DA
IL SOLE 24 ORE DOMENICA 7 GIUGNO 2009LETTERE RISPONDE SALVATORE CARRUBBA
Valutare, che stressMi riferisco alla lettera "Chi seleziona' i dirigenti pubblici", pubblicata sul Sole 24 Ore del 4 giugno. Il ministro Renato Brunetta ha ben chiaro che per guarire il corpo malato della pubblica amministrazione bisogna partire dalla testa. Proprio per questo punta a valorizzare e responsabilizzare la dirigenza. Come? Introducendo finalmente metodi seri di valutazione dei risultati.
E da lì che potrebbe innescarsi un circuito virtuoso.
Marcello Clarich
Che un esperto come Marcello Clarich confermi la serietà degli sforzi del ministro Brunetta è confortante per tutti. E importante creare consenso intorno all'obiettivo di valutare i dirigenti (ma anche gli altri funzionari pubblici, come insegnanti, giudici e magistrati): qualche giorno fa, il presidente di una Regione italiana mi confessava dí non essere riuscito a far approvare una legge regionale che avrebbe innovato sull'abitudine di distribuire "a pioggia" la parte variabile del salario dei dirigenti, per premiare invece chi avesse fatto meglio. Lo spauracchio di valutare ed essere valutati aveva saldato l'opposizione dei dirigenti stessi, dei sindacati e, guarda guarda, della classe politica locale (senza distinzione di parte). Del resto, che valutare, ossia premiare il merito e sfuggire all'appiattimento, in Italia sia difficile è confermato dalla lettera che segue.
Docenti umiliatiTempo di scrutìni! La valutazione degli alunni e in particolare la valutazione finale, espressa mediante un voto o un giudizio, è una delle funzioni più importanti che gli insegnanti sono chiamati a svolgere. E' il frutto del lavoro di osservazione, controllo e verifica svolto dal docente durante tutto l'anno scolastico. Pertanto la valutazione finale degli alunni è una delle espressioni più significative della
professionalità di un docente. Purtroppo in molte scuole succede che gli insegnanti, per uniformarsi alla deleteria prassi buonista della promozione concessa a tutti o quasi, o più semplicemente perché sottoposti a pressioni più o meno esplicite da parte dei dirigenti scolastici, in sede di scrutinio finale modifichino verso l'alto, più o meno "spontaneamente", la loro proposta di voto finale. Si tratta di un comportamento che svilisce la professionalità di un docente, che in questo modo rinnega il risultato del suo lavoro di un intero anno!
Vincenzo Puglia e-mail
Rifiuti a PalermoVivo a Palermo da quasi vent'anni e non avevo idea che il fenomeno dell'evasione della Tarsu fosse così grave, e non sapevo nemmeno dell'uso improprio dei fondi. Quello che sapevo è che il servizio di igiene e di raccolta rifiuti funziona a Palermo con evidenti differenze da quartiere a quartiere. Non intendo il fatto ovvio che i quartieri periferici possano essere meno curati rispetto al centro, mi riferisco piuttosto all'anomalia di questa città in cui la ricca borghesia non vive nel centro storico. Il risultato di questa anomalia è che via Notarbartolo (condominii anni 70 costruiti grazie alle concessioni edilizie dell'era Ciancimino) è pulitissima, mentre le vie più centrali vengono spazzate una volta a settimana quando va bene.
Vito Chiaramonte Palermo
Italia multicoloreA chi tocca decidere se l'Italia debba essere o meno una società multiculturale? Sono ventenni e trentenni che devono fare l'Italia del futuro.
La generazione dei giovani italiani per costumi, gusti e comportamenti è già multiculturale.
Lettera firmata
LA MANO VSIBILERicetta pensioni?
Spaghetti in salsa cilenaGli ultimi botti di campagna elettorale, in Italia come nel resto d'Europa, hanno svariato sugli argomenti più vari. Grandi assenti, purtroppo, sono risultati i temi più importanti per il futuro dell'Europa, tra i quali quello del sistema pensionistico, ormai indilazionabile visto il progressivo invecchiamento della popolazione.
In Italia, mentre il governatore Draghi aveva nella sua Relazione annuale lanciato l'allarme sul tema della sostenibilità dell'attuale struttura, il governo, per bocca di Berlusconi e Tremonti, ha dichiarato che l'odierna configurazione va bene così com'è, nonostante I'Ocse calcoli che le passività future siano pari al 200% del Pil, la spesa pensionistica si aggiri sul 15% del Pile la Commissione Ue preveda che nel nostro paese tra pochi decenni per ogni lavoratore ci sarà un pensionato. Eppure, la via della riforma ci sarebbe e lo ha ricordato qualche giorno fa in Italia Josè Pinera, l'inventore della riforma pensionistica cilena da tutti invidiata.
Nel 1981, infatti, la previdenza del paese sudamericano fu completamente privatizzata e, a 28 anni di distanza, rimane il più grande successo mondiale in fatto di pensioni.
