conto più di quello che si è fatto che non di quello che si è detto.

Infirma est venditio si legis forma negligatur. l. l C. de praediis decurion.
Difettosa è la vendita se si trascurò la forma legale.

Malae fidei emptio irrita est. I. 1 C. ed rescind. vend. La compra-vendita è viziata dalla mala fede.

Edited by isabella - 11/6/2009, 20:04
 
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isabella
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DA IL FOGLIO VENERDI' 12 GIUGNO 2009



ANDREA'S VERSION


C'è quell'altro che sbatte in prima pagina cos'hai detto per telefono a tua zia, magari la solita raccomandazione sull'artrosi. E che se poi gli dici: stronzo, convoca sedutastante i vertici cittadini, regionali, nazionali e planetari della corporazione giornalistica per stendere un comunicato dove si sentenzia che tua lurida intenzione, in verità, è uccidere la notizia, abolire la democrazia, cancellare il suffragio universale e ripristinare lo schiavismo. Ci fosse, al mondo, un automobilista incidentato che il giorno dopo abbia potuto leggere sul giornale il suo incidente tal quale. Mai. Ti muoiono sei bambini travolti da una Jaguar? Arriva l'inviato: "Dica, che sentimenti prova come padre?". Giornali che dirigono partiti, che linciano un tanto al chilo, magistrati che sentenziano a mezzo stampa, farmacisti che stampano gazzette, "si indebolisce l'informazione", recitava ieri un comunicato congiunto delle federazioni dei giornalisti e degli editori. E che volevate? Pure rafforzarla?

PREGHIERA

DI CAMILLO LANGONE

Molte forme (imperi, aziende, dinosauri, dirigibili) poco prima di estinguersi si ingigantiscono, si gonfiano, l'ultimo slancio e poi lo scoppio. Perciò la realizzazione di "Baaria" non è un buon presagio per il cinema italiano. Dalle anticipazioni pare sia una immane morriconata, bertolucciata, novecentata, con ettari di set, centinaia di attori, decine di migliaia di comparse, milioni e milioni di euri gettati al vento siccome i film ormai vengono visti sugli schermetti dei portatili e le inquadrature larghe non servono più a nulla. Nonostante l'assoluta ineleganza del regista, il folcloristico Tornatore, ho quasi voglia di applaudire un simile anacronismo, quasi fosse l'ultima carica del Savoia Cavalleria. Ma dovrò procurarmi delle cuffie antirumore: da vent'anni il maestro Morricone scrive sempre la stessa colonna sonora di piombo, i timpani mi tremano solo a pensarci.


INNAMORATO FISSO

DI MAURIZIO MILANI

Tanti uomini moderni non vogliono che gli puzzi l'alito.
Anzi, hanno vergogna. Sbagliato: l'orso dopo che ha mangiato 5 kg di mele gli puzza l'alito più di un cane
Allora? Certo, tante orse lo evitano! E'uguale al maschio del gorilla.


DA IL CORRIERE DELLA SERA VENERDI' 12 GIUGNO 2009

Primo piano

Gheddafi: Usa come Bin Laden

Discorso di Gheddafi di fronte ai senatori a Palazzo Giustiniani: "Condanno i terroristi, ma vanno capite le loro ragioni. L'attacco americano alla Libia nel 1986 equivale alle azioni di Al Qaeda". Il ministro Franco Frattini prende le distanze: "Non siamo d'accordo". Tafferugli all'università Sapienza contro la presenza del leader libico.

Afghanistan, feriti tre italiani
Tre militari italiani sono rimasti feriti, due in modo lieve e uno gravemente (ma non è in pericolo di vita), in uno scontro a fuoco con i talebani in Afghanistan. I tre erano di pattuglia quando sono stati colpiti a Farah.

Focus
Benzina, l'enigma dei prezzi

Petrolio e profitti. Benzina ed extraprofitti. Sospetti legittimi o soltanto luoghi comuni? Le due società che, secondo Forbes, lo scorso anno hanno raccolto più utili in assoluto nel mondo sono due major petrolifere. E allora la domanda è: perché i rincari del greggio scattano in simultanea con i listini di benzina e gasolio, mentre i ribassi sono più lenti a manifestarsi?

Politica
Bagarre sulle intercettazioni

Camera, via libera al decreto sulle intercettazioni, dopo che il governo ha ottenuto la fiducia. Dopo la lettura dei risultati del voto, bagarre in Aula. Proteste dei deputati dell'opposizione, accuse e cartelli contro la maggioranza.

Esteri
Giallo sui video di Mladic

Il superlatitante Ratko Mladic, ex comandante delle forze serbo-bosniache accusato di genocidio e crimini di guerra, è stato mostrato in tv in video che dimostrerebbero come da anni viva indisturbato in Serbia. Per le autorità di Belgrado sono "immagini vecchie". Nei video, Mladic è ripreso durante feste e vacanze con la famiglia e mentre "gira" tranquillo nelle strade.

Cronache
Influenza A: ora è pandemia

L'Organizzazione mondiale della sanità porta a 6 (cioè, il massimo) il livello di allarme per la diffusione dell'influenza A. E' la prima volta che 1'Oms arriva al livello 6. Sono saliti infatti a 28.774 i casi di contagio.

Economia
Bce: cala il Pil, più disoccupati

Una contrazione tra il 5,1% e il 4,1% nel 2009, poi nel 2010 Si avrà una possibile crescita: sono le previsioni della Bce per il Prodotto interno lordo dell'eurozona. "La disoccupazione è in aumento. Sulla spesa pubblica, serve uno sforzo di risanamento".

Cultura
Confronto sulla letteratura Usa

Incontro-confronto tra Rick Moody, autore di "Diviners", ed Heather McGowah, la scrittrice di "Duchessa dal nulla", voci importanti della nuova letteratura americana. Per entrambi, "la narrativa europea ha più musicalità".

Spettacoli
Orchestra giovanile a rischio
Crisi e tagli mettono in forse il futuro dell'Orchestra Giovanile Italiana, ramo prestigioso della Scuola di Musica di Fiesole che vanta docenti come Abbado, Muti e Tate. Il centro di formazione per giovani musicisti ideato 30 anni fa da Piero Farulli, viola del leggendario Quartetto Italiano, vivaio da cui attingono le nostre orchestre più importanti, sta vivendo il peggiore momento della sua storia.

Sport
Anche Ronaldo al Real Madrid.

Dopo l'acquisto di Kakà dal Milan, il Real Madrid mette a segno un altro clamoroso colpo di mercato: preso Cristiano Ronaldo, stella del Manchester United, per 94 milioni di euro.


RICHARD NEWBURYA

Ogni 98 minuti nasce una nuova parola inglese

Il Global Langualge Monitor, che ha sede in Texas, ha registrato la milionesima parola inglese. Secondo i criteri richiesti, la parola è stata usata in libri o su Internet almeno 25 mila volte. Il professor David Crystal, un'autorità linguistica nel mondo anglosassone (autore di Global English e English and the Internet) è invece certo che il traguardo è stato raggiunto già anni fa. A dire il vero, ogni 98 minuti viene inventata una nuova parola inglese.
L'Oxford English Dictionary ha soltanto 615.100 parole, illustrate da 2.436.600 citazioni, dalla prima volta che è stata usata ai cambiamenti di senso, dato che l'inglese da sempre prende upa parola e ne adatta il senso, un po' come la Common Law o la Costituzione americana con i loro casi giuridici. Gli Stati Uniti usano ancora oggi casi giuridici antecedenti al 1776, data dell'indipendenza americana.
E una semplice parola anglosassone come "set" ha 460 usi diversi.
La milionesima parola viene invece da Internet, che, assieme all'Asia, dove oggi l'inglese è la seconda lingua, è la fonte principale di nuove parole. Il termine è Web 2.0 (il cosiddetto semantic Web, la nuova generazione della Rete). La 999.997 parola è invece slumdog, la 999.998 il tipico saluto hindi Jai Ho ("possa tu essere vittorioso", il leitmotiv della colonna sonora del film The Millionaire), la 999.999 N00b, che nel linguaggio di Internet significa un nuovo membro di una comunità di giocatori on line, mentre la 1.000.001 è financial tsunami. Altri termini recenti sono: sexting (scrivere in modo sexy), quendy-trendy (alla moda), Mobama (la First lady Michelle Obama), chiconomics (la moda al tempo della recessione), zombie banks (le banche che fallirebbero senza aiuti statali).
Niente panico, se dovete imparare l'inglese. La maggior parte di chi parla la madrelingua se la cava con 14 mila parole e solo i più colti arrivano a usarne 50-70 mila. Ed è possibile comunicare in inglese con 400 parole e 40 verbi. E, come sottolinea il professor Crystal, anche il predominio dell'inglese in Internet è declinato dall'80 per cento di qualche anno fa al 65 per cento di oggi, mentre le lingue usate in Rete sono salite a 1500. E già il 75 per cento del mondo è naturalmente bilingue. CryStal è di madrelingua gallese e dice che "come vediamo l'inglese espandersi vediamo che comincia a riflettere gli usi locali. Quando un popolo adotta una lingua comincia subito ad adattarla. Così si salvano anche le differenze culturali, anche se in modo nuovo". Il miglior inglese scritto e parlato lo troviamo oggi in India e Pakistan, mentre i premi Nobel sono Wole Solinka, nigeriano, Derek Walcott e V. S. Naipaul, dai Caraibi.
"Una lingua è un dialetto con un esercito e una marina". Una lingua è anche l'estensione di un potere politico, economico, tecnologico e culturale. Il Samuel Johnson, il primo lessicografo inglese, scrisse nella sua introduzione del suo 18 ° Dizionario: "Il commercio, tuttavia, così come rovina i costumi, corrompe le lingue, ci sono scambi continui con gli stranieri, che, con le loro esigenze, finiscono per parlare un dialetto senza senso".
L'inglese, in particolare, è un aspirapolvere e lo è stato fin dal suo arrivo in Gran Bretagna dal Continente europeo, e ha preso a prestito (o prestato), da 350 altre lingue. Molte delle parole che oggi 1'Académie FranCaise e la Crusca respingono, sono solo di ritorno, come per esempio computer. L'80 per cento delle parole inglesi sono prese a prestito e riflettono la globalizzazione dei commerci: cioccolato, caffè, tè, banana, bungalow, ok e pigiama. Si potrebbe pensare che la "pronuncia idiosincratica" dell'inglese gli avrebbe impedito di diventare una lingua mondiale, ma è proprio la sua anarchia che è la sua forza. Gli inglesi dovrebbero parlare il danese degli invasori vichinghi o il francese dei normanni. Invece l'inglese è diventato un patois ed è sopravvissuto per dominare gli invasori, adattando le loro lingue.
Nel 1006, quando arrivarono i normanni francesi, l'inglese aveva 50 mila parole, ai tempi di Chaucer erano 100 mila con l'aggiunta dei termini astratti di governo di matrice francese e latina, ad esmepio parole come Parlamento. Il pastore-contadino anglosassone (shepherd o swineherd) badava alle pecore (sheep) e maiali (pig) mentre il contadino normanno (farmer) mangiava mutton (montone, mouton), pork (porco, porc) e ham (prosciutto, jambon). Il Rinascimento lo fu anche per la lingua, se non altro per la traduzione della Bibbia, e il lessico dei tempi di Shakespeare contava già 200 mila lemmi.
Va detto che allora come adesso il linguaggio veniva dal basso e non dall'alto, da una fontana zampillante di argot. Quando Samuel Johnson, padre del giornalismo, compilò il suo primo Dizionario, lo fece con la mentalità imprenditoriale delle nuova classe commerciale dell'Impero britannico della metà del Settecento. Mentre ci vollero 20 anni alla Crusca per completare il suo Vocabolario, dal 1612 al 1632, e i 40 membri dell'Académie Frangaise impiegarono dal 1639 al 1694 a "purificare la lingua francese". Johnson, lavorando a tempo pieno come giornalista, scrisse il Johnson's Dictionary dal 1746 al 1755, con l'aiuto di sei giovani amanuensi, definendo 40 mila parole con 114 mila citazioni letterarie. Era un progetto commerciale: un consorzio di editori pagò 1575 sterline a Johnson e vendette 2000 copie a 80 sterline l'una. Nessun aiuto o ingerenza dello Stato, con i suoi "on dit" o "si dice".
Le definizioni di Johnson sono descrittive e piene di humour. Lessicografo: scrittore di dizionari, innocuo rompiscatole. Padrone: comunemente un disgraziato che partecipa al lavoro con insolenza e viene pagato con adulazione. E così via. L'inglese è sempre stato liberamente deregolato, e mentre diventa ancor più una lingua mondiale corre il rischio di diventare incomprensibile. Secondo la battuta di Oscar Wilde "Inghilterra e America sono separate da una lingua comune". Oggi il mondo è una Torre di Babele i cui abitanti credono tutti di parlare inglese.


DA LA REPUBBLICA VENERDI' 12 GIUGNO 2009

IL CITTADINO MORTIFICATO

STEFANO RODOTA

Un parlamento mortificato, ridotto una volta di più a luogo di silenziosa ratifica della volontà del governo. Una magistratura resa impotente di fronte a fenomeni gravi di illegalità. Un sistema di comunicazione espropriato della sua funzione di "ombudsman diffuso", della possibilità di riferire fatti di rilvanza pubblica.
Una società civile resa opaca e silenziosa dal divieto di assicurarle informazioni essenziali. Questo è il cambiamento del sistema istituzionale e sociale che ci consegna la nuova legge sulle intercettazioni telefoniche.
Siamo di fronte ad una nuova manifestazione di una linea ben nota, ad una accelerazione della irresistibile volontà di liberarsi proprio di quei contrappesi, di quegli strumenti di garanzia che, in un sistema democratico, possono impedire la degenerazione del potere, il suo esercizio incontrollato, la creazione di sacche di impunità. Per realizzare questo risultato si è insistito molto sulla necessità di tutelare la privacy delle persone, troppe volte violata. Ma questo argomento, in sé legittimo, è stato trasformato in pretesto per una disciplina punitiva, che con la tutela della privacy non ha niente ache vedere. Negli anni passati, infatti, proposte di legge presentate dalle più diverse parti politiche avevano individuato i soli punti sui quali era necessario intervenire: divieto di pubblicare brani di intercettazioni ancora coperti dal segreto, irrilevanti per le indagini, riferiti a persone diverse dagli indagati. Obiettivi che possono essere raggiunti senza restringere, o addirittura cancellare, le possibilità investigative da parte della magistratura e senza negare il diritto costituzionale all'informazione che, ricordiamolo, non è privilegio del giornalista, ma elemento storicamente essenziale per il passaggio da suddito a cittadino.
Perché, allora, un mutamento così radicale dei contenuti della legge e la fretta nell'approvarla, ricorrendo al voto di fiducia? Una ragione, la più immediata, riguardava il rischio che, pure in una maggioranza che si proclama ad ogni passo compatta, si manifestassero quei dissensi e quelle proposte di emendamento già affiorati nelle dichiarazioni di alcuni parlamentari. Il voto di fiducia non solo accorcia i tempi, ma soprattutto obbliga al silenzio. Una finalità di normalizzazione, dunque, una conferma ulteriore della considerazione del Parlamento come puro intralcio da rimuovere con qualsiasi mezzo, ignorando l'imperativo democratico che, soprattutto per le leggi incidenti su diritti fondamentali delle persone, imporrebbe la discussione più libera e aperta.
Ma la fretta, questa volta, ha una ragione più profonda. Proprio in occasione delle ultime elezioni si è visto che i mezzi d'informazione possono contribuire a modificare l'agenda politica, che la voce dei cittadini informati può sopraffare una comunicazione addomesticata. Una situazione che deve essere apparsa intollerabile, che non deve consolidarsi. Ecco, allora, che si prende al volo l'occasione offerta dalla tutela della privacy per piegare la legge ad un'altra finalità, per interrompere fin dall'origine il circuito informativo. Per questo era necessario ridurre le informazioni che la magistratura può raccogliere. Per questo erano necessarie nuove barriere, per impedire che le informazioni potessero poi giungere ai cittadini, se non dopo essere state sterilizzate dal passare del tempo. All'intento originario di punire magistratura e stampa si è aggiunta questa ulteriore urgenza. Non si può tollerare che i cittadini dispongano di informazioni che consentano loro di non essere soltanto spettatori delle vicende politiche, ma di divenire opinione pubblica consapevole e reattiva.
Di questa strategia, tanto rozza quanto efficace, si possono subito misurare le conseguenze. E stato ricordato che i risultati appena raggiunti dalla Procura di Venezia nella lotta al traffico degli immigrati, proprio un tema sul quale insiste fino a un pericoloso parossismo repressivo l'attuale maggioranza, sono il frutto di intercettazioni durate due anni. Con le nuove norme questo non sarebbe stato possibile. Queste, infatti, prevedono che le intercettazioni possano durare due mesi al massimo, ed è assai dubbio che nel caso veneziano potessero addirittura cominciare, viste le condizioni restrittive alle quali sono ormai subordinate. Lepreoccupazioni espresse da magistrati e poliziotti, dunque, hanno un ben solido fondamento, e la contraddizione tra proclamazioni e strumenti dimostra quale sia il vero intento delle nuove norme.
Da molti anni, peraltro, disprezzo per la legalità e ostilità per l'informazione vanno di pari passo, e la restrizione delle possibilità investigative esigeva altrettante limitazioni della libertà d'informazione. Il punto rivelatore è rappresentato dal divieto di rendere pubbliche anche le intercettazioni non ` più coperte dal segreto. E il meccanismo delle sanzioni è particolarmente grave, soprattutto perché, accanto a intimidatorie sanzioni penali per i giornalisti, introduce una "censura economica" più pesante di qualsiasi altro meccanismo di controllo. Poiché si prevede che gli editori possano essere obbligati a pagare forti multe, è ovvio che pretenderanno di minimizzare questo rischio, interferendo nel libero lavoro d'informazione. Così, "Il Padrone in redazione" non sarà più solo il titolo di un bel libro di Giorgio Bocca, ma il destino promesso al sistema italiano della comunicazione.
Peraltro, proprio perché non più coperte dal segreto, le intercettazioni saranno nelle mani di molti, a cominciare dalle schiere di avvocati e loro collaboratori che accompagnano ogni indagine di qualche peso. Così, il divieto di renderle pubbliche creerà un grumo oscuro, disponibile per manovre oblique, manipolazioni, persino ricatti (che cosa sarebbe accaduto con la segretezza coatta delle indagini sui "furbetti del quartierino" e dintorni?). Corretto corso della giustizia e dirittidellepersone (privacy inclusa) saranno assai più a rischio di oggi, in assenza di quei benefici contrappesi democratici che si chiamo trasparenza e controllo diffuso.
Il Presidente del Consiglio si accinge a partire per gli Stati Uniti. Chi sa se qualcuno dei suoi collaboratori, preparando inecessari dossier, penseràdi inserirvi lacitazione di quel che scrisse un grande giudice costituzionale americano, Louis Brandeis: "La luce del sole è il miglior disinfettante".

DA ITALIA OGGI VENERDI' 12 GIUGNO 2009


LA VOLPE FINITA IN PELLICCIA

Intercettazioni, un po' di Pd tradisce Franceschini e vota Berlusconi

DI FRANCO BECHIS

Con 318 sì e 224 no e un solo astenuto, la camera dei deputati ieri ha approvato con scrutinio segreto il contestatissimo disegno di legge governativo per limitare le intercettazioni telefoniche. In aula erano presenti 297 deputati di maggioranza e 245 dell'opposizione. Il voto segreto è stato chiesto all'ultimo minuto dal Pd di Dario Franceschini e subito concesso fra qualche polemica dal presidente della camera, Gianfranco Fini. Una trappola per Silvio Berlusconi e il suo governo, che potevano essere traditi da franchi tiratori. Ma chi ha preparato la trappola è finito intrappolato. Perché sono stati 21 deputati Pd e Udc a tradire nel segreto dell'urna e votare per il ddl presentato da Berlusconi...
(...) Anche su questo tema che appariva assai scivoloso per l'esecutivo dunque la volpe-Franceschini è finita in pelliccia. E bisogna dire che al povero segretario del Partito democratico non ne sta andando bene una. In tutti questi mesi, in cui pure si è dato un gran da fare provando perfino a mostrare unghie e denti violentando la sua mite natura, ha portato il sud Pd dal 26% dei sondaggi dell'ultimo giorno di Walter Veltroni al 26 per cento dei voti veri delle europee (7 per cento in meno dei voti veri di un anno prima). Ha provato a celebrare lunedì scorso il buon funzionamento del suo freezer politico come una sorta di vittoria di Davide contro Golia. Nel giro di 24 ore sono arrivati i risultati delle amministrative i peggiori da sempre per il centrosinistra e il povero Davide è rimasto lì con la fionda in mano e un occhio nero capendo troppo tardi di avere sbagliato mira. Un po' intontito le prime ore, poi si è fatto prestare le prime cure e ha deciso di cambiare rotta, buttarsi sulla grande politica internazionale e gridare il suo no all'ingresso di Muammar Gheddafi in Senato comprendendo troppo tardi che era stato proprio il Pd con Nicola Latorre e Massimo D'Alema a stendere la guida rossa per l'arrivo del leader libico. Altra scivolata, bisognava recuperare. Così nella notte con i suoi Franceschini ha preparato la trappola del voto segreto sulle intercettazioni.
Si è letto il fondo grondante indignazione di Repubblica e ha subito issato la nuova bandiera, convinto di potere arringare le truppe avversarie e convincerle sotto traccia di deporre le armi e anzi, consegnarle al nemico, mettendo in ombra perfino Antonio Di Pietro. E' accaduto l'esatto contrario. Finendo con il beatificare perfino quel ddl intercettazioni che non è certo il fiore all'occhiello del governo Berlusconi...
Franco Bechis

Risposta a un'interrogazione. La stima dt 1,6 mln di soggetti scoperti ci sta ma è da circoscrivere

E Draghi non aveva tutti i torti

Mezza ammissione del governo: tanti lavoratori senza tutele

DI STEFANO SANSONETTI

Il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, non aveva tutti i torti. Certo il governo non lo poteva ammettere candidamente e quindi ha provato a destreggiarsi. Del resto
il terreno era di quelli particolarmente sdrucciolevoli. Perché pochi giorni fa il numero uno di palazzo Koch aveva
offerto un dato allarmante: sono 1,6 milioni i lavoratori che in caso di licenziamento rischiano di non avere alcuna copertura in termini di ammortizzatori sociali. Il premier,
Silvio Berlusconi, aveva risposto perle rime, dicendo che si tratta di un dato che non risulta per niente all'esecutivo. Ma il caso, alla fine, non poteva non scoppiare. E così,
ieri, in commissione lavoro della camera il governo è stato chiamato a rispondere a una interrogazione dell'ex ministro
del lavoro, Cesare Damiano (Pd).
Il quale, naturalmente, non si è lasciato sfuggire l'occasione di cavalcare lo scontro Draghi-Berlusconi. Insomma,
Damiano nella sua richiesta ha sostenuto, sulla scorta del Draghi pensiero, che ci sono 800 mila lavoratori autonomi
parasubordinati, 400 mila collaboratori e quasi 700mila lavoratori a tempo determinato e interinali che rimarrebbero, in caso di licenziamento, privi di tutela. E il governo cosa ha risposto? A prendere la parola è stato il sottosegretario al welfare, Pasquale Viespoli, ma conviene partire dalla parte finale della risposta per capire come l'esecutivo, appunto, abbia cercato di destreggiarsi alla meno peggio. Innanzitutto si scopre che la stima delle Banca d'Italia non viene messe in discussione dalla risposta di Viespoli, ma semplicemente circoscritta. Infatti "la stima di 1,6 milioni di lavoratori non coperti da sussidio in caso di licenziamento corrisponde a un dato basato su fattispecie residue, visto che il sistema è tutto incentrato a evitare licenziamenti con le sospensioni e gli altri strumenti". Come dire, la stima ci sta tutta, me si riferisce a una platea residuale di lavoratori. Ma Viespoli cerca di rafforzare il con
cetto precisando che la stessa stima fatta a suo tempo da Draghi "si riferisce a lavoratori dipendenti privi dei requisiti di anzianità aziendale o contributiva, nonché ai
dirigenti e lavoratori parasubordinati per i quali non è prevista l'indennità, dal momento che per accedere ai benefici previsti dal sistema di welfare occorre aver lavorato un numero minimo di settimane".
Insomma, pare di capire che il governo abbia riconosciuto la bontà dell'analisi offerta dal vertice di via Nazionale, anche se ha tentato di circoscriverne la rilevanza. Per il resto, nella prima parte della risposta, Viespoli non ha fatto altro che ricordare quanto fatto sul tema dal governo. E quindi ha parlato di 32 miliardi di euro, tra risorse ordinarie e straordinarie, che Berlusconi ha stanziato nel biennio per finanziare contratti di solidarietà e interventi di cassa integrazione guadagni attingendo al Fondo per le aree sottoutilizzate e a risorse disponibili derivanti dal Fondo sociale europeo. Dopodiché la rassegna non ha fatto altro che ricordare che tipo di copertura garantiscono gli ammortizzatori sociali attivati: l'80% dell'ultima retribuzione per tutti i lavoratori subordinati garantito dalla cassa integrazione; il 60% dell'ultima retribuzione garantito dall'indennità di disoccupazione; il 20% dalla specifica indennità di reinserimento che il governo ha introdotto per i cosiddetti lavoratori a progetto con un solo committente, anche se si tratta di lavoratori dipendenti non subordinati.
Infine, come precedentemente ricordato, è arrivato il passaggio relativo a Draghi, che però non è stato affatto smentito come invece era parso di capire dall'atteggiamento assunto da Berlusconi subito dopo la comunicazione dei numeri di palazzo Koch. Sullo sfondo, in ogni caso, continua ad aleggiare una polemica che non si è sopita, nemmeno con la risposta all'interrogazione presentata da Damiano e da Teresa Bellanova (Pd)





DA LA STAMPA VENERDI' 12 GIUGNO 2009


BUONGIORNO

MASSIMO GRAMELLINI-----------LIBERTA' DI FARE QUELLO CHE GLI VA

D'accordo: ha la pompa di benzina dalla parte del manico ed è un amico del cavaliere al quale assomiglia in certe cose assomiglia (aspetto da eterno giovane e maggiore considerazione per le amazzoni che per i partiti). Inoltre il vestito di Michael Jackson con cui è sceso dall' aereo l'altra mattina era semplicemente spettacolare. Però un po' se ne approfitta, il sor Gheddafi. Non che pensassimo che la recente svolta buonista lo avesse trasformato in un epigono dì Gandhì. Né che il suo amore per il palcoscenico potesse esimerlo dal cambiarsi d'abito cinque volte al giorno, accumulando ritardi sul programma come un accelerato Bolzano-Reggio Calabria. Ma insomma, un briciolo di riconoscenza in più ce la saremmo aspettata. Se non per il nostro pentimento, per l'assoluta mancanza di colonna vertebrale con cui abbiamo accolto le sue comparsate. E' arrivato con la foto di un martire incollata sulla giacca come un rimorso e nessuno ha fiatato. Al Senato ha inneggiato a piazzale Loreto e paragonato gli Usa di Reagan a Bin Laden, e lì almeno Frattini si è dissociato. Poi è andato alla Sapienza, dove non lasciarono parlare il Papa, e invece a lui hanno permesso di dire, senza contraddittorio, che i libri dì storia sono pieni di falsità e che un giorno anche noi, forse, conosceremo la democrazia



DA L'UNITA' VENERDI' 12 GIUGNO 2009

Giuliano Capecelatro

In un paesino dell'Alaska Charlie Vandergaw porta biscotti e altre scorte al "suo" grizzly Ma lo Stato ha rispolverato una vecchia legge che vieta di dar da mangiare agli animali

"FUORILEGGE" IL PROF. CHE CUCINA PER GLI ORSI

Nel silenzio mistico del Susitna River valley, montagne e boschi, neve a perdita d'occhio per mesi, da vent'anni Charlie Vandergaw ripete con la massima naturalezza i soliti gesti. Prende del cibo, avanzi, biscotti, mangime per cani, e lo allunga in una ciotola, o lo offre sul palmo della mano. Da vent'anni; il settantenne professore di scienze in pensione ha scelto di vivere in quest'angolo remoto dell'Alaska, che si può raggiungere solo con l'aereo. Cinquanta miglia, circa ottanta chilometri, da Anchorage, metropoli non certo tumultuosa di una terra molto poco popolata. Da vent'anni condivide la quiete sovrumana di una natura incontaminata con i suoi amici orsi. Che nutre come docili animali domestici. E non si tira indietro se gli fanno capire che gradiscono delle coccola: qualche carezza sul pancino, una grattatina sulla testa.
- Un idillio; a metà tra Toreau e Disney, che potrebbe portarlo dritto in prigione. Perché lo stato non vede di buon occhio l'iniziativa. Così ha rispolverato una vecchia legge, che considera illegale dar da mangiare alla selvaggina. Dopo averla ritoccata, per renderla un po' più severa. E ha incriminato il professore. Gli ha contestato venti infrazioni, una per anno. Deciso a fargli pagare il conto. Che potrebbe arrivare a 10.000 dollari di ammenda. Ma soprattutto prevede la spiacevole prospettiva di un anno dietro le sbarre.