Ogni lavoratore dipendente cileno ebbe la possibilità di uscire dalla previdenza pubblica e di versare il 10% dei propri salari in conti pensionistici privati amministrati da società in concorrenza tra loro, conosciute come Administradora de Fondos de Pénsiones, poste sotto una supervisione governativa che ha imposto una politica d'investimenti prudente. Raggiunta l'età pensionabile, il lavoratore poteva scegliere se ritirare i soldi, farsi dare una rendita oppure continuare a lavorare e accumulare risparmi. Lo schema contemplava anche una quota per un'assicurazione sulla vita e una per gli infortuni, nonché l'intervento dello stato per chi non riusciva a raggiungere una pensione minima (e tale intervento costa solo l'l% del Pil). Ad oggi, più del 95% dei lavoratori cileni hanno optato per il sistema privato al posto di quello pubblico (e chi rimane sono solo ì dipendenti anziani che non hanno cambiato all'inizio). Il Cile si è trasformato: è diventato il paese più prospero dell'America Latina con ritmi' di crescita medi del 4-5% annui negli ultimi 25 anni; il tasso medio di rendimento dei risparmi investiti nei fondi pensionistici privati è stato in 28 anni del 9% in più dell'inflazione e tale percentuale comprende i ribassi dovuti alla crisi dei mercati azionari del 2007-2009. Otto milioni di Cileni sono iscritti aì Fondos e custodiscono gelosamente i loro "libretita" di risparmio. Altri 2,7 milioni dì cittadini hanno optato per l'assistenza santaria privata al posto di quella pubblica; il governo ha potuto contare su un costante surplus dì bilancio e la borsa di Santiago è l'unica del globo che rispetto a un anno fa abbia guadagnato, dopo che negli ultimi 20 anni era cresciuta del l.800% (!)
Decine di governi, soprattutto in America Latina, Asia ed Europa Centrale (da ultima, l'anno scorso, la Romania) hanno cominciato ad imitare l'esempio cileno, ivi compresa la prudente e socialdemocratica Svezia, che dal '98 permette di versare il 2,5% del salario in fondi simili a quelli cileni con grande soddisfazione dei beneficiari, tanto che si sta ora pensando dì portare tale limite al 3,5 per cento. Che sindacalisti e politici continuino a nascondere la testa nella sabbia non risolverà i problemi: d'altronde, gli struzzi non sono noti per essere i pennuti più intelligenti del creato.
DA
DOMENICA
Il SOLE 24 ORELe virtù dell'uncino invisibleI pirati dei secoli scorsi applicavano la teoria economica di Adam Smith: per garantire il successo delle loro imprese si erano dati una governance fatta di regole certe e condivise
di Giorgio Barba Navaretti
I comandanti delle 20mila navi che ogni anno 'solcano il golfo di Aden scrutano l'orizzonte con l'ansia di essere attaccati da un manipolo di pirati somali. Ma come riconoscerli? I corsari moderni non usano più la mitica Jolly Roger, la bandiera nera con teschio e ossa incrociate bianche, un simbolo ben noto agli equipaggi dei bastimenti mercantili che incrociavano gli oceani nei secoli scorsi. Forse meglio, penserete. A parte qualche episodio cruento, quasi tutti gli ostaggi dei pirati somali sono sopravvissuti. Solo morte e distruzione, invece, poteva seguire all'avvistamento del teschio bianco in campo nero...
Errore! La Jolly Roger lasciava una via di scampo. Significava, arrendetevi, mollate il bottino e non vi sarà torto un capello. Già, ma come credere a quelle ciurme di spietati bugiardi? Invece, avreste potuto fidarvi, perché le azioni dei pirati erano guidate dalla mano invisibile dell'uomo economico di Adam Smith, anzi, dall'uncino invisibile. Così si intitola il bel libro di Peter Leeson (The Invisible Hook. The Hidden Economics of Pirates, Princeton UniversityPress) che analizza i fondamenti economici dell'apogeo dell'epoca piratesca, a cavallo tra il Seicento e Settecento e secondo il quale molte delle azioni e delle prassi dei corsari sono riconducibili al comportamento razionale che ancora oggi governa (almeno in parte) i mercati.
Perché fidarsi della Jolly Roger dunque? Perché ai pirati non conveniva far troppi danni. Una resistenza degli abbordati, per quanto debole, poteva comunque danneggiare le navi, causare perdite negli uomini e rovinare il bottino: costi inutili. La Jolly Roger mandava un messaggio chiaro e induceva gli arrembati a non far resistenza. È' l'esempio di quello che la teoria economica moderna chiama signal-ling, un segnale che riduce l'asimmetria informativa nelle transazioni tra due controparti.
Per essere credibile il segnale della Jolly Roger doveva fondarsi su una solida reputazione. Come riuscivano quelle bande di anarchici a essere disciplinate nel nome dell'uncino invisibile? Possibile che a nessuno tra loro venisse voglia di far fuori qualche vittima? In realtà quelle bande erano regolate da una governance che farebbe invidia alla più sofisticata corporation.
Ogni spedizione aveva una Costituzione interna, approvata all'unanimità da tutto l'equipaggio, che definiva norme di comportamento, sanzioni e regole per come dividersi il bottino. E la minaccia era credibile: i predati che si ribellavano non avevano scampo.
E noto che fin dai tempi dei primi bucanieri la navigazione corsara era governata da regole precise, spesso democratiche: il capitano era eletto a maggioranza. Ma non è chiaro come mai queste comunità si fossero date simili codici. Secondo Leeson la ragione era economica, l'invisibile uncino.
In una società che vive clandestina, al di fuori della sovranità di uno Stato e delle sue istituzioni, un sistema di regole è necessario per perseguire l'interesse comune del massimo profitto. L'elezione democratica del capitano impediva che questi abusasse del suo equipaggio. L'antitesi di quanto avveniva sulle navi mercantili, che avevano un padrone e dove un comandante autocratico, protetto dalle leggi e dai tribunali dello Stato, aveva potere totale sui suoi uomini. Al di fuori dello Stato, la cupidigia dei capitani poteva essere contenuta solo dai checks and balances di un sistema elettorale.
Limitati i poteri del comandante, cosa garantiva che la ciurma non si ribellasse e che ognuno lavorasse in modo cooperativo all'obiettivo finale? Intanto la distribuzione relativamente egualitaria del bottino (il comandante aveva in genere due o tre parti in più di quelle che toccavano al semplice marinaio), il divieto del gioco e di portare a bordo donne o ragazzi riducevano le occasioni di litigio. Inoltre il comportamento deviante era sanzionato in modo piuttosto brutale: il taglio del naso e delle orecchie', la pena capitale o il 'marooning' ossia l'abbandono su un'isola deserta con un po' d'acqua e una pistola con due colpi in canna: vedi Jack Sparrow in Pirati dei Caraibi. E ancora regole precise per evitare esternalità indesiderate sui compagni: vietato fumare sotto coperta; vietati gli schiamazzi da ubriachi dopo una certa ora. Codici da cantone svizzero!
Infine, era prevista la costituzione di un "bene pubblico" da cui un membro della ciurma veniva escluso in caso di comportamento deviante: una cassa comune, finanziata dai proventi del bottino, che permetteva di indennizzare i marinai feriti, una sorta di assicurazione sull'invalidità, che riduceva anche la tentazione di defezionare e sottrarsi ai rischi di un arrembaggio.
Il fatto sorprendente è che questo sistema di regole emerse a poco a poco con la consuetudine delle spedizioni corsare, già con i primi bucanieri all'inizio del 1600 e non fu imposto da una qualche autorità superiore. Diventare corsari era infatti una scelta con ragionevoli fondamenti economici. Seguire la vita clandestina significava avere la possibilità di guadagnare molto di più che nella marina mercantile, lavorando in condizioni migliori. Se lo stipendio medio di un marinàio a cavallo tra il '600 e il '700 variava tra 15 e 33 sterline all'anno, una buona stagione da corsaro poteva rendere oltre mille sterline.
Per questo motivo in quell'epoca nei Caraibi la popolazione dei pirati contava oltre duemila persone, tra il l0 e il 20 percento di tutti gli addetti della Royal Navy.
I codici dei pirati, insomma, stabilivano regole chiare che permettevano di cooptare nuovi adepti in iniziative che assomigliavano alle moderne cooperative, in antitesi all'autarchia dei "capitani padroni" dei regolari bastimenti mercantili. Naturalmente, l'uncino non aveva per oggetto la lecita compravendita di beni ma il furto. Tuttavia questi atti erano governati da regole dettate da motivi economici e coerenti con il comportamento razionale degli individui. La storia dei pirati ci ricorda che qualunque attività criminale organizzata, dalla mafia, fino al terrorismo può essere debellata solo minandone i fondamenti e le motivazioni economiche che ne giustificano l'esistenza. I pirati del golfo di Aden hanno semplicemente scelto il modo migliore per sopravvivere in un angolo del mondo con un clima infame, uno Stato inesistente, sconquassato da guerre tra bande e dove l'oro del commercio mondiale scorre quotidianamente sotto i loro occhi.
Quali codici governino le loro azioni non è chiaro. Ma certamente per gestire decine di navi, centinaia di ostaggi- che devono rimanere vivi e in buona salute - e negoziare riscatti milionari avranno regole di condotta complesse e coerenti con la natura economica della loro attività. Sarebbe interessante studiare se sono le stesse messe a punto dai loro antenati quattro secoli fa.
UNA TESTA UN VOTO
NIENTE DONNE E GIOCHI D'AZZARDOCodice delle navi del Capitano
Bartholomev Roberts che comandava una squadra di 4 navi con 508 uomini, circa nel 1720.I Ogni uomo ha un voto per decidere
gli affari correnti, uguale diritto alle
provviste a euipuò attingere a
piacere ameno che la scarsità renda
necessario per il beneficio di tutti un
razionamento
II Ogni uomo, se froda la compagnia
per un valore di almeno un dollaro in
metalli, gioielli o moneta, sarà punito
con il marooning
III A nessuna persona è permesso il
gioco delle carte o dei dadi
1V La luce delle candele deve essere
spenta alle otto di sera
V Le pistole e i fucili devono essere
puliti e pronti per il servizio
VI Donne e ragazzi non sono
ammessi a bordo. Un uomo trovato a
sedurre gli uni o le altre o che li
portasse in mare travestiti verrà
condannato a morte
VII Abbandonare la nave in battaglia
è punito con la morte o il marooning
VIII Ogni disputa tra gli uomini può
essere risolta a riva per mezzo della
spada o della pistola
IX Se in servizio un uomo dovesse
essere ferito o perdere una parte del
corpo avrà diritto a ottocento dollari
dalla cassa comune e per ferite minori,
in proporzione
X Il capitano e il suo secondo
riceveranno due quote del premio. Gli
altri ufficiali una e mezzo o una e un
quarto. Tutti gli altri uomini una.