Un amore inaspettato. Un vero colpo di fulmine tra il professore, che aveva appena abbandonato la cattedra, e gli orsi. Un giorno se ne presentò uno, grosso, nero, nel giardino davanti alla capanna in cui vive. Fino ad allora Vandergaw non si era negato i piaceri della caccia. Ma vide quel bestione che veniva avanti strisciando sulla pancia. Goffo come un adolescente innamorato. Giuggiolone come un qualsiasi cockerino. Sornione come un gatto che aspetta il momento propizio per allungare la zampa nel piatto. Rimase affascinato: Ripose il fucile nello scant1nato e intraprese la sua nuova carriera.
Se lo stato fa la faccia feroce, le televisioni trovano la storia succulenta. Un regista inglese ha di recente girato un documentario, Stranger among bears (straniero tra gli orsi). Ma Richard Terry, il documentarista, non ha avuto vita facile. Gli orsi fanno gli zuccherini con il loro Charlie. Ma quando arrivano degli estranei riesuma-no una bellicosità da animali selvaggi. Terry si è beccato belle botte e in qualche momento ha rischiato brutto. E persino Charlie si è visto appioppare una zampata, forse per aver permesso a quell'intruso di mettere il naso nel loro menage. In Alaska in molti sono convinti che Vander-graw sia del tutto pazzo. Ma la pazzia di Charlie si dissolverebbe quando ci sono in ballo soldi. Una delle imputazioni, che pesa forse più del cibo passato in barba alla legge, è di essersi fatto sganciare 79.000 dollari dalla casa di produzione londinese per mettersi in posa davanti alla cinepresa. E recitare per il grande pubblico la favola bella dell'eremita e dei suoi scorbutici, teneri amici.

Da IL RESTO DEL CARLINO VENERDI' 12 GIUGNO 2009

MOBBING

di ROBERTO' GIARDINA
RICORDATE il compagno di classe bersaglio di tutti gli scherzi; snobbato dalle ragazze, antipatico ai professori?
Era sempre colpa sua, non importa di che. Capita anche negli uffici .. Ogg! si parla di mobbing, ieri di capro espiatorio. E' comodo avere qualcuno che ci fa sentire miqliori. Le. nazioni sono come gli essere umani. In ogni epoca un paese viene additato come la patria di ogni male, o semplicemente di ogni: difetto. Perché bisogna farsi beffe di quelli nati a Cuneo? I francesi dicono che i belgi. sono tonti, e così via. Ma a volte il gioco si fa pesante. I polacchi, se vogliono criticare l'Unione europea, sostengono che è dominata dai tedeschi, ovviamente sempre nazisti. E rappresentano la povera Angela Merkel con i baffetti di Hitler. Lo fanno, quando gli conviene, anche gli inglesi: Bruxellescome. capitale del Terzo Reich. E gli Stati Uniti accusano l'Europa di non accogliere gli emigranti, ma loro hanno costruito un muro al confine col Messico. Adesso tocca a noi. Bob Geldof ci accusa di non avere onorato l'impegno di aiutare il cosiddetto terzo mondo. Sarà vero, ma tn questi tempi di crisi lo fanno un po' tutti. Sempre gli americani ci rimproverano di accusare una loro angelica connazionale del delitto Meredith. Forse sarà innocente, non si sa mai, ma se la ragazza venuta dagli Usa a Perugia fosse sotto processo a casa sua, l'avrebbero già condannata all'ergastolo. E lì non si passa di appello in appello. In Germania ci avevano accusato di razzismo perché a Roma non ne potevano più dei rom. Non è corretto chiaarli zingari ma l'etimolgia del termine, guarda un po~ è tedesca. All'origine significava "il delinguente che. passa e se ne va".! I rom sono 'rimasti in riva al Tevere. A Berlino.in questi giorni, vogliono cacciare cento rom giunti come turisti e che passano il tempo sotto il Reichstag lavando i parabrezza delle auto. In quanto turisti i rom potrebbero restare solo tre mesi; esattamente COme a Roma. Oggi. tutti ce l'hanno con noi .. Italia ultima della classe in buona educazione e in democrazia. Fa sempre comodo. Diciamo la verità, il capro espiatorio ha le sue colpe, ma quando qualcuno se la prende con lui ha sempre, a sua volta, qualcosa da nascondere


la lettera

GENTILE dottoressa Parsi,

ieri al bar, per pagare il caffè, ho atteso un po': c'era la fila per comprare i "Gratta e vinci", mentre un'anziana signora si accaniva alla . slot machine. Stamattina leggo che è in arrivo il "Gratta e vinci vitalizio": chi azzecca la combinazione di numeri giusta, viene premiato con uno "stipendio" fino alla morte. Ma la crisi si può sconfiggere inseguendo la dea bendata?



Risponde' Maria Rita Parsi

Caro Gianni,

ha messo il dito nella piaga

accostando il concetto di crisi . economica - con i suoi corollari: . disoccupazione, minor potere di acquist.o, abitudini consumistiche che fanno sentire necessario anche il superfluo - con il boom dei giochi di fortuna, Superenalotto in primis, nonché i vari giochi on line e il Gratta e Vinci, che tra il 2004 ed il 2009, ha . moltiplicato per 20 le proprie vendite, In . realtà, cercare di risolvere I propri probleml economici con il favoleggiato colpo di. fortuna è la soluzione meno produttiva, La parola fortuna ha vari significati: quella duratura la si costruisce con costanza, audacia, allargando i propri orizzonti, perché il biglietto vincente è uno solo contro milioni, dunque difficilissimo da intercettare. La fortuna quotidiana, invece, è determinata dall'impegno costante a far leva sui propri talenti, dall'essere pronti al . sacrificio, a non tirarsi indietro quando c'è da lavorare sodo. E accettare, nel momenti difficili; anche lavori che possono . sembrarci poco gratificanti se non addirittura frustranti, pur di superare la crisi. Insomma, la fortuna la c.ostruiamo soprattutto con le nostre.mani. E se poi, qualche volta.- e senza per questo .impegnare i risparmi o pesare sul budget. familiare - puntiamo piccole cifre per . questi giochi; allora la vincita mancata non avrà il sapore della beffa mentre la vincita inaspettata quello della bella sorpresa



DA LA VOCE DI ROMAGNA VENERDI 12 GIUGNO 2009



TRA I TROMBATI DELLE ELEZIONI E IL CALCIOMERCATO

Ecco a cosa serve l'esercito di psicologi

di Giuseppe Ghini

In questo mese di giugno, ho finalmente capito che cosa andranno a fare le truppe di studenti che
. si iscrivono al Corso di Laurea in Psicologia (a Cesena, ancora l'anno scorso, le matricole erano più di 1300).L'ho capito seguendo contemporaneamente le elezioni e il calciomercato.
Già, perché non avranno forse bisogno di una terapia psicologica le decine di trombati alle Elezioni
'europee? Non pare consigliabile che i vari Nichi Vendola, Emma Bonino, Marco Pannella,Carlo Flamigni, Vittorio Sgarbi, Margherita Hack, Vittorio Agnoletto, Marco Cappato & co. seguano una serie di sedute per alleviare il disagio, per conoscersi meglio e cambiare degli aspetti problematici del loro carattere (quello che pare l'obiettivo precipuo della terapia psicologica)? Naturalmente, soprattutto nel caso di Sgarbi, il terapeuta dovrà puntare sull'empatia e il calore umano evitando, se vuole uscirne vivo, di esprimere giudizi sul suo insuccesso politico.
Con alcuni partiti, per la verità, l'Ordine Nazionale degli Psicologi potrebbe sottoscrivere delle convenzioni, degli abbonamenti pluriennali: se, infatti, ·Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Fiamma Tricolore, Forza Nuova, Radicali, Sinistra e libertà ecc. lo avessero sottoscritto due anni fa, Olivìero Dilìberto, Claudio Fava, Francesco Caruso, Vincenzo Scotti, Teodoro Buontempo, per dire
. solo i più noti, avrebbero potuto usufruire della terapia post-Elezioni 2008 e post-Elezioni 2009. Pago uno, prendi due. Un'ulteriore convenzione poteva essere sottoscritta con gli ex-calciatori presi a calci dagli elettori: in questo caso ne avrebbero potuto trarre giovamento sia l'ex-milanista Gianni Rivera, sia l'ex juventìno Franco Cuccureddu.
Ci sono poi casi particolari, che anche uno psicologo esperto deve trattare con le molle. Come mettere nella condizione di conoscersi meglio e cambiare degli aspetti problematici del suo carattere uno come Raniero La Valle, storico cattocomunista ora approdato Rifondazione Comunista? Anzi, chi gli spiegherà che ha preso in tutto 3064 voti, lo 0,11 % dei voti ricevuti da Silvio Berlusconi?
C'è poi l'esercito delle "zero preferenze" da sottopporre a terapia. Che contraccolpi alla psiche .ha provocato in 174 candidati alle comunali di Forlì vedersi non votato da nessuno? E i 55 candidati che hanno ricevuto un solo voto' (probabilmente il loro)? Che figura ...
Ora, se moltiplichiamo questo dato per 62 province e 4.281 comuni possiamo comprendere il lavoro assicurato per . anni per tanti laureati in psicologia.
Poi c'è il calciomercato. Un tifoso sfegatato come Teo Teocoli ha manifestato . in televisione propositi suicidi "se il Milan avesse venduto Kakà", cosa che è regolarmente avvenuta (la vendita di Kakà, non il suìcìdìo, Ora,finché il Milan vende Kakà e punta su Paloschi, è chiaro che anche tutti i tifosi milanisti' sono potenziali clienti dei nostri psicologi. E se poi l'Inter vende Ibrahimovic, allora è opportuno che schiere di terapeuti dell'anima si trasferiscano a Milano per evitare suicidi collettivi.
Se no, senza neanche rivolgersi a uno psicologo, c'è la soluzione consolatoria all'italiana. Vittorio Emanuele di Savoia, padre di Emanuele Filiberto, un altro degli Eurotrombati: "Vedere il nome di mio figlio tra i candidati di un importante partito italiano è stata una grande soddisfazione dopo decenni di esilio. Mio figlio Emanuele ha vinto nel nostro cuore". E Leonardo, neo-allenatore del Milan, perfettamente ambientato nella cultura italiana: '!Mia mamma è finalmente contenta, ero l'unico in famiglia a non essere laureato".
Contenti loro


DA IL RIFORMISTA VENERDI' 12 GIUGNO 2009


Ci pensa Frattini a salvare la nostra immagine all'estero

Caro Bob - Mercoledì The Herald Tribune ospitava un interessantissimo intervento del ministro degli Esteri italiano Franco Frattini sul fondamentale ruolo che l'Iran può giocare nel bandolo della matassa afghana e in quella ancor più aggrovigliata del caos pakistano. Per questo il capo della nostra diplomazia ritiene fondamentale la presenza dei rappresentanti del governo di Teheran al futuro incontro dei ministri degli Esteri del G8 a Trieste il prossimo 26 giugno. Il suo è stato l'intervento di una persona che ha capito bene su quali tavoli si giocano le carte della rilevanza politica e strategica per qualsiasi Paese voglia essere protagonista del futuro assetto mondiale.
E' la capacità di analisi non la sparatoria di slogan e di dichiarazioni che rende un Paese credibile nel mondo. Frattini sembra averlo capito malgrado il contesto locale con il quale è costretto a confrontarsi quotidianamente. Finalmente dopo essere stati trascinati per mesi sulle pagine dei quotidiani internazionali per le bravate, le trovate e le buttate del nostro primo ministro, che avevano trasformato il Paese in un palcoscenico da avanspettacolo, dopo le foto di Villa Certosa che avevano dato un sapore porno-soft alle istituzioni che ci governano, ecco un rappresentante autorevole del Consiglio dei ministri che si prende la briga di assumere un profilo internazionale offrendo all'Italia l'opportunità di essere una voce ascoltata e non soltanto sentita, come quella che a Londra qualche mese fa urlava da un tavolo all'altro il nome di Barack Obama.
Purtroppo non abbiamo fatto a tempo a goderci quell'attimo di dignità apparso sulle pagine di The Herald Tribune che è arrivato il colonnello Gheddafi a Roma. Il dittatore libico oltre a seguire il consiglio che il nostro presidente del Consiglio aveva datò a suo tempo ai terremotati dell'Abruzzo, fate finta di essere al campeggio, piantando la sua tenda in pieno centro, è sceso dall'aereo in maschera. Il suo costume era talmente bizzaro che viene il dubbio che il leader libico abbia voluto prendere per i fondelli l'Italia tutta. A metà fra un generale dei carabinieri ubriacò, un personaggio de "L'altra domenica" di Arbore con le foto attaccate sul petto, il cantante Califano a una festa di carnevale, il superstite dei Beatles Ringo Star che rispolvera la divisa del Sergent Pepper, Gheddafi è stato veramente strabiliante. Le foto di Berlusconi accanto all'uomo di Stato arabo sembravano prese da un film dei fratelli Vanzina che poteva intitolarsi "Vacanze di Natale in Libia" con Silvio nella parte di Massimo Boldi e Gheddafi in quella di Christian De Sica. Il film si potrebbe anche intitolare "I due detrattori degli Stati liberi di Banana" .
L'editoriale di Frattini e la visita di Stato del colonello hanno ristabilito la condizione di schizofrenia acuta nella quale stiamo vivendo. Se da una parte il ministro degli Esteri si mette in scia alla politica estera di Obama prendendo spunto dal suo discorso del Cairo facendo quel che può, con i mezzi che ha, molto diligentemente, da un'altra parte la sceneggiata di Gheddafi travestito da carabiniere superstite alla prima campagna di Libia, finalmente rientrato in patria riporta la temperatura della diplomazia italiana sotto i livelli di guardia.
Adesso non ci resta altro da aspettare che il nostro presidente del Consiglio ricambi la cortesia del capo di Stato libico e si presenti a Tripoli vestito da Lawrence d'Arabia, anche lui dopo essersi fatto una permanente ai capelli e messo un paio di occhiali a specchio.
Intanto circolano voci che l'Auditorium di Roma sarà trasformato in un grande harem con ben mille donne invitate ad ascoltare le parole di Muammar el-Pappagoneddafi. Viene davvero il dubbio che il leader arabo abbia voluto beffardamente sovrastare e umiliare il leader italiano con i suoi stessi mezzi, ridicolozzandolo in modo anche macabro. Quasi volesse ricordare ai più giovani italiani che anche le iniziative coloniali del Duce non furono altro che tragiche trovate di violenta propaganda politica per stordire i propri sudditi e non strabiliare il mondo. L'album di famiglia delle ultime settimane lascia infatti molto perplessi e storditi. Dalle foto al compleannó di Noemi a quelle pubblicate da El Pais alla pantomima gheddafiana. Quasi che Palazzo Ghigi volesse competere con Dagospia per una rubrica Gheddafonal.
Non resta che sperare in Frattini. Chissà che non riesca ad ammainare il vessillo del nostro Trimalcione e a issirare nuovamente un dignitoso tricolore.




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12 GIUGNO
Muore a Torino GianFrancesco GALEANI NAPIONE di Cocconato, ideologo del nazionalismo linguistico, autore (1791)°Dell'uso e dei pregi della lingua italiana" (1216/1830)

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REGULAE JURIS

Una striscia di regole del diritto………

per chi il latino l’ha studiato e lo sta studiando e per chi non l’ha studiato c’è la traduzione

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Melioris conditionis emptor non sit quam fuit venditor. 1. 32 § 1, ad senatus cons. Vellej.
La condizione del compratore non dev'essere migliore di quella del venditore.

Nemo potest videri eam rem vendidisse, de cuius dominio id agitur, ne ad emptorem transeat. LABEUS, l 80 § 3 D. de contrah. emt. 18, 1.
Nessuno può considerarsi aver venduta la cosa, di cui si contrasta che la proprietà non passi nel compratore

Non caret fraude qui testato conventus (ne emat), perseverat. ibid. 10 § 3.
Non è scevro di frode colui che essendo stato pubblicamente diffidato (a non comperare), insiste nella compera.

Nuda et imaginaria venditio pro non facta est. PAU. 1. 55 D. de contrah. emt. 18, 1.
La vendita nuda ed immaginaria è come non avvenuta.

Nulla est venditio, quoties in materia erratur. ULP. 1. 9 § 1 D. de contrah. emt. 18, 1.
Quando si versa in errdre sulla materia, la vendita è nulla.

Omnium rerum, quas quis habere vel possidere vel perequi potest, venditio rette fit. PAu. I. 34 § I D. de contrah. emt. 18, 1.
Si può far la vendita regolare di tutte quelle cose che si hanno in proprietà o in possesso, o che si ha diritto di perseguire.



Edited by isabella - 13/6/2009, 09:55
 
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DA IL FOGLIO SABATO 13 GIUGNO 2009


ANDREA'S VERSION


Che colpo, che meraviglia, che avvenimento nobile. Che choc della memoria, l'aver potuto leggere (Corriere della Sera, ieri: "Russia, festino degli oligarchi sulla nave della Rivoluzione") dell'orgia con ragazze e vodka sul leggendario incrociatore Aurora. Orgette di tutto il mondo unitevi. Ecco la superiorità dei nuovi ricchi. Dovunque si trovino. No, non vengano adesso a menarcela sulla crepa che corre tra libertinismo e patronage, tra i freddi moli di Pietroburgo e gli attracchi civettuoli di Villa Certosa. Non vengano a menarcela. Quanta malinconia, piuttosto. Quanti complessi d'inferiorità. Sapere che gli oligarchi russi fanno gli strappamutande sulla nave simbolo dell'attacco al Palazzo d'Inverno, sulla loro storia stessa, e su quella del mondo, invece qui, da noi, la mutanda si strappa e non si strappa, forse che sì, forse che no, e comunque nel recondito (si fa per dire) di villetta Certosa. Vogliamo finalmente diventare grandi? Vogliamo, per piacere, organizzare un Capodanno di quelli coi fiocchi, non si dice nella camera ardente di Enrico De Nicola, ma quantomeno sul predellino di una Mercedes?


PREGHIERA

DI CAMILLO LANGONE

Madonna di Loreto, converti un architetto! Negli an
ni scorsi il pellegrinaggio a piedi Macera-ta-Loreto ha portato alla conversione di vari musulmani, alcuni anche famosi. Ma il pellegrinaggio di domani secondo me dovrebbe darsi un'intenzione ulteriore, la conversione di esponenti di una categoria ancora più ostinata e cattiva. Lo so, è difficile, i musulmani in fondo sono persone religiose mentre gli architetti sono nietzschiani e derridiani e quando costruiscono chiese (con la benedizione di un clero incredulo o ignorante) decostruiscono le forme perché non credono nell'incarnazione ma nell'Assegnazione del premio Pritzker Ma per te nulla è impossibile. Madre del buon consiglio, ti prego di aiutare Botta, Fuksas e Piano che da soli, sforzandosi molto, al massimo riescono a concepire Dio come un triangolo. Mostragli, con l'esempio dei centomila che domattina arriveranno a Loreto dopo ventisette chilometri di marcia notturna, che Dio è un uomo che suda'


INNAMORATO FISSO

DI MAURIZIO MILANI

I pezzo
La città con più uomini belli in Italia è Vicenza.
Con più uomini brutti, è sempre Vicenza. In effetti per strada non ci sono mezze misure. Vedi o uomini bellissimi o meno Questi ultimi, per stranezza delle
cose, fanno innamorare molte più donne.
Il motivo è oggetto di studio della facoltà di Agraria dell'Università di Venezia. I dati vengono fuori lunedì alle cinque, cinque e mezza.
Il pezzo
Gli uomini più belli in assoluto sono a New York. Le donne sono a Pechino, i più intelligenti sono in Friuli Venezia Giulia. Domani andiamo avanti con questi ragionamenti



DA IL CORRIERE DELLA SERA SABATO 13 GIUGNO 2009

NOTIZIE
in 2 minuti

Primo piano

Iran, lite sui risultati elettorali

Iran, il presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad e lo sfidante moderato Mirhossein Mousavi si sono entrambi dichiarati vincitori delle elezioni presidenziali, che hanno registrato un'altissima affluenza (80 per cento) alle urne. Il capo della Commissione elettorale statale ha detto che Ahmadinejad è in testa, il rivale ha rivendicato a sua volta la vittoria e denunciato irregolarità nelle operazioni di voto.

Gheddafi in ritardo
Fini annulla l'incontro

Sì è concluso con un incidente diplomatico il terzo giorno di Gheddafi in Italia: alle 16,30 il leader arabo era atteso alla Camera, ma ha ritardato di oltre due ore e Fini ha annullato l'incontro tra gli applausi. Il presidente della Camera ha poi attaccato íl leader libico sulle sue dichiarazioni anti Usa e sugli immigrati.

Focus
L'Italia riparte col debito
L'Italia ha ricominciato ad accumulare debito pubblico. A marzo aveva superato ì 1700 miliardi di euro. Alla fine dell'anno, secondo il Fondo monetario internazionale, arriverà al 109% del prodotto interno lordo. Nel 2012 supererà il 115%. Anche il debito dei privati sta crescendo a livelli americani. Eppure non sta suonando nessun vero allarme.

Cronache
Riforma: ci saranno sei licei

Il Consiglio dei ministri ha approvato il regolamento per la riforma delle superiori. Da 400 indirizzi si passa a 6 licei, con 1a possibilità di scelta. Più matematica e fisica, resta il latino, potenziate le lingue straniere. Oltre a Classicó, Scientifico, Artistico e Linguistico, dal 2010-2011 avremo Scienze umane, Musicale e Coreutico.

Amanda accusa pm e polizia
Perugia, processo per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher (novembre 2007). Depone l'americana Amanda Knox: "fui offesa e picchiata dalla polizia e il Pm mi suggerì che cosa dichiarare nella deposizione. Incolpai Patrick Lumumba perché ero sotto pressione". Lumumba è il musicista congolese arrestato e poi scagionato.

Economia
Cassaforte Pirelli: nuovo socio

Marco Tronchetti Provera ha un nuovo socio: la famiglia Malacalza che fa il suo ingresso in Camfkin. E' un gruppo genovese (alta tecnologia, costruzioni e im-piantistica, acciaio) che acquista il 3,5% del capitale della cassaforte Pirelli, con l'intenzione di salire fino al io per cento. La Camffin ha deliberato un aumento di capitale per un importo complessivo di ioo milioni e ha riscadenzato il debito con le banche creditrici.

Cultura
"Il Concilio cancellò la liturgia"

"Si deve tornare ai riti prima del Concilio. Le riforme hanno cancellato la bellezza della liturgia": lo afferma lo scrittore tedesco Martin Mosebach, nel saggio che esce martedì, "L'eresia dell'informe. La liturgia romana e il suo nemico" (Cantagalli), una difesa della liturgia cattolica tradizionale.

Spettacoli
Isabella "gira" Ken Follett

<diasìa con gli attori snob che considerano il piccolo schermo di serie C. Io difendo la fiction tv": lo afferma Isabella Ferrari, in un'intervista al "Corriere". L'attrice sta girando una megacoproduzione italo-tedesca, che per la prima volta realizza una fiction da un romanzo di Ken Follett.

Sport
Fi, Ferrari iscritta d'ufficio

Formula 1: La Ferrari figura tra le squadre iscritte dalla Fia senza riserva alla stagione 2010. Entrano tre nuove squadre: Mànor GP, Campos GP e US F.1. Anche McLaren, Renault, Red Bull, Toro Rosso, Toyota, Bmw e Brawn ammesse con riserva. Maranello però ribadisce: "Se le condizioni restano queste, non ci saremo".



CULTURA

"I nuovi iconoclasti hanno distrutto la fede"

MOSEBACH: si torni alla liturgia precedente al Concilio

LA PROVOCAZIONE

In un saggio, edito da Cantagalli, lo scrittore tedesco accusa le riforme del Vaticano II: avrebbero cancellato la bellezza del rito

Denuncia

"Il kitsch linguistico, musicale, in pittura e in architettura ha inondato completamente l'immagine esterna degli atti pubblici della Chiesa"


di MARIA ANTONIETTA CALABRO'

Proprio nella società dell'immagine la Chiesa ha subito l'attacco di nuovi iconoclasti, che attraverso lo svilimento della liturgia hanno assestato negli ultimi 35 anni un colpo gravissimo alla fede cattolica, determinando "una catastrofe storica e religiosa".
Le tinte usate da Martin Mosebach sono addirittura caravaggesche; la vis polemica non risparmia nessuno. L'appassionata apologia della bellezza della grande tradizione liturgica della Chiesa viene svolta non da un teologo, non da un canonista, ma da uno dei più importanti scrittori e letterati tedeschi. Cioè, proveniente da una nazione dove più forti sono stati gli stravolgimenti postconciliari. Nazione che ha pure dato i natali all'attuale pontefice, Benedetto XVI, il quale sottolinea sempre più spesso (ad esempio nell'omelia del Corpus Domini) il rischio di secolarizzazione nella Chiesa e che bisogna "rispettare la liturgia". E che la Chiesa non è un'Ong.
"Il kitsch linguistico, musicale, in pittura e in architettura ha inondato completamente l'immagine esterna degli atti pubblici della Chiesa", scrive Mosebach nel saggio di cui sta per uscire la traduzione italiana. Titolo e sottotitolo non lasciano dubbi. Descrivono l'eresia dell'informe, alludono chiaramente ad un "nemico" mefistofelico dell'antica liturgia romana "che propriamente si dovrebbe chiamare gregoriana", ma viene piuttosto definita tridentina, quasi a sottolinearne negativamente la relazione con la Controriforma.
La pubblicazione riaccenderà sicuramente il di- battito sulla chiusura dello scisma dei lefebvria, sulla restaurazione della tradizione e anche nel suo sul riavvicinamento tra Chiesa cattolica e Chiese orientali che, a partire da quella ortodossa, secondo Mosebach, hanno saputo "preservare" la tradizione plurimillenaria della liturgia più e meglio della Chiesa latina. "La Messa di San Gregorio Magno, l'antica liturgia latina, si trova oggi riservata a "frange stravaganti" della Chiesa romana, mentre la liturgia divina di San Giovanni Crisostomo vive in tutto il suo splendore al centro della Chiesa ortodossa". Al livello del "senso comune", dello scrittore che descrive i comportamenti, Mosebach si mette sulla scia del grande teologo svizzero von Balthasar la cui opera principale è "Gloria, per un'estetica teologica" e il primo volume è intitolato proprio "La perce
zione della forma". Forma e contenuto non possono essere scissi, afferma Mosebach, diabolicamente (diaballein, separare) separati. Così come l'uomo è anima e anche corpo. Per questo la forma che la liturgia ha assunto nei secoli, con processo lento e quasi involontario, non è indipendente dal contenuto salvifico della Messa. "Solo santi come Ambrogio o Agostino o Tommaso d'Aquino - scrive Mosebach - avrebbero potuto aggiungere qualcosa alla Messa, non uomini chiusi in un ufficio, nemmeno abitando nella Città del Vaticano". Così "il modernizzatore e progressista Paolo VI" s'è fatto "tiranno della Chiesa" secondo l'accezione della parola data nell'antichità quando "l'interruzione della tradizione da parte del sovrano era definita atto di tirannia".
L'unico paragone storico adatto per descrivere questa guerra alla "bellezza della liturgia", questo volto visibile del Mistero, secondo Mosebach è l'iconoclastia bizantina, tra il 1'VIII e il IX secolo, la cosiddetta guerra delle icone. Però la iconoclastia liturgica della nostra epoca ha questo di diverso: "Ai miei occhi, sorge per ischemia e infiacchimento religiosi". Nella sua essenza costituisce un oblio: "Ciò che vale per l'arte, in misura ancora superiore deve riguardare la preghiera pubblica della Chiesa: il brutto non può che derivare dal non vero e, nell'ambito della religione, questo significa la presenza del satanico".
L'intellettuale tedesco dà questa impietosa definizione: "Il modello della nuova liturgia è il tavolo presidenziale di una riunione di partito o di una associazione con microfono e fogli, a sinistra sta un vaso ikebana con piante esotiche bizzarre di colore arancio con vecchie radici, a destra si trovano due luci da televisione posate su candelieri fatti a mano. Con dignità e raccoglimento, i membri del consiglio di amministrazione guardano il pubblico, come i chierici durante una concelebrazione. Una tale assemblea, regolata da un democratico ordine del giorno, è il fenotipo della nuova liturgia, e questo non è altro che una conseguenza inevitabile del fatto che chi non vuole il mistero sovratemporale, questi inevitabilmente approderà alla realtà politica e sociale". Una terza via non è data, spiega l'Autore. Naturalmente ogni tanto si giunge a rotture: "Vi sono chierici che non trovano semplice fissare il volto che conviene alla consacrazione. Qual è l'espressione del volto che si addice alla consacrazione?".
Cosicché il successo della celebrazione è data dalla "performance" del prete. E sull'altare, al posto del Crocefisso, c'è il microfono per la predica, di vari tipi: "untuosa o saccente, intellettuale o rimbombante, intimistica o sobria". E non mancano le light night candles. Una citazione di Goethe, un dialogo di Faust che esprime il giudizio senz'appello dell'Autore: "Ho spesso sentito questo vanto / un commediante potrebbe insegnare ad un prete. / Certo se il prete è un commediante / talvolta questo è quello che può diventare".
Sull'altro fronte, quello dei fedeli, c'è la tanto spesso invocata loro "partecipazione attiva" alla Messa. Ma cosa ci fu di attivo nella Lavanda dei piedi - si chiede - visto che addirittura san Pietro vi si voleva sottrarre? Per i fedeli è anche indifferente stare in piedi o seduti. Quasi mai in ginocchio. Mentre è "attraverso i segni dell'adorazione, che ho potuto vedere fin dalla mia prima giovinezza - afferma Mosebach - l'Ostia è divenuta per me ciò che essa, secondo la tradizione della Chiesa esige di essere: un Essere vivente".



DA LA REPUBBLICA SABATO 13 GIUGNO 2009


Lettere commenti & idee


SE LE POCHE RISORSE VANNO AL PONTE SULLO STRETTO


Gentile dr. Augias, leggiamo spesso delle volanti senza benzina e déi poliziotti cui non sono pagati gli straordinari, delle procure senza carta per le fotocopie, dei tagli all'istruzione e alla ricerca, dei fondi per i terremotati che sono scarsi e per giunta spalmati su molti anni, dei disoccupati che non ce la fanno, delle piccole imprese che non hanno credito, ecc. Tutto perché, si dice, non ci sono i soldi. C'è però una intangibile variabile indipendente: il ponte sullo Stretto di Messina. Hanno un bel dire economisti di fama che gli effetti di quest'opera sull'occupazione, se ci saranno, arriveranno quando la crisi sarà passata, mentre le stesse associazioni dei costruttori chiedono' cantieri aperti subito. Niente da fare, il ponte non si discute. Si fa di tutto per creare fatti compiuti e, prima ancora, accreditare l'impressione che la scelta sia irreversibile, quando invece tutto è ancora in alto mare.
Giuseppe Palermo pulicane@fastwebmail.it

Nel marzo scorso il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ha dato il via ai lavori del ponte sullo Stretto di Messina stanziando 1,3 miliardi sui 6 in totale previsti (per ora).Il presidente del Senato Schifani lo ha definito "un progetto strategico per l'intero Mezzogiorno". Il'Govenatore' della Sicilia ha invece commentato. "Ma di che ponte parliamo se ancora non c'è un progetto esecutivo?". Come si vede la confusione, e il servilismo, regnano sovrani. L'opera sarebbe inserita in un pacchetto molto più vasto che prevede tra l' altro edilizia scolastica e carceraria. La stessa Salerno - Reggio Calabria che di 'autostrada' ha poco più del nome, dovrebbe essere rammodernata entro il 2012 - 13 in modo da evitare che il famoso ponte resti una cattedrale fine a se stessa. Nessuna persona ragionevole può avere obiezioni di principio su un'opera del
genere. Dal Golden Gate a San Francisco, al Pont de Normandie sull'estuario della Senna, le opere ardite di questo genere non mancano. Le obiezioni sono infatti specifiche, non generiche, progetto esecutivo a parte. La prima riguarda la criminalità. Nessuno ha ancora detto come potrà essere contenuto l'assalto della mafia già in atto in una regione dove la criminalità organizzata la fa spesso da padrona. I segnali di pericolo sono numerosi, le azioni di contrasto minime e inefficaci. Secondo: i fondi pubblici sono diventati ancora più scarsi dopo il disastroso terremoto in Abruzzo. Terzo: gli esperti concordano sul fatto che gli effetti sull'occupazione sarebbero più ampi se si desse la priorità ad altre infrastrutture di cui la Sicilia è carente. I1 Ponte però è diventato un simbolo, forse un capriccio. Scuole, ospedali, acquedotti rendono dal punto di vista pubblicitario molto meno




DA LA STAMPA SABATO 13 GIUGNO 2009


Buongiorno

MASSIMO GRAMELLINI------SILENZIO STAMPA

L'altra sera ho visto in tv un calciatore della nazionale, credo fosse Gilardino, intervistato dopo una doppietta ai pur bravi neozelandesi. Mentre gli chiedevano se era contento di aver segnato una doppietta ai pur bravi neozelandesi, mi sono sorpreso a suggerirgli: "Pietà, non rispondere come tutti i tuoi colleghi: i gol fanno sempre piacere, ma mi interessa di più essere stato utile alla squadra". Infatti, dopo una breve pausa per raccogliere le idee, il calciatore ha risposto: "I gol fanno sempre piacere, ma mi interessa di più essere stato utile alla squadra". Vorrei tanto segnare una doppietta ai pur bravi neozelandesi. Non per il fatto in sé. Ma per il piacere di poter rispondere: "Non me ne frega niente di essere stato utile alla squadra, cioè un po' sì, ma senza esagerare. Invece sono felice come una trota perché ho segnato due gol".
Mi auguro che Debora Serracchiani, al pari degli altri quarantenni che si affacciano alla ribalta della politica all'età in cui Blair era già primo ministro, e quindi in Italia vengono chiamati "giovani", analizzi a fondo le interviste dei calciatori. Il linguaggio è il vero simbolo di una casta e ' si tramanda di generazione in generazione con il suo gergo banalè, le sue allusioni oscure, la sua mancanza di sincerità Obama docet ogni cambiamento è anzitutto un cambiamento di linguaggio. 11 modello inimitabile resta Giolitti, che a un parlamentare che lo accusava di aver fatto un discorso troppo breve rispose: "Chiedo scusa. Ma io, quando ho finito di dire quel che ho da dire, ho finito
anche di parlare.



DA L'UNITA' SABATO 13 GIUGNO 2009


RITORNO AL FUTURO

Voci d'autore:

MONI OVADIA
SCRITTORE


La pesante débàcle elettorale delle sinistre europee e la conseguente affermazione delle destre racconta qualcosa di più importante del mero fatto elettorale. L'episodio italiano lo narra con un surplus di evidenza per il carattere eccessivo, e fuori controllo del caso democrazia italiana, che eufemisticamente ci ostiniamo a chiamare democrazia. La vittoria elettorale delle destre era scontata. In. tempi di crisi nell'elettorato meno attrezzato culturalmente e psicologicamente riemergono pulsioni primarie quali la paura e l'urgenza dell'oggi strictu sensu, in una società "liquida" ciò è vero a fortiori. Ora, la destra, soprattutto quella populista come la nostra, da sempre governa con la paura, creando ad arte untori responsabili dei mali, e placando la paura con l'evocazione e la pratica dei metodi forti, nessuna novità. L'altra tecnica di governo in cui è maestra la destra è' la demagogia, ovvero provvedimenti inefficaci ad alto impatto propagandistico. La vera novità da alcuni lustri a questa parte è lo sfarinamento della sinistra che per consolarsi non trova niente di meglio che strombazzare nei media che la maggioranza del paese non è con Berlusconi, bella scoperta! Ma a che serve se quella maggioranza non si esprime col voto? Il fatto è che la sinistra non ha più un ubi consistam, per questo o rincorre penosamente la destra sul terreno della sicurezza e affini, o si avvita in questioni di lana caprina, o vagheggia di partiti a vocazione maggioritaria dando segno di essere interessata più al proprio ombelico che al bene del Paese. La sinistra non sa cosa fare nel presente e non parla più al futuro, non ha sogni, non ha progetti, il suo orizzonte è asfittico o vetusto. Ha cessato anche di dedicarsi alla pedagogia e all'etica e poi si stupisce del degrado della politica a cui non si è opposta. Se vuole evitare di estinguersi torni al futuro!*



DA IL SOLE 24 ORE SABATO 13 GIUGNO 2009


LETTERE

risponde Salvatore Carrubba

Urne disinformate
Mi riferisco alla lettera "I voti di chi non vota", pubblicata sul Sole 24 Ore del 10 giugno. Quando mio marito e io siamo andati a votare in un seggio in provincia di Milano abbiamo notato diversi elettori che ritiravano soltanto le schede per le elezioni amministrative, ignorando del tutto quelle per le elezioni al Parlamento europeo. Lo stesso comportamento mi è stato segnalato da nostri amici che hanno notato lo stesso fenomeno. In famiglia abbiamo due figli, il maggiore dei quali frequenta il liceo, e ancora non vota. Appena potrà farlo, se la sentirà di votare alle elezioni per il Parlamento europeo se nessuno gli spiega a cosa serve? Forse occorre pensare a qualche sistema d'informazione che finora non ha funzionato.
Simona Nicora e-mail

I numeri di schede bianche e nulle che ricordavo nella mia risposta si riferiscono a chi a votare è andato. Comunque il problema che solleva la lettrice è reale: e di giovani che alle europee non hanno votato perché non si raccapezzavano sul signíficato del voto ne conosco anch'io. Alle amministrative, la posta in gioco è chiara: c'è un candidato sindaco o presidente che ci mette la faccia e, bene o male, possiamo immaginarci che cosa ci attenda Per l'Europa, il nostro voto non ci fa scegliere un governo o un'amministrazione e dunque l'interesse non scatta. Forse gli eletti con così scarso entusiasmo dovrebbero fare lo sforzo, lungo l'intero corso del loro impegno parlamentare, di spiegare agli elettori a cosa serva l'Europa (e serve a molto), cosa stiano facendo, come si distinguano dai colleghi di diverso orientamento. Probabilmente non creerebbero le code, almeno all'inizio, ma incrinerebbero l'alibi sull'inutilità del voto, che rischia di renderli marziani della politica

Poteri dello stato
L'Associazione nazionale magistrati proclama - al cospetto della riforma del sistema delle intercettazioni- che "siamo di fronte alla morte della giustizia penale". Il Consiglio superiore della magistratura boccia il reato di clandestinità - introdotto dal Ddl sulla sicurezza -perché provocherà "una paralisi degli uffici giudiziari". Ancora due invasioni di campo ai danni della funzione legislativa esclusiva delle Camere, da parte di chi le leggi dovrebbe unicamente applicarle. Ma la divisione dei poteri dello stato - consacrata in quella stessa Costituzione ostentata, in segno di lutto, all'inaugurazione di ogni anno giudiziario - esiste ancora in Italia?
Enrico Pagano Milano

Affari con Gheddafi
Siamo contenti che adesso il colonnello Gheddafi - a proposito quando diventerà generale? -, consideri l'Italia "amica", anche perché abbiamo chiesto scusa per il passato, e scusate se è poco (e forse siamo anche gli unici al mondo ad averlo fatto, dopo il Papa chiaramente, se dovessero scusarsi inglesi e francesi non basterebbe un millennio per chiudere i conti con il passato...) quindi godiamoci questo "storico" momento. Inoltre, il leader libico si è impegnato, come prossimo presidente di turno, a chiedere all'Assembleagenerale delle Nazioni Unite un seggio permanente per l'Italia. Accipicchia! Sostenendo che "L'Italia ha giustiziato Mussolini, ha fatto cadere il fascismo e questo va preso in considerazione. L'Italia va ricompensata, è più meritevole di altri di avere un seggio permanente perché ha combattuto il fascismo e il nazismo". Detto questo, rimane un unico dubbio: quanto ci verrà a costare questo "storico" momento? Una cosa è certa: Gheddafi non è tipo da saldi di fine stagione.
Lettera firmata

Costi bancari
Negli ultimi due mesi, ho ricevuto da parte della mia banca due lettere che mi comunicavano variazioni, ovviamente a me sfavorevoli, delle condizioni del mio conto corrente. La beffa è che la suddetta banca mi fa pagare per ognuna di queste comunicazioni curo 2,70!
Davide Magnisi Bari

INCHIESTA

IL Ddl SUL FINE VITA

OGGI A TERNI L'ORDINE SCENDE IN CAMPO CON UN DOCUMENTO UFFICIALE

I medici si schierano: da cambiare la legge sul testamento biologico

Marzio Bartoloni
Barbara Gobbi

Dopo un silenzio assordante i medici italiani sono pronti a far sentire la loro voce. E questa volta è forte e chiara: la legge sul testamento biologico, così come è stata approvata al Senato a fine marzo sull'onda del dramma di Eluana Englaro, va cambiata. Meglio dunque che il Parlamento - la Camera dovrebbe cominciare l'esame del Ddl 'entro fine giugno - prenda una pausa di riflessione.
L'altolà potrebbe arrivare oggi da Terní dove l'Ordine nazio naLe dei medici (Fnom) approverà un documento sulle "Dichiarazioni anticipate di trattamento". La bozza che voteranno i vertici dei dottori d'Italia non risparmia bordate a una legge su cui i medici sono da sempre spaccati e su cui fino a oggi hanno preferito tacere. Ora, invece, sui paletti più discussi i camici bianchi sembrano avere le idee più chiare. Innanzitutto dicono "no" a un testo tarato esclusivamente sugli stati vegetativi, perché si tratta di "questioni-spiegano nel documento - che la scienza sta affrontando per raggiungere una ragionevole evidenza" e con cui la legge "non può essere in conflitto". Ma è comunque tutto l'impianto del Ddl a dover essere ripensato, secondo i dottori della Fnom. Perché "accorpa problematiche diverse senza distinguere tra stati terminali, condizioni caratterizzate da incapacità di intendere e di volere (demenze) e patologie a prognosi infausta (come i tumori incurabili)". Situazioni - si legge ancora nella bozza - che "esigono modalità assistenzialì completamente diverse fino al rilievo che in certi casi la nutrizione o alimentazione artificiale sono dannose e aumentano le sofferenze". Ed è proprio il tema della nutrizione forzata l'altro nodo su cui i medici si schierano, ricordando che consiste in "procedure sanitarie in grado di modificare la storia naturale della malattia" e da sottoporre al consenso informato del paziente.
Se questa è la "piattaforma" di lavoro della Fnom, a bocciare l'articolato uscito dal Senato intervengono anche altre voci autorevoli del pianeta dei camici bianchi: si tratta di sedici presidenti di Ordini locali e delle società scientifiche e associazioni mediche più coinvolte dal tema delle cure di fine vita. Nel mirino dei professionisti - interpellati in un sondaggio che uscirà sul prossimo numero del settimanale "Il Sole-24Sanità" - proprio i paletti piantati dalla maggioranza che a fine marzo scelse la strada dell'intransigenza per evitare altri casi come quello di Eluana. Dal divieto di chiedere lo stop ad alimentazione e idratazione artificiale al fatto che il biotestamento riguardi solo i pazienti in stato vegetativo fino al punto forse più delicato per i camici bianchi. I1 fatto, cioè, che le "Dichiarazioni anticipate di trattamento" non debbano mai essere vincolanti per i medici. Per la maggioranza dei i6 dottori questi punti del Ddl vanno cambiati. Il biotestamento deve essere almeno "tendenzialmente vincolante" per il medico. Mentre la nutrizione forzata va sospesa se questa è la chiara volontà del paziente, o almeno va presa in considerazione l'ipotesi di interromperla in determinati casi, come per le malattie terminali incurabili. E la legge, aggiungono, non dovrà riguardare solo gli stati vegetativi. Anzi, meglio sarebbe ancora se il testo si limitasse a delineare solo i princìpi generali della materia. Mentre c'è chi addirittura preferirebbe lasciare tutto com'è: bastano, infatti, il codice deontologico e l'alleanza terapeutica tra medico e paziente per provare a risolvere casi delicati come quello di Eluana.
Intanto il Ddl, messo in freezer per scongiurare guerre fratricide all'interno dei partiti durante l'appuntamento elettorale, dovrebbe fare il suo ingresso ufficiale alla commissione Affari sociali entro fine giugno. L'arrivo in aula avverrà, dunque, solo dopo l'estate. E se a Palazzo Madama i mal di pancia nella maggioranza sono rimasti sotto traccia, a Montecitorio è ormai certo che verranno a galla. Almeno una cinquantina di deputati del Pdl si sono detti pronti a cambiare il testo. Forti anche dei continui altolà del presidente della Camera, Gianfranco Fini ("No a leggi da Stato etico"). Si vedrà comunque subito se nella maggioranza prevarrà lalinea più oltranzista che potrebbe trovare, come già accaduto in passato, consensi anche nell'opposizione.

COS'È LA "DAT"

Come si scrive
La "Dichiarazione anticipata di trattamento" è redatta in forma scritta, da persona maggiorenne, in piena capacità di intendere e volere, ed è raccolta dal medico difamiglia. La Dat ha validità di 5 anni ed è conservata in un apposito registro. Assume rilievo nel momento in cui è accertato lo stato vegetativo

Non è vincolante
La Dat non è vincolante per il medico. Le volontà espresse dal paziente sono prese in considerazione dal medico curante, sentito il fiduciario, in scienza e coscienza, in applicazione del principio dell'inviolabilità della vita umana e della tutela della salute

Paletti e divieti
a Il cittadino può esprimere l'orientamento su terapie e trattamenti di fine vita in previsione di un'eventuale perdita della capacità di intendere e volere. Ma non può inserire indicazioni finalizzate all'eutanasia attiva e omissiva. Alimentazione e idratazione artificiali non possono formare oggetto della DAT



I politici e il loro biotestamento

Eugenia Roccella
Sottosegretario al Welfare



Io sottoscritta, Eugenia Roccella, chiedo che la mia fine
non sia affrettata in alcun modo e che mi siano sempre prestate cure adeguate. Nel caso in cui sia incosciente e incapace di badare a me stessa, desidero essere idratata, alimentata, e trattata con rispetto per la mia dignità. Mi affido, per ogni eventuale decisione sulla scelta delle terapie, al medico curante. Nomino fiduciario mio marito, o, se non fosse in grado, mio figlio, perchè possa, in alleanza con il medico, scegliere per il mio bene


Maria Antonietta Farina Coscioni
Deputata Pd

Io sottoscritta, Maria Antonietta Farina, nata a Vetralla il 5 dicembre 1969 nel pieno delle mie capacità di intendere e di volere e senza alcuna restrizione fisica e psichica dispongo delle seguenti volontà.
In caso di lesione traumatica cerebrale invalidante chiedo di essere sottoposta ai trattamenti sanitari necessari per scongiurare ed evitare uno stato vegetativo, uno stato di incoscienza permanente non suscettibile di recupero, uno stato di demenza avanzata senza possibilità dì recupero. Nomino míofiduciario l'amico Maurizio.
Queste mie disposizioni dovranno essere lette e rispettate dai medici e dalla mia famiglia.


Giuseppe Palumbo
Presidente XII commissione Camera


Io sottoscritto Giuseppe Palumbo nel pieno delle mie facoltà mentali ed in totale libertà, lascio queste disposizioni: nomino mia moglie Mariella, ed i miei due figli Marco e Luca come fiduciari. Essi in caso di mia malattia in fase terminale senza possibilità di guarigione, o lesione cerebrale irreversibile nell'impossibilità che io sottoscritto possa
prendere autonome decisioni, decideranno d'accordo con i medici che mi avranno in cura, ai quali fin da ora esprimo la mia piena fiducia, il trattamento terapeutico che riterranno più opportuno, evitando sia l'accanimento terapeutico, che l'eutanasia.

Paola Binetti
deputata Pd


Io, Paola Binetti, desidero che, coerentemente con le mie convinzioni umane e soprannaturali e alla luce dei progressi fatti dalla scienza, mi vengano assicurate tutte le cure disponibili nel caso in cui dovessi essere priva dalla possibilità di decidere autonomamente, senza che ciò costituisca una situazione dì inutile accanimento terapeutico. Nomino come fiduciario mia sorella Stefania, ricordandole che considero la vita un bene da custodire con il massimo rispetto, anche nel caso in cui potesse sembrare a qualcuno priva di senso e significato. Desidero inoltre che lei, come mio fiduciario, scelga come mio medico curante uno degli amici con cui condivido gli stessi valori, perchè si prenda cura di me fino al termine della mia vita



DA IL RIFORMISTA SABATO 13 GIUGNO 2009


Pacifici, presidente della comunità: 'Mi sento umiliato"

L'ira degli ebrei romani


DI MARCO INNOCENTE FURINA

"Questa visita è un insulto. Il viaggio di Gheddafi in Italia si sta risolvendo in un tour penoso, che per il nostro Paese si è rivelato un fallimento politico e economico: E anche Berlusconi non lo riconosco più".

Riccardo Pacifici è scosso. Il presidente della Comunità ebraica romana cerca di controllare la voce, di parlare con calma, ma ci riesce solo a tratti. Non quando rievoca la fuga precipitosa degli ebrei libici nel '67 o l'attentato di un commando di terroristi palestinesi nell'82 alla sinagoga di Roma. Nell'agguato rimasero uccisi due bambini e furono feriti 43 persone, fra cui il padre di Pacifici. Uno dei terroristi, dopo, varie pe-ripezie, fu consegnato dalla Grecia alla Libia, e da allora non se ne è saputo più niente. Il presidente della Comunità ebraica romana si sente quasi tradito, non si capacita di come "l'Italia, il Governo, questo Governo che è quello che forse nella storia repubblicana vanta le migliori relazioni con Israele, possa aver lasciato libero Gheddafi di visitare tutti i luoghi più sacri della democrazia, insultando la democrazia".

INTERVISTA

IL PRESIDENTE DELLA COMUNITA' EBRAICA DI ROMA SI SENTE UMILIATO DA QUESTA VISITA

PACIFICI "NON RICONOSCO PIU' BERLUSCONI"

TERRORISMO. "Se Tripoli lo vuole combattere dica dov'è l'at-tentatore della sinagoga dell'82".

Sull'incontro richiesto dal Colonnello con la Comunità ebraica romana per oggi, sabato, shabbat, giorno sacro, in cui gli ebrei devono evitare ogni impegno, dice: "Non nutro alcuna speranza che si faccia".

Presidente, anche lei pensa che quella dell'incontro sia stata solo una provocazione?
Più che una provocazione è uno schiaffo. Per una richiesta del genere nutro solo disprezzo. Mi sento offeso da uomo, da ebreo, da cittadino italiano. Qui il problema supera la questione religiosa. Questa visita è stata un'umiliazione. Come si può accettare di sentire deridere le istituzioni repubblicane da un uomo che non rispetta la democrazia, i diritti umani, le donne? Guardi cosa è stato capace di dire al Campidoglio: uno sberleffo. Alla nostra storia di italiani democratici, ai padri costituenti, alla Costituzione, di un
Paese, certo litigioso, certo diviso, ma democratico.

Ma se alla fine questo incontro do-vesse avvenire, magari un altro giorno, cosa fareste?
Dia retta a me, l'incontro non si farà. Ma sarei ben felice di essere smentito. Per dirgli in faccia, da uomini liberi, cosa pensiamo. E dopo tutto quello che è avvenuto sarebbe un riscatto. Abbiamo già pronta una lettera con le nostre richieste.