XII I musicisti si possono riposare il
sabato, ma in nessuno degli altri
giorni e notti a meno che non venga
loro eccezionalmente concesso
FOGLI DI STAMPALunga vita al volantino!Di Michela Catto
L e prime carte stampate con i caratteri mobili non furono quelle della famosa Bibbia delle 42 linee o mazarina, con il suo imponente testo disposto a due colonne su 1.286 grandi pagine in folio. Era un lavoro troppo complicato: 300 i caratteri necessari per l'impressione, 6 le presse utilizzate e 20 gli stampatori al lavoro. La prima carta stampata fu quasi certamente un foglio volante destinato a passare tra le mani di quasi tutti coloro che sapevano leggere e anche degli illetterati attraverso il passa parola. Il primo foglio volante di sicura datazione è la lettera di indulgenza concessa da papa Nicolò V al re di Cipro per coloro che avessero offerte per la lotta contro i Turchi, e risale 'al 25 ottobre 1454.
Un testo di grande rilevanza storica di cui esistono due distinte redazioni - di trenta e trentuno righe di stampa - impresse, non a caso, rispettivamente con il carattere della Bibbia delle 42 1inee e della Bibbia delle 36 linee. Aspetto che mette in luce l'originario rapporto tra la stampa delle grandi opere e di questi fogli di informazione immediata, propagandistica, giornalistica, burocratica o di servizio.
Questi piccoli o grandi fogli hanno talvolta cambiato la storia. Si pensi solo alle 95 tesi di Lutero del 31 ottobre 1517, o alla “Déclaration des droits de l'homme et du citoyen” del 26 agosto 1789. Più in piccolo si pensi alle grida, ai bandi, alle gazzette, alle proibizioni affisse alle porte dei luoghi, con forza di obbligare ognuno «come o se gli fosse intimato, et presentato' personalmente», per proibire le cose più svariate, come ordini sopra “biastemme” e giochi, o bandi affinché non si tirino melangoli, o rape, et ove, schizzi d'acqua, non si vadi ali' ortaccìo, né con meretrici la notte per Roma con arme o bolle contro “la simonia, la biastemma, la sodomia, il concubinato, il passeggiar per le chiese,etche ipoveri, etgli altri mendicanti non vi siano admessi mentre si celebrano i divini officii”.
A questa tipologia editoriale è dedicato il nuovo libro' di Ugo Rozzo che sin dal titolo - o
“La strage ignorata. Ifogli volanti a stampa nell'Italia dei secoli XV e XVI” - denuncia la scarsa importanza conferita a questo tipo di documentazione e lancia quello che egli definisce un vero manifesto per la ricerca e lo.studio sistematico dei fogli volanti italiani. La stampa di questi fogli - di diversa tiratura e grandezza - interessò tutti i tipografi, anche quelli passati alla storia per le prestigiose edizioni di classici della letteratura, come il veneziano Aldo Manuzio. Essi si riferiscono a contenuti diversi che è utile in parte elencare per mettere in luce -I'estrema diffusione e la rilevanza storica di questo materiale: lettere di indulgenza, documenti ecclesiastici ufficiali, moduli religiosi, preghiere, fogli illustrati popolari, calendari liturgici, talismani, testi profetici e apocalittici, cataloghi editoriali, documenti medico-scientifici, rivelazioni astronomiche e astrologiche, documenti storico-politici, amministrativi o economici, fogli musicali, o elenchi di carattere censorio (tutti ampiamente riprodotti per il valore tipografico e per permettere al lettore di verificare le affermazioni dell'autore). È' un materiale in grado di dare informazioni insostituibili su tutti gli aspetti della società del tempo e dei suoi protagonisti
Ugo Rozzo, «La strage ignorata. I fogli volanti a stampa nell'Italia dei secoli XV e XVI)), Forum, Udine, pagg. 248,
JUDAICARapita, non convertitadi Giulio Busi
i1 caso è presto detto. Alle cinque del pomeriggio di una domenica d'aprile, gli sbirri "colle pistole ingrillate alla mano" irrompono nella casa del ghetto. Prendono Anna così com'è, con "l'abbito di cucina" e la trascinano fuori. I famigliari sono impietriti. Solo il padre cerca di reagire, ma con un'arma puntata al petto c'è poco da scherzare.
La carrozza vola al rione Monti e i portoni della Pia Casa già si chiudono dietro la nuova "ospite". Un rapimento bello e buono, ma si sa che, per difendere la vera fede, non si guardava allora tanto per il sottile. E il 1749 e su Roma pesa ancora la cappa della Controriforma.
Il delitto di Anna era di una specie piuttosto particolare. Probabilmente la ragazza aveva la colpa di essere carina, o per lo meno così era apparsa a un certo Sabbato Coenne, un ragazzotto del ghetto, che si era invaghito di lei. Uno squattrinato però, e un poco di buono che, per averla, montò l'intrigo. Andò dalle autorità ecclesiastiche e disse di volersi far cristiano. In dote alla nuova religione portava non solo la sua anima, che non doveva valere granché, ma anche quella della promessa sposa, Anna, appunto.