L'annosa questione dei risarcimenti agli ebrei libici cacciati tra il '67 e il '70?
Sì, anche se occorre una precisazione. La storia degli ebrei libici è in parte diversa da quella degli italiani che vivevano in Libia. Gli ebrei cominciarono a fuggire dal Paese africano prima degli italiani, subito dopo la guerra dei sei giorni. Fuggivano dai pogrom, fuggivano dalla morte sicura. Imbarcandosi sulle navi per l'Italia con nient'altro che paura, nostalgia e una valigia. Questi ebrei libici trovarono in Italia la patria che li ha accolti e integrati

Gheddafi dice di non riconoscere i misfatti del governo precedente alla sua Rivoluzione...
Tesi interessante. All'Italia repubblicana chiede miliardi per i danni del colonialismo dello Stato liberale e del fascismo, mentre lui non riconosce il governo di Re Idris di pochi anni prima. Il principio della continuità dello Stato vale solo per l'Italia. Per lui vale una sola continuità: lo sfruttamento dei pozzi di petrolio...

Il petrolio, è per questo che il Governo è stato così accondiscendente nei confronti del leader libico?
Berlusconi non lo riconosciamo più. Non è il Berlusconi che ha sostenuto Israele, che si impegnato per far annoverare Hamas tra le organizzazioni terroristiche. Un'umiliazione. Che però non può giungere fino ad accettare che Gheddafi salga in cattedra a darci lezioni di democrazia

Presidente, però non può negare che in questa visita italiana Gheddafi abbia pronunciato delle parole importanti: sui diritti delle donne e sulla lotta al terrorismo.
Se sulla lotta al terrorismo Gheddafi fosse sincero ci direbbe dove si nasconde Al Zomar, un palestinese che nell'82 uccise due bambini colpevoli solo di essere ebrei davanti alla sinagoga di Roma. Vuole davvero combattere il terrorismo internazionale? Lo rimandi in Italia, lo attende una condanna. All'ergastolo.
MARCO INNOCENTE FURINA


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13 GIUGNO

Muore a Roma Balbino GIULIANO, ideologo nazionalista del fascismo, autore di opere, membro del Gran Consiglio fascista (13/6/1958)

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REGULAE JURIS

Una striscia di regole del diritto………

per chi il latino l’ha studiato e lo sta studiando e per chi non l’ha studiato c’è la traduzione

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Perfetta emtione, periculum ad emtorem respiciet. PAU. l. 8 pr. D. de periculo 18, 6.
Consumata la vendita, tutti i discapiti (ed i vantaggi relativi alla cosa venduta) appartengono al compratore.

Plerumque emptoris eadem causa esse debet circa petendum ac defendendum, quae fuit auctoris. ULP. l. 156 § 3 D. de R. J. 50, 17.
Ordinariamente il compratore ha la stessa ragione del venditore per riguardo alle azioni e alle eccezioni.

Potest dum res integra est, conventione nostra infecta fieri emptio. l. 2, de rescind. vend.
Fino a quando le cose sono nella loro integrità, si può per dissenso sciogliere la vendita.

Rei propriae emtio non potest consistere. ULP. l. 4 de contrah. emt. 4, 38. - POMP. l. 16 pr. de contrah. emt, 19, 1.
Non può aver luogo la compera di una cosa propria.

Res bona fide vendita propter minimam causam inepta fieri non debet. 1. 34 de contrah. emt.
Una cosa venduta in buona fede non deve considerarsi non venduta per una minima lesione.

Edited by isabella - 13/6/2009, 20:28
 
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isabella
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DA IL CORRIERE DELLA SERA DOMENICA 14 GIUGNO 2009

NOTIZIE
IN 2 MINUTI

Primo piano

Vince Ahmadinejad, scontri

Ahmadinejad vince al primo turno delle elezioni presidenziali in Iran cono 60 per cento dei consensi e spazza via le speranze dei moderati che puntavano su Mir Hossein Mousavi, che ora denuncia brogli. E a Teheran si scatena la guerriglia urbana. Secondo l'emittente Al Arabiya ci sarebbero tre morti e ddiversi feriti nei violenti scontri nelle strade e nelle piazze tra polizia e manifestantti

Berlusconi: Noemi, voli, Mills
Progetto eversivo contro di me

Intervento fiume di Silvio Berluscoi all'assemblea dei Giovani industriali a Santa Margherita Ligure: "Noemi, veline caso Mills e voli di Stato: soltanto calunnie che fanno parte di un progetto eversivo contro di me per farmi decadere e mettere al mio posto un'altra persona non eletta dagli italiani". Il leader del Pd, Fraceschini: "Basta intimidazioni". Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, intanto., chiede al governo.di " cambiare passo" contro la crisi.

Focus
Merchandising militare e regole.

Gli italiani vestono magliette,e giubbotti e portano zaini con marchi militari business, quello del merchandising militare, che è in forte crescita. "Ma senza regole le Forze armate non ne ricavano un bel nulla". Ecco dunque pronto un disegno di legge del sottosegretario Crosetto per creare una società per azioni "che potrà emettere fatture, incassare yalties e impedire abusi".

Esteri
Minacce della Corea del Nord

Dopo l'inasprimento delle sanzioni deciso dall'Onu, con il beneplacito di Cina e Russia, la Corea del Nord sostiene che intraprenderà azioni militari se "gli Stati Uniti e i loro alleati cercheranno di isolsrla". Per il regime di Pyongyang "il blocco è un atto di guerra". La minaccia "Useremo il plutonio a fini militari"

Cronache
Nuove Br, 14 condanne

La prima Corte d'Assise di Milano ha inflitto 14 condanne fino a un massim di 15 anni nel processo alle cosidde "nuove Br". La sentenza è stata accolta dagli imputati con slogan, canti e pugno chiuso. I terroristi dovranno risarcire il giuslavorista Pietro Ichino, che prrò annuncia "Ai terroristi chiedo il coraggio di parlarmi.

Economia
Tremonti, la crisi e la ripresa

"Crescenti segnali di miglioramento" nell'economia, ma "la situazione resta tuttora incerta". Lo sostengono i ministri finanziari del G8 riuniti a Lecce sotto la presidenza italiana. Per Tramonti "è necessario scrivere regole internazionali comuni e più stringenti".

Cultura
Bolano e Zafón si raccontano

Incontro-confronto tra due scrittori. Roberto Bolano racconta il romanzo "Storia del pianto" e lo "strano" signor Pauls, che narra l'Argentina quando finiscono i sogni. Carlos Ruiz Zafón rivela che il suo amore più grande è il "Marina", opera "indefinibile, personale, la storia di un segreto" che scrisse a Los Angeles nel 1997.

Spettacoli
L'antivelina tv piace ai ragazzi

Trecce, cappellino, occhiali e lentiggini: è il Mondo di Patty, l'antivelina argentina che sta spopolando in tv, su Italia 1: i teenager ne vanno matti. Lei, Patty, ha 13 anni ed ha una voce straordinaria. Per gli esperti "si tratta della rivincita del brutto anatroccolo"

Sport
I misteri della Coppa America

La deposizione sulle spiate: "In Coppa America lo fanno tutti". E la confessione di Jean-Antoine Bonnaveau, agente segreto improvvisato e velista per professione, che sostiene di aver "studiato a lungo Alinghi", scoperchiando la spy-story delle regate di lusso.


DA IL SOLE 24 ORE DOMENICA 14 GIUGNO 2009


LETTERE
RISPONDE SALVATORE CARRUBBA

Carlo De Benedetti sul Sole 24 Ore di venerdì 12 giugno afferma che una spinta in alto dell'inflazione sarebbe salutare in quanto abbasserebbe il peso del debito dei proprietari di casa. E per chi non ha i soldi per comprarsi una casa ed è in affitto "indicizzato" all'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati? Gli economisti formulano sempre le loro teorie basandosi su di un mondo perfetto... Beati loro.
Andrea Tribtilini Piobbico (Pu)

Pure sulla questione se occorra temere di più l'inflazione o la deflazione, gli economisti se le stanno dando di santa ragione. Sul numero in edicola di Newsweek, RobertJ. Samuelson, propone salomonicamente di prepararsi a entrambe: "Deflazione e inflazione?". Passa in rassegna le ragioni delle due scuole, e conclude che, "benché sembri impossibile che entrambe abbiano ragione, potrebbe anche essere così". E insiste sull'importanza dell'atteggiamento psicologico, e dell'esigenza di non alimentare, qualora i pezzi s'infiammassero, ulteriori aspettative inflazioniste.
La sua lettera dimostra che nell'opinione pubblica si è consolidata la lezione degli anni 70 e che oggi l'inflazione fa paura. E un buon segno. Anche perché la storia dimostrache,una volta scatenata, l'inflazione non si fa imbrigliare facilmente. ?

Indennità ai supplenti
Il governo intende attribuire una speciale indennità di disoccupazione ai 25 mila supplenti della scuola che non saranno confermati nel prossimo anno scolastico. Visto che l'indennità è un onere per le finanze pubbliche, allora non sarebbe più logico pagarli perché continuino ad insegnare agevolando il lavoro dei colleghi e limitando così la riduzione del numero delle classi?
Claudio Carlisi Udine

La pensione massima
Anche sul vostro quotidiano ricominciano a comparire, nonostante la "crisetta"in corso, interventi per l'ennesima riforma delle pensioni: dal 1994 ormai ho perso il conto e la calma. Soprattutto perché non siedo né su uno scranno parlamentare, né su quello di un ufficio amministrativo e neppure su quello di un'automobile di un viaggiatore, ma sono occupato in un'industria metalmeccanica. Un'officina dove d'inverno non fa mai troppo caldo, ma da maggio a settembre invece scoppi di caldo e d'afa e dove i migliori compagni della giornata sono la polvere ed il rumore. Occupato, si fa per dire; cassaintegrato dallo scorso novembre e quasi certamente fino ad almeno inizio 2010. Ecco che a 9 teorici anni dal traguardo della pensione sento riparlare dell'oggetto misterioso che nuovamente potrebbe allontanarsi (5 anni qualcuno a Roma me li ha già ciuffati). Vedo gli addetti ai lavori (Italia ed Europa) arrampicarsi per giustificare l'allungamento della vita lavorativa con la necessità di far quadrare i conti. Ma cosa pretendete ancora da chi ha già
lavorato per 40 anni? Il posto, se ancora esiste, va liberato a favore di un giovane: che dobbiamo mandarli tutti a rubare e prostituirsi?
C'è la necessità di tagliare e ne convengo. Ma su di un aspetto mai nessun governo ha osato l'intervento strutturale: così come è stata istituzionalizzata la pensione minima, si può prevedere identico regolamento per la pensione massima. Un taglio immediato e senza esclusioni di tutte le pensioni (maturate e in maturazione) potrebbe risolvere, senza porre milioni di persone in apprensione ogni anno o quasi.
Lettera firmata



DA DOMENICA IL SOLE 24 ORE



Auschwitz in posa per morire


Il fotografo polacco Wilhelm Brasse rifiutò di battersi per Hitler e fu internato nel lager.


La sua professione lo salvò, ma fu obbligato a scatti atroci. Oggi racconta l'impotenza di allora

di Alessandro Melazzini

Ha guardato negli occhi la morte. L'ha fatto per cinquantamila volte. Avvene quando era giovane.
Ora Wilhelm Brasse è un anziano signore dal sorriso affettuoso e i modi gentili. Mi accoglie sulla soglia della sua modesta casetta nei pressi della cittadina polacca di Zywiec. Un tempo questa era la regione della Slesia, dove ebrei, polacchi e tedeschi convivevano in un intreccio pacifico di lingue e culture sotto la dinastia degli Asburgo. Wilhelm nacque loro suddito nel dicembre di 92 anni fa. Poi venne la grande crisi del '29, il padre perse il lavoro e suo figlio non poté finire il ginnasio. La madre lo iscrisse a un corso di fotografia e senza saperlo gli salvò la vita
Nel 1939 la Germania invase la Polonia e Wilhelm dovette compiere una scelta fatale. Diventare cittadino del Terzo Reich o rimanere polacco. Optò per la sua patria e cominciarono le vessazioni. Tentò allora la fuga attraverso il confine con l'Ucraina, ma venne tradito e consegnato ai nazisti. Era la Pasqua del 1940. Passarono quattro mesi di cella, poi dai soldati tedeschi venne un'ultima possibilità. Arruolarsi nella Wehrmacht o essere trasferito in una prigione sconosciuta. Wilhelm scelse di non combattere per le armate di Hitler e nella notte un treno lo portò ad Auschwitz.
"Picchiandoci con urla selvagge i kapò e le SS ci fecero scendere, ci tolsero i vestiti e ci diedero una divisa a strisce. Da quel giorno diventai un numero,il 3444". Quando Wilhelm arrivò nel lager tutto era ancora in costruzione, ma sul piazzale dell'appello il vicecomandante Karl Fritzsch chiarì subito ai prigionieri cosa li aspettava. "Questo non è un sanatorio. Questo è un campo di concentramento. Qui un ebreo vive due settimane, un pretaccio dura un mese, gli altri prigionieri tre". Aveva detto la verità. "All'inizio venni assegnato al comando costruzione strade. Il primo giorno il kapò uccise con un bastone 4 0 5 prigionieri senza motivo. Era così violento che cercai un altro lavoro". Agli inizi nel lager era ancora possibile muoversi con una certa libertà. "Chiesero se qualcuno voleva un'occupazione leggera con cibo extra, io mi presentai subito. Venni assegnato al trasporto cadaveri. Trascinavo un carretto pieno di salme fino al crematorio. Il lavoro era facile, ma non ce la feci a resistere, cambiai ancora fruendo in un comando guidato da un kapò tedesco che finalmente non urlava né picchiava". Brasse ancora oggi ricorda tutti i nomi delle persone conosciute nel lager. Il kapò si chiamava Markus e portava un triangolo nero sulla divisa: per i nazisti era un "asociale". Perso il lavoro si era arruolato nella legione straniera, tornato in patria venne subito arrestato. "Gli feci da traduttore, poi grazie a lui passai nelle cucine a trasportare pentoloni, infine nel febbraio del '41 superai una prova come fotografo e venni assegnato al reparto di polizia".
Da quel momento e per quattro anni Wilhelm fotografo migliaia di deportati come lui.Per ognuno di essi tre scatti, di frinte, di lato e con il cappello. "Ma non i prigionieri con gli occhi pesti o segni di maltrattamento. Quelli dovevano tornare più tardi, anche se quasi tutti venivano uccisi prima". Talvolta accadeva per il semplice diletto di un sorvegliante sadico, come Krankenmann, il detenuto più brutale del campo, che rubava il cibo alle sue vittime dopo averle strangolate con le proprie mani. "Uccideva gli uomini come le mosche.
Era grasso come un maiale e si divertiva a sedersi sui prigionieri più magri spezzando loro la colonna vertebrale".
Wilhelm fu fortunato, Bernhard Walter, 1'SS che comandava il suo reparto, non era una fanatico come gli altri: nelle braccia di Hitler era finito per scampare a un'esistenza da stuccatore disoccupato. Wilhelm poteva vivere al caldo, mentre vedeva i suoi compagni strisciare nella pioggia e nella neve. Ma anche la sua occupazione non lo preservò dagli orrori di Auschwitz. "Un giorno riconobbi nella fila del corridoio alcuni miei vicini di casa ebrei. Diedi loro delle sigarette e un pezzo di pane, anche se era vietato". La voce dell'anziano sopravvissuto s'incrina. "Nel mio gruppo c'era un kapò. Triangolo verde: un comune assassino, ma con lui si poteva parlare. Gli implorai che se doveva ucciderli, almeno lo facesse senza farli soffrire". Il giorno dopo erano tutti morti.
"Riesce a capire cosa significa pregare qualcuno perché conceda una morte lieve?" mi chiede Brasse con le lacrime agli occhi. Cosa posso rispondere a un uomo che ha visto l'inferno? Lo prego di raccontarmi ancora.
Ogni giorno fotografava dai 50 ai 150 deportati. Se qualcuno aveva dei tatuaggi, il medico del campo li voleva ripresi nel dettaglio. "Una volta si presentò un marinaio di Danzica. Alto, muscoloso, ben formato. Sulla schiena aveva tatuato il Paradiso con Adamo, Eva e il serpente. In due colori, rosso e blu. Lo ricordo tutt'ora: davvero l'opera di un maestro. Dopo un mese un amico mi chiamò dal crematorio. E cosa vidi? In fondo a un tavolo la pelle della schiena di quello sfortunato, tesa e pronta per essere conciata. A cosa serviva, chiesi scioccato? Per rilegare un librò, fu la risposta". Presto a Wilhelm venne ordinato di non fare più foto agli ebrei: secondo la direzione del lager non ne valeva la pena, tanto morivano sempre più in fretta "Alla fine dell'au tunno del 1941 giunsero ventunmila prigionieri di guerra
russi. Vennero ammazzati in maniera orribile, lasciati
congelare nudi nella neve, mentre delle SS con le masche
re a gas lavoravano intorno al blocco per isolarlo. Quando tutto fu pronto, vi mandarono dentro i 600 soldati russi sopravvissuti, insieme a 400 malati". Fu il collaudo, perfettamente riuscito, per testarel'efficacia dello Zyklon B. Ma il crematorio di Auschwitz era troppo piccolo per tutti quei cadaveri, così nel vicino lager di Birkenau ne vennero edificati altri due, dotati di camere a gas. Stavano a poca distanza dai binari del treno, così da rendere più comodo l'assassinio di massa. Alcune SS scattarono sequenze fotografiche durante le varie tappe della soluzione finale. L'arrivo del treno, le selezioni, lo spoglio degli averi, la camera a gas, i corpi ridotti in cenere. "Venni incaricato di sviluppare le foto e ordinarle in un album: volevano tenerlo come ricordo".
Uomini, donne e bambini. Brasse doveva riprendere degli indifesi come fossero criminali. "Non dimenticherò mai questa povera ragazzina - mi dice mostrandomi la foto di un adolescente con un foulard in testa -. Una sorvegliante le ordinò di toglierlo, ma la poveretta non capiva il tedesco. La donna s'infuriò e prese a frustarla sulla faccia. Dio mio, quale crimine poteva avere commesso quella piccolina per meritare un trattamento simile?".
A parte i continui insulti, con lui i guardiani nazisti erano generalmente cortesi e talvolta in cambio di propri ritratti da spedire all'amata gli concedevano del cibo extra. Tra le SS più educate, un giovane medico che gli richiese delle riprese speciali. Foto di donne ebree nude. "Fu imbarazzante, pregai le custodi di mettere quelle povere ragazze in posa, io non volevo sfiorarle. Ma rifiutare di fotografarle non mi era concesso, pena la vita. Quando chiesi a cosa servivano quegli scatti, mi dissero: per degli esperimenti". Il dottore si chiamava Josef Mengele. "Per lui fotografai anche vari nani e dei gemelli. Ogni volta che aveva bisogno, me lo chiedeva con la massima gentilezza .Mengele fu la persona più terribile che incontrai. Krankenmann? Quello era una bestia. Ma come poteva Mengele comportarsi così educatamente con me e nello stesso tempo mandare in un sol giorno mille o duèmila ebrei nelle camere a gas? Era una doppia natura Ancora oggi quell'uomo è per me un mistero".
Altri medici gli ordinavano invece di fotografare ragazzini denutriti o l'utero estratto da donne addormentate col sedativo; per un certo periodo collaborò anche con un disegnato
re impegnato a falsificare dollari. Ma la foto più incredibile scattata da Brasse ad Auschwitz ritrae una coppia di sposi. "Le nozze del mio amico Rudi Friemel. Era un meccanico bravissimo. I tedeschi avevano bisogno di lui per riparare i motori diesel e gli concedettero persino di portare i capelli lunghi. Con il permesso di Himmler nella primavera del '44 1a sua fidanzata spagnola poté raggiungerlo col figlio ad Auschwitz, e qui sposarsi". Qualche mese più tardi Rudi venne preso durante un tentativo di fuga e impiccato seminudo.
Nel gennaio del 1945 le SS sentirono avvicinarsi l'Armata Rossa. Il capo ordinò a Wilhelm di bruciare tutto, ma questi riuscì a salvare molte foto perché i negativi erano ignifughi. Pochi giorni prima della liberazione lo trasportarono prima a Mauthausen, poi nel lager austriaco di Melle "Il paesaggio era bellissimo, vicino al Danubio. Producevano cuscinetti a sfera in una fabbrica sotterranea ma io dovetti lavorare con pala e badile all'aperto. Dopo due mesi ero ridotto a pelle e ossa Fu allora che, distrutto, maledii mia madre per avermi partorito". Nuovamente le lacrime scorrono sul viso di questo vecchio sopravvissuto all'orrore. "Invece gli americani mi liberarono. Ancora oggi mi pento di quello che dissi contro mia mamma".



DA LA STAMPA DOMENICA 14 GIUGNO 2009


LA PALESTRA DEL NUOVO GIORNALISTA

ANNA MASERA

Possibile fare giornalismo in 140 caratteri? Si. Questo articolo è più lungo, d'accordo, ma in 140 battute si possono comunicare tantissime cose. E sommando i vari messaggi, si raccontano grandi storie. Lo dicono non solo gli inventori di Twitter, il servizio "cinguettante" di micro-blogging su Internet che spopola negli Usa e incomincia a prendere piede anche in Europa, ma anche le scuole di giornalismo americane, che stanno utilizzando Twitter come piattaforma per raccogliere notizie, fare interviste e perché no, anche inchieste.
Sul sito americano "ReadWriteWeb", una specie di palestra di scrittura giornalistica on line con sede a Portland, nell'Oregon, le notizie vengono date, elaborate e scritte grazie a Twitter, che peraltro si rivela prezioso anche per scoprire le informazioni, condurre interviste scoppiettanti, verificare la qualità del lavoro giornalistico fatto, e promuoverlo poi sul Web.
Una delle caratteristiche che definiscono Twítter è la sua facilità d'uso: si va su www.twitter.com e si inserisce il messaggino nell'apposito spazio, con eventuale aggiunta di link. Di conseguenza, la gente pubblica messaggi molto più rapidamente li che sul proprio blog. Per questo, che si tratti di disastri naturali, indiscrezioni politiche, voci finanziarie, pettegolezzi mondani o novità tecnologiche, è facile scoprire le notizie prima su Twitter. Poi si sta rivelando una piattaforma ideale per fare interviste rapide ed efficaci, coinvolgendo il pubblico che può suggerire le domande. Alla fine, anche le risposte sono più chiare.
Quando un pezzo è on line, si possono avere statistiche dettagliate su quanti lo leggono, da dove, e quanto ci si soffermano. Secondo ReadWriteWeb, se l'articolo viene pubblicizzato con un link via Twitter, è molto più letto. Fa il giro del mondo. Provare per credere.


CUORI ALLO SPECCHIO


Parole, parole, parole
ma faccia dovè?


Parole Parole Parole, Non mi è mai successo di identificarmi con una canzone. Ieri, quando l'ho riascoltata, è apparsa da vanti alla mia mente di maturanda la mia situazione: lo conosco solo virtualmente da anni, ma è nata qualcosa di più di un'amicizia da qualche mese. Ma: parole parole parole. Lui mi ha fatto, sentire, certo, importante giorno per giorno, ora dopo ora. Ma tutto questo solo tramite sms e chat! Mai sentito per telefono perché "si vergognava della pronuncia di alcune consonanti perché l'hanno sempre preso in giro".
Sarà anche vero, ma mi sono sempre sentita privata di qualche cosa che me lo avrebbe fatto conoscere meglio realmente! Simile situazione quando gli ho proposto di vederci in web: prima "va bene", ma poi rimandava per un motivo o per un altro e mi sono sentita presa in giro e ho deciso di chiudere. Non ci sono del tutto riuscita perché sono legata molto a lui ma diciamo che ho più i piedi per terra.
Anche io penso che solo una persona che ha qualcosa da nascondere farebbe così, credo. Che abbia il nome che ha e abiti nel suo paese, di quello non ho le prove. Ma non basta. Non voglio dubitare che ci tenga veramente a me, ma io avevo bisogno di più fatti! Soprattutto da parte di uno mai visto! Anche perché, come conferma la tua teoria del sonoro, sono i fatti che contano sul serio: le parole servono ad accompagnarli. E infatti io "VOGLIO DORMIRE E SOGNARE L'UOMO CHE A VOLTE C'È IN LUI QUANDO CE, CHE PARLA MENO, MA CHE PUO' PIACERE A ME"... No?
ANNI NOVANTA



Prima di risponderti devo superare lo stupore di una doppia scoperta.
La prima, piacevole, è che un motivetto della mia infanzia abbia ancora qualcosa da dire anche a te. La seconda, spiacevolissima, è che esista un mondo in cui due persone possano frequentarsi assiduamente, e persino desiderarsi,' senza mai essersi viste e sentite, nemmeno per telefono. Un amore che non conosce odori, che cos'è? Un parto cerebrale del cervello innaffiato da oceani di solitudine. Temo.
Chiedo aiuto al testo della canzone di Chiosso-Del Re-Ferrio, cantata da Mina e recitata da Alberto Lupo. I refrain più famosi sono "non cambi mai, non cambi mai, non cambi mai, proprio mai" e "caramelle non ne voglio più". Siamo in presenza di una donna che, di fronte al romanticume dolciastro e verboso del suo uomo, pretenderebbe uno scatto d'energia maschile. Invece il buon Lupo continua a intontirla di parole parole parole. Per lo meno, la tecnologia dell'epoca lo obbligava a pronunciarle in modo suadente all'orecchio dell'amata. Invece oggi si limiterebbe anche lui a scriverle delle mail.
A una festa, alcuni anni fa, chiesi alle donne presenti di raccontare qual era stata la miglior scena di seduzione che un uomo avesse compiuto nei loro confronti. Ebbene, oltre la metà descrisse un gesto protettivo. Del genere: lei dice che ha freddo e lui si toglie la giacca e gliela mette sulle spalle. E' un suggerimento che mi permetto di dare agli uomini che si inoltrano in questa nuova estate con il desiderio di conquiste: portatevi una giacca di scorta. Invece che sugli effetti speciali, puntate su azioni semplici e avvolgenti. Funzionano meglio di un muscolo splendidamente gonfiato o di un poema splendidamente recitato.
Tornando a te, vittima delle timidezze di un maschio tanto insicuro, è arrivato il momento delle grandi decisioni. Il ragazzo che ti interessa è, nella migliore della ipotesi, una. foresta di complessi. Perciò, o segui l'istinto della crocerossina e ti getti al suo inseguimento senza aspettare che sia lui a prendere l'iniziativa. Oppure, passata la maturità (auguri!), te lo scrolli dal cuore, consapevole che nel suo labirinto potresti soltanto perderti.

AVVISO PER TUTTI.
La lettera di Anni Novanta mi ha fatto venire in mente
un'idea che spero incontrerà il favore dei lettori. L'estate scorsa vi chiesi di raccontare gli amori della vostra vita che assomigliavano a un romanzo o a un film. Rispondeste con entusiasmo e con caterve di lettere: non tutte a proposito, devo dire, perché chiunque amava non ricambiato qualcun altro si paragonava ai protagonisti di Romeo e Giulietta, che invece si ricambiavano moltissimo, altrimenti Shakespeare non avrebbe perso con loro nemmeno mezz'ora del suo tempo.
Quest'anno vorrei ripetere il gioco con le canzoni. Ciascuno di noi ne ha una che gli ricorda un momento indimenticabile: Oppure, come nel caso appena affrontato, che sembra scritta apposta per chiarirci le idee sul problema affettivo che cì assilla o, al contrario, per confondercele del tutto.
Vi invito a mandarmi al più presto le - vostre storie "musicali", prima che io cominci a raccontare di quella volta che a diciassette anni, in una discoteca a strapiombo sul mare, tentai di conquistare una smorfiosissima e inarrivabile ragazzina francese durante il celebre lentazzo "How Deep is Your Love dei Bee Gees". Un trauma da cui, non so i Bee Gees, ma io di sicuro non mi sono più ripreso...