A quel tempo la Chiesa favoriva questo tipo di oblazioni. I neofiti potevano trascinare i loro congiunti, e soprattutto le mògli e i figli, nella giostra dell'abiura. Ma poiché anche nella Roma papalina si conservava una parvenza di legalità, le vittime venivano prima portate alla casa dei catecumeni per essere interrogate. L'esame doveva durare tredici giorni, ma si estendeva talvolta fino a quaranta. Una, quarantena, insomma, da cui i poveretti tornavano, se tornava
no, morti di paura.
Della sua peripezia di ordinaria violenza l'ebrea romana Anna del Monte ha lasciato addirittura un diario. O meglio, a consegnare la narrazione ai posteri è stato suo fratello, di nome Tranquillo, un personaggio in vista della comunità giudaica alla fine del Settecento. Sulla storicità dell'evento non c'è alcun dubbio.
Non è chiaro però quanto Tranquillo del Monte ci abbia messo di suo, limando e riscrivendo, dopo la morte di Anna, vuoi
per gusto letterario, vuoi per desiderio d'imbastire una storia esemplare.
Nel prologo si racconta come il manoscritto autografo, andato smarrito, sia riapparso quasi per miracolo nelle mani di un robivecchi e sia stato poi messo in bella grafia, forse per prepararne la stampa. Lo spirito rivoluzionario lambiva anche Roma, e Tranquillo pensò probabilmente di cogliere la buona occasione. Di lì a poco, però, la Restaurazione avrebbe fatto dimenticare anche il diario del rapi mento. A pubblicare il testo fu, negli anni Ottanta, Giuseppe Sermoneta, in una edizioncina divenuta introvabile. Marina Caffiero riprende ora questo documento unico nel suo genere, e lo inserisce nella vicenda piuttosto ingloriosa della propaganda conversionistica cattolica del secolo XVIII. Allora gli ebrei dell'Urbe, stretti in un angolo dal potere temporale pontificio, resistettero come poterono. Con coraggio ma anche, almeno a giudicare da quanto racconta Anna, con una buona dose di ironia. Le pagine più belle sono quel le in cui la giovane ebrea descrive i maldestri tentativi fatti per convincerla ad abiurare: "E doppo tre ore e più di predica se ne andarono in Malora".
"Ruuhare le anime. Diario di Anna del Monte ebrea romana" a cura di Marinna caffiero, Viella, Roma paggg. 188 Euro 22,00
DA IL
CORRIERE DELLA SERA DOMENICA 7 GIUGNO 2009Notizie
in 2 minuti
Primo pianoVoto: affluenza in caloVoto per le Europee e le Amministrative: seggi aperti fino alle 22. Ieri affluenza in calo per le Europee: intorno al 17,8 per cento, quasi 3 punti in meno rispetto al voto del 2004.
Voli e sicurezza del premier:
il caso al CopasirIl Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza)-accerterà la correttezza nell'uso dei voli di Stato e l'adeguatezza della protezione del premier. L'iniziativa dopo che i parlamentari Pdl nel Copasir hanno posto la questione: se invece dell'obiettivo di un fotografo si fosse trovato nel mirino di un fucile a cannocchiale?
Marcegaglia: ricreazione finita
si torni ai problemi veri"Adesso, che è finita questa campagna elettorale, è finita anche la ricreazione e vogliamo che la politica torni ad occuparsi dei problemi veri". Lo ha detto la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.
Focus
Povere biblioteche nazionali.Gli stanziamenti dello Stato per le Biblioteche nazionali centrali di Roma e Firenze sono un ventesimo di quelli per la Bibliothèque nationale (BnF) di Parigi: per la sola gestione, 4,5 milioni l'anno i contro i 100 francesi.
Esteri
Obama: monito sul nucleare
a Iran e Corea del NordIl presidente Obama in Normandia parla di nucleare: le attività della Corea del Nord sono state "estremamente provocatorie" e un Iran dotato dell'arma atomica sarebbe "estremamente pericoloso".
Scontri in difesa della foresta:
decine di morti in PerùSfociati nel sangue in Perù gli scontri tra indigeni che difendono la foresta amazzonica e la polizia. Almeno 33 le vittime. Sarebbero stati uccisi anche l0 poliziotti sequestrati dagli indios.
CronacheAirbus, recuperati i primi corpiRecuperati cadaveri nell'Atlantico vicino al luogo in cui si pensa si sia inabissato 1'Airbus dell'Air France, scomparso una settimana fa.
Economia
Luce e gas in calo: le famiglie
risparmieranno 107 euroRibassi in arrivo per le bollette di luce. e gas: dal primo luglio le tariffe del metano dovrebbero calare del 9,5% e quelle elettriche del 2,1. Lo prevede Nomisma Energia che stima per il trimestre luglio-settembre un dsparuno annuo per le famiglie di circa 107 euro.
Cultura
Giordano: vincere lo Strega cambia la vitaLo scrittore Paolo Giordano racconta e si racconta: così è cambiata la mia vita dopo la vittoria allo Strega. Un manuale di sopravvivenza, una confessione più personale che letteraria.
Spettacoli
Lirica, Woody Allen regista:
M'ispiro al cinema italiano Woody per esordire nella regia lirica ha scelto l'unico Puccini comico, il Gianni Schicchi. Dice: "E' il "mio" Puccini. Riletto pensando alla commedia all'italiana di Germi e di De Sica".
Sport
Gp di Turchia: Vettel in poleFerrari sesta e'settima
Sebastian Vettel su Red Bull in pole nel Gp di Turchia, davanti alla Brawn Gp di Button. In terza fila la Ferrari di Raikkonen, con il sesto tempo, davanti a Massa. Gara oggi alle 14.
Italia-Irlanda dei Nord 3-0Gli azzurri hanno battuto per 3-0 l'Irlanda del Nord in amichevole a Pisa.
ELZEVIROBENNY LEVY,
L' ANTI - NICHILISTA di
BERNARD-HENRI LÉVYI suoi scritti postumi su LévinasUn Socrate ebreo che mette a nudo la propria parola
Come parlare di Dio dopo Nietzsche? Come parlarne, due secolì dopo la Critica kantia-
na, filosoficamente? Logos o Talmud? Linguaggio greco o ebraìcor E se la pratica della filosofia fosse, prima di tutto; un'arte del palinsesto? 'Cosa pensare, in tal caso, della scrittura sepolta che i filosofi degni di questo nome instancabilmente correggono? Cos'è un debito? Perché la gratitudine, nell'ordine' del pensiero, vale più della fedeltà? ' Cosa deve Lévìnas a Sartre? E Sartre a Lévinas? Come mai toccò a un certo Pierre Vietor, che ancora non era ridiventato' Benny Lévy, farsi , agente di collegamento fra i due?
Cos'è un maestro? Cosa ispira di più, in un pensiero, il concatenamento delle sue ragioni o il suo soffio? Se la risposta è, come sembra, il soffio, come non concludere che le grandi dottrine sono sempre letteralmente ansimanti? Che la lettura è anche respirazione?una buona lettura è dunque o una questione di soffio o, al contrario, di asfissia? Che si ha torto, nella storia delle opere, di tenere a mente soltanto ciò che è compiuto, i testi riusciti, le piste seguite fino in fondo e che sfociano in concetti ben formati? Infatti, sono almeno altrettanto interessanti, ricchi di senso e di posterità, gli abbozzi, gli appunti abbandonati, gli umili tremolii dei testi, le strozzature, gli scarti che il pensiero allontana da sé per avanzare.
Che ne è del volto: il visibile dei tratti o una traccia che svanisce? Cosa voleva dire, Lévìnas, quando confidava a Derrida: me ne infischio dell'etica, m'interessa soltanto la santità? E quando confidava a uno dei suoi discepoli: tutta la filosofia del mondo può riassumersi nella sola e unica proposizione della “Repubblica”, quella in cui Platone stabilisce che il Bene è al di là dell'Essere? Sono queste, fra molte altre, alcune delle domande che attraversano Lévinas: “Dieu et la philosophie” (Verdier , un libro postumo di Benny Lévy che - come altri testi che seguiranno e che la vedova Léo Lévy sta sistemando con una precisione nella pietà che suscita ammirazione - è nato dal seminario che tenne a Gerusalemme negli ultimi anni della sua troppo breve vita.
La stampa quasi non ne parla, ed è un peccato. Poiché le 470 pagine del libro non sono soltanto la migliore introduzione al luminoso pensiero di colui - Lévinas - che fu il nostro maestro comune, ma anche un'opera di filosofia vivente firmata Benny Lévy, un nome di cui ancora non si è misurato il peso specifico che ha avuto nel secolo. Parlo naturalmente del XX secolo. Il secolo di 'ferro e di sangue, l'età delle tenebre che ha visto spegnersi, di volta in volta e insieme, i lumi della Ragione, la fede nella Filosofia e la fiducia in una Storia che dovrebbe dare senso alle nostre vite.
Quella di Benny Lévy è un'opera rara, essenzialmente orale, dove un Socrate ebreo mette a nudo la propria vivida parola strofìnandola con quella della compagnia di discepoli che lo scortarono nella sua ultima avventura. E dove nell'ardore di questa interlocuzione, lungo le ventitré sedute di una purificazione dell'intelligenza e dello spirito, nell'ardore di una scalata verso l'essenziale e verso l'Unico, il cui solo veicolo era l' «accanimento nelle parole”, affila, arrota, martella la lama delle proprie risposte a quello che non chiamava nichilismo, ma gli assomigliava singolarmente.
Superare il nìchìlìsmo? Scongiurarne l'impasse? Liberarsene? Tentare di comprendere quali siano i mezzi (teorici, pratici) di cui disponiamo quando decidiamo di non rassegnarci ai pensieri deboli, pietosamente moralizzanti, minimi, che pretendono di portare un rimedio alla devastazione? I miei lettori cominciano a saperlo: ai miei occhì.questo è più che mai l'unico compito che sia valido per il pensiero. Ebbene, oggi li informo che avranno difficoltà a trovare, nel mezzo di questo cammino, nella foresta oscura che è l'ignoranza contemporanea e dove, come dice il Poeta, la retta via sembra perduta, miglior guida e miglior conforto dei libri occultati di Benny Lévy
Traduzione di Daniela Maggioni
DA
LA REPUBBLICA DOMENICA 7 GIUGNO 2009Tana di burocrati o crogiolo del futuro del Vecchio continente?