DA LA REPUBBLICA DOMENICA 14 MAGGIO 2009


I luoghi
Memorie salvate


Riprende vita l'antico quartiere giudaico della capitale siriana
Si restaurano Palazzi, alcuni trasformati in alberghi e negozi

IL RITORNO DEGLI EBREI DI DAMASCO

Nella sinagoga di Shaara al Amin si festeggia il rimpatrio di un buon numero di famiglie dalla diaspora. E c'è chi coltiva un sogno: poter fare da ponte con Israele nei colloqui di pace .

All'ombra di un pergolato nella città vecchia di Damasco, sul lato di una corte araba rinfrescata da una fontana d'acqua zampillante, si apre la sinagoga di Shaara al Amin, la Via del Giusto. È sabato mattina e c'è un gran daffare. La preghiera dello Sabbath si è appena conclusa e lo shamash, il custode Yosef, è tutto infervorato in cima a una scala nel riporre gli addobbi rimasti dallo Shavuot, la Pentecoste, la festa della mietitura.

Quest' anno non si è badato a spese: alto e smilzo come un ago, Yosef s' aggroviglia fra metri di festoni argentati, spighe di grano, drappi in velluto ricamati col Magen David, la stella di David. Dal basso il khakham Aìbert Qaméo, il rabbino capo della comunità ebraica siriana, gli imprime un senso d'urgenza. Infatti quest'anno, il 5769 del calendario ebraico, reca una lieta novella: il ritorno a Damasco di un buon numero di famiglie espatriate. L'antico quartiere dei musawi, i seguaci di Mosè, l'appellativo in arabo degli ebrei siriani, più o meno disertato da decenni, rinasce. Si restaurano palazzi in rovina, s'inaugurano gallerie d'arte e alberghi di charme ricavati da vecchie case.

Già si sono viste, calcola il khakham Albert, tre delegazioni di rabbini - da Brooklyn, da Parigi, dall 'Italia - «in visita alle scuole talmudiche della capitale e di Aleppo», Sono rientrate casate importanti per festeggiare il Rosh HaShanàh, l'anno nuovo. E stavolta lui si rallegra, s'è davvero cantato e ballato per la Simkhat Torah. Nella sinagoga s'è riascoltato il suono dei pizmonim, gli inni ispirati alle melodie dei maqamat, ottave composte in base alla scala araba, microtonale. Ma adesso, dice concitato il rabbino, dietro l'angolo incalzano altre feste. Già si preparano allegre tavolate di frittelle, di pasticcini ma'amul ripieni di pistacchi e datteri, di knaffeh bagnati con l'acqua di rose: «Il profumo delle radici ebraiche mediorientali», fa ispirato il khakham.

Quante cose sono successe in Shaara al Amin, da due anni a questa pàrte. Una vera rivoluzione per monsieur Albert (il suo nome proprio è Albir, ma le sorelle Rahil e Bella, sempre al suo fianco, lo chiamano Albert, alla francese). Dirimpetto alla sinagoga ha aperto i battenti il "Talisman", un albergo-boutique. Nelia casa d'angolo sulla destra s'è insediato lo scultore Ali Mustafa avendo conquistato discreta fama Parigi e New York. E il sabato, nel tempio,\ s'affacciano genti forestiere: ebrei occi- .
.dentalì impiegati nei settori in espansione dell' economia, o figli di illustri famiglie che «da un po'»,dice il rabbino,«vengono a studiare l'arabo, la lingua dei mizrahi, gli israeliti orientali. Altri l'ebraico, oggi insegnato all'università».
I capelli argentati, l'espressione mite e ' sempre assorta, il khakham Albert sospinge l'uscio risplendente in rame della sinagoga: «Osservi. bene, questa è l'arte degli ebrei damasceni». Sui due battenti il cesellatore ha captato nei suoi disegni spighe di grano, tralci di vite, alberi, candele che pare fiammeggino sotto i simboli delle feste religiose: la luna di Rosh HaShanàh, la bilancia di Yom Kippur, le tavole della legge diShavuot.
All'interno, nella navata in penombra, il colpo d'occhio è quello delle antiche comunità orientali, osservanti dell'ortodossia, anche per la contiguità storica e religiosa con Gerusalemme. I marmi in stile omayyade rosa e avorio; il minbar, la piattaforma del lettore, posta al centro della sinagoga; i sefarim torah, i rotoli manoscritti del Pentateuco, in contenitori di rame incrostati d'argento; l'uso di recitare ogni giorno la birkat kohanim, la benedizione sacerdotale dei primordi biblici: tutto, qui, racconta l'alba dell' ebraismo.
«Una comunità vecchia quanto DamaSCO», sostiene il rabbino, il che vuoi dire millenni di storia. «Dai tempi di Mosè», interviene la sorella Rahil, occhi celesti dentro una faccia luminosa alla Leah Rabin. Certo è che lasinagogadel profeta Elia, fuori città, risale al Settimo secolo avanti Cristo. E san Paolo era in viaggio verso queste sinagoghe già duemila anni fa.
Seguendo il respiro della storia, il microcosmo dei musaiois'e di volta in volta dilatato e contratto. Fu centro di grande sapere, fra il Cinque e il Seicento, col rabbino mistico Hayim Vital. Custodiva il Codice di Aleppo, il più antico manoscritto della Bibbìa completo di punteggiatura e vocali. S'ingrossò con l'arrivo dei sefarditi dall'Andalusia. E sotto i califfi e gli Ottomani tutto sommato, dice Albert, «la comunità prosperava».
, Per avere un saggio di tanta ricchezza basta affacciarsi alla soglia di Beit Farhi: seimila metri quadrati di meraviglie rinascono sotto il tocco esperto dei restauratori. Era il palazzo di Haim Farhi, ministro delle finanze ottomano.«Una famiglia ricchissima, più dello Stato», S'impettisce Rahil. Emigrati a Londra, hanno venduto la casa a un mercante musulmano. Entro un anno,dicono gli attua1i proprietari,l'architetto Roukbi e l'arredatrice olandese Dyksmo, «questo sarà un grand hotel, il "Pasha Palace?». Fra impalcature e detriti riprendono colore i paesaggi in miniatura disegnati sulle imposte, i giardini di arabeschi su pareti e soffitti, i pannelli con scritte benedicenti in ebraico.

A mezz' ora di cammino, l'anziano Abu Mahmud custodisce il cimitero ebraico. Giungono echi di leggende sopravvissute all' ombra di fichi e di mimose. File di tombe linde e ordinate conservano incisi i nomi in ebraico e in arabo del sarto Azra Gada; del professore Yatche, che introdusse il sistema metrico; del cesellatore Nasswa, col simbolo dello scalpello. Una colonna liberty sembra applaudire "Madame", la diva - ballerina Mariam Maknou. Sopra tutti troneggia il sepolcro del «mago rabbino» Vital: «Chieda una grazia», ripete Rahil mentre posa sassolini sul tumulo del santo. Quanti fossero i musawi in passato, è difficile stabilirlo: c'è chi parla di centomila , chi dice sessantamila. «Non sono molti, ma hanno grande influenza e enormi ricchezze», scriveva nel 1855 il pastore presbiteriano Josias Porter.

Le ondate migratorie, a volte fughe, Albert le fa iniziare da lontano: dalla rivoluzione industriale venuta a spodestare i signori della seta; dalla leva militare introdotta dai Giovani Turchi; dalle tasse del mandato francese. I più ricchi scelsero le Americhe. Poi le scosse del 1947, la partizione della Palestina, il rogo della sinagoga di Aleppo nei tumulti anti-sionisti. Altri salparono. Con Nasser e l'infausta unione fra Siria e Egitto comparvero le brutte stigmate del musawi sui documenti, il divieto di commerciare, il coprifuoco. Finalmente, le prime aperture di Hafez al-Assad nel 1974, e nel 1992 il via libera per intercessìone americana. «Si sparsero fra Brooklyn, America Latina, Londra, Israele». Oggi si calcolano appena 150-200 anime rimaste a presidiare i beni della comunità. «L'ultimo bar mitzvah è stato nel 2000».

Se si domanda ai Qaméo perché siano rimasti, Rahil non si fa pregare. L'idea che la contentezza, il quieto vivere e la nazione coincidano è una convinzione, dice, rafforzatasi alla vista degli espatriati. Non rimpiangono forse, racconta, la dolce vita di Damasco? Gli orari comodi, i giochi la sera con gli amici? La maggioranza «va e viene: chi per vendere, chi per restaurare e affittare, altri per rimanere. Con la notevole eccezione di chi è in Israele: le loro proprietà sono conservate dallo Stato». I più aspettano la pace: «Da cinquant'anni», conclude Albert. Nel congedarsi il rabbino confida una speranza: che gli ebrei siriani possano far da ponte con Israele nei colloqui di pace, «quando avverrà il tanto atteso primo incontro. Ma quando avverrà?», sospira. «Chissà ... », -


DA IL RIFORMISTA DOMENICA 14 GIUGNO 2009


SMS


QUESITO
Ma perché rutelliani e teodem non se ne vanno via dal Pd? Possono scegliere Pdn o Pdl. Basta con le scenette alla Binetti, alla Rutelli&consorte, alla Vernetti-Senette.
Enzo Spada

BERLUSCONI
Berlusconi non fa ripartire l'Italia, ma fa ripartire Kakcà. Inizia la fase di discesa?
Gianvito Caldararo

INTERCETTAZIONI
Il disegno di legge sulle intercettazioni, la gioia di Alfano.
Angelino Jolie

CLIENTELISMOSe viveste nella mia città vi accorgereste di quanto vecchio clientelismo sia alla base del successo del centrodestra. Enzo

PROPRIETÀ
NoeMilan.
Claudio

PREMIO POLENA

Questa settimana il "Premio Polena" per l'articolo più interessante va a Pierluigi Battista con "De Magistris e la regola giacobina: c'è sempre qualcuno più puro di te" pubblicato sul Corriere della Sera di giovedì 11 giugno 2009.
Scrive Pierluigi Bàttista: "È un ex magistrato (militante) come lui. Ha preso più voti di lui. È ricercato dai media, come lui. È il volto delI'intransígentísmo giustízialista più ihtransigente ancora di quanto non sia lui".
Chi è? È Luigi De Magistris; il magistrato appena eletto al Parlamento europeo nelle liste dell'Italia dei Valori che in un battibaleno ha superato in "moralità pubblica" addirittura Antonio Di Pietro, leader fino ad ora incontrastato del partito che lo ha fatto eleggere, I'IdV per l'appunto.
De Magistris è un Di Pietro alla "n". Ha infatti preso più voti di Di Pietro, è più severo di Di Pietro verso la stessa classe dirigente dell'IdV; si presenta ai suoi elettori come ancora più martire di Di Pietro. Un paradosso'? Neanche per idea, conclude Battista: piuttosto l'ennesima conferma della vecchia maledizione che grava sul giacobinismo rivoluzionario e moralista: non si è mai puri abbastanza perché c'è sempre uno più puro che ti epura. È I' intramontabile legge della ghigliottina: Il testo completo dell'articolo è disponibile su www.ilriformista.it



SMS MAIL



L'ESEMPIO
DI PRODI

Il problema del Pd è la mancanza di una valida e articolata struttura territoriale. Se non si riparte dal territorio, qualsiasi laedership avrà vita non facile. Il Pd non dispone della forza d'urto mediatico del Pdl, la sua forza debbono essere le strutture territoriali. Per la segreteria basta proporre sempre i soliti nomi. Tutti possono e debbono dare il loro contributo, ma non necessariamente da una posizione di laedership. Penso che il nobile esempio di Prodi dovrebbe far riflettere.
Ciao da www.ilriformista.it

NON CREDO
AI CONGRESSI

Caro direttore, io credo poco al potere taumaturgico dei Congressi di Partito. I Congressi sono, in realtà, a parte le stantie ipocrisie d'obbligo, una lotta tra 3-4 persone per il controllo del Partito. Mi viene spontaneo riflettere: "Perché quello che riteniamo giusto per il Pd non coincide con l'odierna realtà?". Mi viene spontaneo rispondere :"Perché la realtà di oggi è stata costruita su quello "che ritenevano giusto" tutti coloro che ci hanno preceduto".
MORENO LUPI

IO PUNTEREI
SU LUCA CORDERO
Luca Cordero di Montezemolo, ecco chi dovrebbe guidare il Pd. I leader politici devono essere credibili e dimostrare quello che hanno saputo fare nella vita. Visto che la nostra società non è basata sulla filosofia ma bensì sull'economia, quello che conta per un capo del governo è saper far quadreare i conti. E allora, chi meglio di un'imprenditore dì suc-cesso è in grado di farlo? L'av-vento di Berlusconi ha cambiato il senso del fare politica in Italia.
PAOLO da www.iNfonnista.lt

MARINO, SCELTA RIVOLUZIONARIA
Alla segreteria del Pd non è candidata la Binetti, ma Ignazio Ma-rino, scienziato liberale di fama internazionale. Finalmente un'idea davvero rivoluzionaria, in un partito frammentato, ambiguo, con le idee al momento confusissime.
MARCELLO BUTTAZZO




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14 GIUGNO
Nasce a Bacau (Moldavia) Alecsandri VASILE, scrittore e ideologo del nazionalismo romeno (14/6/1821)

------------------------------------------------------------REGULAE JURIS

Una striscia di regole del diritto………

per chi il latino l’ha studiato e lo sta studiando e per chi non l’ha studiato c’è la traduzione

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Res ex mandato meo empta non prius mea sit quam si mihi traderit qui emit. l. 59 de adquir. rer, doni.
La cosa comprata per mio mandato non è mia prima che nen me l'abbia consegnata chi la comprò.

Si id, quod pure emi, sub conditione rursus emam, nihil agitur posteriore emtione. PAU. l. 7 pr. D. de rescind. vend. 18, 5.
Se con un secondo contratto ho comperato sotto condizione (per il medesimo prezzo) quella stessa cosa che prima aveva comperato puramente, il secondo contratto è nullo.

Sine pretio nulla venditio est. ULP. l. 2 § 1 D. de contrah. emt. 18, 1.
Non vi può esser vendita senza il prezzo.

Si sub conditione emtio facta sit, pendente conditione, emtor usu non capit. PAU. 1. 2 § 2 D. pro emtore 41, 3.
Quando la vendita è condizionata, essendo sospesa da una condizione, il compratore non può usucapire (non gli può, cioè, derivare un titolo da una compera non ancora compiuta).

Edited by isabella - 14/6/2009, 22:58
 
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isabella
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DA IL FOGLIO LUNEDI' 15 GIUGNO 2009


ABSTRACTS


ECONOMISTI Contando gli autografi firmati al Festival dell'Economia di Trento, Novella 2000 ha lanciato la classifica degli economisti più sexy del momento. Primo: Luigi Zingales (46 anni), professore di Impresa e Finanza alla University of Chicago. Tratti caratteristici: uso disinvolto delle slíde, cadenza strascicata, piglio da guru, capelli lunghi garibaldini. Autografi: almeno 50. Secondo: Alberto Alesina (52 anni), economista ad Harvard in odore di Nobel. Autografi: almeno 30 e altrettante foto. Terzo: Tito Boeri (51 anni), professore alla Bocconi. Abito blu, mocassini scuri, camicia bianca senza cravatta e zaino. Autografi: 20 circa e tante foto (Ettore Uber, Novella 2000 11/6).

VIETARE Il 7 giugno si è votato per le amministrative anche a San Marino. Da eleggere c'erano i "Capitani" e le "Giunte del castello". Per tutta la giornata è stata vietata la vendita di bevande alcoliche (Massimo Bongiorno, il manifesto 12/6).

PROVARE "Milanisti, ora che siete rimasti senza Kakà provate con Activia" (gruppo di Facebook).

DORMIRE All'indirizzo sleepinginair-ports.net è possibile trovare consigli e suggerimenti, corredati da foto e testimonianze, per trascorrere la notte negli aereoporti di tutto il mondo. A Fiumicino, per esempio, la guida consiglia di evitare il Terminal A, mentre il B e il C offrono "una sistemazione piacevole": la luce non è troppo intensa, non ci sono altoparlanti, né televisori e il bar è aperto tutta la notte ("attenzione però alle cacche d'uccello"). Migliore fra tutti il Changi Airport di Singapore, ultimo in classifica il Charles de Gaulle di Parigi (Francesco Bisozzi, il Giornale 13/6).

INTERPRETARE Secondo uno studio pubblicato su Current Biology, quando le scimmie mostrano i denti e soffiano corrugando le guance, stanno ridendo. Alla conclusione è arrivata la primatologa Davila Ross dell'Università di Portsmouth dopo aver fatto il solletico sul collo, sotto i piedi e sotto le ascelle a 22 esemplari di 4 specie diverse di primati e a tre cuccioli d'uomo. Dopo aver registrato più di 800 risate diverse, ha confrontato i suoni emessi da oranghi, gorilla, scimpanzé, bonobo e bambini. A specie vicine dal punto di vista evolutivo, ha notato, corrispondono modi di ridere simili. Ma mentre gli uomini ridono solo espirando, le scimmie riescono a farlo anche mentre ingoiano aria, che dà al loro sghignazzare un ritmo sincopato e ansimante (Elena Dusi, la Repubblica 9/6).

INTERPRETARE 2 "Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità i mestieri più stressanti del mondo sono l'astronauta, il pilota di caccia e il nostro" (scherzando Reda Hammad, 44 anni, L'interprete egiziano che ha tradotto i discorsi di Gheddafi al Senato e a Villa Madama) (Fabrizio Caccia, Corriere della Sera 13/6).

DONNE Secondo uno studio del British Medical Journal, tra dieci anni i medici saranno in maggioranza donne. Stessa cosa succederà in Italia tra quindici. Intanto nel 2007 le laureate in medicina sono state il 65,2% del totale, mentre la media nazionale delle matricole 2007-2008 vedeva un 63% di ragazze. Siccome le donne non vogliono mai fare il chirurgo, presto questa figura dovrà essere importata dall'estero, come già fa l'Inghilterra che li prende in India (Cinzia Sasso, la Repubblica 10/6).

DONNE 2 Una ricerca presentata negli Stati Uniti a Sleep 2009, il convegno annuale della Associated professional Sleep Societies, sostiene che quando le donne vivono un matrimonio solido dormono meglio di tutte le altre (repubblica.it 11/6).

DONNE 3 Uno studio dell'Università del Michigan, pubblicato dalla rivista Hormones and Behaviour, ha confermato che, quando spettegolano, le donne diventano più felici. Motivo: le chiacchiere leggere fra amiche alzano i livelli di progesterone, ormone che riduce ansia e stress e migliora le relazioni sociali (corriere.it 1116).

DONNE 4 Per i suoi 17 cani tra volpini e chihauaua, Paris Hilton ha fatto costruire in giardino una casetta che è la copia esatta, in miniatura, della sua villa. La dimora, dotata di aria condizionata, ha una scala a chiocciola, un guardaroba, un lampadario, una piscina, e cucce a forma di letto firmate "Chewy Vuitton" (deluxeblog.it 1016).

DONNE 5 Patrick Thomas, amministratore delegato di Hermès, ha annunciato al Reuters Global Luxury Summit che la maison francese crescerà direttamente in alcune farm australiane i coccodrilli per le sue borse. Questo perché molte clienti sono infuriate per le liste d'attesa che possono durare anni. Per fae una borsa di coccodrillo Hermès (prezzi fino a 35 mila eu-ro) ci vogliono dai tre ai quattro animali (Paola Bottelli, Il Sole 24 Ore 10/6).

UOMINI Successo in Olanda perle scuo-e che cercano di risvegliare l'appetito sessuale negli uomini. Lo scrittore Tijn van Ewijk ha fondato la MasterFlirt dove si tengono corsi di riemancipazione maschile. Tra i punti del catalogo che gli studenti devono padroneggiare, quello di imparare a fare osservazioni critiche; camminare diritti e sorridenti; parlare lentamente; fare domande sia "aperte" che "di significato"; raccontare segreti; toccare il corpo in zone neutrali (spalle, braccia, gomito); offrire al massimo due consumazioni. Le lezioni costano 300 euro al giorno, 680 per un intero week end. Altro caso quello della scuola per uomini vergini e°imbranati. Per quattro lezioni si impara a conoscere il corpo della donna (a prestarsi è l'insegnante), mentre nella quinta si esaminano le conoscenze acquisite dagli studenti attraverso una prova pratica (sempre con l'insegnante). Fa tutto una signora di 60 anni. Costo del corso 800 euro (Maria Cristina Giongo, Libero 11/6).

GRATTA E VINCI Nei prossimi mesi potrebbe arrivare in Italia, sul modello inglese, il Gratta e Vinci a vita: chi trova la combinazione giusta incasserà un tot al mese fino alla fine dei suoi giorni (Lorenzo Salvia, Corriere della Sera 11/06).

WIKIPEDIA Tra le definizioni più contrastate di Wikipedia la storia degli Armeni, quella dei cereali per la prima colazione, l'ordine con cui citare i Beatles, se dire Mar del Giappone o Mar di Corea. Contestatissime quelle dedicate a ogni possibile aspetto di Scientology (430 voci) (Noam Cohen, la Repubblica 9/6).

SAGOME Pietro Clavario, direttore del Centro antitabacco dell'Asl di Genova, ha chiesto all'Unione calcio Sampdoria di togliere la pipa dalla sagoma del Baciccia, il marianio simbolo dei biucerchiati: "Smetta di rovinarsi la salute il lupo di mare. E di dare il cattivo esempio alle giovani generazioni" (il Giornale 13/6).

VACANZE Secondo una ricerca di TripAdvisor nella loro giornata ideale di vacanza gli italiani dedicherebbero due ore allo sport, quattro ore e 31 minuti ai momenti romantici col partner, 2 ore e 40 minuti alla tintarella, 8 ore e 10 minuti al riposo (la stampa.it 11/6).:

GIUDICI L.V., giudice presso il Tribunale di Milano, di anni 41, che, ritenuto re-sponsabile di avere adescato I.M., di anni 14, in un cinematografo di periferia, se la cavò, al terzo grado di giudizio, con l'amnistia. Non contento, essendo stato sospeso dalle funzioni, sì difese anche davanti alla sezione disciplinare del Csm, che, ignorando la pronuncia di colpevolezza della Corte di cassazione, nell'81 lo prosciolse, in quanto aveva agito "in istato di transeunte incapacità di volere al momento del fatto" (per avere battuto la testa, tre anni prima, contro l'architrave di una porta bassa) (Stefano Livadiotti, Magistrati, l'ultracasta, Bompiani 2009).

GIUDICI 2 Riprese le funzioni, LV. fu promosso a consigliere di cassazione, con lo stipendio più alto di tutti i colleghi (in quanto, essendosi cumulati molti scatti di anzianità nel frattempo, l'aumento di stipendio per la promozione veniva calcolato su una base più alta rispetto a colleghi promossi in tempi normali). Rimedio allora obbligatorio, adeguare alla sua la retribuzione di tutti ì giudici dì cassazione (per il meccanismo del galleggiamento), il che costò allo Stato 70 miliardi (come calcolò Mauro Mellini, avvocato, ex parlamentare radicale ed ex consigliere del Csm) (ibidem).

PROCESSI Tempo impiegato dalla giustizia italiana per definire, in primo grado, una causa civile tra un comune agrigentino, San Giovanni Gemini, e un privato: 192 anni. Iniziata nel 1816 la causa si è conclusa nel 2008, nel processo si sono avvicendati 92 avvocati, ed è anche cambiato il nome del comune (in origine Cammarata). La questione più difficile, convertire il valore della causa da once in lire, e infine in euro
(ibidem).



DA IL CORRIERE DELLA SERA LUNEDI' 15 GIUGNO 2009


Notizie

in 2 minuti



Primo Piano

Più italiani a Kabul

Un rafforzamento temporaneo del contingente italiano in Afghanistan, sino a 500 militari in più. La disponibilità ad entrare in azione immediatamente e non più con le tradizionali 6 ore di preavviso. E' quanto proporrà oggi Silvio Berlusconi a Barack Obama nell'incontro di Washington.

Iran e dossier nucleare
Il dossier sul nucleare iraniano "appartiene al passato", quindi non si tornerà indietro, ma Teheran è pronta ad avviare "uno studio globale per il disarmo nucleare nel mondo". Lo ha detto il presidente appena riconfermato. Ahmadinejad, che ha ribadito la regolarità delle elezioni Ma a Teheran continuano gli scontri e gli arresti, mentre Mousa-, vi insiste: ci sono stati brogli. Gli Usa dubbi sul voto.

Le condizioni di Netanyahu
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sosterrà la costituzione di uno Stato palestinese ma demilitarizzato e disposto a riconoscere Israele come stato del popolo ebraico. Gli Usa importante passo avanti.

D'Alema: premier "dimezzato".
Silvio Berlusconi "è ormai un leader dimezzato", nel centrodestra "c'è un malessere evidente" e a comandare è "la guardia pretoriana, che è Bossi". E c'è da aspettarsi che la maggioranza sia attraversata da "scosse" che imporranno all'attuale opposizione di reagire. Lo ha detto l'ex vicepremier Massimo D'Aiema.

Yemen, 9 stranieri rapiti
Un gruppo di sette tedeschi (fra cui tre bambini), un britannico e una sudcoreana è stato rapito nella provincia nord occidentale di Saada nello Yemen, al confine con l'Arabia Saudita.

Cronache
Ronde nere, inchiesta

La Procura di Milano ha disposto un'indagine, tramite la Digos, sulle ronde nere presentate sabato da Gaetano Saya (Msi-Dn). L'ipotesi di reato è la violazione della legge Scelba (apologia del fascismò e ricostituzione del partito fascista). La replica: andiamo avanti.

Cultura
L'allarme di Friedman

La crisi finanziaria e quella ambientale sono collegate, "il mercato e Madre Natura sono andate a sbattere contro il muro nello stesso momento, se non cambia il modo con cui l'umanità sta crescendo, ci attende il disastro". Lo dice al Corriere il giornalista e scrittore Thomas L. Friedman, tre volte premio Pulitzer, autore del saggio "Caldo, piatto e affollato".

Spettacoli
Morto Ivan Della Mea

Ivan Della Mea è morto all'ospedale San Paolo di Milano. Aveva 69 anni. Cantautore, poeta e scrittore, fu tra i fondatori del Nuovo Canzoniere Italiano.

Sport
Rossi trionfa a Barcellona

Valentino Rossi ha trionfato nel Gp della Catalogna, superando all'ultima curva il compagno di squadra Lorenzo. La gara è stata un duello in casa Yamaha, senza altri rivali, con sorpassi a ripetizione tra i due. Terzo l'australiano Casey Stoner su Ducati.