Siamo andati a vedere come funziona Il Parlamento dl Strasburgo che stiamo per eleggereConta e conterà sempre di più. Anche se offuscato dalla potenza mediatica di governi e Commissione europea, l'Europarlamento incide sul futuro dei cittadini del Vecchio continente, mezzo miliardo di persone. E' qui, tra le aule di Strasburgo e di Bruxelles - le due sedi dell'unica assemblea multinazionale del mondo - che ogni giorno si incontrano e scontrano partiti, lobby, interessi politici ed industriali delle diverse nazioni. E chi prenderà più voti a livello continentale tra socialisti e cristiano-democratici, le due principali famiglie politiche dell'Unione, avrà in mano le chiavi di questa sterminata attività legislativa che passa dai mercati finanziari alla protezione dei consumatori, dalla tutela del lavoro alle libertà civili. Contando sulle alleanze coni gruppi minor - a destra e sinistra - influenzerà la politica europea spaccata tra diverse visioni del mondo e dell'Unione. Peccato che il grande pubblico non lo sappia. Colpa dei partiti che confinano la campagna elettorale a sfide e polemiche interne. Il grande cruccio di chi viene eletto a Strasburgo è sempre lo stesso: la visibilità.
Molti parlamentari, anche dal nome altisonante, scompaiono dai radar dell'informazione. Stritolati dalla morsa.
Da un lato l'ingombrante ruolo dei governi, che decidono le materie su cui l'Europa deve legiferare (Consiglio Ue); dall'altro la Commissione, che su mandato delle capitali sforna le proposte normative che conquistano le pagine dei giornali. Ma dal momento della gloria mediatica a quello dell'approvazione definitiva di una direttiva Ue, trascorrono diversi mesi di negoziati consumati nelle aule del Parlamento europeo, che ha il potere di respingere, emendare o approvare i progetti legislativi.
Passaggi determinanti che spesso passano inosservati. Nell'ultima legislatura, ad esempio, su molte leggi passate al vaglio dell'Europarlamento (in totale 404) sono andati in scena scontri titanici. Come nel caso di Reach, il regolamento sui prodotti chimici, delle direttive ambientali (la nuova Kyoto), o delle indagini sui voli Cia. In pochi lo sanno, ma questi dossier sono stati gestiti da parlamentari italiani, protagonisti assoluti sul palcoscenico europeo.
Gli eurodeputati rappresentano 183 partiti politici raggruppati in sette gruppi: cristiano democratici, socialisti, liberali, verdi, comunisti, destra ed euroscettici. Saranno loro ad incidere sul nostro futuro, sin dai primi giorni del la prossima legislatura, quando avverrà la nomina del nuovo presidente della Commissione europea. In pole position per la riconferma il portoghese José Manuel Barroso, conservato
miro del Partito popolare europeo (lo stesso di Berlusconi, Merkel e Sarkozy). Lo sceglieranno i governi, ma sarà Strasburgo a promuoverlo o bocciarlo. E l'esito di questo voto è subordinato alla vittoria elettorale del Ppe. Ma se a trionfare saranno i socialisti, a Bruxelles potrebbe arrivare un riformista.
La posta in palio è altissima: basti pensare alle critiche che hanno colpito la Commissione Barroso per la gestione dei mesi che hanno preceduto la crisi economica (liberismo eccessivo) e per la sistematica sottomissione alle grandi capitali, piegate agli interessi di breve termine della politica (una Commissione forte può dettare, e non subire, l'agenda politica continentale).
Insomma, con la vittoria alle europee si mettono le mani su un'istituzione protagonista di una costante presa di potere iniziata nel 1958. Allora i parlamentari erano 142, venivano nominati direttamente dai governi e avevano un ruolo consultivo. Poi l'Europa si è progressivamente allargata, i deputati sono aumentati fino alla vera rivoluzione: le prime elezioni a suffragio universale dell'eurocamera di trent'anni fa (1979).
Da allora i suoi poteri sono cresciuti. Oggi i parlamentari Ue sono 736, di cui 72 italiani, e su quasi tutte le materie - eccezioni di rilievo agricoltura e politica estera - negoziano alla pari con governi e Commissione. A dicembre, poi, dovrebbe entrare in vigore il nuovo Trattato di Lisbona, erede della defunta Costituzione europea, che estenderà il potere decisionale di Strasburgo ad agricoltura, pesca, immigrazione, spazio e sport, andando a coprire tutte lev oci di spesa dell'Unione europea.
DA
IL RIFORMISTA DOMENICA 7 GIUGNO 2009PREMIO POLENAQuesta settimana il "Premio Polena" per l'articolo più interessante va a Fiamma Nirénstein con "Il vero ostacolo: il mondo musulmano non è quello che il presidente Usa dipinge" pubblicato sul Giornale di venerdì 5 giugno 2009.