Via alla Confederations Cup
E' partita la Confederations Cup in Sudafrica. Nella partita inaugurale i padroni di casa hanno pareggiato 0 a 0 con l'Iraq, nella seconda la Spagna ha battuto la Nuova Zelanda 5 a 0. Oggi l'Italia incontra gli Usa.

Motori
Cabrio a 5 stelle

Infiniti e Bentley aprono, rispettiva-mente a Padova e a Bologna, due show room di lusso e le inaugurano con il lancio di altrettante nuove cabriolet di alta gamma, la G37 coupè e la Continental Gtc Speed.


DA LA STAMPA LUNEDI' 15 GIUGNO 2009


Luca Ricolfi

Intercettazioni

La legge che piace alla casta

Sembra che, sulle intercettazioni, si sia in dirittura di arrivo. Dopo un anno di aggiustamenti e di ritocchi, il relativo disegno di legge è stato approvato alla Camera giovedì (con il voto di fiducia), e da domani inizia il suo iter in Senato.
La sostanza delle nuove norme si può riassumere in quattro punti.

Primo: per un pubblico ministero diventerà molto più complicato richiedere e ottenere l'autorizzazione a intercettare (ci vorrà il parere di tre giudici, anziché di uno soltanto come oggi).
Secondo: in molti casi le intercettazioni diventeranno semplicemente impossibili.
O perché il procedimento è contro ignoti (e manca l'autorizzazione della persona offesa), o perché non esistono "evidenti indizi di colpevolezza" (prima bastavano "gravi indizi di reato").
Terzo: dopo il 60 ° giorno le intercettazioni dovranno comunque essere interrotte.
Quarto: la pubblicazione del contenuto delle intercettazioni sarà sottoposta a forti restrizioni, con severe sanzioni a carico dei trasgressori (giornalisti e editori).
Indubbiamente la nuova disciplina rafforza la privacy e indebolisce il diritto di cronaca, uno scambio questo che fa imbufalire i giornalisti ma piace ai cittadini, almeno a giudicare dai risultati del sondaggio appena condotto da Ipsos per Il Sole -24 Ore: i cittadini contrari alla pubblicazione delle conversazioni sono più del doppio di quelli favorevoli. Forse gli italiani sono meno assatanati di gossip di quanto li si immagina, o forse si sono convinti che in troppi casi la stampa non ha fatto un buon uso della libertà di cui godeva.
L'aspetto più importante del disegno di legge sulle intercettazioni, tuttavia, a me pare quello che riguarda la sicurezza. Qui è indubbio che l'effetto delle nuove norme sarà di rendere molto più difficile l'identificazione dei colpevoli di un delitto. Limitando l'uso di uno strumento investigativo fondamentale, le nuove norme aumenteranno la nostra privacy ma al prezzo di una minore sicurezza, di un minore contrasto nei confronti della criminalità in tutte le sue forme, da quella di strada a quella dei colletti bianchi e dei politici. E infatti i magistrati sono preoccupatissimi, come chirurghi cui è stato sottratto il bisturi, mentre i politici - pur non potendo sempre proclamarlo in pubblico - vedono assai bene una legge che ridurrà il rischio di essere "messi in piazza", e aumenterà il livello (già pericolosamente alto) di impunità nel caso commettano dei reati. Che la nuova legge piaccia ai politici, del resto, è rivelato da un fatto che ha sorpreso molti, e che dovrebbe farci riflettere: nel voto di fiducia di giovedì scorso, una ventina di deputati dell'opposizione hanno votato con il governo, ossia a favore delle norme che limitano la libertà dei magistrati di ricorrere alle intercettazioni. Quanto ai cittadini, il sondaggio citato rivela che in maggioranza stanno con i magistrati e contro il governo: preferiscono sacrificare un po' di privacy pur di avere più sicurezza. Insomma: che i magistrati intercettino pure, ma che i giornalisti non esagerino con la diffusione del contenuto delle conversazioni.
Ci troviamo così di fronte a due fatti entrambi spiazzanti. Il primo è che la maggior parte dell'opinione pubblica è e resta giustizialista, nonostante i dati sulle intercettazioni mostrino in modo inequivocabile che vi è stato sia abuso sia arbitrio nel ricorso a esse: abuso, perché tra il 2001 e il 2007 (ultimo dato disponibile) il loro numero è esploso, senza un nesso plausibile con l'andamento dei delitti (le intercettazioni sono cresciute del 300%, i delitti del 30%); arbitrio, perché il ricorso alle intercettazioni è altissimo in alcuni distretti giudiziari e bassissimo in altri, con squilibri che non è possibile giustificare con le differenze nei "panieri" di reati tipici di ciascun distretto (il distretto che intercetta di più lo fa 13-14 volte di più del distretto che intercetta di meno). Peccato non esista un'opinione pubblica liberale: se ci fosse chiederebbe ai magistrati di darsi una regolata (meno intercettazioni, e più equità nella loro distribuzione fra i 29 distretti di Corte d'Appello), ma inorridirebbe di fronte al goffo tentativo dei politici di mettere sabbia negli ingranaggi della giustizia.
Il secondo fatto spiazzante riguarda il governo. Eletto anche grazie alla promessa di combattere la criminalità, sta per varare delle norme che ridurranno la sicurezza dei cittadini, e lo sta facendo in barba ai sondaggi, secondo cui la maggior parte degli italiani sono favorevoli alle intercettazioni come strumento di lotta al crimine.
Perché il governo, assai prudente in materia di riforme economico-sociali, nel caso della sicurezza pare invece deciso a correre il rischio dell'impopolarità?
Probabilmente per un complesso di ragioni. Una l'abbiamo già vista: questa legge piace ai politici, perché riduce il rischio di incorrere in guai giudiziari. Una seconda possibile ragione è che l'effetto della legge sarà di alleviare la pressione su un sistema carcerario avviato al collasso: meno
intercettazioni significa meno colpevoli scoperti, quindi meno condanne, quindi meno ingressi in carcere. Una boccata d'ossigeno per un governo che non vuole varare un nuovo indulto, non osa depenalizzare parte dei reati, ma nello stesso tempo è incapace di aumentare i posti in carcere.
La vera ragione per cui il governo va avanti per la sua strada, però, a me sembra un'altra ancora, ed è la mancanza di concorrenza. A parole la sicurezza interessa a tutte le forze politiche, ma non vi è nessun partito importante pronto a sfidare il governo su questo terreno. La lotta al crimine resta, nonostante tutto, un tema "di destra", che ai partiti di sinistra non interessa, o interessa solo a parole, o interessa solo a condizione che le politiche anti-crimine siano cattivissime con i reati dei mafiosi e dei colletti bianchi, e buonissime con quelli di immigrati e criminali comuni. Così, quando fra quattro anni si farà il
bilancio di questa legislatura, non ci sarà nessuno - dall'opposizione - che rimprovererà il governo di non essere stato abbastanza duro con la criminalità.
Dunque, dal suo punto di vista, Berlusconi fa bene a mettere in difficoltà la magistratura. Tutela se stesso. Tutela la casta, compresi i politici dell'opposizione inguaiati con la giustizia. Ha persino ragione su diverse cose. E comunque, quando verrà il momento di tirare le fila di cinque anni di governo, nessuno avrà le carte in regola per chiedergli il conto.

La Divina Commedia diventa un videogame

FABIO SINDICI


Il video promozionale di "Dante's Inferno, il gioco elettronico tratto dalla prima cantica della Divina Commedia, che la Electronic Arts promette di lanciare sul mercato nel 2010, inizia con un avvertimento: le immagini che state per vedere potrebbero non essere adatte a un pubblico di bambini. Infatti, prima di aprire il trailer, bisogna digitare la propria data di nascita. Un avvertimento in parole piane, che richiama quello dell'infernale traghettatore Caronte alle "anime prave" sulle rive dell'Acheronte. E che potrebbe inquietare gli estensori dei programmi scolastici. I quali, dal prossimo anno, avranno un avversario - o un alleato perla spiegazione delle terzine dantesche.
Così, anche il più classico dei poeti della letteratura italiana precipita di colpo nel più esteso e magmatico universo d'immagini del XXI secolo. L'universo parallelo dei videogame. Un'industria dell'intrattenimento che ha da tempo doppiato i guadagni di quella cinematografica. Anche se di recente ha avuto una crisi di crescita, pur mantenendo incassi miliardari. La risposta alla crisi è in giochi sempre più sofisticati, e negli scenari rubati, come nel caso della Divina Commedia, ai capolavori della letteratura mondiale.
Il videogioco è traditore. Il Dante della consolle perde l'iconografia del poeta arcigno vestito di rosso e coronato di alloro per trasformarsi in un guerriero coperto di ferro che si muove in scenari che sembrano copiati dalla saga del
Signore degli anelli. Ma i creatori del gioco, gli stessi di Dead Space, un horror popolato di zombie, sono ancora al lavoro. Secondo le anticipazioni, Dante percorre i nove gironi dell'Inferno schivando demoni e punendo dannati, con la voce di Virgilio che lo guida fuori campo. Assomiglia più a un paladino che a un creatore di versi.
E, come ogni paladino, ha una missione: salvare l'amata Beatrice da Lucifero. Nell'Inferno originale, il principe
delle tenebre appare nell'ultimo canto, e da lì Dante e Virgilio escono "a riveder le stelle". Nel videogioco, anco ra non si sa. Sappiamo, invece, che molte delle terzine di Dante resteranno anche nel videogame, recitate tra una bolgia e l'altra.
Dante non è l'unico, né il primo flirt dell'industria dei videogiochi con la letteratura. Un'altra casa produttrice ha in programma per il 2012 un videogioco - insieme con un film - dal Paradiso perduto di John Milton. Dopo i fumetti, anche i giochi elettronici stanno per essere promossi da "sottocultura" a cultura tout-court. Un filosofo quale Giulio Giorello ritiene che "i videogame. hanno la potenzialità per diventare una nuova forma di conoscenza collaborativa". Negli Usa, molti diplomati dalle scuole di scrittura creativa trovano lavoro a stipendio fisso nell'industria dei videogame. Portandosi dietro il loro bagaglio culturale. Spore, l'ultimo gioco di Will Wright, l'autore dei Sims, è stato paragonato all'Ulisse di James Joyce in letteratura. Il gioco mette a confronto la teoria darwiniana dell'evoluzione
con quella del disegno intelligente, che arroventa da anni il dibattito culturale. Fino all'ipotesi del "terraforming" inventata dallo scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke, nelle Sabbie di Marte.
Molti classici si addicono ai videogiochi. Basta scegliere quelli giusti. Meglio di Milton, funzionerebbero l'Iliade e l'Odissea, con l'intervento degli dei dell'Olimpo da usare come bonus in combattimento. Fino alla Recherche proustiana, nella parte della prigioniera, in cui il giocatore s'ingegnerebbe a sedurre Albertine travestendosi da autista o da vecchia duchessa. Sono solo ipotesi, per ora. Ma l'estetica dei videogiochi sta già cambiando il modo di scrivere. Uno scrittore come Matthew Pearl fa una concessione alla partecipazione interattiva con il lettore, inserendo nel suo sito web percorsi alternativi alle trame pubblicate dei suoi romanzi. In cui appaiono sempre giganti della penna. L'ultimo in ordine di apparizione è Charles Dickens alle prese con il suo giallo incompiuto, Il mistero di Edwin Drood. Il libro d'esordio di Pearl, quello che gli ha dato la fama, è stato, guarda caso, "Il club Dante", nel quale un killer mette in scena una serie di delitti copiati dall'Inferno dell'Alighieri.

I big dei joystick

Scienza, Letteratura e mondi virtuali
Alcuni autori di videogame sono star culturali, come e più degli scrittori di bestseller. Il più celebrato è Will Wright, l'inventore dei Sims, uno dei più grandi successi commerciali della storia dei videogiochi, infiltrato da letture colte, tra sociologia e psicologia motivazionale. Per Spore, in cui il giocatore crea un'intera civiltà, dalla cellula alla colonizzazione dello spazio, tra le ispirazioni di Wright ci sono la teoria dell'evoluzione e l'ipotesi della panspermia, secondo cui la vita sulla Terra è originata da aminoacidi arrivati su meteoriti. Lo scrittore di fantascienza Harlan Ellison ha invece elaborato due giochi per computer, "I have no mouth" e "I must scream", considerati alla stregua dei suoi migliori racconti. Douglas Adams, autore di una fortunata commedia radiofonica, ha creato un gioco da Gogol degli anni 2000, "Bureau cracy", in cui il protagonista deve evitare che lo stress gli provochi un'emorragia cerebrale. Lorenzo Carcaterra, scrittore americano (Sleepers), ha avuto un'esperienza con la narrativa videoludica come autore della versione aggiornata di "Alone in the dark", gioco di sopravvivenza in bassifondi virtuali. [F. s.)




DA LA REPUBBLICA LUNEDII' 15 GIUGNO 2009


Torno a vivere in campagna

FRANCESCO ERBANI

La rivincita delle campagne. Sono quasi ventitré milioni gli Italiani che vivono in comuni definiti rurali, che per il settantacinque per cento sono ancora verdi e contano meno di trecento abitanti per chilometro quadrato. Quasi il quaranta per cento di tutti gli italiani. Circa cinquecentomila in più rispetto a dieci anni prima. I numeri li colleziona il sociologo Corrado Barberis, che da mezzo secolo studia cosa si agita nel mondo rurale, in un libro che ha curato e che si intitola, appunto, "La rivincita delle campagne (Donzelli,pagg. 392, euro 38). Un volume che spariglia molte convinzioni (la marcia dell'urbanesimo sembra inarrestabile) e che farà discutere. Quello che emerge è il ritratto di una nuova società rurale, più ricca, più istruita, più giovane.
Quel che si racconta è una storia nuova: gli italiani le campagne le hanno prima abbandonate, fuggendo la miseria e rincorrendo i miraggi industriali, poi il flusso si è arrestato e quindi invertito. Da anni è in atto un controesodo, che, si può aggiungere, è anche l'effetto della città che si disintegra e che invade scompostamente il territorio circostante.
Negli ultimi dieci anni la popolazione delle campagne è aumentata Ed è diventata più ricca, più colta e più dinamica
Perché non si tratta solo di agricoltori e contadini ma di liberi professionisti e giovani laureati che soprattutto al Nord scelgono di allontanarsi dalle città.

Il fenomeno è controverso: da una parte c' è la marmellata di villette e capannoni,che forma insediamenti i. quali non sono più città, ma neanche campagna e solo paesaggi massacrati; dall'altra c'è questa nuova vita rurale raccontata da Barberis, con caratteristiche che fanno sbiadire le istantanee di un mondo contadino con i volti ossidati dal sole, gli interni delle case sberciate - un paese simile a sé stesso dal Veneto alla Basilicata.

"La rivincita delle campagne" è un volume realizzato per i cinquant'anni dell'Insor, l'Istituto di sociologia rurale fondato da Giuseppe Medici, insieme a Manlio Rossi-Doria, Umberto Zanotti-Bianco, Francesco Compagna.
Barberis: "Non c'é più un'immagine di povertà. Sono cresciuti i consumi e i redditi"
Barberis lo presiede da quarant'anni. Nel volume, insieme ad altri studiosi, raccoglie i dati di ricerche condotte da decenni: "Per i protagonisti dell'esodo, cinquanta, sessant'anni fa, la città era il paradiso: coppie costrette a vivere in ammucchiata si amarono in riservatezza; le donne decisero cosa mangiare senza chiederlo alla suocera; perfino la fede fu praticabile senza il controllo del parroco. Poi ci siè accorti che, se si ricreano alcuni aspetti dell'antica società fuori del suo contesto di miseria, le persone con cui si litigava erano quelle con cui si scherzava e rideva; l'occhio che faceva i conti nelle tasche del vicino era quello che lo proteggeva anche dai ladri".
Il Duemila si è aperto all'insegna dell'urbanesimo (più di metà della popolazione mondiale vive in un contesto urbano, segnala l'Onu: anche se i contesti urbani sono soprattutto gli slum di Kinshasa, città del Messico, Nairobi, Mumbai), Ma per converso, dice Barberis, cresce un'Italia rurale, che ora sta pareggiando quella urbana. Nel reddito, per esempio. Nei comuni rurali (che Barberis calcola in seimilacinquecento), a fine 2006 i1 reddito è salito al 95 per cento della media nazionale (era 1'89 nel 1995, appena il 50 nel 1955) Stesso discorso per i consumi: sempre nel 2006 una famiglia che vive in campagna ha speso in media 2.365 euro, il 94 per cento' dei consumi medi. Ma a differenza con ia città sta soprattutto negli affitti {694 in città, 552 in campagna), dovuti al diverso valore fondiario. Se invece si guarda all'abbigliamento la campagna supera la città: 163 euro al mese contro 154. La "riruralizzazione" interes s a più le z o ne ricche che quelle de-presse del paese: tutte le regioni del Centro Nord, per esempio, oltre a Puglia e Sardegna, segno che si tratta di "un aspetto del benessere contemporaneo". Conclude Barberis: "I poveri esistono, in campagna come in città. Ma l'immagine di una ruralità complessivamente povera è definitivamente superata". La campagna non è un residuo del passato: ha buone chanches da far valere di fronte all'incedere dell'urbanesimo.
Il raggiungimento della parità non va inteso, avverte Barberis, "come una uniforme melassa statistica". La parità funziona a livelli regionali: Milano-Melzo, Roma-Zagarolo, Catanzaro-Sersale. Ma fra Sersale e Melzo "le distanze possono rimanere abissali". Nelle campagne si tende a una società egualitaria: sono più frequenti, per esempio, i matrimoni fra persone di ceti sociali diversi (su 100 imprenditori o professionisti, 8,5 fra quelli che vivono in campagna si sposano con operaie o contadine, 6 in città). Parità si sta realizzando anche nella diffusione dei reati. Infine si attenua il divario sul versante dell'istruzione: se resta alto fra i laureati ultrasettantenni che vivono in campagna e la media nazionale, lo scarto si attenua fra i più giovani (32 per cento), con una presenza consistente delle donne. Nei comuni rurali si studiano prevalentemente materie scientifiche. E all'università i giovani scelgono, ovviamente, agraria, ma anche, nell'ordine, medicina, ingegneria, economia, chimica, farmacia, geologia. Altro punto decisivo: più istruzione significa più reddito.
Un capitolo riguarda anche la religiosità, elemento connettivo, sia sociale che politico, di tutta l'Italia contadina, al Nord come al Sud. La ricerca muove in questo volume appena i primi passi, ma una sommaria indicazione si può abbozzare: "I comportamenti esterni, dal dovere di accogliere gli immigrati all'obbligo di rispettare la parola data, tendono a prendere il sopravvento sugli atteggiamenti interiori, fatti di preghiera. In altri termini: è come se il razzolare bene fosse più importante di ascoltare la predica domenicale".
L'Italia rurale, però, non è l'Italia agricola. Corrado Barberis spiega: rus, per i latini, è la campagna, agricultura è la coltivazione del suolo. La rus attrae, l'agricultura meno. Ecco un altro paradosso: proprio mentre aumentano gli italiani che vivono in campagna, si è passati dai 15,8 milioni di ettari coltivati nel 1982 ai 12,7 di oggi. Il che non vuoi dire, insiste Barberis, che questi 3 milioni di ettari siano stati cementificati, come pure si è detto: corrono più rischi di finire sotto un tappeto di villette, ma intanto sono stati abbandonati, si sono inselvatichiti, sono diventati, come è stato detto, "un deserto verde". In ogni caso i 3 milioni e mezzo di appartamenti costruiti negli ultimi dieci anni sono sorti prevalentemente fuori dai confini delle città, sono case monofamiliari poco servite da trasporti pubblici, raggrumate intorno a centri commerciali dove si arriva solo in macchina. È il cosiddetto sprawl urbano.
Le minacce che incombono su territori e paesaggi non sfuggono a Barberis, che cita un caso emblematico, Roma, la cui superficie agro-forestale ne faceva il comune più agricolo d'Italia (oggi hanno coltivazioni maggiormente estese di Roma sia Foggia che Cerignola). Balza agli occhi la sproporzione: nel 1970 abitavano nella capitale 2 milioni 700 mila persone e il territorio agro-forestale raggiungeva i 103 mila ettari; nel 2001 gli abitanti scendevano a 2 milioni e mezzo, ma i terreni adibiti a coltivazioni o a boschi precipitavano a 51 mila ettari, la metà.
A Roma si è costruito, ma non perché ve ne fosse necessità.
I dati si rincorrono, si incrociano. Spesso si confondono (Barberis denuncia una specie di "analfabetismo statistico": l'Italia sconta un'arretratezza dramma tica nelle rilevazioni territoriali). In "La rivincita delle campagne" si citano le cifre del telerilevamento, che indicano in 2,7 milioni su 30 totali gli ettari di territorio italiano urbanizzato (12,7 sono invece gli ettari coltivati, 10,5 quelli a bosco). Le minacce incombono, annota Barberis, "ma siamo an
cora in tempo per salvare il salvabile. L'Italia non è ancora tutta cemento". Il telerilevamento è fondamentale per cogliere i grandi insiemi - città, campagna, boschi - ma, segnalano urbanisti e agronomi di diversa scuola, non coglie ciò che accade al di sotto di una certa estensione. Sfugge, per esempio, la villetta con un ettaro di giardino intorno, che è il modello insediativo prevalente negli ultimi anni fuori dai confini della città (in Inghilterra un ufficio governativo compie rilevazioni annuali in una scala 1 a 10 mila).
"Un tempo", dice ancora Barberis, "l'espansione cittadina dipendeva da una variabile ben precisa: la popolazione. Oggi la variabile è -impazzita". Cresce l'Italia rurale, per molti aspetti si pareggiano i conti con la città, ma il rullo compressore dell'edilizia potrebbe schiacciare tutto, in campagna come in città.


Le interviste

Parlano lo storico Bevilacqua e il sociologo Ferrarotti: "Ma attenzione ali' eccesso di villette"

"Dai servizi al tempo libero si scopre un altro modello di vita"

-IL MONDO rurale riprende smalto, conferma Piero Bevilacqua. Lo storico, studioso dell'agricoltura e del paesaggio, sottolinea due aspetti del rinnovato vigore assunto dal mondo rurale. "In primo luogo si definisce un po' meglio l'impressione che la città, a livello mondiale, stia divorando ogni cosa. E' vero per alcune zone del mondo. In altre, come in Italia, la questione è più complessa. L'altro aspetto importante è che l'agricoltura sta diventando multifunzionale. Vale a dire che, oltre alla produzione, essa eroga servizi spesso di qualità, come il turismo e inoltre garatisce aria salubre, buona cucina, occasioni per utilizzare al meglio il tempo libero". Fa bene Barberis, aggiunge Bevilacqua, a sottolineare che la ruralità non si spiega con l'aumento degli addetti all'agricoltura. "Aggiungerei che ruralità non sempre si coniuga con il verde: se è vero, come sostiene Barberis, che aumentano gli addetti all'industria nelle zone rurali, temo che questo avvenga sottraendo verde. Lo stesso discorso può valere per la disseminazione di villette dove un tempo era campagna".
La nuova vita "lontana dalle città" è sostenuta anche da Franco Ferrarotti. Con qualche cautela. "Attenzione a non sottovalutare il dramma orrendo che si sta abbattendo sulle nostre campagne, quello della cementificazione e dunque dell'imposizione di modelli tipicamente urbani", aggiunge il sociologo. "In Europa si riqualifica l'urbano decrepito, da noi invece si consuma suolo agricolo: purtroppo la città si espande senza regole e uno degli effetti più evidenti è l'adulterazione della realtà rurale. I dati che cita Corrado Barberis sono correttissimi, campagna e città si avviano ad essere parificati. Occorre però interrogarsi su quale sia il prezzo che la campagna paga per questa rinnovata prosperità. E nei prezzi io comprendo anche quelli che si pagano per la pressione culturale".
(f e.)





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15 GIUGNO
Nasce Lèon DEGRELLE, fondatore ed ideologo del Rex, movimento nazionalista belga di ispirazione cristiana (15/6/1906)


------------------------------------------------------------REGULAE JURIS

Una striscia di regole del diritto………

per chi il latino l’ha studiato e lo sta studiando e per chi non l’ha studiato c’è la traduzione

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.Equitas, vide Aequitas.
Ereiseere, vide Hereditas.
Error - Ignorantia (vide et. Amittere jus - Consuetudo - Indebitum - Nomen - Repetitio - Scriptum - Testamentum - Veritas - Voluntas) :

[Ignoranza è l'assoluta mancanza di cognizioni intorno ad un oggetto; Errore è una falsa cognizione di esso. L'una e l'altro hanno gli stessi effetti legali ].



Cuiusvis hominis est errare, nullius nisi insipientis in errore perseverare. CIC. phil. 12, 2.
Di tutti è l'errare; solamente è dello stolto il perseverare nell'errore. '

Cum quis ius ignorans indebitam pecuniam solvit, cessat repetitio. l. 10 de j. et. f. ignor. l, 18.
Quando uno ignorando il diritto ha indebitamente versato denaro, non può ripeterlo.

Ea quae per errorem omissa vel soluta sunt, condici possunt. l. 3 in fin. si cui plus quam.
Ciò che non fu reclamato o fu pagato per errore, si può ripetere.
Errantis consensus nullus est. 1. 8 et 9 C. de juris et fatti ignor.
Non v'è consenso in colui che erra.

Edited by isabella - 15/6/2009, 19:32
 
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isabella
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DA IL FOGLIO MARTEDI' 16 GIUGNO 2009


ANRDEA'S VERSION


Mi sbaglierò. Mi sbaglio sempre. Per ora sto godendo come un mandrillo. Vedevo D'Alema nello studio di nostra annunziata Lucy. Lo vedevo bisbigliarle come per certo sarebbe capitato qualcosa di grave al governo. Di veramente grave, di gravissimo anzi, veniva da pensare. Tipo un complotto in corso, rimarcava lui. Un complotto? Era in corso un complotto? Certo, specificava nientemeno il Massimo, qualcosa in ballo di sicuro c'era, lo si annusava, sarebbe stato travolgente.. Possibilmente. Prepariamoci dunque alla bisogna. Allertava. Intendendo così che la sapeva lunga. Che n'era come il capo. Lui. Del complotto. A quel punto cercai il compagno Festa: che cacchio vi insegnavano, alle Fràttocchie, sui complotti? "Che prima si fanno e poi, eventualmente, se ne parla". Poi. E' stato un attimo. Vidi Mauro e D'Avanzo, e Giannini, ma pure Scalfari, eventualmente anche Bonini, cantare disperati: "Avanti popolo, alla riscossa, ma che brutta scossa, ma che brutta scossa...".


INNAMORATO FISSO

DI MAURIZIO MILANI

Ieri ho pianto tutto il giorno perché sono brutto. A nulla è valso l'intervento del mediatore culturale della regione Veneto che mi diceva: "Non è vero, non sei bruttis-simo, sei normale".