Scrive Fiamma Nirenstein che sarebbe bello vivere nel mondo disegnato da Obama al Cairo: un mondo senza conflitti tra islam e cristianesimo, e con un tratto comune fondamentale tra le due civiltà, rappresentato dalla tutela dei diritti umani. Purtroppo però non è così. Prima di tutto, sostiene la Nirenstein, la storia dei diritti umani è saldamente ancorata all'Europa e agli Usa, non certo a uno o più paesi
orientali. In secondo luogo la storia delle due culture è sempre stata conflittuale, e mentre le nostre masse lo hanno dimenticato quelle islamiche ne fanno invece la bandiera di ogni giorno. E anzi la strategia dei terroristi è proprio quella di tenere vivo lo scontro, con lo scopo fondamentale di emarginare l'islam moderato.
Obama sbaglia a negare l'esistenza dello scontro; sarebbe invece più opportuno offrire aiuto concreto ai paesi arabi moderati Conclude Fiamma Nirenstein: solo la battaglia dei moderati contro gli estremisti potrebbe confederare l'islam in un sogno di pace.
II testo completo dell'articolo è disponibile su
www.ilriformista.it e su
www.polena.netSMSVOLI DI STATO/1Un aereo di Stato non si nega a nessuno, nemmeno a Giuliana Sgrena. Paga Pantalone.
Watson
Voli di stato/2Voli di stato abusati. Accusati e accustori, così fan tutti. Puritani.
Non firmato
VOTO LAICOVota radicale perché è l'unico voto laico, libertario e socialista per affermare i diritti umani e sociali.
Bruno
COSTUMIPais che vai, usanza che trovi.
Claudio
FOTOGRAFIChissà perché Zappaddu passa per un eroe mentre Fabrizio Corona viene considerato un farabutto. Eppure i due fanno le stesse cose.
Roberto
TEODORIHo letto la mail di Massimo Teodori: scrive che si asterrà. Non mi sembra una gran notizia. Me ne farò comnunque una ragione. Perché non si fa un partito come se fosse un abito su misura?
G. Donnini
FASTIDIOSOScusi, curatore della pagina mail-sms del Riformista, ma i miei sms sanno fastidio?
Spk
SCOOP?El Pais pubblica le foto di Villa Certosa. Nessuna novità, solo il Cav. e molte topolanek.
Potemkin
PERDITEA Franceschini per assorbire le perdite servono i Pampers, altro che Noemi.
Bellavista
ASSULTANATI?Gli elettori di Lega e Pdl sono degli assultanati?.
Kaka
GATE CAMPANICasoria-Gate, il pelo nell'uovo. Benevento-Gate, la trave nell'occhio. Ipocriti.
Non firmato
CASTEIl nostro Paese è un insieme di caste. Sono le tante caste che con i ricatti elettorali impediscono il rinnovamento della nostra Italia. Tutte queste caste si reggono su privilegi assurdi e anacronistici. Bisogna finirla una volta per sempre.
Gianvito Caldararo
SEPARAZIONIAlzato all'alba, partito per Rimini in treno, letto il "caro" Riformista. Per me è una settimana storica, ho divorziato da mia moglie in tribunale, ora mi separo dal Pd nell'urna... ci vediamo dopo Franceschini.
Giuliano Novelli
CONSENSOIrrilevante chi vince, nessunc avrà mai la forza di rinunciare al consenso per fare quelle cose necessarie eobbligatorie utili al progresso della Nazione. Fateci caso, tutti i leaders e relativi sottopancia parlano sempre di progressc dello Stato, mai di quello del: Nazione. Per loro, è il potere dello Stato che conta non 1a guida della Nazione.
Nikita
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7 GIUGNO
Muore a Laon Jean BODIN, ideologo della
moderna monarchia assoluta, autore nel 1576 de "I sei libri della repubblica" (7/6/1596)
IDEOLOGI POLITICI DEL XX SECOLO
GIORGIO ALMIRANTE(Salsomaggiore, 27/611914 - Roma. 22/5/1988)
Redattore di "Dottrina Fascista" fino al 1945. Fondatore e segretario (dal 1969 al 1987) della Destra Nazionale politica ("Movimento Sociale Italiano"). Promosse l'elaborazione di un nuovo sistema politico conciliatore col titalitarismo e la democrazia.
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REGULAE JURIS
Una striscia di regole del diritto………
per chi il latino l’ha studiato e lo sta studiando e per chi non l’ha studiato c’è la traduzione
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Profectitia dos est, quae a patre vel parente profecta est de bonis vel facto eius. ULP. l. 5, ib.
Dote profettizia, è quella derivata dal padre o da altro ascendente, dai beni o dal fatto di questi. (Avventizia, è quella costituita dalla moglie o da un terzo senza riguardo al padre).
Res quae ex dotali pecunia comparatae sunt, dotales videntur. l. 54 de jure dot.
Si considerano dotali le cose che furono comperate con denaro dotale. (Nel senso che alla moglie compete l'Azione Utile sussidiaria per la rivendicazione delle medesime).
Scimus, favore dotium antiquos juris conditores severitatem legis saepius mollire. l. ult. C. ad senatus Con. Vellej. - PAU. l. 85 de R. J.
E'noto che a favore delle doti gli antichi giuristi spesso han temperata la severità della legge.
Ubicunque matrimonii nomen non est, nec dos est,. ULP. l. 3 D. de jure dot. 23, 3.
Dove non è il nome di matrimonio, non v'è dote.
Dubium, vide Ambiguum.
Edited by isabella - 7/6/2009, 21:24