DA IL CORRIERE DELLA SERA MARTEDI' 16 GIUGNO 2009


Primo piano

Iran, un morto al corteo
che contesta Ahmadinejad

Un milione di sostenitori del leader riformista Mousavi sono scesi in piazza a Teheran, sfidando i divieti governativi, per denunciare il presidente Ahmadinejad di brogli e chiedere nuove elezioni presidenziali. Un dimostrante è stato ucciso durante gli scontri scoppiati alla manifestazione.

Berlusconi: di un'ora e mezzo
l'incontro con Obama

Per Silvio Berlusconi un'ora e mezzo a tu per tu con il presidente Obama. L'Amministrazione Usa vede molto bene l'annuncio di Berlusconi di voler inviare altri 600 tra soldati, carabinieri e istruttori in Afghanistan, in vista delle elezioni d'agosto.

Yemen, uccise 3 donne rapite
Tre dei nove stranieri rapiti venerdì nello Yemen durante un pic-nic sono' stati uccisi. Le vittime sono tre donne tedesche: i loro corpi sono stati mutilati. Mistero sul resto del gruppo del quale facevano parte tre bambini tedeschi. I sei adulti facevano parte di un'organizzazione internazionale che da 35 anni opera nell'ospedale di Saada.

Focus
Demanio marittimo:
un tesoretto che non rende

Sono oltre 24 mila le concessioni demaniali marittime assegnate e censite in Italia. Dovrebbe essere un tesoretto, invece rende poco allo Stato che incassa solo un terzo del dovuto.

Politica
Mastella scrittore:
scambiai il Papa per Fiorello

Clemente Mastella ha scritto le sue memode, Non sarò Clemente (in uscita da Rizzoli). Una galleria di ritratti, magistralmente messi in fila dal coautore Marco Demarco. Aneddoti e personaggi. "Prodi arrivò a minacciare conseguenze sulla mia permanenza al governo: "O firmi anche tu per i Dico, o te ne vai". B quando chiamò il Papa lo scambiò per Fiorello

Cronache
Imperia: due operai muoiono
in una vasca di depurazione

Due operai che stavano lavorando all'interno del depuratore di Riva Ligure (Imperia) sono morti dopo essere caduti in una vasca di depurazione delle acque. La morte potrebbe essere stata causata da esalazioni.

Economia
Occupazione, allarme nella Ue

Nel primo trimestre 2009 nella Ue sono stati persi 1.916.000 posti di lavoro, di cui 1.220.000 nella zona euro. Lo comunica l'Eurostat. L'occupazione ha subito un calo dello 0,896, il doppio rispetto all'ultimo trimestre del 2008. Calo dello 0,896 in Italia, del 6,496 in Spagna, mentre la Germania segna più 0,1%.

Cultura
Robot, la tecnologia pensante

Cyborg, replicanti, robot, mutanti, dopo aver popolato le saghe di quella moderna mitologia che è la fantascienza, stanno entrando nella nostra esistenza quotidiana. L'artificiale è sempre più una protesi umana.

Spettacoli
Milano, è morta Nina Vinchi
simbolo del Piccolo Teatro

E morta ieri a Milano a 98 anni Nina Vinchi, la vedova di Paolo Grassi. E' stata per quasi mezzo secolo il segretario generale del Piccolo Teatro di Milano, che lei stessa fondò, assieme a Paolo Grassi e Giorgio Strehler nel 1947.

Sport
Confderations Cup: azzurri bene all'esordio con gli Usa

Nella gara di esordio della Confederations Cup, al Superstadium di Pretoria, gli azzurri hanno battuto gli Stati uniti per 3-1.



DA IL SOLE 24 ORE MARTEDI 16 GIUGNO 2009


ISTRUZIONE RICERCA LUISS


La mancanza di qualità negli istituti secondari, negli atenei e nella ricerca corrisponde a Una perdita di prodotto interno lordo tra i 63,6 e i 157,3 miliardi

di Stefano Manzocchi e Giovanna Vallanti


Il settore dell'istruzione e, con colpevole minor attenzione nel nostro Paese, quello della ricerca sono al centro dell'attenzione politica nei paesi industriali. L'idea di fondo, riassunta nelle periodiche raccoman-dazionídell'Ocse, e al centro della ormai negletta "Strategia di Lisbona" dell'Unione Europea, è che oltre la crisi, nel medio-lungo termine una buona istruzione e una ricerca efficace sono tra i principali motori di benessere, non solo economico. Studi comparativi segnalano che dove l'istruzione è migliore epiù accessibile e dove i sistemi nazionali di ricerca sono efficienti, non solo si produce ma si vive meglio (usando in modo migliore, ad esempio, il leisure, ovvero il tempo di non-lavoro).
All'Italia si pone una domanda concreta: è possibile quantificare quale sia stato il costo del "non-merito" per la nostra economia? In particolare quanto pesa il non-merito negli strategici settori di istruzione e ricerca? Un'operazione complessa ma non impossibile. Vediamo cosa accade se esaminiamo istruzione secondaria e universitaria e la ricerca (si veda anche il terzo rapporto Luiss "Generare Classe Dirigente", edito dal Sole 24 Ore).
L'idea di fondo delle simulazioni fatte è quella di inserire il divario tra l'Italia e gli altri paesi europei avanzati, in termini di "qualità" dell'istruzione e di "produttività" della ricerca, in equazioni già testate da altri studiosi su dati Ocse o Ue, e pubblicate sulle principali riviste economiche internazionali, che spieghino alternativamente il livello del Pii, o del Pil pro capite, o del tasso di crescita. Si tratta di esercizi che danno prime indicazioni, certo perfezionabili, ma significative, sull'impatto economico del "non-merito" nell'istruzione e nella ricerca.
Nel complesso, se si assimila il merito alla qualità degli esiti conseguiti in questi settori, si otterrebbe per l'Italia una stima del costo macroeconomico del non-merito compresa tra i.o8o e 2.671 euro pro capite, pari a una perdita di Pil tra 63,6 e 157,3 miliardi di euro. Se poi si guarda agli aspetti dinamici, la stima degli effetti sul tasso di crescita medio annuo risulta pari a 0,43 punti percentuali del Pil pro capite (percentuale collocabile tra effetto minimo ed effetto massimo), quantificabile a sua volta in una perdita di Pil dell'ordine di 2.300 euro pro capite in un orizzonte temporale di lo anni.
Si tratta di valori significativi, soprattutto per un paese come il nostro che da un quindicennio soffre di di bassa crescita, relativamente ai paesi a noi più simili e in considerazione dei vincoli strutturali che l'Italia sopporta (alto debito pubblico; aumento dell'età media della popolazione).
Dalle stime effettuate, il non-merito nell'ambito specifico dell'istruzione secondaria "costa" tra il 2,6% e il 5,6% del Pil pro capite qualora la qualità dell'istruzione italiana venga comparata con la media Ue. Si tratterebbe di una "perdita" stimabile tra 941 e 1.987 euro pro capite. In termini di tasso di crescita del Pil pro capite, il non-merito nell'istruzione secondaria "costa" tra 0,23 e 0,40 punti percentuali annui rispetto alla media Ue. Ciò significa che se l'Italia adeguasse la qualità dell'istruzione alla media europea, non solo guadagnerebbe in termini di un prodotto pro capite più elevato, ma anche interminidi una crescita del Pil più rapida.
Un costo analogo in termini di crescita del prodotto pro capite si può stimare anche nel caso dell'istruzione universitaria: a seconda dell'indicatore utilizzato per valutare la qualità dell'università, il non-merito può "costare" all'Italia oltre 0,1 punti percentuali di crescita annua. Infine il non-merito nel settore della ricerca, definito come gap di produttività media del ricercatore in Italia rispetto ai paesi Ue, "costa" tra lo 0,4 e l'1,9% del Pil pro capite quando la produttività dei ricercatori italiani - misurata con ibrevetti peraddetto -vigne confrontata con la media Ue. Si tratterebbe di una "perdita" stimabile tra 139 e 684 euro pro capite.
E chiaro che oltre a costituire un vincolo per il benessere non materiale delle generazioni presenti e future, la scarsa qualità della nostra istruzione e ricerca hanno già pesato e peseranno ancora sul reddito degli italiani.
Gli autori sono docenti alla Luiss, rispettivamente al Dipartimento di economia e al Luiss Lab



La scoperta dei demografi sui dati del censimento

TRADIZIONI FEROCI

Per avere figli maschi cresce tra gli immigrati cinesi, indiani e coreani il ricorso a selezione dei feti e fecondazione assistita

Gli asiatici d'America e il sesso

Gli asiatici immigrati negli Stati Uniti hanno importato l'efferata tradizione di selezionare il sesso dei figli, scartando le bambine. Con la differenza che negli Usa ricorrono non solo all'aborto ma anche alle più sofisticate tecniche di fecondazione assistita.
La notizia, sepolta tra i dati del censimento, non è sfuggita aì demografi americani che - riporta il New York Times - si sono accorti di uno scarto statistico rilevante tra la proporzione di nati maschi e femmine nella popolazione generale e in quella di origine cinese, coreana e indiana quando la coppia abbia già una o due figlie femmine.
Negli Stati Uniti nascono più bambini, il rapporto è di 1,05 a . Nelle famiglie cinesi, coreane e indiane l'eventualità di un maschio cresce a 1,17 se la prima figlia è femmina e diventa 1,51 a 1- cioè del 50% più elevata - se si tratta del terzo concepimento dopo due bambine.
L'incidenza dei maschi tra gli immigrati cinesi a New York è più alta della media nazionale delle famiglie cinesi, sempre che si tratti del terzo figlio (515 ogni i.ooo nascite la media, 558 nel caso dei newyorkers figli di cinesi).
"Gli asiatici e i mediorientali sono inclini a chiedere figli maschi" confermano i responsabili delle cliniche per la fertilità che offrono la selezione del sesso. A tal punto che una di queste - la californiana Fertility Institutes - ha pubblicizzato i suoi servizi sui giornali in lingua cinesé e indiana.



DA LA REPUBBLICA MARTEDI' 16 GIUGNO 2009


R2 LA STORIA

E' accaduto a Belfast. il bambino ha ora dieci anni e la famiglia chiede un risarcimento all'ospedale.
Concepito in vitro: l'ovulo della donna era stato fertilizzato con il seme di un uomo sudafricano


ITALIA

Nel 2000 al Policlinico di Modena nascono due gemelli mulatti da una madre bianca. Colpa di una provetta sbagliata

Errore in provetta la coppia bianca ha un figlio nero

MARIA NOVELLA DE LUCA

Tra gli errori della"provetta" è il più noto e il più evidente. Avviene con la fecondazione eterologa, quando cioè la gravidanza si ottiene con il ricorso allo sperma di un donatore o ali' ovocita di una donatrice. Può capitare, e i casi sono già centinaia così come le cause giudiziarie, che da una coppia bianca nasca un figlio di colore, o il contrario. Ed è infatti quello che è accaduto a una coppia irlandese che si prepara a portare in tribunale un grande ospedale
di Belfast. Nel reparto di riproduzione assistita, ]"ovulo di Catherine Williams è stato fecondato con lo sperma di un uomo sudafricano, ed è nato un bimbo nero. Adesso Keith e Catherine Williams chiedono che il Belfast Health and Social Care Trust elargisca loro un risarcimento per il "trauma emozionale" che l'intera famiglia è costretta a soffrire: Michael, che ora ha dieci anni, e non sa di essere nato con la "banca del seme" chiede in continuazione ai genitori perché non è bianco come loro e come la sorella Susan di tre anni più grande. "Mio figlio vuole sapere se ho avuto un altro uomo", confessa Catherine, mentre Keith il padre (che a causa di una ciste al testicolo non può avere figli) teme che quando dirà la verità al bambino questi lo rifiuterà.
Ma l'errore di provetta non ha coinvolto soltanto il piccolo Michael. Anche la sorella Susan da grande potrebbe avere delle difficoltà. I medici dell'ospedale di Belfast infatti, anziché utilizzare lo sperma di un "caucasico bianco", hanno invece utilizzato quello di un "caucasico sudafricano", ovvero un misto di bianco, nero e asiatico, dal quale possono nascere bambini sia bianchi che neri. Susan è nata dalla stessa serie di ovuli fertilizzati e sebbene bianca potrebbe quindi un giorno avere lei stessa figli neri... Parlando della sua difficoltà di dire a Michael la verità, Keith Williams ha dichiarato: "Molti affermano che avrei dovuto raccontargli tutto prima, ma a che età si possono spiegare queste cose in modo che le capiscano? Il fatto è che non avremmo mai dovuto trovarci in questa situazione. Michael sta diventando grande ed è sempre più confuso sulle sue origini".
"A scuola ha subito insulti razzisti - ha aggiunto - con gli altri bambini che gli chiedono: "Da dove viene tuo padre"? Viviamo in una piccola comunità, prevalentemente bianca, la gente è pettegola, mormora. Tutto questo è molto doloroso".
I Williams non sono gli unici a soffrire per gli errori commessi dalle cliniche per la fertilità in Gran Bretagna, che secondo le statistiche ufficiali nell'ultimo anno sarebbero stati almeno 200. Proprio in questi giorni si è saputo che un ospedale di Cardiff ha impiantato nella donna sbagliata l'ultimo ovulo di una 38enne che ora ha quindi perso ogni speranza di avere figli.
Lo scorso mese un ospedale londinese ha dovuto distruggere tre embrioni dopo che i mèdici si erano accorti di averli fertilizzati con lo sperma sbagliato. Sono 35.000 le donne britanniche che ogni anno si rivolgono alle cliniche per la fertilizzazione in vitro, 15.000 in più rispetto al 1995



DA IL RIFORMISTA MARTEDI 16 GIUGNO 2009


VISTI DA

di Anna Chimenti


Non date per morto un referendum che ci può sorprendere


L'apertura di Gianfranco Fini al doppio turno rischia di movimentare la discussione sul sistema elettorale molto più di quanto non sia accaduto nei giorni scorsi, quando è stata accolta con una generale sorpresa, positiva a sinistra, interlocutoria al centro, silenziosa o scettica da parte di Berlusconi e dello stato maggiore dell'ex Forza Italia.
La ragione di queste reazioni è presto detta. Rispetto al referendum del 21 giugno, Berlusconi e Bossi hanno stipulato un patto per l'astensionismo. Fini ha detto che andrà a votare. E anche il centrosinistra - che potrebbe pure essere danneggiato dalla possibile vittoria dei "sì", con lo spostamento del premio di maggioranza dalla coalizione al partito vincente che in questo momento finirebbe con il favorire il Pdl - s'è schierato a favore del voto.
La riuscita del referendum, per la quale è necessario che la metà più uno degli elettori si rechino ai seggi, è resa incerta sia dal forte astensionismo manifestatosi il 7 giugno, sia dal fatto che il 21, per i ballottaggi, è chiamata a votare assai meno della metà dell'elettorato. Ma nella discussione che si aprirà già dal 22 le posizioni di Fini, Casini e Franceschini sono destinate a pesare. Anche se il referendum sarà affossato dall'astensione e dalla disattenzione dei media, ci si troverà comunque di fronte a milioni di schede elettorali - e probabilmente a milioni di "sì" - che spingeranno per una riforma della legge elettorale. Non sarà possibile, insomma, dire che siccome il referendum è fallito l'attuale legge "Porcellum" resta così com'è.
E qui sarà messa a dura prova l'intesa tra Berlusconi e Bossi. Il leader della Lega infatti avrebbe visto come il fumo negli occhi l'introduzione di un premio, che, assicurando al partito vincente la maggioranza in Parlamento, avrebbe reso Berlusconi e il Pdl liberi di governare da soli senza negoziare con gli alleati. Ma se la discussione si dovesse spostare comunque su un diverso sistema elettorale, il Senatur sarebbe per il proporzionale puro, stile Prima Repubblica, in cui gli elettori votano solo per i partiti e non per i candidati premier, e le alleanze e i governi si formano in Parlamento.
Una svolta del genere, anche con tutta la tendenza ad accontentare Bossi manifestata negli ultimi tempi, sarebbe inaccettabile per Berlusconi. Fermo restando che tutto potrebbe restare com'è, perché Bossi, in caso di riforme che non lo convincono, potrebbe minacciare la crisi di governo, e Berlusconi, di conseguenza, rinviare la discussione su una nuova legge elettorale, gli schieramenti del dopo 21 giugno conterranno tuttavia un forte tasso di novità. Da un lato emergerà un fronte proporzionalista capeggiato dalla Lega e al quale si assocerà Di Pietro e, molto probabilmente, Casini. I leader dei tre partiti minori usciti vincitori dal voto del 7 giugno sono decisi a difendere la loro presenza in Parlamento di fronte a qualsiasi sistema che li costringa ad allearsi con i partiti maggiori cancellando le proprie insegne. Dall'altro, sia pure come reazione alla pressione proporzionalista, verrà fuori un'inedita alleanza tra Pdl - tutto o in parte - e Pd.
E' in quest'ambito che il ritorno al doppio turno potrebbe funzionare da sblocco. Innanzitutto perché è il sistema in cui tutti i partiti possono presentarsi e mantenere la loro identità al primo turno, con un abbassamento, in alcuni casi, della soglia di sbarramento che da noi ha messo fuori gioco la sinistra radicale e che invece, se ridotta, le consentirebbe di ripresentarsi anche con le attuali divisioni. Mentre al secondo turno possono poi concorrere in alleanza con i partiti maggiori. Inoltre perché, a sedici anni dalla prima legge maggioritaria e bipolare - il "Mattarellum" del 1993 -, molte delle riserve che portarono allora alla scelta del turno unico sono cadute.
Il panorama è mutato. Non c' è più la Dc, che nella prima legislatura di transizione 1992-'94 era ancora il primo partito del Parlamento, riteneva possibile, anche nell'incerto futuro che si preparava, un gioco al centro, e temeva il doppio turno perché la vicina esperienza francese, dichiaratamente bipolare, aveva eliminato ogni spazio per l'Mrp, i cattolici d'Oltralpe, e aveva favorito le sinistre socialiste mitterrandiane. Oggi invece anche Casini, per dire del maggiore erede dell'esperienza democristiana, è cresciuto in una temperie bipolare e immagina il ruolo del centro come quello di un partito che sceglie comunque il campo in cui stare. In Francia intanto la stagione mitterrandiana s'è chiusa e la destra, prima con Chirac e adesso con Sarkozy, governa stabilmente da quattro legislature.
E se Fini è il più convinto che il salvataggio del bipolarismo debba pagare il prezzo di un'effettiva garanzia al centrosinistra di poter tornare in campo, potendo contare su tutti i voti presenti dalla sua parte, anche Berlusconi potrebbe ragionarci, davanti al l'insidia di un ritorno proporzionalista in cui il premier verrebbe scelto in Parlamento, indipendentemente, e forse perfmo a dispetto, delle in
dicazioni degli elettori.
Così un referendum che pareva mezzo morto, e che potrebbe essere nuovamente abbattuto nelle urne dall'astensionismo, può agitare le acque stagnanti della politica. Come diceva Leonardo Sciascia, fin dagli anni 70: "Considero i referendum come gli avvenimenti più democratici mai verificatisi in Italia. Quelli che hanno dato veramente un'immagine di questo Paese che non si ha mai attraverso i risultati delle elezioni politiche o amministrative. Da queste si ha un Paese in cui nulla si muove, tutto è uguale, si è contenti di come vanno le cose. Dai referendum, anche da quelli persi, si ha invece l'immagine che c'è in questo popolo l'ansia di mutare qualcosa".

SMS MAIL



Sette spunti di riflessione per il Pd dopo la débacle

Caro direttore, il voto europeo dimostra che: 1) hanno sbagliato ancora una volta i calcoli i neo e vetero marxisti secondo i quali la crisi mondiale era la crisi del capitalismo nella sua versione globale, una frattura nella quale sarebbe passata la nuova ondata di sinistra, partendo dalle presidenziali Usa; 2) la vittoria di Obama non ha niente a che vedere con la sinistra europea: è la modernizzazione di un vecchio partito moderato e liberai americano; 3) il voto alle destre non dice qual è la via per risolvere la crisi (Dio solo sa qual è la formula giusta); non esprime alcuna fiducia nelle soluzioni neokenysiane di tipo socialdemocratico e indica una scelta dell 'elettorato a sostegno di un tentativo delle destre di gestire la fase attraverso un nuovo tipo d 'intervento pubblico volto a minimizzare gli effetti della crisi per i lavoratori e di incentivi alle imprese, non alterando il mercato, ma soprattutto ponendo fine alle illusioni dell 'illuminismo universalistico europeo e risvegliando gli istinti protettivi delle comunità locali e nazionali, pericolosi, ma corrispondenti a interessi reali; 4) Veltroni aveva ragione a sostenere che un nuovo soggetto politico della sinistra doveva guardare a nuove frontiere e a nuove aggregazioni internazionali progressiste; 5) la débacle del Pd italiano non dipende dalla débacle socialdemocratica e laburista europea, ma dall 'incoerenza a perseguire il progetto iniziale di unire i riformismi italiani: per che cosa? quale programma? come? che tipo di partito? su quali basi teoriche e culturali?; 6) la destra italiana ha fondato radici solide nel Paese, a prescindere del loro leader; 7) il Pd può essere l'alternativa di una nuova sinistra, se lo fa, e se non lo fa i tempi sceglieranno chi dovrà, farlo.
Ettore Combattente



SMS


GHEDDAFI/I
Posso capire che un altro successo personale del Cavaliere, che ci ha garantito energia e supporto alle imprese italiane in un periodo di crisi, dia fastidio a sini-stra, dove nessuno ha mai concluso niente di utile per l'Italia. Aproposito, un altro successo è in arrivo con Barack Obama, che non si fila per niente i democratici italiani.
Felice

FINI
Io non avrei proprio alcun dubbio sul prossimo leader del Partito democratico: il compagno Gianfranco Fini.
Sta dimostrando ogni giorno di essere dei nostri e ormai è più a sinistra di Dario Fran-ceschinì e Rosy Bindi.
William

COMPLOTTO?!
Siamo governati da un esecutivo con una maggioranza parlamentare strabordante, con un premier che si permette di cazzeggiare a piacimento grazie ad una serie di norme che lo tutelano contro tutto (torcicollo escluso), con una opposizione alla canna del gas e dopo quindici anni ci tocca sentire ancora la litania del complotto. Ci salvi chi può!
Luca Mangoni



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16 GIUGNO

Nasce a Rosario Ernesto "Che" Guevara ideologo della rivoluzione comunista contro il regime di Batista nel 1959 a Cuba (16/6/1928)
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REGULAE JURIS

Una striscia di regole del diritto………

per chi il latino l’ha studiato e lo sta studiando e per chi non l’ha studiato c’è la traduzione

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Error facti necdum finito negotio nemini nocet. l. 7 C. de j. et f. ignor. 22, 6.
L'errore di fatto non nuoce a nessuno finchè non sia terminata la controversia, quando ha luogo.

Error [ignorantia] iuris nocet, facti non nocet. PAU. l. 9 pr. D. de j. et f. ignor. 22, 6.
L'ignoranza del diritto nuoce, ma non quella di fatto.

Error jus facit [propter imperitiam testatoris]. 1. 3 in. de suppell. leg.
L'errore (cioè l'opinione volgare riguardo al significato delle parole) può stabilire un diritto (quando si tratti di imperizia del testatore).

Error litigatorum non habet consensum. ULp. I. 2 pr. D. de judiciis 5, 1.
L'errore dei litiganti rifugge dal consenso.

Errore veritas non amittitur. ULP. l. 6 pr. D. ad municip. 50, 1.
La verità per causa di un errore, non cessa di esser tale.

Ignorantia facti, non iuris excusatur. PAU. l. 9 de juris et facti ignor.
Si scusa l'ignoranza di fatto, non quella di diritto.

In alieni facti ignorantia tolerabilis error est. NERAT. l. 5 § 1 D. pro suo 41, 10.
Tollerabile l'errore che deriva dall'ignorare un fatto altrui.

Iuris error nulli prodest. PAU. l. 2 § 15 D. pro emptore 41, 4
L'errore di diritto non giova a nessuno.

Iuris ignorantia non prodest acquirere volentibus, suum vero petentibus non nocet. PAP. 1. 7 de j. et f. ignor. 22, 6.
L'ignoranza di diritto non giova a coloro che vogliono acquistare; non nuoce poi a coloro che domandano il suo.

Nihil obest quod in syllaba erratur. l. 54 pr. de manumiss. testam.
L'errore di una sillaba con nuoce

Edited by isabella - 16/6/2009, 19:36
 
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isabella
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DA IL FOGLIO MERCOLEDI' 17 GIUGNO


ANDREA'S VERSION

Dieci domande a Repubblica 1) Perché il presidente degli Stati Uniti ha messo quelle sue manone sulle spalle del nostro presidentddel Consiglio? Lo vo-leva schiacciare più in basso o lo prevedeva il protocollo? 2) Quanti continenti farete ancora girare a Federico Rampini, prima di offrirgli un ruolo alla sua altezza? 3) Se l'ingegner Carlo De Benedetti incontra Bersani una volta ogni quindici giorni, e Franceschini una volta alla settimana, come proce-derete da qui al congresso? Metterete Giannini su Bersani e farete rientrare dalla Groenlandia Rampini per metterlo su Franceschini, o viceversa? 4) Concita sembra particolarmente lucida anche a voi? Più di Bellu? 5) E' vero che Davanzo prima si scriveva tutto attaccato, la crepa gli è venuta dopo, e l'avete chiamata apostrofo per comodità? 6) Come va il filosofo Galimberti? Copia mica da Augias? 7) E' vero che Ezio Mauro dice sempre: "Marco Benedetto, e non aggiungo altro"? 8) Vi ha mai raccontato, Curzio Maltese, dei tempi felici quando lavorava con Liguori e Marcenaro a Lotta continua di Milano, nell'appartamentino di via Revere, e si era tutti e tre così uniti? 9) Come l'avete assunto uno come Vittorio Zucconi, che dall'A tierica non toppa mai una notizia? Da un casting? 10) 0 aveva un book tutto suo?

PREGHIERA

DI CAMILLO LANGONE

In Iran la bicicletta è vietata alle donne ufficialmente: non piace agli ayatollah. In Italia è vieta-ta ufficiosamente: non piace ai sindaci. Ma quando mai un milione di italiani scenderà in piazza per chiedere amministratori meno ostili al pedale? Ci sono più possibilità di vedere prossimamente bellezze in bicicletta a Teheran, dove la teocrazia ciclofoba vacilla, piuttosto che a Roma, dove accelera il futurismo finiano (l'assessore islamofilo Umberto Croppi, il politologo bicilindrico Angelo Méllone...). Oggi i seguaci di Mari-netti e di Maometto sono accomunati dalla devozione al motore a scoppio, con relativi corollari: la violenza della velocità, l'inimi-cizia verso l'ambiente, la dipendeia dal petrolio. Prego i Santi persiani martirizzati al Colosseo di proteggere la bicicletta dai suoi nemici potentissimi e malvagi.

INNAMORATO FISSO

DI MAURIZIO MILANI

I pezzo
Ragionamento sulla Lega nord, come fatto a pagina quattro sul Foglio. Il merito di mani pulite nel 1992 fu della Lega lombarda. Prima i magistrati sapevano l'andazzo, ma siccome i cittadini andavano da Dc e Psi per chiedere di mettere il figlio appena diplomato alle aziende Eni, Agip, Saipem, Iri, ecc. in cambio del posto di lavoro poi figli e parenti votavano.
Anch'io ero andato a chiedere di far la guardia giurata dentro un palazzo di Metanopoli a San Donato, ma non mi hanno
preso perché puzzavo di vino e muffa. Per questo motivo fui lasciato da Jennifer Lopez e altre otto morose.
Quando i cittadini hanno incominciato a votare Lega lombarda la magistratura è intervenuta in quanto la politica tradizionale non aveva più l'avallo della società. Altrimenti c'era un'altra marcia su Roma.
Per me era meglio quando c'era Primo ministro Salandra. Noi grandi obesi di Piacenza e Lecce vogliamo essere tassati da parte della regione Puglia.
II pezzo
Depura anche tu il tuo cane. Hai tempo tre giorni. Se non lo fai vieni arrestato. Il Codice prevede benefici (arresti domiciliari).



DA IL CORRIERE DELLA SERA MERCOLEDI' 17 GIUGNO 2009

Primo piano

Voli di Stato, i pm: archiviare
La Procura di Roma ha inviato al Tribunaie dei ministri gli atti dell'inchiesta sui voli di Stato, nell'ambito della quale è indagato per abuso d'ufficio il presidente del Consiglio Berlusconi. La richiesta dei pm è di archiviare il procedimento. Ma le polemiche, dopo la frase di D'Alema sulla "scossa", continuano.

Iran nel caos, sfida in piazza
Ancora forti tensioni in Iran dopo la "manifestazione" contro i brogli" e i disordini che` hai causato 7 morti. Ieri, a Teheran, il moderato Mousavi ha annullato il corteo di protesta contro Ahmadinejad, ma i suoi sostenitori si sono radunati davanti alla Tv di Stato lanciando slogan. E anche il presidente ha chiamato a raccolta í suoi e un'imponente folla è'scesa in piazza. Il Consiglio dei Guardiani intanto chiede di ricontare i voti.

Focus
Le megalopoli e la campagna

Sorpasso. Più della metà degli abitanti della Terra (6 miliardi e 800 milioni) oggi risiede nelle aree urbanizzate. Ad espandersi saranno soprattutto le cosiddette megalopoli, gli spazi urbani con più di 10 milioni di abitanti. E allora campagna addio. Ciò significa che il pianeta rischia di finire in riserva in termini di sostenibilità ambientale e consumi energetici.

Esteri
Carter sfugge a un attentato

Jimmy Carter è sfuggito a un attentato organizzato a Gaza, nel corso della missione che l'ex presidente Usa, oggi ambasciatore di pace, sta conducendo nella zona. Tre ordigni esplosivi sono stati ritrovati sulla sua strada. Sotto accusa, "gruppi vicini ad Ai Qaeda". Carter, nonostante la minaccia, non ha cambiato programma e ha incontrato il leader di ' Hamas, Haniyeh.


La protesta dei terremotati
Manifestazione a Roma di terremotati d'Abruzzo.
Presidi e sit in a Montecitorio, girotondi a Piazza Venezia degli sfollati: accuse a Berlusconi e al Parlamento. "Le promesse devono essere mantenute". Cartelli e slogan, caschi gialli in testa. "Non ammetteremo ritardi".

Economia
Draghi: ora si pensi al dopo-crisi

E arrivato il momento di iniziare a "progettare" strategie di uscita dalla crisi. Lo ha affermato Mario Draghi, governatore della Banca d'Italia, al Wirtschaftstag 2009 di Berlino. "Occorre mettere in cantiere l'uscita da politiche di bilancio eccessivamente espansionistiche per gestire la riduzione del debito pubblico".

Cultura
Ciampi laico e cattolico

"Così scoprii il diritto alla libertà religiosa. Fedele alla Chiesa e al Risorgimento". Dall'introduzione dell'ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, al volume con la sua tesi di laurea scritta alla vigilia della Costituente esce il ritratto di un intellettuale "laico e cattolico senza pregiudizi".
Spettacoli
Arriva Bruno, Hollywood trema

Voce affettata, capelli ossigenati, hot pants: è Beriino, il giornalista gay, presto sugli schermi Usa, ma vietato ai minori di 17 anni. E un altro personaggio del talk show "Ali G" condotto da Sacha Baron Cohen. Per molti è colpevole di scardinare i tralicci oldfashion della commedia hollywoodiana.

Sport
L'Italia scopre il bomber Rossi

Dopo la doppietta all'esordio della Confederations Cup contro gli Stati Uniti, l'Italia del pallone scopre le potenzialità del bomber italo-americano Giuseppe Rossi, che Paolo Rossi, il Pablito mundial ribattezza Pepito d'oro. Rossi, stella del Villarreal, in Spagna, è adesso conteso dalle grandi del campionato italiano, Juventus, Inter e Milan.

DA IL SOLE 24 ORE MERCOLEDI' 17 GIUGNO 2009


lettere

Risponde Salvatore Carrubba

CHI DIMENTICA L'IRAN
L'Iran in odore di brogli elettorali non può non interessare il mondo intero.
Se il ministro dell'Interno iraniano vieta tutte le manifestazioni, arrivando a negare a Moussavi anche un corteo pacifico, è indice che si ha paura di qualcosa: della luce dal buio delle coscienze tappate, per le quali le coercizioni e i trucchi sono ausili alla conservazione di un potere ritenuto l'unico giusto. Occorre a questo punto che gli intenti di pacificazione non siano sordi o scambiati come debolezze, perché anche la fermezza nei valori e nei principi che li sorreggono serve alla pace.
Bruno Russo Napoli

Sull'opinione pubblica italiana (e non solo) il regime iraniano non suscita particolare emozione, né quando impicca né quando reprime. Credo che questo atteggiamento sia segnato da una sorta di peccato originale, quello che trent'anni fa spinse l'intelligenza di sinistra a festeggiare Khomeini che essendo nèmico dello scià, che era amico degli Usa, diventò automaticamente un'icona progressista. Per questo, dopo, contro la rigida teocrazia che lì si è consolidata nessuno ha mai avuto da obiettare, salvo inalberarsi qui contro gli attentati alla laicità rappresentati da qualche presa di posizione (magari fastidiosa ma sempre legittima) dei vescovi o del Papa. Perché l'Iran faccia notizia, insomma, occorrerebbe che qualcuno ammettesse di essersi sbagliato trent'anni fa. Ma il dossier degli errori commessi rischierebbe in molti casi di essere troppo lungo: perciò, meglio non aprirlo, e far finta di nulla. .

Dislessia a scuola
Sono un'insegnante e da 15 anni sono a contatto con gli studenti e con le problematiche riguardanti l'apprendimento, oltre ad avere esperienza come madre di un figlio di 14 anni. Sono rimasta sorpresa dalle ultime iniziative istituzionali riguardo il disegno di legge sulla dislessia. Nel Ddl viene sancito in modo perentorio e inconfutabile che la difficoltà di lettura o di calcolo, egli errori nello scrivere, sono considerati disturbi dell'apprendimento di origine costituzionale che persisteranno per tutta la vita. Per questo vengono attivate modalità d'insegnamento specifiche, come si fa con i portatori di handicap, tutto ciò sotto la supervisione della neuropsichiatria infantile. Nella mia esperienza ho visto un'infinità di difficoltà negli studenti e grazie al mio intuito, desiderio di aiutare, e grande pazienza ho scoperto che dietro ad ogni difficoltà coltà degli alunni c'era qualche motivazione specifica e risolvendola pian piano migliorava, raggiungendo buoni risultati. Appare evidente l'incongruenza di questa legge che da una parte vuole garantire il diritto all'istruzione, rimuovendone gli ostacoli, dall'altra crea dei futuri cittadini disabili.
Maria Covini e-mail

Pubblicità e disfattismo
Ho notato che non vi è stato alcun commento alla frase che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha pronunciato al convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria a Santa Margherita Ligure: "Non date pubblicità ai media che cantano ogni giorno la canzone
del disfattismo". Tali affermazioni non dovrebbero trovare sponda in un convegno della più importante associazione della borghesia produttiva.
Giovanni Bolli Milano

Paura degli immigrati Ho sempre più triste impressione che i miei concittadini preferiscano morir di fame, convivere con la mafia, con l'inquinamento, preferiscano ogni sorta di sventura insomma, pur di vedere qualche immigrato in meno.
Francesca Ribeiro e-mail


DA LA STAMPA MERCOLEDI' 17 GIUGNO 2009


BUONGIORNO

MASSIMO GRAMELLINI----------------L'ITALIA IN BERMUDA

Fra i cinque titoli di giornale più belli dell'anno entra di diritto quello che campeggiava ieri sulla prima pagina di Libero: "Obama a Silvio: aiutami". Una battuta di sublime autoironia, ne siamo certi, che fa il verso al vizio assai provinciale di considerare l'Italia l'ombelico del mondo e il nostro premier l'ombelico dell'ombelico. Quale sia il reale peso di entrambi gli ombelichi nello scacchiere mondiale lo ha rivelato Obama durante la conferenza stampa seguita allo storico incontro, protrattosi oltre il previsto perché pare che il Presidente degli Stati Uniti non abbia resistito alla tentazione di rivolgere all'ospite le famose dieci domande di "Repubblica". Nel ringraziare l'Italia per aver accettato, unica con le isole Bermuda, di prendersi sul groppone tre prigionieri di Guantanamo (gira voce che il più vecchio e costoso dei tre verrà ingaggiato dal Toro), Obama ha messo Berlusconi e le Bermuda sullo stesso piano, che è comunque sempre meglio che mettere Berlusconi in bermuda, specie di questi tempi.
"Libero" ha ragione: Obama ha chiesto l'aiutino. Come quando l'imperatore di Roma riceveva nei ritagli di tempo il vecchio governatore di una piccola provincia lontana (il proconsole di Numidia Piersilvius Gaudens, detto Sbircione l'Africano, che morì "avvelinato" a 555 anni) e gli sbolognava tre gladiatori ormai inservibili. Chissà che titoli divertenti facevano i giornali di Numidia anche allora.


LETTERE AL DIRETTORE


Che cosa lega Eelettori e Cavaliere'

Nel bell'articolo di Rusconi (La Stbmpa,16 giugno) che spiega il fenomeno Berlusconi ai tedeschi mancano due grandi motivi che spingono e legano l'elettorato al Cavaliere: l) La pochezza Politica e l'incapacità di programmare e produrre della sinistra, inchiodata da sindacati e ideologie superate. 2) L'inefficienza della Magistratura, nella quale una piccola parte svolge prevalentemente un'attività politica, mentre il Csm pèrmette e non punisce severamente errori gravissimi (mafiosi che escono per ritardi nel deposito delle motivazioni delle sentenze) e ritardi molto sospetti (sequestro delle foto e intervento a difesa della privacy del presidente del Consiglio italiano) con danno gravissimo d'immagine non solo a lui, ma a tutto il Paese, per la lentezza della Magistratura a difendere lo Stato
Aldo Castellani

L'homo italicus alla Casa Bianca
Rusconi disegna da par suo il berlusconismo, identificandolo in larga misura con il "caso Italia". Aggiungerei una considerazione. C'è un altro elemento comune tra il Cavaliere e l'"homo italicus" genericamente inteso: il freno alla caratteriale effervescenza suscitato dal dialogo con chi è ad un tempo serio e potente. Si vedano le immagini televisive dell'incontro del Cavaliere con Obama e, in particolare, l'impaccio, timoroso, quasi querulo, con cui auspica che con Obama possa rinnovarsi sul piano personale la consonanza umana stabilitasi con Bush. Quale abissale differenza con l'arrogante sicurezza che di norma egli manifesta!
GABRIELE MAZZACCA, NAPOLI

Di Pietro come PoujadeL'attuale Di Pietro mi ricorda il francese Poujade e il suo poujadismo degli Anni 50. Poujade era insorto contro il governo, inteso come centro di potere e contro l'intellettualismo dei politici. Ebbe la simpatia dei commercianti tartassati dal fisco e poi da ampi strati della popolazione. Se ben ricordo, per una o due legislature, ebbe decine e decine di deputati al Parlamento, mentre lui, intelligentemente, non si presentò come candidato. Avuto il successo, però, dovette iniziare a "fare politica" e ad ampliare i temi del poujadismo, le sue idee si appiattirono alla stregua degli altri partiti, finì per allinearsi, per poi scomparire.
MARCELLO ORTERA, FANO

Da Guantanamo all'Italia
Il prezzo pagato da Berlusconi ad Obama per essere riammesso nel club dei dirigenti occidentali è costituito dall'aumento del nostro contingente militare in Afghanistan. Inoltre l'Italia dovrà accogliere tre prigionieri di Guantanamo non so se nelle nostre prigioni o come persone liberate da una detenzione illegale durata tanti anni in totale assenza del rispetto dei diritti dei "terroristi". A quanto pare i liberati da Guantanamo non hanno diritto di tornare nelle loro patrie ed alle loro famiglie. Ci integriamo ancora più profondamente negli interessi americani.
PIETRO ANCONA

Il mobbing degli alimenti
Per un mancato pagamento degli alimenti, sul quale è ancora pendente un giudizio sia civile che penale, mia moglie mi ha pignorato la casa. La giustizia italiana permette la conversione del - pignoramento tramite un libretto postale sul quale versare a rate l'importo dovuto ed evitare la vendita all'asta dell'immobile. Ogni mese mi devo recare presso il tribunale, ritirare il libretto, raggiungere l'unica posta abilitata a quel servizio, in pieno centro storico dove l'auto non può entrare, fare il versamento e tornare entro le 12 a riportare il libretto in cancelleria. All'interno del Palazzo di Giustizia ci sono un ufficio postale e una banca, nessuno dei due è abilitato ad effettuare queste operazioni. A casa mia questo si chiama mobbing e il mobbatore in questo caso è lo Stato.
MARIO ROSSI

Se l'Europarlamento lavorerà davvero
Nel primo trimestre 2009 nell'Ue sono stati persi 1.916.000 posti di lavoro. È un problema continentale da affrontare in sede europea. Quale miglior momento per avanzare proposte se non questo, con tutti gli 'europarlamentari freschi di nomina? Sono poco meno di un'ottantina quelli che rappresentano gli italiani in Europa su un totale di 700, avrebbero il dovere morale d'intervenire sull'argomento, dicendo quello che avrebbero intenzione di fare per contrastare il fenomeno e per imprimere un netto dietrofront. Non vorrei che, passate le elezioni europee, la gente si dimenticasse che esiste un Parlamento a Bruxelles e chi è stato eletto si dimenticasse di chi gli ha permesso di arrivare a farne parte.
LUCA VOLETTI, BRUXELLES

Apprendisti stregoni del debito pubblico
Aumenta il debito pubblico dell'Italia e aumenta ancora di più il suo peso sul Pil, in perenne discesa. In una situazione che sembra un Vesuvio pronto a esplodere, inutile andare a chiedere consigli a Obama. Illogico cercare di ottenere una soluzione da chi ha il debito pubblico più elevato al mondo (ogni americano è indebitato per 37000 dollari). Attualmente gli Usa sono all'83% del Pil, solo una trentina di punti sotto quello italiano che veleggia attorno al 110%. La situazione è destinata a peggiorare a causa dei 1000 . miliardi di dollari spesi per salvare le banche e l'industria dell'auto. Per quanto ancora le nuove generazioni saranno disposte a tollerare debiti contratti da gente che non hanno mai conosciuto?
Quando arriverà qualcuno che rifiuterà di pagare i debiti altrui, i politicanti non avranno più scuse e ammetteranno il proprio fallimento:
MARCO TOLENGO,
PASSERANO MARMORITO (AT)

L'EDITORIALE DEI LETTORI

IL LATINO FA B ENE AI MANAGER

La complessità Non si governa solo con la tecnica -
Occorre recuperare la consapevolezza di sé che gli studi umanistici sono in grado di fornire

PAOLO FAI

Non entro nel merito della riforma Gelmini. Discuto, però, la proposta del lettore Gianni Mereghetti di bandire dal- .
le scuole lo studio della lingua latina . Insegno da tanti anni latino e greco nel liceo classico, e altre volte' ho sentito proposte simili: basta con lo studio del latino, non serve, meglio materie più moderne. Il lettore propone storia del cinema e del teatro. Ma non è così catastrofico il quadro. L'8 maggio il Corriere della Sera informava che "la laurea in lettere o filosofia in banca ora piace di più", si soffermava sulle crescenti possibilità d'impiego nel mondo bancario dei laureati in materie umanistiche e riferiva di assunzioni in Unicredit, Mediolanum e Credito emiliano.
Se noi professori crediamo, non per contratto, ma per intimo convincimento, che al centro dei rapporti umani e sociali, quindi anche di lavoro, c'è innanzitutto la persona umana non possiamo mettere in discussione le due lingue e le due culture che hanno posto l'uomo al centro di tutto. Anzi sul suo arricchimento morale bisogna scommettere di più. La dimensione spirituale della vita è infatti il fondamento, senza il quale le sole competenze tecniche e gestionali rischiano di appiattire, anche il più brillante manager, sulla sola dimensione materiale.
La complessità non si governa solo con la tecnica. Occorre recuperare la consapevolezza di sé che solo gli studi umanistici sono in grado di fornire. Ma non col puro studio della letteratura, che si ridurrebbe a un arido elenco di nomi, destinato a svanire. Ineliminabile resta lo studio dei testi, in lingua originale o in traduzione. Come si farebbe a spiegare il significato di cinema e teatro a ragazzini - che si suppone curiosi di sapere, più di ogni altra cosa, il significato delle parole - se si decidesse di amputare lo studio del greco e del latino. Cinema e teatro non sono solo spettacolo. Prima sono parole che designano qualcosa. E quelle parole, teatro soprattutto, hanno una tradizione, che è linguistica e culturale. Privarsene recidere una parte fondativa della nostra civiltà.
59 anni, insegnante di latino e greco, Solarino




DA IL MESSAGGERO MERCOLEDI' 17 GIUGNO 2009

LA PAROLA CHIAVE

ATLANTISMO

L'Italia repubblicana è sempre stata atlantista prima ancora che europeista. E il rapporto. con gli Stati Uniti privilegiato, sopra ogni dubbio. Il problema di questi, anni è stato coniugato con l'europeismo e con quelle decisioni 1a" la guerra in Iraq è stata una delle più simboliche - che hanno visto l'Europa dividersi i prendendo le distanze dalle scelte dell'amministrazione ' Usa. Essere alleati fedeli è stato sempre un must della politica dei governi italiani; essere sinceri ma autonomi, e dunque capaci di dissentire e di dlrlo apertamente, un po' meno. Il problema sarebbe più facilmente risolvibile se l'Europa riuscisse a darsi regole condivise, una politica estera comune, un esercito comune: si risparmierebbero intanto molti quattrini, si dividerebbero le responsabilità e si avrebbe molto più peso sullo scacchiere internazionale. Invece spesso l'Europa divisa misura la sua atlanticità specchiandosi nei rapporti dei singoli Stati con Washington. (C.Rz.)



L'INTERVENTO


Referendum, appello del Colle:
più spazio sulla tv pubblica


ROMA - Dopo le sollecitazioni indirizzate al Presidente della Repubblica da esponenti del Comitato promotore del referendum sulla legge elettorale, «pur tenendo conto che la questione di un' adeguata informazione sulla consultazione referendaria è all'attenzione delle competenti sedi istituzionali, il Capo dello Stato auspica che i mezzi di comunicazione e, in particolare, il servizio pubblico, in questi ultimi giorni di campagna referendaria, diano spazio a una soddisfacente rappresentazione delle tematiche oggetto del referendum». Nel loro appello i referendari Mario Segni e Giovanni Guzzetta, rispettivamente portavoce e presidente del comitato, chiedono che sia «difeso un istituto costituzionale» e «tutelato il diritto di infformazione» era stato lanciato e sottolineano che a cinque giorni dall'apertura delle urne, un italiano su due non sa neppure che domenica 21 ci sarà la consultazione. «Una gravissima disinformazione», dice Guzzetta, rilevando che la Rai ha fissato dibattiti in orari di ascolto bassissimo. Anche il nostro spot autogestito - prosegue il presidente del comitato - viene diffuso una sola volta al giorno e, per di più, intorno alle 17:00, quando davanti alla tv ci sono per lo più bambini che guardano i cartoni animati».



DA IL RESTO DEL CARLINO MERCOLEDI' 17 GIUGNO 2009



"RESILIENZA" OVVERO IL CORAGGIO DI TORNARE
A SPERARE


di Maria Rita Parsi

NEL NOSTRO VOCABOLARIO della crisi dovrà diventare sempre più comune il termine "resilienza" che, secondo lo scrittore francese Paul Claudel, abbraccia i concetti di elasticità, di rimbalzo, di risorsa e di buon umore. Me ne sono convinta leggendo il libro di Mario Calabresi "La fortuna non esiste" (Mondadori) che racconta "storie di uomini e di donne che hanno avuto il coraggio di rialzarsi", in uno straniante e straziante panorama americano dopo lo scoppio della grande bolla finanziaria. Un reportage eccezionale che, mi son detta, dovrebbe diventare libro di testo nelle scuole e bussola per chi si sente messo ko dalla crisi e dalla perdita del lavoro. Perché, con esempi concreti, insegna che c'è sempre un nuovo giorno, un'alba dopo la notte. E vi si trovano suggerimenti preziosi per i decisori pubblici italiani che devono - e in fretta - inventare progetti di ammortizzazione per chi è colpito da licenziamento. Ad esempio, si racconta dell'attività di una task force incaricata di sostenere ed indirizzare chi perde il lavoro; oppure di maturi dipendenti delle fabbriche automobilistiche in crisi che ritornano a studiare per acquisire competenze in settori dove c'è offerta di lavoro

MI HA COLPITO la storia di Jawad Joya, 24enne afghano, sulla sedia a rotelle per la poliomelite. Fino ai 13 anni era prigioniero a Kabul del suo handicap e dell'analfabetismo. Grazie al sostegno di Alberto Cairo (Croce Rossa Internazionale) e poi del giornalista Paolo Rumiz, ma, soprattutto, alla sua intelligenza e forza di volontà, oggi Jawad, dopo aver bruciato le tappe accademiche, anche con 2 anni di frequenza del prestigioso Collegio del Mondo Unito di . Trieste, studia in un'Università americana ed è ascoltato consigliere sulle questioni afghane in ambienti vicini all'amministrazione Obama


DA IL RIFORMISTA MERCOLEDI' 17 GIUGNO 2009


I DARDI DI NARDI
Voli di stato. Giovane giornalista, bella presenza, cerca passaggio per la Sardegna in agosto. Contattare la redazione. Grazie.



SMS MAIL


Settimo non rubare
Promemoria per la borghesia


La borghesia italiana deve riscoprire la cultura delle regole? Alberto Meomartini, neopresidente di Assolombarda, ne è convinto. La rivalutazione della più importante infrastruttura immateriale per il mondo degli affari, come da lui definita, richiede anche la denuncia ferma del dilagare del lavoro nero, dell'economia sommersa, dell 'infedeltà fiscale, dei comportamenti illeciti o fraudolenti di manager e azionisti. Sono temi che Confindustria fatica ad affrontare con la determinazione e con la chiarezza necessarie. Oggi non c'è più posto per la frugale etica calvinista dell 'imprenditore weberiano. Ma è proprio Max Weber a riaffermare il nesso inscindibile tra Stato di diritto e sviluppo capitalistico e a evidenziare come quest 'ultimo dipenda da un sistema politico trasparente e affidabile, da una magistratura autorevole e una burocrazia statale efficiente. Tre condizioni di cui il nostro Paese avverte la mancanza. Se poi è concessa una digressione, quando nell 'Italia cuore del cattolicesimo il settimo comandamento (non rubare) mostra una così scarsa forza persuasiva, si pone un problema anche per il magistero della Chiesa, nonostante 1 'attuale Pontefice insista sul fatto che il mercato non può essere estraneo a ogni valutazione di ordine morale.



SMS



PANSA
Sembra che abbia vinto anche chi ha perso. Ed io che non ho voce sono avvilita. Il mio credo è Pansa e mi auguro che possa scrivere anocora per lunghi anni sul Riformista.
Camilla

SCOSSE
Le scosse reali e le scosse percepite. D'Alema un po' so-gnatore e un po' fattucchiera. G. Domini

INTESE
Vista la ritrovata grande ami-cizia italo-libica, mi chiedo se c'è un nesso tra il libro verde del Colonnello e le camicie verdi leghiste.
Lichene

TENDE
Se Gheddafi rimanesse in tenda e Grillo in un teatro tenda forse saremmo tutti più sereni?
Marilù Barnaba

ELEZIONI
'Le elezioni sono terminate e speriamo che si avvii un vero cambiamento. Basta con la politica degli annunci, della polemica squallida, della grande superficialità e del qualunquismo galoppante.
Gianvito Caldararo

GHEDDAFI
All'indomani della storica visita di Hitler a Roma (vedasi il film "una giornata particolare" con Mastroianni e la Loren), su un cartello affisso sul Pasquino c'era scritto: "Roma, città eterna s'è svegliata cor vestito de' cartone, pe accoje n'imbianchino che è ve-nuto da padrone".
Paolo .


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17 GIUGNO

Nasce a Hodslavic Frantisek PALACKY, ideologo nazionalista boemo, autore (1836) "Storia della nazione cera nella Boemia e nella Moravia" (giugno 1798)
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REGULAE JURIS

Una striscia di regole del diritto………

per chi il latino l’ha studiato e lo sta studiando e per chi non l’ha studiato c’è la traduzione

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Non est verisimile in suum nomen quemquam errasse. l. ult. de hered. just.
Non è verosimile l'errore del proprio nome.

Non fatetur, qui errat, nisi ius ignoravit. ULP. l. 2 De de confessis 42, 2.
A nulla vale la confessione fatta per errore, se pure non si tratta di errore di diritto.

Non videntur, qui errant consentire. ULP. l. 116 § 2 D. de R. J. 50, 17.
Non sembra che consentano coloro che errano.

Nulla voluntas errantis est. POMP. L. 20 D. de aqua 39, 3.
In colui che è in errore non c'è volontà.

Praesumitur ignorantia, ubi scientia non probatur. C. 47 de R. J. in 6to 5, 12.
Si presume l'ignoranza dove la scienza non è provata.

Quae publice fiunt, nulli licet ignorare R. J.
Non è ammesso che uno ignori le cose che si fanno pubblicamente

Qui potest invitis alienare, multo magis et ignorantibus et absentibus potest. ULP. 1. 26 D. de R. J. 50, 17.
Chi può alienare malgrado altrui, molto maggiormente lo può fare nell'assenza o ignoranza di esso.

Si librarius in transcribendis stipulationibus verbis erraset, nihil nocere quoininus et reus et fidejussor teneatur. SCAEV. l. 192, dc Il. J.
Se lo scrivano copiando un contratto abbia errato nelle parole, l'errore non porta nocumento alla obbligazione del debitore e del fidejussore.

Edited by isabella - 18/6/2009, 00:56
 
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73 replies since 24/4/2009, 18:52